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Non è un Paese per Internet
Ai molti che, da qualche tempo a questa parte, osservano con sospetto e diffidenza Twitter, Facebook e altri servizi Internet che necessiterebbero di una regolamentazione specifica per arginare minacce, insulti, calunnie, diffamazioni e turpiloquio in genere espressi via web, vorrei ricordare che esistono già leggi in materia valide per chiunque, che non discriminano tra scritte sui muri, lettere anonime e commenti sui blog, e che il reo di questi misfatti è più facilmente identificabile se li pone in essere su Internet (mentre scritte sui muri e lettere anonime rendono molto più complesso risalire all’autore).
Dietro al cosiddetto mondo virtuale di Internet ci sono persone in carne ed ossa, che compiono azioni reali di cui sono responsabili indipendentemente dallo strumento che utilizzano. La Rete può essere vista come uno strumento di comunicazione, o come un luogo. Entrambe queste concezioni sono estranee al concetto di responsabilità.
Osservando la stampa internazionale, possiamo constatare che questa tematica è dibattuta praticamente solo in Italia. Il problema non è che solo gli italiani se ne preoccupano, il problema è il fatto stesso che qualcuno pensi ad una regolamentazione specifica, senza comprendere che le leggi vanno applicate e fatte rispettare.
Il governo su Twitter
Per iniziare la settimana parlando di stretta attualità, ecco la composizione del Governo della Repubblica Italiana, con i contatti pubblici su Twitter, personali e/o dei ministeri.
Presidenza
- Presidente del Consiglio dei Ministri: Enrico Letta - @EnricoLetta - @Palazzo_Chigi
- Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e Segretario del Consiglio dei Ministri: Filippo Patroni Griffi
- Vice Presidente e Ministro dell’interno: Angelino Alfano - @angealfa
Ministri senza portafoglio
- Affari europei: Enzo Moavero Milanesi
- Affari regionali e autonomie: Graziano Delrio - @graziano_delrio
- Coesione Territoriale: Carlo Trigilia – @MinCoesione
- Rapporti con il Parlamento e coordinamento attività di Governo: Dario Franceschini - @dariofrance
- Riforme costituzionali: Gaetano Quagliariello - @QuagliarielloG
- Integrazione: Cécile Kyenge - @ckyenge
- Pari opportunità, sport e politche giovanili: Josefa Idem - @josefaidem
- Pubblica amministrazione e semplificazione: Giampiero D’Alia - @gianpierodalia
Ministri con portafoglio
- Affari esteri: Emma Bonino - @emmabonino - @FarnesinaPress
- Giustizia: Annamaria Cancellieri
- Difesa: Mario Mauro – @MarioMauro - @MinisteroDifesa
- Economia e Finanze: Fabrizio Saccomanni
- Sviluppo Economico: Flavio Zanonato - @flaviozanonato - @MinSviluppo
- Infrastrutture e trasporti : Maurizio Lupi - @Maurizio_Lupi - @mitgov
- Politiche Agricole: Nunzia Di Girolamo - @N_DeGirolamo
- Ambiente, tutela del territorio e mare: Andrea Orlando - @AndreaOrlandosp - @minambienteIT
- Lavoro: Enrico Giovannini
- Istruzione: Maria Chiara Carrozza - @MC_Carro - @MiurSocial
- Beni culturali e turismo: Massimo Brai - @massimobray - @Mi_BAC
- Salute: Beatrice Lorenzin - @bealorenzin
Gli account personali sono ben 17 su 23 componenti, un bel record. Oltre alle numerose urgenze che questo Governo deve affrontare, sarebbe bello che questa presenza su Twitter aumentasse e che non rappresentasse solo una facciata, ma una reale disponibilità all’ascolto e al confronto.
