Grandi speranze

fiber hiper

Dal Corriere della Sera:

«Banda larga, niente stop» Il governo rilancia sulla rete

In discussione sa­rebbero due ipotesi: la prima è quella di una rete fissa, con la necessità d’installare i cavi in fibra ottica, la seconda inve­ce è quella di affidarsi al solo segnale radiomobile, che ri­chiede investimenti di gran lunga inferiori.

Dopo le molte polemiche sull’annunciato congelamento degli investimenti sulla banda larga e un’interrogazione parlamentare, arrivano dunque notizie incoraggianti con buone intenzioni dichiarate sul fronte della banda larga. Resta da capire quale direzione verrà presa (quando parlano di segnale radiomobile parlano di Hiperlan?), con quali tempistiche e su quali risorse finanziarie si potrà contare per gli investimenti necessari. Attendiamo fiduciosi.

Il business è mobile (e Google lo sa)

Internet è sempre più mobile, nel senso che c’è un numero sempre maggiore di utenti che naviga online dal proprio cellulare o smartphone. Per cui non c’è nulla di strano nel fatto che Google (papà di Android, il sistema operativo per smartphone) voglia mettere le mani sul promettente business dell’advertising mobile con l’acquisizione di AdMob per 750 milioni di dollari in azioni. Reuters riferisce:

AdMob produce tecnologia per grafici di servizio, inserzioni pubblicitarie sul cellulari e mantiene una rete che consente agli inserzionisti di piazzare pubblicità su siti web per il mobile e direttamente all’interno di certe applicazioni per gli smartphone.

L’attuale opportunità di ricavi è ancora modesta per gli standard di Google – l’analista di J.P. Morgan Imran Khan stima i ricavi annuali di AdMob tra i 45 e i 60 milioni di dollari – ma gli analisti dicono che l’accordo sottolinea la convinzione da parte di Google che il mercato è pronto a crescere.

Ai tecnoburloni piace

Dopo essere divenuto inconsapevolmente protagonista di un fenomeno Internet come il Rickrolling, il cantante inglese Rick Astley torna in questi giorni – sempre suo malgrado – sotto i riflettori della ribalta tecnologica: un suo ritratto fa infatti capolino sugli iPhone jailbroken (ossia crackati) colpiti dal worm iKee e la notizia fa il giro del mondo.

Il cantante, che vanta un’ospitata da Carlo Conti in settembre, non ha ancora commentato l’insano gesto dell’autore del worm.

E il navigar m’è dolce in questo web

Riuscirà il nuovissimo Google Maps Navigation a dare filo da torcere ai vari TomTom, Garmin, Navigon e affini? Io credo che la chiave del successo possa essere nella possibilità di utilizzarlo su più sistemi operativi: oggi c’è solo su Android 2.0, ma se domani fosse disponibile per iPhone, Windows Mobile, Symbian e BlackBerry, le possibilità sarebbero molte e interessanti.

Sicuramente è da tenere d’occhio, perché questa nuova applicazione (funzionante solo se il dispositivo su cui opera è connesso a Internet) potrebbe precorrere feature che – prima o poi – potremmo ritrovare su altri navigatori GPS, come ad esempio il comando vocale e le esclusive modalità di navigazione che permettono dii visualizzare risultati con le foto satellitari di Google Earth o quelle panoramiche di Street View

eBay bye and good luck

eBay non ha più il controllo di Skype e passa ad un gruppo di investitori – a cui è stato ceduto il 65% della società – che non è formato da illustri sconosciuti: accanto a Silver Lake Partners, Index Venture e al board di Canada Pension Plan Investment c’è la Andreessen Horowitz guidata da Marc Andreessen.

Tuesday to sell most of its Skype Internet phone unit to a group of investors for $2.75 billion. The buyers include private equity firm Silver Lake Partners, venture capital firm Index Venture, venture capital firm Andreessen Horowitz and the Canada Pension Plan Investment Board. Andreessen Horowitz is a new firm headed by Marc Andreessen, who co-founded Netscape.

N900, sarà un vero rivale per l’iPhone?

N900 è la sigla che contraddistingue il nuovo smartphone che Nokia, a partire da ottobre, lancerà sul mercato dei touch-phone per competere contro l’iPhone di Apple.

