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Viber va anche sul desktop
Ora che Viber ha anche la sua versione per desktop, la competizione con Skype (e WhatsApp) si fa ancora più interessante. Anche se, dal mio punto di vista, sarà dura scalzare la decennale presenza di Skype sul mercato: oggi Viber ha 200 milioni di utenti, Skype 600 milioni, e dalla sua parte ora c’è l’appartenenza al mondo Microsoft e la prospettiva di essere integrato nella piattaforma Office. Penso quindi che le possibilità di Viber consistano nel rimanere l’alternativa indipendente a Skype nella visione degli utenti che ormai lo ritengono uno standard per effettuare videochiamate.
Google Voice, “pronto” anche in italiano

E’ stato presentato all’inizio del 2009, è stato aperto al pubblico USA un anno fa e – dopo qualche test – eccolo pronto a parlare in 38 lingue diverse, tra cui l’italiano: Google Voice, il servizio VoIP made in Mountain View, ora fa le cose sul serio e si mette in concorrenza con Skype, proponendosi sul mercato della telefonia su Internet con un numero telefonico convergente – che permetterà all’utente di ricevere le telefonate sia su rete fissa che su rete mobile – e con un servizio che consentirà ovviamente di chiamare verso le medesime direttrici (fissa e mobile).
In Italia – come in altri Paesi – il servizio partirà in forma limitata, senza numero convergente e per il momento sarà accessibile da Gmail, nella sezione Chat. Se non lo trovate, non abbiate paura: Google dice We’re rolling out this feature over the next few days, per cui arriverà a breve. Una volta disponibile, l’utente dovrà ovviamente acquistare il suo credito (è possibile farlo in Euro, Sterline, Dollari USA e canadesi) e si vedrà applicare le tariffe Google che – IVA inclusa – permettono di chiamare un telefono fisso a 2,2 centesimi di euro al minuto e un cellulare a 13,2 centesimi al minuto (telefonare verso 3 Italia, però, costa 16,8 centesimi).
UPDATE: Punto Informatico – che ringrazio per la citazione – in un articolo pubblicato oggi e aggiornato nel pomeriggio, precisa che si tratta del servizio Phone Call, una funzionalità analoga ma non identica al servizio offerto da Google unicamente negli USA. In realtà, alla base c’è sempre Google Voice: il sito a cui Google rimanda per maggiori dettagli è gmail.com/call che rinvia alle condizioni di servizio (nonché alle tariffe già citate sopra) di Google Voice. Inoltre, nell’Official Google Blog, si legge che If you’re a Google Apps user, your domain administrator must have Google Voice and Google Checkout enabled in the administrator control panel in order to be able to use this feature.
Ecco il 3-Skypephone. Rivoluzionario…?

Presentato ieri mattina a Milano, ecco lo Skypefonino di 3 Italia. Massimo Mantellini, nel citare l’articolo di Vita Digitale (di Federico Cella) sul Corriere lo definisce “il nuovo strano cellulare 3G/skype”.
Più che strano, secondo me, il telefonino (che sfoggia i brand di 3 e di Skype e non quello del produttore, l’azienda cinese Anoi) può essere definito singolare perché sposa la telefonia mobile al VoIP proprietario di Skype. Certo, non è una novità: 3 offre già la medesima soluzione attraverso i cellulari compatibili con l’offerta X-Series (in cui c’è Skype, ma anche vari altri servizi internet), ma questo telefonino ha un target diverso, anche perché è più abbordabile (sul mercato non ci sono molti telefonini UMTS in vendita a 99 euro).
Uno dei limiti più evidenti è l’impossibilità (attuale, ma che potrebbe essere superata in futuro) di effettuate chiamate con il servizio SkypeOut, che permette di veicolare attraverso Skype le chiamate verso numeri telefonici tradizionali. Comunque lo Skypephone è un cellulare, per cui se l’utente vuole chiamare casa o un qualunque altro destinatario non registrato su Skype, può sempre telefonargli in modo tradizionale, ossia non attraverso Skype, secondo il piano tariffario 3 prescelto. La gratuità delle chiamate consentita da questo apparecchio è infatti limitata alle conversazioni tra utenti del mondo Skype, ed è comunque sempre subordinata ai costi dichiarati dall’offerta (qui le condizioni per la soluzione in comodato d’uso):
Tutti i Piani prevedono il pagamento con Carta di Credito o RID, un impegno minimo di 23 mesi per i Piani Abbonamento o di 30 mesi per i Piani Ricaricabili ed un addebito dei costi in caso di recesso anticipato. Il videofonino® viene consegnato in comodato d’uso gratuito con quota di attivazione una tantum. Scegliendo una Ricaricabile, durante i 30 mesi di impegno minimo si dovrà effettuare una Ricarica mensile di importo non inferiore a 10€. Nel caso si effettui una Ricarica di importo inferiore a quello previsto, 3 provvederà ad addebitare su Carta di Credito o RID la differenza.
