Home » Posts tagged 'social'
Archivi tag: social
So.cl, la visione social di Microsoft
Si scrive so.cl, si pronuncia social, si legge Microsoft. La nuova piattaforma made in Redmond è stata aperta ieri al pubblico nella sua versione beta (che significa “adesso potete entrare, ma sappiate che qualcosa potrebbe non funzionare regolarmente”).
Si tratta di un social network con funzioni search (è interfacciato al motore di ricerca Bing), di cui era trapelato qualcosa oltre un anno fa in alcuni rumors che lo chiamavano Tulalip (già legato però all’indirizzo socl.com, tuttora funzionante). Gli utenti di Windows Live e di Facebook che hanno almeno 18 anni (limite di età che lo differenzia da Facebook, aperto anche ai 13enni) possono utilizzarlo per condividere immagini, video e contenuti vari legati ai propri interessi, con dinamiche che integrano varie funzionalità già viste su altre piattaforme (come Facebook, ma soprattutto come Google+ e Pinterest).
E’ da provare? Se avete tempo, sì.
Social Jobs: Facebook sfida LinkedIn
Ecco l’idea di Facebook per entrare in competizione con realtà social più “serie”: la Social Jobs App.
La nuova app parte con numeri interessanti, vantando già 1.700.000 di offerte di lavoro, forte del supporto di società leader del settore come BranchOut, DirectEmployers Association, Jobvite e Monster.
Al momento è attiva negli Stati Uniti e nel Regno Unito, ma per vedere l’introduzione della sua eventuale localizzazione italiana potrebbe essere solo questione di tempo: in ogni caso, rappresenta un canale in più che ha le potenzialità per infastidire realtà cone LinkedIn, ma anche i portali specializzati in job search che, negli ultimi tempi, hanno evoluto i propri servizi affinando il motore di ricerca interno e introducendo opzioni tipiche dei social network.
Google cercherà anche nelle immagini
Google ha messo a punto un nuovo algoritmo che consentirà di identificare oggetti e persone in foto e video.
Automatic large scale video object recognition (questo il nome della tecnologia, già coperta da brevetto) sarà probabilmente introdotta in primis su YouTube, per consentire l’inserimento di tag in corrispondenza di immagini specifiche all’interno di filmati.
Chi ha familiarità con i tag utilizzabili nei social network su testi e foto, può già immaginare le potenzialità di questa tecnologia, incluse quelle di marketing e di pubblicità. Che, si sa, con la privacy non vanno molto d’accordo.
Il nuovo social fa selezione all’ingresso
Si chiama App.net, è un nuovo servizio social che non ha nulla a che fare con il business della pubblicità e si propone quindi come un’innovazione nel mondo dei social network, per il suo deciso orientamento verso gli utenti (a cui viene garantita la titolarità e la libera gestione dei propri dati personali) e gli sviluppatori.
Il funzionamento di App.net fa pensare ad una via di mezzo tra FriendFeed e Twitter: l’utente condivide ciò che vuole (testi, link a contenuti multimediali) concentrandolo in una lunghezza massima di 256 caratteri (un tweet non va oltre i 140 caratteri), dall’interno del proprio profilo, non molto diversamente da Facebook o Google+ (o dallo stesso Twitter).
In totale assenza di raccolta pubblicitaria, come sostentamento, il suo fondatore Dalton Caldwell (qualcuno ricorderà il suo Imeem) ha pensato innanzitutto a finanziare la propria attraverso il crowdfunding di Kickstarter, grazie al quale ha raccolto quasi 750mila dollari (andando abbondantemente oltre i 500mila previsti come base minima).
Per quanto riguarda gli utenti, l’iscrizione sarà a pagamento:
- con una quota minima di 50 dollari si diventa utenti della release alpha del servizio;
- chi versa una quota di 100 dollari beneficia di un account da developer;
- versando almeno mille dollari si ottiene addirittura il supporto telefonico e un colloquio con il signor Caldwell in persona.
Con le centinaia di milioni di iscritti ai vari social network disponibili in forma gratuita (in quanto foraggiati da inserzionisti che sfruttano la profilazione degli utenti per sottoporre loro pubblicità mirata e condizionarne le preferenze di acquisto), quanti sono disposti a pagare per accedere ad una nuova piattaforma che permette di fare più o meno le stesse cose, anche se probabilmente con una maggiore attenzione alla privacy?
I finanziamenti raccolti finora sono iscrizioni a tutti gli effetti, distribuite nelle tre tipologie previste. L’inizio dunque è incoraggiante e potrebbe essere il preludio di un proseguimento in grado di dare soddisfazione. Ma c’è una moltitudine di utenti che probabilmente non sarà interessata: sono persone ormai abituate alla gratuità di questo genere di soluzioni e sempre pronte a mettersi in vetrina, ma soprattutto a cedere almeno un click qua e là verso quelle proposte pubblicitarie che – guarda caso – sembrano pensate apposta per loro.
La vera innovazione – in campo social, ma non solo – dovrebbe consistere nel motivare tutti quegli utenti a riscoprire quanto vale la privacy di ognuno, trasmettendo loro un messaggio in grado di farne comprendere l’importanza. Chissà se App.net è un passo compiuto in questa direzione…
Foto, Instagram. Video, Viddy?
