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Per Google news, gossip e cronaca giudiziaria sono “Scienza e Tecnologia”


CoronaGnews

 

Rimango sempre affascinato dal modo con cui Google News riesce a classificare le notizie che aggrega, come quando la latitanza di Fabrizio Corona finisce in Scienza e Tecnologia.

Quando il gossip diventa Scienza e Tecnologia

GNews11122012

Pensatela come volete, ma se nella sezione Scienza e Tecnologia di Google News si infilano anche notizie sulla relazione tra Antonella Mosetti e Aldo Montano - semplicemente perché contengono riferimenti a Twitter Facebook - significa che nel sistema di classificazione delle news c’è ancora parecchio da migliorare.

Twitter si allarga, ecco gli expanded tweet

Con l’introduzione dei nuovi expanded tweet (i nuovi tweet ampliati, estesi, insomma allargati), Twitter si evolve dal microblogging al social blogginge, forse, punta anche al news blogging: in virtù di questa novità (al momento fruibile solo dal sito web e dall’iPad, ma presto disponibile attraverso apposite app per altri modelli di tablet e smartphone, un post o un articolo linkato in un tweet godrà di maggiore visibilità perché al semplice link vanno ad aggiungersi titolo e introduzione, visibili selezionando View summary, nonché foto e video, selezionando View media. Tutto all’interno di Twitter, senza aprire nuove applicazioni o finestre del browser.

Gli expanded tweet vengono già sfruttati da partner del calibro di The Wall Street JournalBreaking News, TIME , The New York TimesThe San Francisco Chronicle, Der Spiegel OnlineWWEBuzzFeed e TMZ che utilizzano questo nuovo canale alternativo per diffondere i propri contenuti. In pratica è un media per i media.

P.S.: il titolo che ero tentato di dare a questo post: Enlarge your tweets ;)

Ma Google News legge i titoli?

Google News è diviso in sezioni, in cui le notizie confluiscono per argomento. Non c’è alcuna redazione a selezionarle e la classificazione viene svolta da algoritmi che le classificano in base ai contenuti. Un errore, può sempre capitare, anche se il servizio non è più in beta da due anni, perché la rilevanza di certi termini potrebbe depistare la classificazione e far finire le news in una sezione errata.

Probabilmente, la tecnologia alla base degli algoritmi di Google prevede che a certi vocaboli sia anche assegnato un ranking variabile in funzione del loro utilizzo abbinato con altri, o della ripetitività all’interno dello stesso articolo. Resta il fatto che buona parte di noi comprende subito, già dal titolo e a colpo d’occhio, che il contenuto delle tre notizie sopra riportate (click per ingrandire la figura) le dovrebbe far appartenere ad altre sezioni di Google News.

Pur comprendendo le possibilità di errore, ritengo sia tecnologicamente possibile evitare che notizie di cronaca – che dovrebbero finire in Italia o Prima pagina  -  finiscano in Scienza e tecnologia solo perché contengono termini come Dna, Università, scientifico, genetica, Facebook e altre parole fuorvianti. Tra l’altro, nell’analoga sezione di Yahoo!Notizie trovo meno intrusi.

Liberare l’Informazione

Il 25 aprile in Italia si commemora la liberazione dal regime fascista. Non a caso Beppe Grillo ha scelto questa data per il secondo V-Day che sarà dedicato ad un’altra casta, quella dell’Informazione. Sul blog di Grillo si legge:

L’unico modo di far cambiare veramente questo Paese, secondo il mio punto di vista prima che diventi pazzo del tutto, è battere dove c’è la ragione della democrazia, dove dovrebbe essere tutelata: l’informazione. Scomparsi i grandi giornalisti come Biagi, Montanelli e altri, non ci rimane più nulla.
Ecco perché farò il V-Day prossimo il 25 aprile: il giorno della Liberazione. Liberiamoci da questa informazione, liberiamoci da questa gentaglia. Gli togliamo i finanziamenti, vediamo di impostarla bene perché la mia vita ormai è su queste cose.

E’ sicuramente vero che ci dobbiamo liberare dall’informazione che abbiamo oggi, che molto spesso è disinformazione. Per farlo dobbiamo rendere libera l’informazione, rendendo libero chi fa informazione. Lo scoglio è enorme, il V-Day riuscirà a centrare l’obiettivo?

