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Italia, urge una vera alfabetizzazione digitale

Ho parlato molte volte, qui e altrove, del digital divide come fenomeno culturale ancor prima che strutturale. Quel gap tra utenti avanzati (pochi) e non-utenti (troppi) che colpisce il nostro Paese – e rende necessaria un’alfabetizzazione digitale che dovrebbe coinvolgere tutti, cittadini e istituzioni – ora è particolarmente evidente nei rilievi che si trovano nel rapporto Eurostat Computer Skills in the EU27 in figures. Da cui emerge, sostanzialmente, che la strada da percorrere rimane ancora tanta, se alle nostre spalle abbiamo solo Bulgaria, Grecia e Romania: tutto il resto del Vecchio Continente è davanti al nostro… vecchio Paese.

Il nuovo look di Google+

Al lancio di Google+ (o Google Plus) dissi:

Non ho alcun pregiudizio su Google+, ma a mio avviso oggi non c’è alcuna necessità di avere un altro Facebook (…) se Google+ non rappresenterà davvero qualcosa di nuovo, dubito che gli utenti sentiranno la necessità di gestire due account su due diversi social network, e dubito che chi si è insediato precedentemente su Facebook voglia migrare per fare le medesime cose su uno strumento simile.

La mia opinione non è cambiata, ma l’annuncio odierno dell’introduzione di novità e migliorie – che tendono a personalizzare la user experience - fa supporre che la direzione presa ora possa essere quella giusta, anche se le novità ammiccano non poco a Facebook, Twitter e anche a Pinterest, vista l’accresciuta attenzione verso le immagini: su tutte spiccano il dynamic ribbon (una barra laterale posta a sinistra), le applicazioni che possono essere posizionate o eliminate a piacimento, l’accresciuto spazio concesso a foto e video nelle pagine del profilo utente e nello stream, e un box dedicato ai trending topic. A proposito del profilo utente: la testata è in pratica un upgrade di quella del diario-timeline di Facebook, con la foto dell’utente – di maggiori dimensioni – posizionata a destra anziché a sinistra.

Rai: canone ordinario solo per il televisore

E’ in due comunicati stampa diffusi nelle scorse ore che la RAI spiega la propria posizione in merito alla recente querelle sul canone da far pagare anche per strumenti diversi dagli apparecchi televisivi.

Questo il primo:

Con riferimento alla questione relativa al pagamento del canone di abbonamento alla tv, si precisa che le lettere inviate da Rai non si riferiscono al canone ordinario (relativo alla detenzione dell’apparecchio da parte delle famiglie) ma si riferiscono specificamente al cosiddetto canone speciale cioe’ quello relativo a chiunque detenga – fuori dall’ambito familiare (es. Imprese, societa’, uffici) – uno o più’ apparecchi atti o adattabili alla ricezioni di trasmissioni radiotelevisive.

Cio’ in attesa di una più’ puntuale definizione del quadro normativo-regolatorio.

Precisazione resa opportuna probabilmente da un maldestro passaparola precedente (dicono), giacché anche gli spot televisivi (comunque fuorvianti, per aver mostrato i moderni dispositivi mobili tra i presupposti del pagamento del canone) facevano riferimento al canone speciale.

Questo è il secondo:

La Rai, a seguito di un confronto avvenuto questa mattina con il Ministero dello Sviluppo Economico, precisa che non ha mai richiesto il pagamento del canone per il mero possesso di un personal computer collegato alla rete, i tablet e gli smartphone.

La lettera inviata dalla Direzione Abbonamenti Rai si riferisce esclusivamente al canone speciale dovuto da imprese, società ed enti nel caso in cui i computer siano utilizzati come televisori (digital signage) fermo restando che il canone speciale non va corrisposto nel caso in cui tali  imprese, società ed enti abbiamo già provveduto al pagamento per il possesso di uno o più’ televisori. Cio’ quindi limita il campo di applicazione del tributo ad una utilizzazione molto specifica del computer rispetto a quanto previsto in altri Paesi europei per i loro broadcaster (BBC…) che nella richiesta del canone hanno inserito tra gli apparecchi atti o adattabili alla ricezione radiotelevisiva, oltre alla televisione, il possesso dei computer collegati alla Rete, i tablet e gli smartphone.

