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Agenzia per l’Italia digitale
Una buona notizia e un cattivo segnale: la prima consiste nell’istituzione dell’Agenzia per l’Italia digitale, che – spiega il Sole 24 Ore citando il ministro Corrado Passera – “sarà un’unica semplificata entità e dovrà diventare il motore dei progetti che saranno messi in pista già da quest’estate – con l’atteso decreto Digitalia ormai quasi pronto – per ridurre il cosiddetto digital divide. Il secondo è che, a tuttoggi, ancora una volta siamo solo alle parole e non ai fatti.
Italia, urge una vera alfabetizzazione digitale
Ho parlato molte volte, qui e altrove, del digital divide come fenomeno culturale ancor prima che strutturale. Quel gap tra utenti avanzati (pochi) e non-utenti (troppi) che colpisce il nostro Paese – e rende necessaria un’alfabetizzazione digitale che dovrebbe coinvolgere tutti, cittadini e istituzioni – ora è particolarmente evidente nei rilievi che si trovano nel rapporto Eurostat Computer Skills in the EU27 in figures. Da cui emerge, sostanzialmente, che la strada da percorrere rimane ancora tanta, se alle nostre spalle abbiamo solo Bulgaria, Grecia e Romania: tutto il resto del Vecchio Continente è davanti al nostro… vecchio Paese.
Aspettando i fatti
A me fa ovviamente piacere se un governo si dota di un provvedimento mirato alla semplificazione e allo sviluppo del Paese. Però, prima di saltare di gioia e cantare Alleluja davanti a titoli come “Meno burocrazia, più Internet” (che comunque si riferiscono all’obiettivo – finalmente dichiarato – di puntare sul digitale), aspetterò di vedere i fatti, cioè la traduzione concreta di questi intenti dichiarati. Per il momento, incasso con soddisfazione l’eliminazione degli obblighi relativi al DPS per tutti i soggetti interessati.
Governo completo, adesso si vedrà qualcosa anche sulle strategie digitali. Vero?
Sciolte anche le riserve su vice-ministri e sottosegretari, il governo Monti proseguirà il suo cammino al completo. Interessante la sottolineatura dell’amico Ferd sull’assenza di un ministro, vice ministro o sottosegretario con delega “a Internet” e su un possibile e plausibile fraintendimento:
Non tragga in inganno l’incarico “Informazione e Comunicazione” assegnato a Paolo Peluffo, sottosegretario alla presidenza del consiglio: consulente del presidente del Consiglio per il 150º anniversario dell’unità d’Italia, nel suo curriculum vitae spiccano incarichi quali consigliere della Corte dei Conti, giornalista, capo dell’ufficio stampa di Palazzo Chigi con il Governo Ciampi (1993). Nel 1999 è stato nominato, sempre da Ciampi ma in veste di Presidente della Repubblica, “Consigliere per la Stampa e l’Informazione” del Presidente e si è dedicato al rilancio dell’identità nazionale, delle ritualità civili della Repubblica, della conservazione della memoria storica. L’incarico attuale potrebbe consistere in una prosecuzione di tale attività.
Chiarito che Paolo Peluffo non si occuperà di strategie digitali, se non dandone informazione sul fronte istituzionale, rimarrà la delusione di tutti coloro che auspicavano l’introduzione di un Ministro ad Internet. Ciò non deve significare che questo esecutivo eluderà la necessità di dare al Paese una strategia digitale: è semplicemente inverosimile pensare che questo governo non farà nulla per seguire l’agenda digitale europea, ignorando le indicazioni e i rimproveri di Neelie Kroes, commissario europeo per l’agenda digitale.
Se in Europa c’è un commissario europeo dedicato a questi argomenti, il governo non può che farli propri. Anche perché – come ricorda la stessa Kroes – non ci si può permettere di ignorare i benefici dello sviluppo della Rete e della banda larga: ”Aumentare la penetrazione del 10% puo’ corrispondere ad un aumento della crescita tra lo 0,9% e l’ 1,5%”.