I tweet del senatore
Quello offerto dal senatore Mario Monti è un esempio di come la rete – in questo caso mediante il suo account Twitter – può essere sfruttata come canale puramente divulgativo. Certo, chi legge i suoi tweet può rispondergli, e lui (o il suo staff) eventualmente potrebbe leggere queste risposte e controbattere, ma il fatto che chi gestisce questo account non segua nessuno (si noti quel 0 following) può avere due chiavi di lettura:
- l’intenzione di rimanere dichiaratamente super partes e di non voler esprimere un possibile accostamento ad altri Twitters appartenenti a determinati schieramenti
- la totale chiusura al contributo e alle opinioni altrui.
La prima ipotesi “ci può stare”, ma uno potrebbe anche essere follower di un primo ministro o capo di stato estero, oltre che di amici e famigliari, senza necessariamente manifestare accostamenti politici.
La seconda ipotesi (che comunque non esclude la prima) inquadra questo utilizzo nella sua funzione broadcast, che è come avere un canale televisivo o radiofonico, o un giornale. Non c’è interattività, e quindi manca una delle componenti essenziali che dovrebbero determinare la scelta di Twitter come piattaforma di comunicazione. A questa stregua, avrebbe potuto aprire un blog come quello di Beppe Grillo.
Social paradox
Che Randi Zuckerberg (sorella di Mark, fondatore di Facebook) si inquieti per la diffusione incontrollata in rete di una foto di famiglia che lei ha pubblicato su Facebook, mi sembra un assurdo paradosso, e anche un po’ una presa per i fondelli.
Quando il gossip diventa Scienza e Tecnologia
Pensatela come volete, ma se nella sezione Scienza e Tecnologia di Google News si infilano anche notizie sulla relazione tra Antonella Mosetti e Aldo Montano - semplicemente perché contengono riferimenti a Twitter e Facebook - significa che nel sistema di classificazione delle news c’è ancora parecchio da migliorare.
So.cl, la visione social di Microsoft
Si scrive so.cl, si pronuncia social, si legge Microsoft. La nuova piattaforma made in Redmond è stata aperta ieri al pubblico nella sua versione beta (che significa “adesso potete entrare, ma sappiate che qualcosa potrebbe non funzionare regolarmente”).
Si tratta di un social network con funzioni search (è interfacciato al motore di ricerca Bing), di cui era trapelato qualcosa oltre un anno fa in alcuni rumors che lo chiamavano Tulalip (già legato però all’indirizzo socl.com, tuttora funzionante). Gli utenti di Windows Live e di Facebook che hanno almeno 18 anni (limite di età che lo differenzia da Facebook, aperto anche ai 13enni) possono utilizzarlo per condividere immagini, video e contenuti vari legati ai propri interessi, con dinamiche che integrano varie funzionalità già viste su altre piattaforme (come Facebook, ma soprattutto come Google+ e Pinterest).
E’ da provare? Se avete tempo, sì.
Il nuovo social fa selezione all’ingresso
Si chiama App.net, è un nuovo servizio social che non ha nulla a che fare con il business della pubblicità e si propone quindi come un’innovazione nel mondo dei social network, per il suo deciso orientamento verso gli utenti (a cui viene garantita la titolarità e la libera gestione dei propri dati personali) e gli sviluppatori.
Il funzionamento di App.net fa pensare ad una via di mezzo tra FriendFeed e Twitter: l’utente condivide ciò che vuole (testi, link a contenuti multimediali) concentrandolo in una lunghezza massima di 256 caratteri (un tweet non va oltre i 140 caratteri), dall’interno del proprio profilo, non molto diversamente da Facebook o Google+ (o dallo stesso Twitter).
In totale assenza di raccolta pubblicitaria, come sostentamento, il suo fondatore Dalton Caldwell (qualcuno ricorderà il suo Imeem) ha pensato innanzitutto a finanziare la propria attraverso il crowdfunding di Kickstarter, grazie al quale ha raccolto quasi 750mila dollari (andando abbondantemente oltre i 500mila previsti come base minima).