Si ribadisce pertanto che in Italia il canone ordinario deve essere pagato solo per il possesso di un televisore.

Sul sito della RAI, nella sezione dedicata al canone speciale, si legge:

Cos’è e chi deve pagare

Devono pagare il canone di abbonamento speciale coloro che detengono uno o più apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle trasmissioni radio televisive in esercizi pubblici, in locali aperti al pubblico o comunque fuori dell’ambito familiare, o che li impiegano a scopo di lucro diretto o indiretto. R.D.L.21/02/1938 n.246 e D.L.Lt.21/12/1944 n.458

Quindi per quanto riguarda il canone ordinario, quello pagato dai nuclei familiari, è tutto chiaro: si paga solo per il possesso del televisore domestico. Il canone speciale deve essere pagato solo dalle aziende che hanno una TV o utilizzano dispositivi differenti allo stesso scopo (un esempio di digital signage: monitor, display o video wall che diffondono segnali televisivi – ricevuti anche via web – presenti nelle reception, nelle sale mensa o in altre aree di un’azienda).

Tutto tranquillo, dunque? E’ da vedere, e vedremo se la risposta ad alcune interrogazioni parlamentari in materia sarà esaustiva. Nel frattempo, nelle FAQ del sito RAI in cui si parla di canone, si dice tutt’altro

I cinque lustri del Commodore 64

Paolo Attivissimo celebra oggi i 25 anni di una star degli anni ’80, il Commodore 64, e inquadra il contesto storico del suo successo.

Memoria: 64 K di RAM (donde il nome). Processore: un megahertz. Avete letto bene. Pensateci, la prossima volta che il vostro mostro di gigabyte e gigahertz annaspa a far girare Vista o Leopard. E il C64 si accendeva subito. Tempo di boot? Zero. Di dischi rigidi, CD-ROM o roba del genere, manco l’ombra. Non c’era neppure il floppy: o meglio, c’era, ma si comperava a parte e costava un rene. C’erano le cartridge, ma erano rare e venerate come le ragazze ai raduni dei geek (allora più di oggi; è un miracolo che gli informatici non si siano estinti).Ci si arrangiava, come si faceva del resto con lo Spectrum, con un registratore a cassette (uno dedicato, il Datassette, nel caso del C64, uno qualsiasi nel caso dello Spectrum). Sì, i dati venivano registrati su nastro, a 300 baud. Il procedimento era di una lentezza esasperante e di un’affidabilità che fece scoprire agli informatici nuove vette di sofferenza. Per noi, dopo l’agonia della cassetta, un crash di Windows sarebbe sembrato niente.

Già, l’agonia della cassetta. Ma c’era anche di peggio: tanto per ricordare un aneddoto oggi inconcepibile, ricordo che una sera mio fratello ed io – con il Commodore nuovo fiammante collegato al televisore – non avevamo ancora comprato il Datassette, ma ovviamente impazienti di smanettarci e giocarci sopra, ci siamo alternati nel digitare sulla tastiera l’interminabile listato di un giochino, trovato sulla rivista Bit (a proposito, chi si ricorda l’omonima trasmissione di Italia 1 condotta da Luciano De Crescenzo, ex dirigente IBM?). A listato ormai quasi completo (tempo di trascrizione: 50 minuti), ossia con un orizzonte di divertimento ormai raggiunto… TAC! salta la corrente. Tutto perso, tutto da rifare.

Come dicevo prima, cose del genere oggi sono impensabili. All’epoca facevano innervosire parecchio, oggi i più sensibili e romantici forse ricordano quei momenti con una lacrimuccia.

Rifiuti elettronici, serve l’informazione

L’Italia è lenta. La conosciamo lenta nei progressi tecnologici delle comunicazioni, tanto da perdere moltissimo terreno rispetto ad altri Paesi, e da rischiare di fare tre passi indietro ad ogni passo compiuto (in ritardo).