Telecom e Vodafone fanno la convergenza
Telecom Italia e Vodafone hanno finalmente scoperto le proprie carte sul fronte della convergenza fisso-mobile, un argomento non nuovo a chi è già passato da queste parti.
Le offerte sono state presentate oggi: quella di Telecom si chiama Unica (e questa non è una novità). Quella di Vodafone, anziché chiamarsi Numero Fisso (come previsto inizialmente), prende il nome di Vodafone Casa Libera.
Non sono la stessa cosa: entrambe propongono all’utente di utilizzare un unico apparecchio telefonico (il cellulare), con cui sarà possibile rispondere alle chiamate che normalmente arriverebbero al numero di casa. Ma l’offerta di Telecom si spinge oltre, aggiungendo ADSL, Alice Voce e Alice Home TV. Ne parlo domani su PI Telefonia.
Osservazioni: Se uno non ha copertura ADSL, Unica non ha senso. Ma non ha senso nemmeno se uno ha a disposizione una ADSL scarsa: Alice Home TV richiede una connessione muscolosa (Alice 20 Mega, per esempio). E tutto questo non è certo gratis.
Anche Vodafone Casa Libera ha qualche criticità: la Casa è Libera dai cavi telefonici perché prevede l’uso del cellulare. E la connessione a Internet? Be’, con la copertura HSDPA il problema sarebbe risolvibile (basta usare il cellulare come modem). Ma sarebbe opportuno che ci fosse la copertura HSDPA. E anche una tariffa dati realmente flat e realmente conveniente… Insomma, anche qui, niente è gratis.
Alla fine, convergenza fa davvero rima con convenienza?
Chi ha incastrato Skype?
Ripartito Skype, colpito da un insolito black-out nella cupa settimana di ferragosto, restano da chiarire le cause dell’interruzione del servizio.
Informazioni/Spiegazioni ufficiali fornite direttamente da Skype, nella persona del CEO Niklas Zennström:
Hello everyone,
It’s been a very hectic few days around Skype but I am really pleased to say that since the early hours of Saturday morning Skype has been back to normal. I’d like to take this opportunity to say a big, heart-felt thank you to all our users who contacted us with messages of support. It’s the little things that make all the difference in a crisis. We’re very sorry that Skype was unavailable because we know how much people enjoy using it. But we’re back now and we’re stronger. For more information about what happened, please take a look at our Heartbeat blog. In the meantime, thank you to everyone again – you make the Skype community what it is today.
Niklas Zennström
CEO, Skype
Ok, invito accettato. Andiamo a leggere cosa dice il blog. Villu Arak spiega:
On Thursday, 16th August 2007, the Skype peer-to-peer network became unstable and suffered a critical disruption. The disruption was triggered by a massive restart of our users’ computers across the globe within a very short timeframe as they re-booted after receiving a routine set of patches through Windows Update.
ossia
l’interruzione è stata scatenata da un gigantesco riavvio dei computer dei nostri utenti in tutto il mondo in un brevissimo lasso di tempo, dopo che hanno ricevuto una serie di patch attraverso la funzione di aggiornamento di Windows Update.
L’ho sempre detto, io, di disattivare gli aggiornamenti automatici di Windows
Battute a parte, mi sembra quantomeno strano che questo fatale evento (un reboot contemporaneo degli utenti) non sia mai stato previsto. E’ possibile che si sia verificato in precedenza, ma con un numero di utenti più esiguo e con conseguenze meno percettibili. Che davvero Skype soffra della sua stessa diffusione globale? E che il riavvio dei pc di utenti e supernodi lo abbia messo in ginocchio?