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Ottime le premesse per il dispositivo annunciato oggi: sistema operativo Maemo 5 (Linux-based), processore ARM Cortex A8 da 1 GHz, 1 GB di memoria interna, grafica accelerata con supporto per OpenGL ES versione 2.0, browser sviluppato da Mozilla con possibilità di navigare aprendo più finestre contemporaneamente (anche in modalità full screen), display touch-screen da 3,5 pollici (risoluzione 800×480 pixel), fotocamera da 5 megapixel con ottiche Zeiss e lenti Tessar, modulo GPS, 32 GB di memoria integrata (espandibile fino a 48 GB con schede microSDHC), tastiera estesa QWERTY scorrevole, WiFi, connettività HSPA (ah già, è anche un cellulare), batteria da 1320 mAh. Prezzo indicativo: 500 euro.

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Sarà però la user experience a dire se il nuovo Nokia sarà l’anti-iPhone: finora, i rivali che hanno tentato di intaccare leadership e appeal del melafonino nel settore dei touch-phone non sono riusciti nell’intento…

Conad Insim invita i propri utenti a cambiare operatore

Nella giungla della telefonia mobile, la vita è dura anche per gli operatori alternativi. E qualcuno sta già cominciando a battere in ritirata:

In questo delicato momento economico, CONAD ha scelto di concentrare i propri investimenti su offerte che diano più valore al carrello della spesa dei propri clienti, con l’impegno di offrire quotidianamente qualità e convenienza; per questo motivo:

dal 1 novembre 2009 sarà disattivato il servizio di telefonia Conad INSIM

A partire da tale data, pertanto, non potrai più effettuare e ricevere chiamate/sms sulla tua scheda telefonica di Conad INSIM. Potrai comunque mantenere il tuo numero di cellulare richiedendone la portabilità ad un operatore di tua scelta, ed utilizzare quindi i suoi servizi di telefonia mobile. La richiesta di portabilità dovrà essere effettuata direttamente presso il nuovo operatore scelto, ed il tempo necessario dalla richiesta all’effettivo passaggio dipende dall’operatore scelto in base al numero di richieste che deve gestire (mediamente comporta 2 settimane). Ti consigliamo quindi di effettuare la richiesta quanto prima, quando stai per terminare il credito di traffico presente sulla tua SIM.

(dal sito Conad)

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Da 3G a 3Gs

Fuori è praticamente identico a prima, dentro ha qualcosa in più: è il nuovo iPhone 3Gs, che preme l’acceleratore sul lancio delle applicazioni, offre funzionalità di photo/video-editing (e sharing), fotocamera da 3 Megapixel, controllo vocale, bussola digitale integrata (o magnetometro), i tanto attesi MMS e altre feature.

iphone3gs

One more thing per chi se lo aspettava: di Steve Jobs nemmeno l’ombra.

Il broadband sempre più mobile

Internet da rete mobile – da PC, non via cellulare – rappresenta una fetta di mercato molto più vasta di quanto si pensi: mocoNews riferisce infatti che l’11,6 % delle connessioni broadband in Europa avviene via HSPA (dati di fine 2008).

(via a Quinta’s weblog)

Donazioni, nessuna tassa sugli SMS solidali

Tanto per fugare dubbi e perplessità manifestate da più parti in rete, segnalo che gli SMS solidali che potete inviare al 48580, donando un euro per ogni “messaggino”, non sono tassati. Non è una supposizione, ma una disposizione di legge valida tutt’oggi, stabilita a fine 2004 in seguito alle iniziative benefiche a favore delle vittime dello Tsunami. E’ contenuta nell’articolo 10 del Decreto-legge n.315 del 30 dicembre 2004, poi convertito nella Legge n. 21 del 28 febbraio 2005:

Gli addebiti, in qualunque forma effettuati a decorrere dal 26 dicembre 2004 dai soggetti che forniscono servizi di telefonia, degli importi destinati dai loro clienti ad aiuti a popolazioni colpite da catastrofi naturali sono esclusi dal campo di applicazione dell’imposta sul valore aggiunto.

Per ogni messaggio, dunque, gli operatori di telefonia verseranno un euro pieno, netto, senza alcuna tassa, nemmeno l’IVA) al Dipartimento della Protezione Civile per il soccorso e l’assistenza alle popolazioni colpite dalla catastrofe. Potete inviarne quanti ne volete, ad ogni ora, tutti i giorni. E’ uno strumento immediato e semplice da utilizzare, alla portata di tutti e non vi costringe a fare alcuna coda.