Ma è lenta ad adeguarsi anche alle normative europee che riguardano i rifiuti elettronici e il loro smaltimento. I RAEE, questi sconosciuti. Quei rifiuti costituiti dai rottami di elettrodomestici, computer, hi-fi, che non possono essere gettati nell’immondizia comune perché sono rifiuti speciali, da trattare con cura, perché contengono metalli pesanti e materiali nocivi (piombo, cadmio, mercurio, cromo esavalente): ho avuto occasione di parlarne per Punto Informatico nel febbraio 2005 – più di due anni fa – all’alba (ossia cinque mesi prima) dell’approvazione di un decreto mirato ad attuare le Direttive comunitarie sullo smaltimento e recupero dei rifiuti elettronici. Poi però le cose sono andate per le lunghe: mancavano sempre i regolamenti attuativi fondamentali per l’applicazione delle direttive. Che sono datate 2002 e 2003, per capirci.

Di rinvio in rinvio siamo arrivati ad oggi, giorno in cui il Corriere scrive:

Butti il pc? Portalo nella piazzola

Rifiuti tecnologici, dovranno smaltirli i produttori. Si potranno lasciare in aree attrezzate.

ROMA – Avete un pc vecchio del quale volete disfarvi? Un componente tecnologico da buttare? La raccomandazione, importante, è: non lasciatelo con la spazzatura. I rifiuti tecnologici contengono infatti metalli e vari inquinanti. Però il problema è: che farne? La soluzione arriva dalle nuove norme per lo smaltimento dei rifiuti tecnologici (i cosiddetti Raee) definite dal Ministero dell’Ambiente e messe in atto ora con un decreto attuativo che viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. (continua)

La gestione dei rifiuti speciali, dopo un periodo di transzione che si concluderà a fine anno, dovrebbe dunque finalmente passare dai Comuni ai produttori degli apparecchi elettrici ed elettronici. Dico dovrebbe, perché se ne parla da anni in questi termini (con vari decreti che si sono succeduti nel tempo), ma di obblighi pratici ancora non se ne sono visti.

“Abbiamo rivoluzionato il sistema dei rifiuti tecnologici per salvaguardare le esigenze dei consumatori e per avere forti garanzie di tutela ambientale – ha dichiarato il ministro Pecoraro Scanio – Il nostro obiettivo è quello di raggiungere sin dal primo anno di attività i quantitativi fissati dalla UE”. Be’, visto il ritardo nell’applicazione delle direttive, mi pare un buon intento.

Fra i risultati dell’applicazione di questa normativa fondamentale vorrei vedere i cittadini informati delle possibilità di corretto smaltimento dei rifiuti elettronici e non vedere più televisori, frigoriferi, monitor e altri cimeli abbandonati ai margini di una strada, in un boschetto o nelle discariche abusive ad inquinare.

Per fare questo serve una campagna informativa. Non solo con avvisi e cartelli piazzati nei negozi di elettronica o elettrodomestici, perché queste informazioni non devono arrivare solamente a chi oggi compra un nuovo PC, televisore o frigorifero, ma anche a chi ne ha uno vecchio in soffitta e penserà di liberarsene nel modo più sbrigativo possibile solo quando avrà bisogno di spazio. E senza passare davanti al cartello esposto in un MediaWorld, UniEuro, Expert o Euronics.

Serve informazione. Che arrivi a tutti. Perché l’Italia è lenta nel recepire le direttive e il buon senso, ma incoscienza e ignoranza (che del buon senso se ne fregano) camminano molto velocemente. E inquinano.

Quando il backup prende il volo

Anche io, come Aghost, rimango un po’ perplesso di fronte a questa storia (da BBC News):

Coppola plea after computer theft

Film director Francis Ford Coppola has appealed for the return of his computer backup device following a robbery at his house in Argentina on Wednesday.

Al celeberrimo Francis Ford Coppola hanno rubato i computer e altre attrezzature dalla sua casa in Argentina, che è anche la sede della Zoetrope Argentina Studio, backup compresi. Il regista e produttore lancia un appello proprio perché gli siano restituiti almeno i backup. Tra i dati persi, una grande quantità di filmati, foto e il materiale per il prossimo film, intitolato Tetro. “15 anni di lavoro”, commenta amaramente Coppola.

Anche il Corriere ne ha dato notizia, forse in modo un po’ semplicistico (ritraendo Coppola come un novellino che, perso il notebook, ha perso tutto il suo lavoro), ma la questione non cambia poi di molto: sarebbe stato sufficiente, innanzitutto, avere più supporti di backup e conservarne almeno uno completo altrove, per non perdere 15 anni di lavoro.