Per quanto riguarda gli utenti, l’iscrizione sarà a pagamento:
- con una quota minima di 50 dollari si diventa utenti della release alpha del servizio;
- chi versa una quota di 100 dollari beneficia di un account da developer;
- versando almeno mille dollari si ottiene addirittura il supporto telefonico e un colloquio con il signor Caldwell in persona.
Con le centinaia di milioni di iscritti ai vari social network disponibili in forma gratuita (in quanto foraggiati da inserzionisti che sfruttano la profilazione degli utenti per sottoporre loro pubblicità mirata e condizionarne le preferenze di acquisto), quanti sono disposti a pagare per accedere ad una nuova piattaforma che permette di fare più o meno le stesse cose, anche se probabilmente con una maggiore attenzione alla privacy?
I finanziamenti raccolti finora sono iscrizioni a tutti gli effetti, distribuite nelle tre tipologie previste. L’inizio dunque è incoraggiante e potrebbe essere il preludio di un proseguimento in grado di dare soddisfazione. Ma c’è una moltitudine di utenti che probabilmente non sarà interessata: sono persone ormai abituate alla gratuità di questo genere di soluzioni e sempre pronte a mettersi in vetrina, ma soprattutto a cedere almeno un click qua e là verso quelle proposte pubblicitarie che – guarda caso – sembrano pensate apposta per loro.
La vera innovazione – in campo social, ma non solo – dovrebbe consistere nel motivare tutti quegli utenti a riscoprire quanto vale la privacy di ognuno, trasmettendo loro un messaggio in grado di farne comprendere l’importanza. Chissà se App.net è un passo compiuto in questa direzione…
Twitter, vetrina e berlina
Ci sono tre recenti episodi, legati a Twitter e incidentalmente alle Olimpiadi, che devono farci riflettere sul tema della conversazione globale condotta attraverso social network, microblogging e – più in generale – tutti gli strumenti di condivisione di informazioni legate a Internet.
Il primo riguarda il giornalista sportivo Guy Adams, che si è visto sospendere il proprio account Twitter dopo aver lamentato una copertura televisiva inadeguata, da parte della NBC, sui nuovi giochi olimpici di Londra. Una serie di tweet culminati con la frase “Il responsabile di tutto questo è Gary Zenkel. Ditegli cosa ne pensate!” seguita dalla mail aziendale di Zenkel. L’account è stato sospeso – come spiega Twitter – perché sarebbe stata violata la policy che vieta la pubblicazione di informazioni personali private “come un indirizzo di posta elettronica” (non importa se reperibile attraverso un motore di ricerca). Sullo sfondo ci sono molte considerazioni, prima fra tutte quella riguardo alla partnership tra Twitter e NBC,che avrebbe fatto scattare esagerati meccanismi di difesa. Twitter ha poi chiarito la propria posizione, chiesto scusa per il clamore suscitato dalla vicenda e riattivato l’account, impegnandosi a fare in modo che questo tipo di inconveniente non si ripeta.
Il secondo episodio riguarda il calciatore elvetico Michel Morganella, che dopo aver scritto in un tweet la frase “I sucoreani sono mentalmente ritardati” è stato cacciato dalla nazionale svizzera (appena sconfitta proprio dalla Corea del Sud).
Il terzo è di qualche giorno fa: la campionessa greca under 23 di salto triplo Voula Paraskevi Papachristou si è giocata la partecipazione alle Olimpiadi per un altro tweet irrispettoso: “Con così tanti africani in Grecia, le nostre zanzare del Nilo potranno mangiare cibo fatto in casa”. La frase, come spiega Gazzetta.it, fa riferimento ad un’epidemia portata dagli insetti e ha spinto il presidente del comitato olimpico greco a dire: “Non ha mostrato rispetto per i valori olimpici. Ha fatto un errore, spiace, ma nella vita gli errori si pagano: è fuori”.