Per ogni chiamata al 48580 da telefono fisso saranno donati due euro.

Altre possibilità di donazione:

Raccolta fondi Croce Rossa Italiana:

  • Conto corrente bancario C/C n. 218020 presso BNL – Roma, intestato a CRI – codice IBAN IT66 – C010 0503 3820 0000 0218020, causale: Pro terremoto Abruzzo;
  • Conto corrente postale n. 300004 intestato a CRI causale: pro terremoto Abruzzo;
  • Versamenti on line sul sito: www.cri.it/donazioni.html

Oltre ai riferimenti citati sopra, il sole 24 Ore pubblica un nutrito elenco di iniziative benefiche:

Sisma, ecco come effettuare le donazioni di solidarietà

con i riferimenti di tutto ciò che è stato organizzato da Unicredit, Monte dei Paschi di Siena, Gruppo Intesa Sanpaolo, Banca Mediolanum, Poste Italiane, Fondazione Banco Alimentare Onlus, Fondazione La Stampa – Specchio dei tempi, Partido Democratico e Popolo delle Libertà.

Rapporto Caio, vacilla l’ipotesi dello scorporo?

MF Dow Jones riporta che il Rapporto sullo sviluppo della banda larga in Italia steso da Francesco Caio per il Governo (a cui lo è stato consegnato la scorsa settimana) potrebbe rimanere lettera morta:

Il progetto elaborato da Francesco Caio per lo sviluppo della banda larga in Italia, potrebbe finire nel congelatore. Secondo quanto si legge su MF, i consiglieri fidati del Premier, avrebbero raffreddato gli animi della parte di Forza Italia che spingeva per lo scorporo di Telecom I. In effetti, la mossa aprirebbe un duro contenzioso con l’ex monopolista, e potrebbe indurre Franco Bernabe’, a.d di Telecom, ad allargare il piano di dismissione degli asset non core alle televisioni del gruppo, per ora lasciate fuori (La7 e Mtv).

In realtà il Rapporto propone al Governo di scegliere tre possibili strade da percorrere: la prima, che porterebbe all’ambizioso obiettivo della conquista di una leadership europea, passerebbe dalla costituzione di un’azienda per la gestione della rete “che permetterebbe la copertura di cento città arrivando nel 50% delle case grazie ad un piano nazionale”, con una rete Ftth (fibre-to-the-home) point to point in fibra e rame, ipotizzando uno scorporo societario della rete di Telecom Italia.

Da quanto si legge su MF, sembra questo l’obiettivo che il Governo non intende perseguire, orientandosi verso una delle altre due possibilità: un traguardo meno ambizioso (una cablatura del 25% delle abitazioni) e uno “di sopravvivenza”  (la copertura di 10-15 città con limitato sovvenzionamento pubblico). E alcune dichiarazioni rilasciate dal ministro Scajola sembrano fornirne un’implicita conferma: secondo Reuters, Scajola avrebbe riferito che il governo non intende perseguire strategie in contrasto con l’ex monopolista che è contrario alla cessione del network e ha messo a punto con l’autorità di regolamentazione un’organizzazione per garantire parità di accesso alla rete tra i vari operatori (ossia quella soluzione-sfumatura che prende il nome di Open Access).

Staremo a vedere. Per ora, il prossimo appuntamento ufficiale (da cui non è lecito attendersi altro che dichiarazioni ufficiali e poca sostanza) è il nuovo incontro che si terrà tra Caio e Scajola, martedì o mercoledì.

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Il Rapporto Caio è nelle mani del Governo

Francesco Caio ha consegnato al Governo l’atteso Rapporto sullo sviluppo della banda larga in Italia, come segnala il Sole 24 Ore. Il documento prefigura tre possibili scenari: il Governo dovrà scegliere (parola grossa, ma obbligatoria) quale obiettivo porsi e individuare una strada da percorrere per conseguirlo. Le possibilità previste da Caio sono tre:
  • la conquista della leadership europea in cinque-sei anni, obiettivo raggiungibile anche attraverso lo scorporo della rete da Telecom, con la costituzione di un’azienda per la gestione della rete “che permetterebbe la copertura di cento città arrivando nel 50% delle case grazie ad un piano nazionale”. Una rete Ftth (fibre-to-the-home) point to point in fibra e rame (l’obiettivo che questo rapporto considera come raggiungibile, con il massimo dell’impegno, per la serie “Visto cosa sa fare l’Italia?”);
  • un Paese al passo con l’Europa, dotato di una rete in fibra di nuova generazione che raggiunga il 25% delle case (come a dire “in Europa ci siamo anche noi”);
  • una configurazione flessibile con un investimento pubblico limitato e la copertura di 10-15 città, da raggiungere con la realizzazione di reti locali in fibra in partnership con società private (una testimonanza di vitalità… “Ehi mondo, siamo ancora vivi”).