Per un regista, o una casa di produzione, è un accorgimento tutt’altro che superfluo, che tutela dalla perdita di dati anche in caso di incidenti o catastrofi naturali. Probabilmente ora Coppola e il suo entourage alla Zoetrope lo hanno imparato.

WiMax: allora?

Il Corriere titolaWimax, Gentiloni accelera. Ma gara in salita”. Non ho capito su cosa si sia accelerato, in primavera si parlava dall’apertura della gara entro l’estate (e ormai siamo in autunno, come dicevo in questo articolo).

A mio avviso c’è qualcuno che, più che accelerare, sembra voler mantenere la distanza di sicurezza. Impressione confermata da Morse che spiega:

Poco piú di una settimana fa avevamo pubblicato in esclusiva la notizia che qualcuno stesse contestando la liceitá del regolamento di gara steso da AGCom.
Nel frattempo, il sottosegretario Vimercati aveva dichiarato a Key4biz che entro pochi giorni (ieri, in teoria) la gara sarebbe stata pubblicata, ma questo non é invece avvenuto.
Per quale motivo? É molto semplice: oggi scadono i termini di legge per impugnare la delibera AGCom sui termini della gara, ed il Ministro Gentiloni ha preferito far passare questa data per essere certo di non trovarsi impugnata la cornice all’interno della quale si collocherá il bando, che a questo punto ci si puó attendere che uscirá tra pochi giorni.

Ció non toglie, naturalmente, che ad essere impugnato potrebbe essere il bando in sé. Ma per saperlo bisognerá attendere di leggerlo e di conoscere le reazioni delle aziende interessate.

Forse la prossima settimana si saprà qualcosa di più. Nel frattempo, sempre il Corriere, riferisce che per le casse dello Stato “la stima di entrata è tra i 60 e gli 80 milioni di euro per ogni licenza nazionale assegnata”. 

Buon compleanno :-)

19 settembre 1982 – 25 anni fa – nasceva lo smiley, ossia questo simbolo:

: – )

Il suo papà si chiama Scott E. Fahlman, docente dell’Università Carnegie Mellon, che in quel momento probabilmente non è consapevole di aver creato la prima di una seria di emotional icon (emoticon) che avrebbe spopolato nel mondo intero.

Sembra però che il prof. Fahlman sia stato preceduto, il 12 aprile 1979, da Kevin MacKenzie che, in un messaggio di posta elettronica inviato alla BBS MsgGroup propose di rendere meno freddi i testi dei messaggi con alcuni simboli. Uno di questi era una linguaggia, esemplificata così: )-

Bocciata.

Compra un pc, ti offriamo da bere

Quando dovete comprare un computer, mettiamo un notebook, quale criterio di scelta seguite per l’acquisto? Un mix di requisiti, caratteristiche, prestazioni e prezzo, giusto?

Be’, per chi non lo sapesse, per convincere la gente a comprare un computer le tecniche di marketing sono arrivate oltre. Questa è la nuova campagna di Euronics (immagine ripresa da Shannon.it):

Campagna Acer/Burn/Euronics

Il bundle notebook + 24 lattine di una bevanda energizzante potrebbe realmente cambiare l’orientamento dell’ago della vostra bilancia? C’è davvero un valore aggiunto in questo tipo di offerta?

Questa iniziativa rientra nell’ambito di una promozione più ampia,  che include anche abbinamenti più allettanti, ma agganciare una bibita ad un computer mi sembra una forzatura e se questa campagna promozionale non portasse risultati significativi non mi meraviglierei. 

Tra parentesi, io avrei preferito qualche bottiglia di birra.

Theseus, Quaero 2.0?

Avete presente Quaero, il motore di ricerca europeo che doveva fare le scarpe, spaccare le ossa e farsi un sol boccone di Google? Dopo aver ricevuto qualche critica per i cospicui finanziamenti ricevuti, inversamente proporzionali alla scarsezza consistenza dei risultati raggiunti, era rimasto lì, congelato a livello di progetto.