La conclusione che si trae da casi simili – di cui esistono molti altri precedenti – è semplice e banale: quando qualcosa viene condiviso attraverso Twitter (o altre piattaforme di condivisione di informazioni), viene reso pubblico e messo a disposizione di altre persone. Su Facebook o altri social network l’audience potrebbe anche essere più circoscritta, ma un contenuto condiviso – e condivisibile – lo pone comunque al di fuori della sfera privata e lo rende suscettibile di nuova condivisione (come un passaparola) verso persone completamente estranee. E questo vale sempre, sia quando si vuole davvero dire qualcosa a tutto il mondo, sia quando ci si sfoga con una frase che potrebbe arrivare a occhi e orecchie non gradite (anche commenti negativi sul proprio lavoro possono avere conseguenze nefaste).
Quindi cosa bisogna fare? Attenzione. Ed esserne consapevoli.
Se siete a Londra evitate di twittare, please

Londra 2012, gara di ciclismo su strada. Gli spettatori impegnati a scrivere messaggi su Twitter sono “accusati” di aver disturbato le comunicazioni
Pare che il CIO, agli appassionati presenti a Londra per seguire le Olimpiadi, abbia chiesto di non twittare messaggi superflui per evitare problemi nelle comunicazioni e nelle cronache: sabato scorso, durante la gara di ciclismo su strada, i commentatori hanno lamentato problemi nel dare informazioni sui ciclisti in fuga perché non erano in grado di ricevere i dati GPS sulla loro posizione. Le centinaia di migliaia di tweet inviati dagli spettatori presenti lungo il circuito avrebbero mandato in tilt le trasmissioni di quei dati:
An International Olympic Committee spokesman said the network problem had been caused by the messages sent by the hundreds of thousands of fans who lined the streets to cheer on the British team.
“Of course, if you want to send something, we are not going to say ‘Don’t, you can’t do it’, and we would certainly never prevent people,” he said. “It’s just – if it’s not an urgent, urgent one, please kind of take it easy.”
Other events due to take place on London’s roads include the men’s and women’s marathon and triathlon.
Delle due, l’una: o l’utenza di Twitter presente a Londra per le Olimpiadi è davvero spropositata, o il sistema di reti mobili predisposto da BT e O2 è scarso.
Già che ci siamo, perché non querelare Internet!?
Leggo dall’AGI:
Rai: insulti e allusioni, Paola Ferrari vuol querelare Twitter
(AGI) – Roma, 5 lug. – Epiteti anonimi e offensivi, alcuni dei quali irripetibili, con pesanti allusioni fisiche, insulti riferiti all’eta’ e a presunti rifacimenti estetici. E’ stata la “compagnia” indesiderata sulle pagine di Twitter per tutta la durata della conduzione della trasmissione ‘Stadio Europa’ sugli schermi Rai dedicata a Euro2012, e ora Paola Ferrari ha deciso di dire basta e di fare causa. La giornalista tv, conduttrice della Domenica Sportiva e volto di punta di Rai Sport, sta per citare il social network Twitter per diffamazione chiedendo un maxi risarcimento che, se ottenuto, andra’ totalmente a favore delle famiglie delle vittime del terremoto in Emilia.
La destinazione benefica dell’eventuale risarcimento non distolga l’attenzione dall’inconsistenza dell’accusa verso Twitter, colpevole unicamente di aver veicolato i messaggi di utenti (unici responsabili di ciò che scrivono) che le hanno rivolto gli insulti, che non è un editore, bensì uno strumento di comunicazione, una bacheca pubblica, un intermediario che è stato utilizzato come verrebbero utilizzati una qualunque compagnia telefonica o Poste Italiane in caso di telefonate o lettere dello stesso tenore.
La reazione all’opinabile iniziativa di querela? In breve tempo l’hashtag #QuerelaconPaola è diventato trend topic (seguito a breve distanza da #PaolaFerrari), superando – tra gli altri – “Schettino”, “Costa Concordia” e “Particella di Dio” e innescando una catena che si fermerà, come sempre, quando l’argomento avrà stancato e non divertirà più.