P.S.: mi segnalano che Disinformazione.it si pone più di qualche dubbio sulla libertà delle informazioni e delle iniziative veicolate attraverso il blog di Beppe Grillo.

2008, la tivù sorpassata dal www

Condivido pienamente il commento di Luca De Biase sugli esiti della ricerca condotta da Politecnico di Milano e Nielsen, secondo la quale rivela che il 54% degli italiani preferisce Internet alla TV:

Sta di fatto che la tendenza è chiara: e si fonda sia sulla scarsa qualità dei programmi televisivi, sia sulla loro pessima immagine, sia sulla varietà e personalizzazione di ciò che si trova in rete. Di sicuro è il momento di impegnarsi nella qualità di quello che si fa online.

Prossimamente su quegli schermi

Chi ha una TV con schermo LCD non può dire di avere in casa “l’ultimo ritrovato della tecnologia”:

Samsung’s latest prototype active matrix screen will be a 31″ 4.3 mm display, slightly larger and lower-profile than Sony’s 27″ 5 mm prototype that it showed off at last year’s CES.

The company said this prototype consumes less than half the electricity of an LCD screen of approximately the same size.Like Sony, Samsung’s production model will be considerably smaller than the convention floor model. The company expects to begin production of a 14″ OLED screen in 2008. Unfortunately, OLED displays are still quite expensive to make: Sony’s 11″ screen carries a price tag of $1,740, while Samsung’s 14″ screen is expected to cost over $3,000.

Because of this current high cost in production, Toshiba revealed that it was shelving its OLED TV plans until at least 2010, according to yesterday’s Wall Street Journal. This while Sony phases out its projection TV line to focus on OLED.

While OLED screens remain too costly to be an effective solution for television viewing, their low power consumption make them ideal for use in portable computing, MP3 players and cellular handsets. A notebook equipped with solid state memory and an OLED display will have much lower power consumption than a backlit LCD, spinning drive model, thereby multiplying the potential battery life.

(via Betanews)

Dallo schermo piatto si potrebbe quindi passare presto all’ultrapiatto. E sul fronte degli schermi OLED (tecnologia già impiegata per i display di molti telefoni cellulari) ci sono la giapponese Sony e la coreana Samsung, forse le due principali aziende del settore (che attualmente producono addirittura pannelli LCD nel medesimo stabilimento).

Su questo mercato, un mese fa, ha debuttato Sony, lanciando TV con schermo OLED da 11 pollici e presentando un prototipo (sempre OLED) con schermo da 27 pollici. Ora Samsung ha il suo prototipo da 31 pollici, sottilissimo e con consumi decisamente inferiori a quelli degli schermi LCD (meno della metà).

Quando si potrà avere una di queste meraviglie a casa nostra? Adesso è un po’ presto:

Samsung OLED roadmap

Slogan rappabile

“Io duro perché faccio. Non è che faccio perché duro”

(Romano Prodi, 29 dicembre 2007)

Questa nuova declinazione del celodurismo meriterebbe una traduzione musicale, ci starebbe bene anche un bel rap.

UPDATE: anche l’immagine che propone Mantellini, in chiave hard rock, non è niente male :-D

In morte di Netscape

netscape.jpg

Monkeybites-Wired segnala che Tom Drapeau, responsabile di AOL per Netscape, ha annunciato in un post sul Netscape Blog che il primo febbraio 2008 cesserà il supporto per tutti i Netscape web browsers. In pratica, si tratta dell’annuncio della morte del primo browser grafico di successo nella storia del web. La versione 9 di Netscape Browser (uscita ad ottobre) è l’ultima erede di quel Netscape Navigator (già Mosaic) su cui molti di noi hanno mosso i primi passi in Internet, molto prima che MS Internet Explorer – offerto con Windows e quindi messo ad immediata disposizione di tutti gli utenti di PC con il sistema operativo di Microsoft – lo potesse soppiantare.

Ai nostalgici, sempre dal Netscape blog, si consiglia l’installazione di Firefox, con l’applicazione di skin ed estensioni per un look Netscape-like.

Una prece.