Si dovrà dunque scegliere quale strada percorrere se si vuole avere un ruolo da protagonista, da comprimario o da comparsa.

Un’osservazione: a quanto riferisce Radiocor, il primo obiettivo dichiarato – ambizioso fin dalla sua descrizione – ipotizza l’eventualità del tanto discusso scorporo. Non è la strada, ma una delle strade possibili, sulla quale però sappiamo già che Telecom Italia potrebbe avere qualcosa da obiettare: proprio a questo riguardo, infatti, la scorsa settimana l’amministratore delegato Franco Bernabé aveva detto “Sono ipotesi fantasiose”. Se il governo dovesse ritenere opportuno scegliere questa ipotesi, ho l’impressione che le previsioni sui tempi di attuazione (cinque-sei anni) siano troppo ottimistiche…

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I pericoli del decreto filtra-Internet

Venerdì scorso scrivevo dell’inopportunità dell’approvazione dell’art. 50 bis del DDL “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica” , intitolato Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet). Nel post citavo una considerazione di Stefano Quintarelli, che ieri è tornato sull’argomento con una riflessione puntuale e approfondita, che può essere molto utile a capire le implicazioni della questione, e di cui mi limito a riassumere alcuni punti salienti.

Ad una prima lettura appare chiaro che il testo approvato al Senato risulta essere addirittura pericoloso perché le sue possibilità di applicazione sono innumerevoli, vista la genericità dei termini con cui è stato formulato. Si prevede che il provvedimento si applichi per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, un concetto fin troppo esteso, che comprende in pratica qualunque caso di inosservanza ad una qualunque legge. Il fatto che poi siano da perseguire i presunti delitti perpetrati in via telematica sulla rete internet non riguarda solamente un testo pubblicato in una pagina di un sito web o di un social network, ma di ogni mezzo di comunicazione elettronico che sfrutti Internet, inclusa la posta elettronica e i messaggi scambiati via chat. Ho parlato di presunti delitti, perché qui (purtroppo) non serve avere prove certe: in base a questo provvedimento, l’Autorità può muoversi qualora sussistano concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attivita’ di apologia o di istigazione, ordinando ai provider di utilizzare appositi strumenti di filtraggio necessari al fine di impedire le attività incvriminate.

Ora, dal momento che l’attività di filtraggio di cui parla questo provvedimento non sta ne’ in cielo ne’ in terra dal punto di vista tecnico, se la legge dice che è necessario impedire le attività incriminate, il provider – per obbedirvi – potrebbe vedersi costretto a prendere misure radicali, bloccando la pubblicazione di interi siti web o impedendo in toto l’utilizzo degli altri strumenti digitali di comunicazione. Una misura non solo eccessiva, ma anche estremamente dannosa e deleteria, perché così concepita colpirebbe pochi colpevoli e innumerevoli innocenti e costituisce una norma anticostituzionale che va contro la libertà di espressione di tutte le persone in buona fede.

E visto che il provvedimento deve essere valutato dalla Camera dei Deputati, ora potrebbe essere una buona idea far sapere loro (elenco indirizzi e-mail) come stanno realmente le cose, confidando che la l’intelligenza e la lungimiranza di qualcuno porti alla proposta di emendamenti più ragionati. Se avete conoscenze alla Camera, questa è una buona occasione per trasmettere un opportuno segnale di allarme.