Io sono favorevole ad ogni forma di tutela dell’immagine, assolutamente contrario a qualunque forma di vigliaccheria e sono convinto che ogni forma di insulto sia da perseguire, ma la difesa deve essere sempre indirizzata ai veri responsabili. Io sono dell’opinione che questo tipo di azione legale non porterà risultati e ipotizzo che un eventuale danno all’immagine ci sia già stato in precedenza, che i tweet irriguardosi ne siano solo un inattendibile termometro, e che la notizia di voler querelare Twitter non faccia altro che aumentarne il brusìo.
Twitter: ecco il primo Transparency Report
Ispirati dal lavoro svolto da Google in tema di trasparenza, quelli di Twitter hanno pubblicato ieri il primo Twitter Transparency Report, ritenendo significativo svelarne i contenuti all’antivigilia dell’Independence Day.
Nei dati si nota che, tra le richieste formulate dai governi per avere informazioni su determinati account, Twitter dichiara di averne ricevute anche dall’Italia (un numero esiguo) e di non aver prodotto (fornito) alcuna informazione al riguardo. Al contrario, dagli Stati Uniti sono partite molte più richieste di informazioni (679, relative a 948 utenti), evase per il 75%. Emblematico il caso di Malcolm Harris, un utente coinvolto in Occupy Wall Street, per il quale Twitter ha ricevuto da un giudice di New York l’ordine di trasmettere tutti i dati a lui riconducibili: “La costituzione riconosce il diritto di inviare tweet, ma come molte persone hanno imparato a loro spese, ci sono però le conseguenze di queste opinioni espresse pubblicamente. Quello che viene espresso in pubblico appartiene a tutti”.
Per quanto riguarda il 2012, è interessante notare che in questi primi sei mesi le richieste ricevute sono già superiori a quelle dello scorso anni.
Twitter si allarga, ecco gli expanded tweet
Con l’introduzione dei nuovi expanded tweet (i nuovi tweet ampliati, estesi, insomma allargati), Twitter si evolve dal microblogging al social blogginge, forse, punta anche al news blogging: in virtù di questa novità (al momento fruibile solo dal sito web e dall’iPad, ma presto disponibile attraverso apposite app per altri modelli di tablet e smartphone, un post o un articolo linkato in un tweet godrà di maggiore visibilità perché al semplice link vanno ad aggiungersi titolo e introduzione, visibili selezionando View summary, nonché foto e video, selezionando View media. Tutto all’interno di Twitter, senza aprire nuove applicazioni o finestre del browser.
Gli expanded tweet vengono già sfruttati da partner del calibro di The Wall Street Journal, Breaking News, TIME , The New York Times, The San Francisco Chronicle, Der Spiegel Online, WWE, BuzzFeed e TMZ che utilizzano questo nuovo canale alternativo per diffondere i propri contenuti. In pratica è un media per i media.
P.S.: il titolo che ero tentato di dare a questo post: Enlarge your tweets
Terremoti e altri eventi nell’era di Internet
Negli ultimi giorni, con il terremoto che ha colpito (e continua a colpire) la pianura padana e in particolare l’Emilia, emerge con molta energia anche l’informazione veicolata da Internet, soprattutto attraverso Twitter, i cui utenti danno aggiornamenti attraverso brevi messaggi. Anche l’INGV – il cui Centro Nazionale Terremoti ha un proprio sito web e recentemente ha aperto anche un blog – utilizza questo canale per comunicare, nel più breve tempo possibile, intensità e coordinate degli eventi che si verificano sul territorio.