Per saperne di più: The Netscape Blog

Per soffrire di nostalgia (finché resta online): la homepage del Netscape Netcenter con i link per scaricare Netscape Communicator.

Chicche di fine anno

Qualche spunto su facezie o notizie a cui Internet e la stampa cartacea hanno dato risalto.

Bono tira le orecchie a Italia e Francia: ci facciamo conoscere da tutti, insomma. Parlando degli aiuti all’Africa, il frontman degli U2 Bono Vox dice: ”la Germania non ha imbrogliato e lo si puo’ constatare dal bilancio federale. Ad avere imbrogliato sono Italia e Francia e aggiunge: “Durante un mio incontro con i capi di governo ad Heiligendamm uno di loro si è addormentato mentre stavo parlando”. Poi incalza:  ”E’ già grave quando si violano le promesse fatte agli elettori, che poi lo si faccia verso i più poveri del mondo e migliaia di persone muoiano è inconcepibile. E sono stati soprattutto gli italiani a violare ogni promessa che avevano fatto”. Il governo dichiara comunque di aver previsto tutto nella Finanziaria. Il sonno avrà portato consiglio?

Il Corriere da’ il triste annuncio, riprendendo un commento del Financial Times: Starbucks non approderà in Italia. Il commento dell’azienda: “Se non siamo in Italia è per una questione di umiltà e rispetto”. Non sarà perché questa è la patria dei cultori del caffè e i bar italiani forniscono una bevanda di qualità diversa, lo fanno molto più rapidamente e ad un prezzo più conveniente?

Non chiamatela più ereditiera: il mitico Barron Hilton, il cui nome è legato al noto impero alberghiero, volta le spalle alle nipotine Paris e Nicky e taglia la loro quota ereditaria, riducendola al 3% (il 3% di oltre due miliardi di dollari, intendiamoci). La motivazione starebbe nel fatto che le gesta di Paris macchiano il buon nome di famiglia. Quando è stata arrestata il nonno ha già decurtato di 60 milioni di dollari la sua dote, ma lei ha continuato per la sua strada. Quindi, se lei se ne frega, al resto del mondo che importa?

Ho scritto t’amo sulla strada: un 16enne di Cussignacco (Udine) per farsi perdonare una scappatella scrive una lettera d’amore alla fidanzata sull’asfalto. Praticamente tutto il testo di “Dalla pelle al cuore” di Venditti, che occupa 30 metri della strada principale del paese. Lei lo ha perdonato. Ma il comune, almeno, lo ha multato?

Rottamare bene il cellulare

Vedere un paio di telefoni che spuntavano da un cassonetto oggi mi ha fatto ricordare il problema dei RAEE, i rifiuti elettrici ed elettronici.

Del problema dei cellulari mal buttati avevo parlato qualche mese fa su Punto Informatico: ogni anno milioni di dispositivi elettronici – soprattutto telefoni cellulari – vengono buttati, rottamati, abbandonati, perché sostituiti con modelli più nuovi, trendy e alla moda. Ora l’Independent, che si è accorto delle proporzioni del problema, lancia un allarme di carattere ambientale: si calcola che solo nel Regno Unito i telefonini abbandonati o buttati in discarica possano formare una montagna di rottami da 11mila tonnellate. E nonostante un cellulare sia fabbricato per avere una vita media di circa cinque anni (il mio primo Panasonic, ora in mano a mia madre, ne ha nove e ho cambiato batteria una sola volta), ogni anno in Europa un utente su tre lo cambia.

I rifiuti elettrici ed elettronici, i RAEE, non vanno buttati nell’immondizia o lasciati in una discarica, ma devono essere rottamati in modo opportuno. C’è chi sta pensando al business del riciclo, che non sarebbe male, ma c’è bisogno – ripeto – di sensibilizzare l’opinione pubblica al problema ambientale. In Italia il recepimento della normativa sulla raccolta e lo smaltimento di questi rifiuti ha già avuto una tormentata gestazione. Finora non ho visto molto, ne’ come iniziative pubbliche, ne’ come iniziative private. L’unica azienda ad essersi mossa in un modo convincente sembra essere 3 Italia. Che è un operatore di telefonia mobile, non un produttore. Speriamo che nel 2008 si faccia davvero sul serio.