Scaricati i compagni francesi, i partecipanti tedeschi al progetto si sono dati da fare per mostrarsi über alles e – con il supporto di aziende come Sap e Siemens, hanno lavorato ad un progetto parallelo: Theseus. Anche lui gode di un certo credito: l’Unione Europea ha appena approvato un finanziamento di 120 milioni di euro (proposto dal Governo Tedesco) per supportare fino al 2011 lo sviluppo di nuove tecniche di ricerca basate su algoritmi di tipo semantico (1) in grado di filtrare e contestualizzare le richieste formulate dagli utenti.

Nonostante Theseus (come in precedenza Quaero) sia da più parti definito un Google-killer, alcuni analisti – come Trip Chowdhry di Global Equities Research – ritengono che il search-engine europeo possa invece portare benefici a BigG: “Non la vedo come una minaccia a Google - dice Chowdhry – anche se dovessero tirare fuori un web semantico, Google lo potrebbe indicizzare e creare ricerche su di esso come fa ora con Wikipedia”.

“L’analista – spiega Dario D’Elia su Punto Informatico – è infatti convinto che il colosso statunitense attenderà l’avvento delle soluzioni semantiche emergenti e poi ne approfitterà, valutandone “l’appeal sul mass-market, la semplicità d’uso e le potenzialità di integrazione con la sua piattaforma marketing AdWords”… per poi farne un sol boccone. E così al Vecchio Continente non rimarrà che consolarsi con la Biblioteca Digitale Europea, sempre che Sua Googlità lo permetta”.

(1) per il concetto di Web semantico, leggere questa pagina di Wikipedia.

La storia di Berenice

Conoscete la storia di Berenice, figlia del re di Cirene (quella della chioma di Berenice)?

Se vi interessa ve la racconta Stefano Quintarelli, attualizzata. Interessante.

iPhone, lo comprereste?

Oggi l’iPhone di Apple debutta ufficialmente sul mercato USA, ma non tentate di comprarlo sul sito iPhone.com, perché non c’entra nulla con il melafonino (anzi, è stato furbamente registrato utilizzato da qualcuno che vende ogni altro possibile smartphone).

  • update: il sito iPhone.com è ora legato ad Apple e il fatto che ieri fosse una vetrina di altri smartphone non era una mia allucinazione. La conferma viene da  MacNewsWorld (ma ne ha parlato anche Giacomo Dotta su Webnews). Ringrazio comunque Andrea che nei commenti mi ha segnalato la cosa.

Il Wall Street Journal pubblica proprio oggi un’intervista doppia a Steve Jobs (boss dell’azienda di Cupertino) e Randall Stephenson (numero uno di AT&T). Non è come leggere un’intervista di Giuseppe Turani a Riccardo Ruggiero (AD di Telecom), ma c’è un retrogusto di domande imboccate.

Pietro, su VoIPBlog, spiega i suoi 5 buoni motivi per non comprare un iPhone , su cui potrebbe essere opportuno riflettere:

  1. Non è possibile installare applicazioni, si possono solo usare servizi Web grazie alla presenza di un browser completo come Safari. Uno sviluppatore non può scrivere applicazioni in grado di accedere al sistema, ma può solo creare pagine Web che richiamino alcune funzionalità del telefono. Tra le motivazioni (reali) di questa limitazione potrebbe esserci proprio l’accordo di esclusiva con AT&T: sull’iPhone non saranno installabili software di Instant Messaging o VoIP, due applicazioni in grado di mettere a rischio i ricavi da SMS e voce dell’operatore.
  2. E’ bloccato. E’ presente un alloggiamento per SIM-cards ma il telefono funziona solo sulla rete di AT&T, con cui Apple ha stretto un accordo di esclusiva.
  3. E’ limitato a collegamenti EDGE e WiFi, non c’è supporto 3G. La stessa AT&T offre terminali in grado di collegarsi alla propria rete di terza generazione, è stata una scelta di Apple, probabilmente imposta dall’esigenza di contenere i consumi di energia e le dimensioni dell’iPhone.
  4. Costa molto. 499$ per la versione da 4GB, 599$ per quella da 8GB, a cui aggiungere 36$ di attivazione del contratto con AT&T e un costo mensile da 59,99$ a 99,99$ a seconda della quantità di minuti di conversazione inclusi. Scegliendo le opzioni più economiche, significa 1.974$ per 2 anni di utilizzo (il minimo previsto dal contratto con AT&T).
  5. Non è adatto all’utilizzo in azienda. Si parla di compatibilità con Microsoft Exchange, necessaria perché l’iPhone possa far ingresso nelle imprese di mezzo mondo, ma manca il supporto per molti altri sistemi e-mail altrettanto diffusi (BlackBerry?), non è possibile sviluppare applicazioni ad-hoc ed installare applicazioni per gestire la sicurezza delle informazioni. Il TCO (total cost of ownership) è circa il doppio rispetto a un BlackBerry o Palm Treo.