Nell’enorme flusso di tweet contraddistinti dall’hashtag #terremoto c’è di tutto, da chi condivide informazioni utili nell’emergenza a chi scrive solo per richiamare su di se’ un po’ di attenzione. Nei primi istanti che seguono una scossa di rilievo, la maggior parte degli utenti scrive per verifica (chi si trova nelle vicinanze dell’epicentro non ha dubbi, mentre gli utenti più distanti chiedono conferme a chi li segue) e l’insieme dei primi messaggi alimenta mappe come questa (composta con Trendsmap), in cui le località che risultano maggiormente evidenti sono quelle in cui ricorre il maggior numero di messaggi contraddistinti dallo stesso hashtag (click per visualizzare l’ingrandimento in un’altra pagina web):
Al di là delle rappresentazioni grafiche, l’insieme dei dati utili veicolati da Twitter – al netto dei tweet più trascurabili – costituisce un utilissimo insieme di informazioni, assolutamente da raccogliere e conservare, anche per obiettivi pratici: alcune indicazioni e raccomandazioni che qualcuno ha trasmesso sono vere e proprie procedure da seguire in caso di emergenza.
In un eventualità come questa, con le reti di telecomunicazioni che possono risentire di difficoltà piuttosto serie, mi ha favorevolmente sorpreso constatare che alcune compagnie telefoniche – sempre da Twitter – hanno spiegato agli utenti come rimuovere le password di accesso ai loro router (per consentire l’accesso alle reti wireless a chiunque avesse necessità di comunicazione e fosse in grado di utilizzarle), suggerendo di posizionare gli apparati su davanzali o balconi per ampliarne le potenzialità.
Chi ha uno smartphone con fotocamera e modulo GPS ha anche la possibilità di collaborare con la Protezione Civile:
Da pochi giorni il team geoSDI ha reso disponibile in rete sul sito dedicato al progetto (www.geosdi.org) una applicazione Android geoSDIcollect che consente a chiunque abbia uno smartphone Android dotato di fotocamera e ricevitore GPS, di segnalare un punto di interesse (con il modello della scheda danno della regione) e quindi scattare una foto ed associare posizione e notizie relative (tipo di danno, numero coinvolti, note, etcc). L’applicativo permette di rilevare in pochi secondi un punto, di archiviarlo e di inviarlo (in tempo reale o dopo quando la connessione alla rete è disponibile) al sistema che lo pubblica e lo rende immediatamente visibile in mappa e quindi utile alla community.
Coinvolgere la popolazione, i tecnici e ciunque abbia qualcosa da segnalare è un modo di porsi in modo proattivo nei confronti della macchina dell’emergenza e le attività che in questi giorni si stanno svolgendo nell’area del sisma hanno tanto bisogno di cooperazione, coordinamento e soprattutto di conoscere la reale situazione in modo sempre più specifico.
Con questo progetto, l’IMAA (Istituto di metodologie per l’analisi ambientale) del CNR, attraverso il gruppo di ricercatori geoSDI, ha in pratica aperto al pubblico il proprio sistema informativo territoriale per la raccolta di informazioni. L’applicativo per smartphone Android è disponibile per il download dal sito www.geosdi.org/geoSDIcollect.apk
Piccola riflessione a corollario dell’argomento: queste e altre possibilità si scontrano, ovviamente, con i limiti derivanti dal digital divide, ossia dallo squilibrio tecnologico che interessa il nostro Paese, in cui esistono aree dove le reti di telecomunicazioni (fissa e mobili) non offrono la possibilità di connessioni in banda larga. Come ho detto in altre occasioni, il Digital divide non è solo un fattore infrastrutturale: consiste anche nella diversa capacità di utilizzare le tecnologie disponibili da parte delle persone (c’è un gap molto evidente tra utenti esperti, o comunque “smaliziati”, e persone digiune di tecnologia, per propria volontà o per cause di forza maggiore).
Per questi e altri motivi, quando tra le problematiche che affliggono il nostro Paese si annoverano situazioni critiche e si parla anche di digital divide, nonché della necessità di investimenti per ridurlo (sia sul piano delle infrastrutture che su quello culturale), sarebbe opportuno che tutti – istituzioni in primis – non ne sottovalutassimo l’importanza.