Google arranking

Un attimo di défaillance può capitare a tutti. Oggi abbiamo scoperto che non ne è immune neppure Google: a metà pomeriggio (intorno alle 16) fare una ricerca attraverso il search engine era praticamente impossibile. Ad ogni input, si riceveva una serie di link – non funzionanti – con l’inquietante indicazione “Questo sito potrebbe arrecare danni al tuo computer”. Gli unici link utilizzabili erano quelli sponsorizzati (!) e questo accadeva persino cercando il termine “Google”:

googletrouble

Un virus? Macchè: “Molto semplicemente, è stato un errore umano”, ha dichiarato la vice-presidente Marissa Mayer in un post pubblicato sull’Official Google Blog, spiegando che alla base di tutto ci sarebbe stato un errore di utilizzo, di gestione o di aggiornamento delle blacklist generate da Stopbadware.org, che a sua volta – tanto per mettere le cose in chiaro – ha fornito la propria versione del fatto in un comunicato molto… dinamico (oggetto di ben quattro update, sintomatici della concitazione generata dal disservizio).

Primi segni di cedimento? E’ presto per dirlo, e d’altronde questo non può essere considerato un sintomo significativo. Ma teniamolo d’occhio, ricordando che non esiste solo Google…

La certezza della news

Premessa: lo so, sto per sottoporvi una notizia futile. Però ciò che è accaduto (e resta sotto gli occhi dei lettori) da’ la misura di quanto le notizie riportate dalla stampa siano sempre da prendere con le pinze.

Il fatto è che le redazioni di Repubblica.it e Tgcom sono eccezionali. Non solo riescono a contraddirsi su temi di rilievo (come segnalava Massimo Mantellini, a inizio anno ad esempio evidenziavano dati opposti sui conti pubblici, probabilmente riferiti a periodi differenti), ma sono in grado di esprimersi diversamente anche su (non)notizie fondate su dati oggettivi. La vicenda di Reina Hardesty, una 13enne californiana che è riuscita nell’effimera impresa di scambiare con amici e parenti oltre 14mila SMS in un mese, è stata infatti proposta in due versioni, che differiscono in un paio di punti salienti.

Ecco cosa si legge nella versione di Repubblica.it:

  • In un solo mese la ragazza, una tredicenne californiana, ha scambiato più 14.529 sms.
  • Escluse le ore di sonno infatti, l’adolescente ha scambiato un messaggio ogni due minuti. Un buco nel tempo, ma anche nel portafogli, considerando che a un costo di 20 centesimi a sms, lo sfortunato papà ha dovuto sborsare circa 2,900 dollari.

Questi invece i dati resi noti dalla versione di Tgcom:

  • sembra che una ragazzina della California abbia proprio battuto ogni record, inviando 14.528 sms nel mese di dicembre
  • Per sua fortuna aveva scelto una tariffa che prevede sms illimitati, altrimenti avrebbe avuto da pagare circa 3 mila dollari di messaggini.

La fonte originale è una news pubblicata da OCRegister.com e firmata dal padre della ragazza, dalla cui lettura emergono i medesimi dati indicati da Tgcom, qui leggermente più accurato e fedele di Repubblica.it (che però, riferendosi agli SMS non dice “spediti” ma “scambiati”, che è più corretto, dato che il numerone include sia i messaggi inviati che quelli ricevuti).

In effetti non ha importanza se sul telefonino della giovane Reina sono transitati 14.528 o 14.529 SMS in un mese: un messaggino in più o in meno non cambia il fatto che si tratta di un numero spropositato. Nemmeno l’effettivo importo della bolletta ha importanza, perché il cuore della notizia è nel numero di messaggi. Le inesattezze sul contorno, verosimilmente, possono essere frutto di superficialità – o di scarsa dimestichezza con l’inglese – da parte di chi ha letto la notizia, d’accordo. Ma se è possibile riportare in modo errato una stupidaggine come questa, cosa può accadere con notizie di maggiore importanza?

E li chiamano messaggini

SMS: Short Message Service. In italiano è il messaggino, un’invenzione di 16 anni fa (di cui l’anno scorso sintetizzai un po’ la genesi) che ha percorso parecchia strada, fondando il proprio successo su due fattori: sintesi e immediatezza. Negli USA si usa poco, ma da noi va alla grande e, a dire il vero, ha un successo planetario. Qualche numerino, giusto per capire quanto è cresciuto il suo utilizzo: durante le vacanze di Natale ‘99 (dal 25 dicembre a Capodanno), in tutto il mondo ne circolarono 100 milioni. Nel 2008, tra il 24 e il 25 dicembre ne sono stati trasmessi un miliardo.