Regali, cafoneria e incompetenza

Vorrei riallacciarmi al post “La coda corta dei regali di Natale” di Massimo Mantellini per aggiungere una considerazione. Prima però vorrei evidenziare una sua osservazione:

La cafoneria dei commessi dei negozi mi pare in costante aumento. Difficile meritarsi un sorriso, difficilissimo intercettare qualcuno per una informazione, quasi impossibile ascoltare un “Grazie” alla cassa. Chi viaggia un po’ sa che si tratta di una caratteristica solo italiana e che in tutti i paesi civili la gentilezza e’ un obbligo e non un optional. Da noi avviene il contrario.

Ca…spita, quanto è vero! Per carità, non vorrei fare di tutta l’erba un fascio e devo dire che a me capita spesso di incontrare anche persone molto gentili e disponibili, ma quelli che si distinguono per cafoneria sono proprio in aumento. E spesso capita di incontrarne alcuni (o alcune) che sembrano non voler affatto vendere: ti guardano con sufficienza, buttano lì qualche informazione di malavoglia, magari neanche si preoccupano di verificare se hanno a disposizione il modello o la taglia richiesta (per un indumento). Insomma, l’approccio è spesso controproducente. E il cliente scappa.

Ma oltre alla gentilezza, c’è un’altra caratteristica di cui si sente sempre di più la mancanza (anch’essa utile a trattenere il cliente): la competenza. Ora, io posso capire che il commesso di un negozio in cui si vendono beni di varia natura non possa sapere tutto, ma mi aspetterei almeno di non sentirlo dire fesserie, di cui io – come cliente – mi accorgo senza fatica.

L’ultimo esempio (fra i molti che potrei citare) l’ho avuto la scorsa settimana, in un punto vendita di una nota catena di distribuzione di elettrodomestici / elettronica / hi-fi / eccetera, per acquistare un forno a microonde. Sullo scaffale affollato ce ne sono due, apparentemente identici tranne che per il colore (uno bianco, l’altro grigio). La medesima sigla, impressa su entrambi i prodotti, conferma l’identicità; l’unica differenza è dunque solo il colore, che determina un prezzo di 10 euro inferiore per quello bianco.

Chiedo informazioni ad una commessa di passaggio che, con gentilezza, mi asseconda, si ferma a leggere superficialmente le indicazioni riportate dai cartellini appiccicati agli scaffali e quindi mi decanta quello grigio:

“sa, questo ha 1950 Watt, quello bianco è simile ma ha solo 850 Watt”. Le manopole di entrambi hanno il fondoscala che finisce a 850, del resto sono lo stesso modello. Mi soffermo un secondo a pensare cosa potrebbe accadere impostando una cottura a 1950 Watt, poi continuo ad ascoltare.

Apre i due sportelli: “questo poi (sempre quello grigio) ha l’interno ceramizzato, per essere pulito meglio, così non si graffia… quell’altro ha anche lui una protezione, ma diversa, vede? anche il colore è più chiaro”. In realtà quello che vedo è che sono proprio identici, quello bianco è su uno scaffale più alto ed è più illuminato, quello grigio è quasi per terra ed è quasi all’ombra, gode di meno luce e solo in apparenza il suo interno sembra più scuro.

“Questo grigio metallizzato costa dieci euro in più di quell’altro (quello bianco) perché… è… un lancio promozionale di fine anno, in realtà credo dovrebbe costare molto di più perché ha molte più cose”. La differenza di 10 euro, come vedo confrontando tutti gli altri prodotti esposti, in realtà caratterizza tutte le versioni “metallizzate” dei modelli disponibili anche in colori “pastello”. Un po’ come il sovrapprezzo (non si quanto giustificato) delle tinte della carrozzeria di un’auto.

La spiegazione prosegue e si conclude con informazioni abbastanza standard. Quella del lancio promozionale però è un’invenzione estemporanea molto evidente e la commessa sembra quasi compiacersi di aver dato questa spiegazione, che potrebbe essere motivante all’acquisto da parte del cliente. Il forno che mi interessa, però, oltre a possedere determinate caratteristiche deve entrare in una cucina bianca, per cui scarto quello grigio, con lieve disappunto della commessa, che poi compila la bolletta per il ritiro del magazzino.