Informazione, web e TV
Le vicende di questo week-end sono state oggetto di discussione e informazione, su Internet in generale e su Twitter in particolare. Sono state moltissime, infatti, le testimonianze dirette di coloro che hanno trasmesso contenuti a vari siti web (tra cui YouReporter.it, sempre più presente e utilizzato anche nei TG nazionali, sia per l’attentato di Brindisi che per il terremoto in Emilia)
In entrambi i casi la Rete è stata rapido veicolo di informazione e ha svolto un servizio pubblico sicuramente migliore di chi ne avrebbe titolo a livello istituzionale. A parte alcuni inutili tentativi di catturare visibilità (da parte di chi ha dichiarato che “la bomba era nell’aria” prima ancora di qualunque approfondimento e da chi ha fatto notare fantomatiche previsioni del sisma da parte dei Maya), credo però che il peggior episodio (a me pare un esempio di sensazionalismo applicato al giornalismo) si possa riscontrare nel servizio di Luca Ponzi del TG2, ostinatamente rimasto di fronte al municipio di Sant’Agostino per attenderne il crollo con le telecamere accese, quando l’area era stata evacuata da tempo per motivi di sicurezza
Numbers enlargement
Mancano poche ore al debutto in borsa di Facebook e la rete pullula di notizie che riguardano il più affollato social network del mondo. Questa operazione fa notizia per tanti motivi: il prezzo iniziale di collocamento al NASDAQ fissato a 38 dollari (che si traduce in una valutazione della società che tocca quota 104 miliardi di dollari) la porta a conquistare il primo posto tra le IPO (Initial public offering) relative ad aziende del web e il secondo posto assoluto tra quelle nella storia di Wall Street.
Nel presentarsi sul mercato finanziario, Facebook ha dichiarato - tra l’altro – un bacino pari a 901 milioni di utenti attivi mensilmente. Tra questi, oltre la metà (500 milioni) si connettono da un dispositivo portatile (smartphone, tablet, laptop…). Niente male, per un’azienda nata nel 2004 dalla internetizzazione del concetto di annuario scolastico, declinato poi in una piattaforma di socializzazione e di condivisione di dati personali, rivelatisi un patrimonio appetibile per pubblicitari e inserzionisti.
Ma è davvero così? I punti di vista sono vari e contrastanti, tuttavia ci sono alcuni aspetti su cui è opportuno riflettere, e a questo proposito citerò due notizie: la prima è l’annuncio formulato da General Motors, che ha deciso di ritirare tutte le pubblicità presenti su Facebook, per il semplice motivo che per la casa automobilistica – terzo inserzionista americano – l’investimento profuso finora (10 milioni di dollari) non ha avuto riscontri significativi (evidentemente GM si attendeva di vendere molte più auto grazie al veicolo Facebook).
La seconda è che su piattaforme come Twitter e Facebook è possibile barare, millantando un seguito di numerosi followers e fans che in realtà non esistono, ma figurano nei contatori degli utenti perché è possibile acquistarli, peraltro a prezzo vile. Marco Camisani Calzolari in settimana ha fatto la spesa sul sito seoclercks.com: spendendo complessivamente 50 dollari ha comprato 50mila followers per il suo account Twitter e 6mila likes per la propria fanpage su Facebook, dimostrando che anche nel mondo dei social network, in mezzo alle molte agenzie che lavorano seriamente, possono annidarsi procacciatori di doping, la cui presenza (così come nell’ambito sportivo) deve essere resa riconoscibile affinché questi soggetti possano essere isolati e ridotti all’impotenza, anche per non infangare la reputazione di chi lavora onestamente. Come detto in altre occasioni e altri ambiti, la migliore arma è la consapevolezza.
(pubblicato dal sottoscritto su The New Blog Times)