C’è da dire che alcune di queste motivazioni potrebbero essere superate, al momento del suo sbarco in Europa: da tempo si vocifera di una versione 3G per il Vecchio Continente e non è ancora possibile sapere quale operatore mobile la sposerà (Vodafone?), ne’ con quale politica commerciale lo proporrà al pubblico (SIM-lock?).

Ma i conti fatti da Pietro sono corretti, anch’io avevo calcolato che tenere un iPhone per due anni costerebbe (almeno) circa 2mila dollari. Che non è poco…

Lo comprerete?

Balle prima degli esami

Ci risiamo. Come tutti gli anni, gli esami di maturità fanno scatenare studenti e giornalisti. Leggo da una notizia ADN:

Il conto alla rovescia è quasi terminato, domani inizia la tanto sospirata maturità 2007. I siti internet sono stati presi d’assalto e dopo escamotage di tutti i tipi, come il Cercaprof per saperne di più sui commissari esterni e gli mp3 per ripassare le lezioni anche durante il tempo libero, i maturandi sono pronti ad affrontare la prima delle prove previste.
Tra i siti più visitati, Studenti.it che ha superato i 100 milioni di contatti e ha deciso di stare vicino alla propria community attraverso la web radio www.radiogiovani.it. (…)

Lo scenario descritto da il Tempo mi riporta alla memoria l’epoca dei miei esami

Non si passa più la notte prima degli esami a studiare.

In effetti non è mai servito a una mazza. Manco studiare la settimana prima serve, a dire il vero.

Quest’anno l’ansia si taglia col coltello, per via dell’incertezza e della paura sulle nuove regole dell’esame di Stato.

Gli anni scorsi, invece, tutti che camminavano a un metro da terra eh?

«Proprio per saperne di più sui commissari esterni i maturandi si sono riversati sul CercaProf – dice Marta Ferrucci, responsabile di Studenti.it – dove sono stati schedati più di 8.500 professori.

Insomma, manco l’archivio AFIS che usa la scientifica è così nutrito. Ma per scoprire cosa? Se un prof è clemente, inflessibile, rigido, bastardodentro? Chissà, se io fossi un professore di Informatica che scopre di essere definito, nel Cercaprof, con voto Variabile e classificato con argomenti preferenziali come Reti, Sistema informativo aziendale e Database, io accantonerei questi tre argomenti e mi butterei su sistemi operativi, i livelli del modello ISO/OSI e, che so, architetture Von Neumann e non. Bello questo suggerimento eh? Ricordatevi del professor Martinelli (Giorgio Faletti).

Sono state effettuate un milione di ricerche nell’arco delle prime due settimane di giugno». Skuola.net ha invece organizzato, sempre per questa sera, la «Notte bianca prima degli esami»: l’idea è nata dal fatto che l’anno scorso oltre 15.000 studenti insonni visitarono il sito. I ragazzi potranno interagire con chat, forum e radio in shoutcast e rilassarsi anche vedendo video musicali. Sarà un caldo abbraccio telematico che accomunerà tutti gli studenti tremebondi nelle loro singole camerette.

Un caldo abbraccio telematico? Lasciamo perdere l’immagine che mi suscita questa frase sugli studenti tremebondi nelle loro singole camerette, va’…

Ha impazzato, come ogni anno, anche il toto-esame.

Oh, riecco le classiche tematiche ripetute ogni anno da giornali, radiogiornali e telegiornali.

Ma sulle possibilità di trovare le tracce d’esame in rete, ancora prima di domani mattina quando saranno aperte le buste Skuola.net non alimenta speranze: «Qualora qualcuno ne venisse a conoscenza anticipatamente non potrebbe divulgarle. Il sito verrebbe immediatamente chiuso dalla Polizia Postale».