Quante cose si possono fare con gli SMS? Tantissime. Chi li vede come un asettico strumento di comunicazione per quisquilie, smancerie e altri impieghi futili, si deve però ricredere, perché con un messaggino si possono fare cose molto utili: chi, ad esempio, non ha mai effettuato una donazione via SMS per un’iniziativa benefica? Ma al di là di questi nobili utilizzi (a proposito, attenzione a spedire gli SMS ai numeri giusti, altrimenti si fanno donazioni alle persone sbagliate), tra le notizie lette nel 2008, infatti, scopriamo ad esempio che con un messaggino:

E’ delle scorse ore, inoltre, la notizia che qualcuno ha pensato che l’SMS può essere perfetto come interruttore per i lampioni dell’illuminazione pubblica: Dieter Grote, cittadino di Lemgo (Germania), ha realizzato un sistema che, con un messaggino trasmesso ad un server, consente di accendere per un quarto d’ora i lampioni di una determinata strada. Spedire l’SMS a quel numero costa all’utente 50 centesimi di euro. Una stupidaggine? L’amministrazione comunale di Lemgo, dopo una sperimentazione di un anno, dichiara di aver conseguito un risparmio di circa 70mila euro in elettricità.

Be’, lunga vita ai messaggini, dunque… purché costino meno.

Tiscali stacca la spina alla sua TV

Siamo ormai alla fine dell’anno, e anche alla fine delle trasmissioni per la Internet TV di Tiscali: come segnalano Massimo Cavazzini, Alfonso Fuggetta e Alessandro Longo, l’azienda ha deciso di staccare la spina alla sua IPTV a partire da gennaio 2009.

Il servizio conta oggi un numero di utenti deludente, sebbene gli obiettivi iniziali non fossero roba da spaccare il mondo: l’anno scorso, infatti, Tiscali aveva lanciato l’offerta prevedendo di raggiungere – entro il 2009 – un numero di abbonati pari all’11% dei 520mila clienti che costituivano bacino di utenza degli abbonati ai servizi ADSL. Insomma l’obiettivo dell’azienda era di superare i 50mila utenti.

Nel dare la notizia ai propri clienti, Tiscali sembra non voler annunciare la morte della sua televisione: su web scrive che Il servizio è temporaneamente sospeso per inconvenienti tecnici, mentre in una comunicazione inviata agli abbonati scrive che l’erogazione dei canali di Tiscali TV sarà sospesa a partire dal 1° gennaio 2009. I canali trasmessi in digitale terrestre saranno fruibili tramite il decoder Tiscali fino al 15 gennaio 2009. Una “sospensione”  potrebbe lasciar supporre una “ripresa”, ma un’altra frase, che dice Tutti i canoni del servizio Tiscali TV del mese di dicembre e fino al 15 gennaio 2009 saranno erogati a titolo gratuito fa pensare invece ad una sorta di compensazione di chiusura.

Fine dell’avventura televisiva per Tiscali? Forse sì, ma l’azienda potrebbe anche cambiare modello e sperimentare altre forme legate al business dell’intrattenimento TV. Su Internet restano quindi accese Alice Home TV di Telecom Italia e Fastweb TV, due offerte legate ad aziende che possono contare su ben altre infrastrutture.

Per una TV che scompare dal web, un’altra ne appare: TV|blog.it segnala che Qoob (canale di MTV), dal 1° gennaio chiuderà i battenti sul digitale terrestre per trasformarsi in una vera e propria Web TV che attingerà al proprio database, in cui gli autori potranno inserire le proprie opere, utilizzabili – con licenze creative Commons – come colonne sonore per film, spot, corti, animazioni.

28 Megabit su rete mobile

E’ la promessa formulata ieri da Telecom Italia e raccolta qua e dalla stampa:

Grazie alla tecnologia HSPA+ basata su chipset Qualcomm, Telecom Italia sarà in grado di offrire ai propri clienti, già a partire dalla metà del prossimo anno, una prima Data Card per PC in grado di consentire connessioni ad internet in mobilità ad una velocità pari a 21 Megabit in download (5,7 Megabit in upload), che arriveranno ai 28 Megabit nella seconda parte del 2009.

Questo genere di annunci mi fa sempre alzare un sopracciglio (alla Spock, per intenderci). Sicuramente la notizia, data così, fa un certo effetto: lo stesso effetto che fece quella, negli anni ‘90, dell’imminente introduzione del broad band in Italia, che ancora oggi – dopo qualche lustro – è disponibile a macchia di leopardo e non raggiunge tutti gli utenti.