Fabio Lalli oggi segnala di Viddy, una app al momento disponibile per iPhone e iPod (e presto anche per Android) che permette di pubblicare brevi clip (la durata massima è di 15 secondi), con un set di filtri per dare ai video un appeal particolare. “L’Instagram dei video o anche il Twitter dei microfilmati” in un anno ha già conquistato circa 40 milioni di utenti. La notizia vera e propria è che Viddy apre le API e invita gli sviluppatori alla creazione di nuove app, aprendo un contest che mette in palio 10mila dollari e un viaggio a Los Angeles con visita alla sede Viddy, durante la quale sarà possibile sostenere un colloquio di reclutamento.
L’iniziativa è ben congegnata e molto interessante. Non so se nel breve termine l’applicazione calamiterà su di se’ la stesa attenzione che ha attirato Instagram, ma è chiaro che le funzioni sono diverse, come diversi sono i target di fruizione: una foto è immediata, si presta bene alla condivisione di un attimo, può avere un approccio “caricaturale”, richiede un’occhiata o poco più. Se con Instagram tutti possono improvvisarsi fotografi, con Viddy tutti possono… fare un corto: un video si presta ad una condivisione più circoscritta, perché è più impegnativo – sia da realizzare che da vedere – e il limite di durata richiede un’attenzione tesa a non compromettere l’efficacia di ciò che si sta riprendendo. L’apertura delle API, però, potrebbe rappresentare la svolta per una diffusione più capillare.
Microsoft tenta la carta social per il business

Un’altra acquisizione “miliardaria” movimenta il mondo della tecnologia: il Wall Street Journal ha svelato l’intenzione, da parte di Microsoft, di acquistare Yammer, il social network business-oriented, anticipando forse una notizia che potrebbe essere ufficializzata in occasione di un evento di cui l’azienda non ha fornito alcun programma, e che molti ritengono possa essere il palcoscenico del debutto di un nuovo tablet targato Redmond dotato di Windows 8.
L’operazione di acquisto di Yammer è molto interessante, al di là dei numeri che potrà muovere (corre voce che il colosso di Redmond possa “staccare” un assegno dall’importo di 1 – 1,2 miliardi di dollari), perché potrebbe essere l’inizio di un’evoluzione in chiave social delle soluzioni aziendali offerte da Microsoft, sia nel campo della produttività individuale (ad esempio nella suite di applicazioni Office), sia in quello dei software gestionali (MS Dynamics AX, NAV e CRM).
Yes, they can. No, we can’t
Mentre l’Italia è stata costretta a varare una norma per la semplificazione e la crescita, che punta al digitale passando per l’istituzione di una cabina di regia per lo sviluppo del broad band, per l’ingresso dell’open data, l’utilizzo del cloud e gli incentivi alle smart communities (va tutto bene, ma è tutta roba ancora là da venire), oltreoceano il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha organizzato un collegamento in live streaming su YouTube attraverso Hangouts, la funzionalità di Videoritrovi di Google+.
Ok, c’è la campagna elettorale e a Obama conviene mostrarsi forte anche sul fronte della tecnologia e di Internet, per riscuotere consensi e fondi. Però, al netto di questo, per tutti i nostri limiti (non solo tecnologici) e l’arretratezza che caratterizza una cospicua parte del Paese, una cosa del genere qui da noi sarebbe impensabile.
Google+, pronto al social entertainment
Dopo dodici settimane, la fase sperimentale – o meglio, di field trial - è terminata: Google+, il social network lanciato da Mountain View per contrastare Facebook, da oggi è aperto al pubblico e non è più necessario accedervi attraverso il meccanismo degli inviti. I nuovi utenti beneficeranno dgli oltre 100 aggiornamenti apportati dallo staff di sviluppo in questo periodo, che suggellano l’ultima novità relativa a gli hangouts, cioè all’applicazione Videoritrovi.
La feature ora è pronta per smartphone e tablet, è già disponibile per quelli dotati di sistema operativo Android, (dalla versione 2.3), ma lo sarà a breve anche per iOS. Ma di cosa si tratta? A spiegarlo è Vic Gundotra, che a Mountain View ricopre la carica di Senior Vice President of Engineering e può essere considerato il papà di Google+:
I videoritrovi avvicinano le persone, facendole incontrare faccia faccia attraverso le videochiamate dal vivo. Fin dal primo giorno la community ha ridefinito e superato i limiti di questa funzionalità in modi strabilianti, offrendo lezioni di cucina, quiz o concerti. È nostra intenzione mantenere questo slancio e continuare a sviluppare nuovi modi di comunicare, pertanto ci auguriamo che apprezzerete la serie di novità apportate ai videoritrovi.
E’ verosimile immaginare, infatti, che questa funzione - oltre agli utilizzi domestici e familiari – possa essere vista con particolare interesse dalle community e dal mondo del business: la sua versatilità apre a vari impieghi, dalle videoconferenze aziendali alla trasmissione di contenuti multimediali.
Già mi sembra di intravedere all’orizzonte nuovi programmi televisivi (dai più casti ai più hot), ovviamente corredati da infiniti rulli di spot pubblicitari, e dal momento che esistono API (Application Program Interface) disponibili agli sviluppatori, sui Videoritrovi c’è la possibilità di costruire molto.
Lo sviluppo di Google+, quindi, è sempre in corso e in corsa. E solo ora si cominciano a vedere le prime vere innovazioni, che potrebbero dare seriamente fastidio alla concorrenza.