Ecco, riassumerei in cortesia e competenza le qualità principali che dovrebbero caratterizzare coloro che si occupano di commercio e che vendono al pubblico. Alla commessa di cui ho raccontato non mancava il garbo (che ad un cliente meno attento sarebbe stato sufficiente), ma un po’ di preparazione, anche per correttezza. Per vendere un elettrodomestico qualche piccola nozioncina di base (saper leggere l’etichetta di un modello, oltre a quella che il punto vendita mette sullo scaffale) è necessaria. Mi è capitato molte volte di non acquistare un prodotto perché il venditore (titolare di negozio o commesso) non mi ha dato informazioni utili o è stato sgarbato. Non credo di essere molto esigente, in genere se dimostro interesse ad acquistare qualcosa, dall’altra parte mi aspetto che ci sia almeno altrettanto interesse a vendere.

Del resto, il mio interesse (e un po’ anche il mio portafoglio), sommato a quello di tutti gli altri clienti, è quello che fa campare il venditore. E la mancanza di cortesia e di competenza sono decisamente controproducenti.

P.S.: Il commento scritto qui sotto da AlphaKappa (che ringrazio) rende obbligatoria una puntualizzazione: ribadisco, non voglio generalizzare facendo di tutta l’erba un fascio e spezzo volentieri una lancia per i commessi precari, sottopagati e quindi anche demotivati, spesso sfruttati e spremuti da un certo tipo di esercenti. Come cliente, in effetti, io sono più infastidito dai venditori (commessi o titolari di negozio) spocchiosi del tipo tanto-se-non-compri-tu-ne-trovo-un-altro. E, naturalmente, da quelli che dicono una montagna di sciocchezze invece di dire meno cose, ma più utili. 

Buon Natale

Chi teme il WiFi

Della paura che Parigi ha scoperto di avere del WiFi si era già parlato su Punto Informatico giovedì scorso.

Non ho molto da aggiungere in proposito, se non che mi stupisco di queste sollevazioni popolari sul WiFi, tecnologia che è responsabile di emissioni elettromagnetiche molto inferiori a quelle generate dalla telefonia mobile. Contro la quale non sento altrettante polemiche, o almeno i media non ne danno notizia.

E’ vero, del potenziale rischio salute derivante dall’uso dei cellulari si parla spesso, ma quasi sempre a livello accademico/istituzionale. Non a livello popolare, però, e in ogni caso – sia che si parli di telefonia mobile, sia che si parli di WiFi - sovente gli studi concludono che la tecnologia è utilizzata da troppo poco tempo per fornire evidenze oggettive sulla sua nocività.

Insomma, c’è un certo squilibrio in tutta questa informazione, o disinformazione: si fa presto a sparare a zero su qualcosa che non si conosce. Ma se non lo si conosce, perché sparare?

C’è anche il phishing scaltro

Che cos’è il phishing? Per utilizzare la definizione utilizzata da Anti-Phishing Italia, il phishing è una frode on-line ideata per sottrarre con l’inganno numeri di carte di credito, password, informazioni su account personali. Attuato generalmente tramite e-mail si basa sull’invio da parte di un utente malintenzionato di e-mail che sembrano provenire da siti web autentici o noti i quali richiedo all’ingenuo utente l’inserimento di informazioni personali.

Accanto ai numerosi esempi di phishing maldestro, che agli utenti più sgamati o smaliziati danno motivo di sorridere (e talvolta anche di ridere), ci sono anche quelli di phishing scaltro, ossia che ha buone probabilità di far cadere un po’ di persone nel proprio tranello.

Ecco la mail che ho ricevuto poco fa:

phpostemobile.jpg

Il phisher si dimostra al passo con i tempi e – oltre ad aver preparato una mail scritta in modo abbastanza credibile – finge di proporre al cliente Postepay o BancoPosta l’adesione all’offerta PosteMobile, che è l’operatore di telefonia mobile alternativo lanciato a fine novembre da Poste Italiane. Il link ovviamente porta ad un sito fasullo (che fa capo ad un dominio “postemobile.cc”, che non è quello ufficiale), quindi statene alla larga se non volete cadere nell’ennesima truffa online che carpisce i vostri dati riservati (come le credenziali di accesso al conto).

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