Be’, io non nego che la Polizia Postale sia efficiente, ma un minimo di tempistica tecnica (anche per accorgersi di un sito del genere) ci vuole.

In chat azzardano, come sempre, temi e tracce: «Secondo me uscirà Gramsci! la prof dice che è impossibile che esca Carducci in un governo di sinistra…» E altre argute osservazioni: «Ambiente(con tutto il macello che succede), famiglia, bullismo, avevo pensato anche alla pena di morte ma… ormai è passato un bel pò dal fatto di saddam hussein». Oppure: «Può uscire anke don lorenzo milani cn la scuola di barbiana visto ke è l anniversario.. oh.. noi questo don milani non l’abbiamo fatto mica! qualcuno sa linkarmi qualcosa???»

Leggi qui, va’ (ma che ce vo’?)

C’è chi consiglia di mettersi in contatto con «qualke parente in australia la notte del 19». C’è la certezza che i temi per i maturandi italo-australiani siano uguali a quelli in Italia!

Questa è una trovata stupenda. Roba da sgarrupati.

Il Tg5 della sera, poi, spara la notizia: su internet le tracce dei temi provenienti da una talpa del Ministero dell’Istruzione. E cioè un brano di Pirandello sull’umorismo, l’efficacia dell’arte nella risoluzione dei conflitti giuridici, politici ed economici. Poi il rapporto tra famiglia tradizionale e nuove forme di convivenza, commentando un discorso di Papa Ratzinger. E ancora, la rivoluzione industriale, il conflitto tra etica e sperimentazioni scientifiche. Studenti.it, invece, scommette su Moravia e il Neorealismo, la famiglia e le rivolte studentesche del 1968 e il bicentanario della mnascita di Garibaldi. 

Qualcuno ha denunciato chi ha fatto da amplificatore a questa talpa del ministero?

Ragazzi vi dico solo in bocca al lupo: da quando esiste l’esame di maturità, da che mondo e mondo (prima frase fatta), quello che è stato è stato (seconda frase fatta), i giochi sono fatti  (les jeux sont faits, terza frase fatta).

Il Palm di Bono

Se dico U2 ed Elevation, cosa vi viene in mente? Probabilmente i fan della band irlandese dovrebbero arrivare subito alla canzone (Elevation, appunto). Pochi sanno, però, che Elevation è anche il nome di un fondo di private equity, di cui Paul David Hewson (in arte Bono Vox) è socio fondatore.

Si da’ il caso che il fondo Elevation (lo riferisce il Financial Times) abbia offerto 242 milioni di euro (325 milioni di dollari) per rilevare il 25% di Palm, il produttore dei Treo e del nuovo Foleo. Palm ha bisogno di risollevarsi da una situazione finanziaria e di mercato non esattamente florida. Non è un problema di qualità di prodotto, ma di concorrenza decisamente agguerrita: dall’atteso iPhone ai consolidati BlackBerry, passando per i Pocket PC e tutti gli smartphone business-oriented, l’arena è affollata e non è facile essere i primi della classe.

Palm ha anche arruolato l’ex direttore finanziario di Apple (e attuale boss di Elevation) Fred Anderson.

Che suonerie potremmo immaginare di trovare sui futuri Palm? :-)

E dimmi: è ricco? E’ laureato?

Ricco lo è, indubbiamente. Indiscutibilmente. Non potrebbe essere definito altrimenti colui che vanta un patrimonio di 56 miliardi di dollari (lo ha contato Forbes). Laureato, lo sarà: il collegio degli Harvard Alumni ha deciso da tempo di riconoscere a Bill Gates una laurea honoris causa.

Dirò meglio: laureato ad honorem, lo sarà di nuovo. Già, perché William Henry Gates III è già stato insignito di riconoscimenti accademici: ha ricevuto lauree honoris causa dall’olandese Nyenrode Business Universiteit, dallo svedese Royal Institute of Technology e dalla giapponese Waseda University.  Figura inoltre tra gli Honorary Graduates dell’Università di Edimburgo e della Stellenbosch University.

Perché, dunque, fa notizia la laurea che gli sarà consegnata il 7 giugno? Perché la riceverà ad Harvard, l’ateneo dove lui ha cominciato gli studi universitari nel 1973, senza però portarli a termine.

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