Perché Skype non funziona?
Le cause del blackput che affligge Skype da molte ore non sono chiare. Fonti ufficiali (la stessa Skype) riferiscono che il problema non è dovuto ad alcuna opera di hacking. Fonti non ufficiali (utenti, tecnici, addetti ai lavori) intuiscono che il problema sia da ricondurre all’architettura del sistema, basata sulla presunta solidità dei sempre più numerosi utenti-supernodi (che più o meno consapevolmente concedono al sistema parte delle proprie risorse). Come noto – e come ha ricordato opportunamente Alfonso Fuggetta – Skype è infatti un sistema ibrido e non è un p2p “puro”.
Mr. Pin, che scrive sul blog di Skype riferendo gli aggiornamenti della situazione in varie tappe nel corso della giornata, dichiara:
ORE 16.00 (…). Come avrete capito, il problema non è solo italiano ma è internazionale, planetario, oserei dire.
Ma ci sono anche buone notizie, siamo sulla strada del recupero totale. Dico totale perché in alcune zone (meno sfigate di altre), Skype si va stabilizzando. Ci stiamo ancora lavorando di brutto e il processo di stabilizzazione definitivo potrebbe durare anche un altro giorno.
Forza e coraggio che ce la facciamo!Mr. Pin
http://share.skype.com/sites/en/2007/08/whereweareat1100_gmt.htmlAGGIORNAMENTO delle 17.00: leggo i vostri commenti e vi dico che a “macchia di leopardo” la situazione si sta stabilizzando (vedi Sicilia) e, nell’arco di un giorno dovrebbe essere tutto a posto (ma non è detto che ci voglia un giorno).
AGGIORNAMENTO ALLE 19.20: in Emilia Romagna è già stabile da almeno un’ora … e gli utenti in linea da 300 sono adesso quasi 4 milioni … sono convinto che ce la facciamo entro sera a coprire tutto.
E’ sera e io sono ancora scoperto.
Tra l’altro mi trovo a 1.800 metri. Brrrr
Sulle telecomunicazioni in Italia
A conferma di quanto vado dicendo da tempo, ossia che il settore delle telecomunicazioni sta assumendo un’importanza sempre maggiore e un’altrettanto crescente influenza su altri settori (guardate solo come si muove la Borsa), per una migliore comprensione di ciò che sta accadendo vi voglio semplicemente invitare alla lettura di alcuni articoli piuttosto interessanti che troverete domani su Punto Informatico, e cioè:
- sicuramente, come sempre, tutta gli articoli della sezione Telefonia a cura dal sottoscritto
, ma con particolare attenzione il dossier TLC revolution firmato da Michele Favara Pedarsi; si tratta solo della prima puntata, perciò occhio a PI anche per le settimane a venire… - per la serie Cassandra Crossing, il servizio Telecom Burundi curato da Marco Calamari (che nel link appena riportato ho inserito, fraudolentemente, nella sezione Telefonia di PI, anche se in realtà non ne fa parte).
Poivy, un altro figlio di Betamax
Per chi non conoscesse VOIPSTUNT ecco il link all'articolo che gli ho dedicato tempo fa su PI.
Ora che ne conoscete l'esistenza, ecco una notizia che mi incuriosisce e che genera in me non pochi dubbi. La Betamax, mamma di VoIP Stunt e di altri servizi analoghi, azienda tedesca legata alla svizzera Finarea, ha sfornato un altro clone. O almeno così pare… si chiama Poivy, e nella mail che mi ha spedito promette:
With Poivy you can call ALL destinations for FREE
Insomma, continuano a nascere servizi apparentemente identici (VoIPBuster, VoIPStunt, NetAppel, VoIPCheap, eccetera), a distanza di qualche settimana l'uno dall'altro, che nei primi giorni di vita offrono telefonate VoIP gratuite e poi, con il passare del tempo, modificano il proprio tariffario internazionale, aumentando leggermente le tariffe e riducendo gradualmente le destinazioni gratuite.
Sembrerebbe che le aziende che stanno dietro a questi servizi VoIP (Betamax e Finarea) contino sulla fidelizzazione degli utenti acquisiti, attirati dalla gratuità del servizio. Ma a che scopo continuano ad aprire servizi identici?