21 e poi 28 Megabit in download, quasi 6 in upload… Bellissimo! Fantastico! Ma soprattutto incredibile. Non certo perché si tratta di fantascienza, dato che la tecnologia esiste. L’aspetto critico è un altro e si chiama copertura: quanti utenti potranno beneficiare della nuova tecnologia? In che tempi sarà estesa a tutta la popolazione italiana? Ho già sentito i commenti entusiasti di alcune persone che – letto uno degli articoli che riportano il comunicato di Telecom – hanno già pensato che tra qualche mese potranno dotarsi di una data card con supporto HSPA+ “da 28 Mega”.

Visti i precedenti, dunque, che tempi sarà legittimo attendersi dall’introduzione di una nuova tecnologia – annunciata oggi – che promette banda superlarga su rete mobile dal 2009? Non ci sarebbe da meravigliarsi se a primavera (prima tappa dichiarata da Telecom Italia) fossero disponibili connessioni a 21 Mbit in qualche quartiere di Torino, Milano e Roma (sto sparando nomi più o meno a caso), con qualche antenna in più dopo qualche mese. E la prospettiva verosimile è quella di un’estensione graduale e diluita negli anni.

Come giustamente sottolinea Max:

Per carità, belli i 21 Mbps della primavera 2009, ma sarebbe bello sapere in quanti hotspot ci saranno e, sopratuttto, nel cado di roll out esteso in tutta la rete Tim, quanta banda sarà dedicata ai dati (stendono fibra dalla cella in campagna alla centralina?).

Doverosa osservazione, a cui aggiungerei il fatto che le celle a cui tutti gli entusiasti utenti tenteranno di collegarsi dovranno avere spettro sufficiente, altrimenti non ci sarà posto per tutti. E anche per questo i 28 Megabit rischiano di essere una possibilità per pochi.

Con Max condivido il timore dell’effetto annuncio: Telecom Italia non è nuova ai proclami di sconvolgenti novità, ottime per comparire sulle prime pagine dei giornali, ma che poi in termini di concreta realizzazione si rivelano essere meno imminenti di quanto non sembrino al momento delle dichiarazioni iniziali.

Nokia scaglia un Tube contro l’iPhone

Allora, cosa ne dite del nuovo Nokia 5800 XpressMusic?

Il nuovo Nokia XpressMusic 5800
Il nuovo Nokia XpressMusic 5800

Riuscirà nell’intento di mettere i bastoni tra le ruote al melafonino? Adesso è prematuro parlarne. Però i numeri ci sono. E anche le caratteristiche tecniche non sono da sottovalutare:

- Quadband GSM (850/900/1800/1900), UMTS 2100, GSM/EDGE, HSDPA
- Display touchscreen da 3,2 pollici, 640×360 pixel a 16 milioni di colori
- Fotocamera da 3,2 Megapixel con flash dual LED e funzione videorecording VGA a 30 fps
- Modulo A-GPS
- Player multimediale
- USB, Bluetooth 2.0, WiFi
- Memoria interna da 150 MB espandibile con schede microSDHC (una scheda da 8 GB è già inclusa).

Prezzo stimato da Nokia: 279 euro IVA esclusa. Sarà interessante vedere se gli operatori mobili lo inseriranno in offerte commerciali ad hoc (ad esempio con prezzo agevolato sull’acquisto, ma con obbligo di spesa fissa mensile per X mesi). Se però il prezzo della versione unlocked (utilizzabile con la SIM di qualunque gestore) rimane quello, il punto di partenza è senz’altro buono.

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Un primo passo per l’uomo

L’incontro di Franco Bernabé con i blogger al Mart di Rovereto (museo di cui riveste la carica di presidente del consiglio di amministrazione) rappresenta, a mio parere, un importante segnale di comunicazione. Qualcuno, come temeva Luca De Biase, avrà pensato che fosse una conferenza stampa per i blogger (ma se i blogger non sono giornalisti, la conferenza stampa non ha senso). C’è da tenere conto che non ci sono precedenti: credo si tratti della prima volta che i vertici della principale compagnia telefonica italiana (nonché il più importante Internet Provider) abbiano deciso di confrontarsi, al di là della forma dell’incontro, con una community che non è di giornalisti, non è di analisti, ne’ di azionisti, ma che – anche nella veste di opinion leader – ugualmente rappresenta una fetta del Paese in cui quell’azienda si trova ad operare con i propri importanti (e spesso vitali) servizi.