L’Italia deve progredire su questo fronte per il proprio bene economico, altrimenti si darà ragione alle convinzioni di coloro che vedono la Rete come un passatempo e poco più. Non dimentichiamoci che, nel mondo, tra i Paesi che al 2010 avevano già (o stavano sviluppando) programmi e strategie sul digitale, l’Italia non figurava proprio (fonte).
E ora passiamo alle strategie
Oggi nasce il Governo Monti:
Questi i ministri con portafoglio:
- Esteri, Giulio Terzi di Santagata
- Interno, Anna Maria Cancellieri
- Giustizia, Paola Severino
- Difesa, Giampaolo di Paola
- Sviluppo economico e Infrastrutture e Trasporti, Corrado Passera
- Politiche Agricole, Mario Catania
- Ambiente, Corrado Clini
- Welfare e Pari opportunità, Elsa Fornero
- Salute, Renato Balduzzi
- Istruzione, Università e Ricerca, Francesco Profumo
- Beni culturali, Lorenzo Ornaghi
Questi i ministri senza portafoglio:
- Affari europei, Enzo Moavero
- Turismo e sport, Piero Gnudi
- Coesione territoriale, Fabrizio Barca
- Rapporti con il parlamento, Piero Giarda
- Cooperazione internazionale e integrazione, Andrea Riccardi
In occasione del primo consiglio dei ministri, Antonio Catricalà verrà proposto per l’incarico di sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, così come avverrà per i viceministri per lo Sviluppo e l’Economia.
Sul Corriere di oggi leggo che Massimo Sideri considera e propone:
Il web è ormai il 2% del nostro Pil
È ora di un ministro di Internet?
Il presupposto:
Secondo le più recenti analisi di McKinsey l’industria del web in Italia rappresenta ormai il 2% del Pil, cioè oltre 30 miliardi di euro, e per Marc Vos, managing director di Boston Consulting Group, si stima un solido 4% entro il 2015. Poco? Oggi l’Agricoltura – che ha un proprio ministero – rappresenta il 2,63% del Pil (dati Istat). E dunque è probabile che nella prossima legislatura avvenga il sorpasso: più Internet, meno cabernet, rielaborando un vecchio e famoso graffito popolare.
Io potrei anche essere d’accordo, perché – come scrive Sideri – “potrebbe essere una bella provocazione”. E anche se c’è chi ritiene che davvero possa essere opportuno avere un Ministro per Internet, mi limito ad una constatazione: oggi in Italia non c’è un ministero che si occupa (solo) di trasporti, non c’è un ministro per l’energia, non c’è (più) un ministro per l’Industria ne’ un ministro delle comunicazioni. C’è un ministero per Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti e nell’ambito di questo dicastero ritengo sia possibile individuare qualcuno a cui affidare un incarico specifico (in veste di sottosegretariato, pool interministeriale o altro) dedicato alla strategia digitale di cui questo Paese si deve dotare, di cui Internet è un elemento fondamentale.
L’argomento richiede attenzione e una figura di coordinamento. Aggiorniamo l’Italia, fin dalle sue Istituzioni per arrivare a tutte le infrastrutture, ne ha bisogno…
Buttate il mouse
Se avessi parlato di TV avrei detto “Buttate il telecomando”, frase usata da Gerry Scotti per invitare i telespettatori a non cambiare canale durante le pause pubblicitarie. Ma ormai il futuro dell’advertising – e, a dire il vero, anche il presente – è in Rete:
Iab: l’adv digitale in Italia supera il miliardo di euro
Il mercato dell’advertising digitale cresce del 15,5% sul 2010 e rappresenta una quota del 14% degli investimenti pubblicitari del nostro Paese con un progresso di 10 punti in 5 anni. Cresce anche l’utenza pubblicitaria con oltre 3600 imprese attive