Seppur invitato non sono riuscito ad andare all’incontro per via di alcuni impegni professionali, ma mi sono accontentato di seguire l’avvenimento in streaming e l’impressione che ho avuto è di aver visto tanti Bernabé.

Al Mart ho visto il Bernabé dell’era post – Tronchetti Provera, che raccoglie un’eredità pesante in termini di immagine nei confronti dell’opinione pubblica perché catalizza su di se’ le malevole (e non sempre ingiustificate) attenzioni di una buona fetta di utenti, consumatori e operatori alternativi, per i quali l’incumbent Telecom Italia è la compagnia telefonica mal privatizzata che detiene la proprietà del principale network TLC italiano che per molti versi è causa dei mali del mercato della telefonia. Non è un fatto personale: uno si può chiamare Tronchetti Provera, Ruggiero, Grillo, Veltroni, Berlusconi, Bonacina, ma se sta ai vertici di Telecom deve accollarsi questo onere.

Ho visto anche un Bernabé tignoso: dice infatti di essere tornato in Telecom “per tigna, per orgoglio, per dimostrare che quello che avevo già pensato potesse essere il futuro di questa azienda è assolutamente fattibile, e non me ne andrò se non dopo aver cercato di realizzarlo”. E questo dopo aver dichiarato che “la scalata a Telecom Italia con i debiti che hanno impoverito la società è stata un delitto contro il progresso del Paese, ha tolto risorse alla Telecom Italia proprio nel momento in cui doveva investire per il futuro. Quando ho criticato l’OPA non l’ho fatto per un interesse di manager, ma perché immaginavo quello che sarebbe successo, e che si è puntualmente verificato”.

C’era poi il Bernabé col pelo sullo stomaco, quello che – dopo le garbate domande presentate dai blogger – ha esclamato “Mi aspettavo domande molto più cattive”.

Alle domande dirette, anche se non cattive, ha però fornito risposte politiche e un po’ opache (caratterizzate cioè da scarsa trasparenza). E qui è affiorato in più occasioni il Bernabé uomo Telecom.

E’ colui che, a chi gli ha chiesto quando si raggiungerà l’atteso traguardo di una copertura del 100% del broad band in Italia, ha minimizzato la questione rispondendo che oggi siamo al 96% e entro breve (ma quanto breve non si sa) raggiungeremo il 98,5%. Al resto si arriverà con altre tecnologie, ha aggiunto Bernabé, precisando che Telecom Italia non può farsi carico dei problemi di chi ha messo su casa in luoghi non appropriati in seguito alla speculazione edilizia. Io spero che con questa frase abbia voluto fare una battuta, ma non è stata comunque delle più felici e ha in ogni caso dimostrato scarsa sensibilità al problema del digital divide.

A chi gli ha chiesto come si pone la sua azienda nei confronti della net neutrality ha poi risposto che si tratta di “un problema importante che va promosso a favore dell’utente, a favore non dei nuovi monopoli della rete, perché altrimenti rifacciamo la storia di Netscape e di Explorer” e aggiungendo la necessità di promuovere tutto ciò che può rendere competitiva la rete anche sul fronte della sicurezza, su cui le telco si devono impegnare perché “quello che si è verificato nella rete negli ultimi anni è anche una riduzione dell’efficacia della rete stessa”, riferendosi al fenomeno dello Spam come ad una piaga epocale (ma glissando sulla questione posta dalla domanda iniziale)

Bernabé dichiara di pensare a Telecom Italia come una stabile public company dopo le turbolenze conseguenti al cambio di gestione, affermando che “il tempo del lavoro dedicato a sistemare i problemi ereditati dalla precedente gestione è finito. E ora possiamo cominciare a lavorare in serenità, sapendo che quello che conta è liberare le forze della rete, per contribuire alla modernizzazione del paese”.

A mio avviso non ci si poteva aspettare di più, dall’amministratore delegato di Telecom Italia, in un incontro che si è svolto a Borsa aperta e di fronte a giornalisti con le orecchie tese (spesso capaci di riferire starnuti che sui mercati finanziari si trasformano in uragani). Ribadisco: l’evento costituisce un importante precedente, un primo passo che nessun altro aveva mai compiuto prima.

Per un Bernabé 2.0 (e soprattutto una Telecom 2.0) è ancora un po’ presto.