Internet rules

Nelle notizie diffuse da stampa e TG in questi giorni non si può fare a meno di notare quanto Internet, nelle sue varie sfaccettature, invada la cronaca e stia diventando ormai un elemento di rilievo sociale. Qualche news a caso:

Accusato di furto, scagionato da Facebook (LaStampa.it) – E’ il caso del giovane newyorkese Rodney Bradford, prosciolto da un’accusa di furto perché la difesa è riuscita a dimostrare che nel momento in cui avveniva il fatto lui era su Facebook, in chat con la sua ragazza, chiedendo notizie dei suoi pancake.

Filma la prof, il video su YouTube: ai genitori multa da 20mila euro (Corriere.it) – Fa sempre piacere che qualcuno riconosca l’imbecillità di certi giovani d’oggi, che si vantano delle proprie idiozie e le pubblicano su YouTube: in questo modo è più facile individuarli e punirli come meritano.

Fiumicino, Alitalia: da domani check-in telematico sul Roma-Milano (Repubblica.it) – Da domani basta code per il check-in, almeno per i voli Fiumicino-Milano (e viceversa). Prende il via il servizio di Mobile Check-In che permette di ricevere la carta d’imbarco su callulari e smartphone con accesso a Internet. Finalmente, in UE se ne parla da più di un anno e negli USA si usa già da tempo.

Banche: ABI, 14,5 mln conti operano via Internet e telefono (MF-DowJones) – Meno code agli sportelli bancari: il 42% dei conti correnti attivi in Italia è abilitato all’utilizzo via Internet. Il 46% delle famiglie italiane utilizza Internet, telefono e cellulare per operare con la propria banca.

Sono solo piccoli esempi che i demonizzatori della tecnologia e della Rete generalmente ignorano, ma che dimostrano quanto Internet – per aspetti seri, ma anche faceti – sia ormai un elemento fondamentale e sempre più presente nella vita di tutti.

Banda larga, attendere prego

Il 18 ottobre, cioè 19 giorni fa, riportavo qui le dichiarazioni del ministro Brunetta in merito al futuro del broad band italiano, di cui avevo evidenziato la frase“Conto di avere due mega di banda larga per tutti a partire dal 2010″, un obiettivo ambizioso per i tempi (ristretti) e per il budget (sì, anch’esso ristretto) previsto a livello governativo in 800 milioni di euro, in merito al quale avevo scritto “cifra che auspico resti destinata allo scopo dichiarato”.

Ed ecco la batosta di questi giorni, che pesa come un macigno sul capo di chi nutriva speranze (derivate da fonti istituzionali) sulla dichiarata possibilità di riduzione ed eliminazione del digital divide: gli investimenti previsti rimarranno congelati fino alla fine della crisi perché “il governo ha cambiato l’ordine delle priorità” e quindi – ha spiegato il sottosegretario Gianni Letta – il Governo ha dovuto “riconsiderare le cose per dare la precedenza a questioni come gli ammortizzatori sociali perché l’occupazione è la nostra principale preoccupazione”.

La crisi, però, c’era anche venti giorni fa, prima delle promesse del ministro Brunetta. Non lo avevano informato di nulla?

Il concetto del congelamento dei fondi mi è chiaro, tiene fede alla dichiarata destinazione degli 800 milioni di euro, il cui investimento verrebbe rinviato a data da destinarsi, invece di essere impiegato fin da ora nello sviluppo e nella realizzazione di progetti di nuove infrastrutture di telecomunicazioni. Che avrebbero avuto, tra l’altro, riflessi immediati e tangibili anche sullo sviluppo occupazionale del settore…

Immagino dunque che il Governo, nel nuovo ordine di priorità, abbia pensato di favorire in modo duraturo l’occupazione di altri settori. La banda larga – con l’innovazione che può favorire – quanto dovrà aspettare, per essere seriamente presa in considerazione come volano dell’economia e della crescita del PIL? Speriamo poco.

E il navigar m’è dolce in questo web

Riuscirà il nuovissimo Google Maps Navigation a dare filo da torcere ai vari TomTom, Garmin, Navigon e affini? Io credo che la chiave del successo possa essere nella possibilità di utilizzarlo su più sistemi operativi: oggi c’è solo su Android 2.0, ma se domani fosse disponibile per iPhone, Windows Mobile, Symbian e BlackBerry, le possibilità sarebbero molte e interessanti.

Sicuramente è da tenere d’occhio, perché questa nuova applicazione (funzionante solo se il dispositivo su cui opera è connesso a Internet) potrebbe precorrere feature che – prima o poi – potremmo ritrovare su altri navigatori GPS, come ad esempio il comando vocale e le esclusive modalità di navigazione che permettono dii visualizzare risultati con le foto satellitari di Google Earth o quelle panoramiche di Street View

Fundraising 2.0, l’AIRC punta su Facebook

Cosa significa ricerca? Tantissime cose: per l’AIRC significa perseguire un obiettivo importante come promuovere la raccolta e l’erogazione di fondi a favore del progresso della ricerca oncologica, nonché  diffondere una corretta informazione in materia. Negli anni, con questo obiettivo, l’associazione si è impegnata sia sul fronte della comunicazione che su quello economico, lanciando una serie di iniziative – che hanno ormai assunto carattere di tradizione (come la distribuzione delle arance o delle azalee) – che le hanno consentito di essere riconosciuta dal pubblico al pari di un’istituzione.

Fare ricerca significa evolversi anche in questa direzione e per questo motivo l’AIRC ha trovato in Internet un nuovo canale informativo e operativo, realizzato con il sito www.airc.it (con il primo esempio di donazione on line in Italia) e con iniziative ad hoc come UnbuonInvito.it. Ora l’associazione, capito il valore della presenza in un social network, ha aperto una propria fan page su Facebook in occasione della Giornata Nazionale sul Cancro 2009 in programma il 6 novembre. Più che una classica pagina per gli ammiratori, per l’AIRC si tratta della cornice per presentare e proporre una scpeiale applicazione UGC che consente agli utenti di Facebook di fare una donazione on line.

L’applicazione si chiama Siamo tutti ricercatori e permette all’utente di pubblicare una propria foto, scrivere un messaggio, ma soprattutto effettuare donazioni con carta di credito o conto Pay Pal. L’invito per chi ha un po’ di tempo da spendere su Facebook, ovviamente, è di investirne una parte sulla pagina dell’AIRC, utilizzare l’applicazione e dare un contributo alla ricerca.

Sky si inchina al digitale terrestre

Se non puoi combatterli, unisciti a loro.

E’ questo il sunto della strategia pensata da Sky per il mercato della tv digitale terrestre: da dicembre, il decoder satellitare del gruppo di Rupert Murdoch potrà integrare anche funzioni di zapper per il digitale terrestre, grazie ad una digital key (‘na chiavetta USB, insomma) da collegare al dispositivo. Ne parla questa notizia ASCA:

A partire da dicembre, per consentire ai propri abbonati di completare il passaggio alla tv digitale accedendo anche ai canali gratuiti disponibili sul digitale terrestre, Sky lancera’ sul mercato la ‘Digital Key’, una piccola penna Usb con funzione di sintonizzatore tv digitale terrestre che, collegata al decoder Sky Hd, o My Sky Hd, consentira’ di accedere a tutti i canali in chiaro disponibili sul digitale terrestre in modo semplice ed economico. La ‘Digital Key integrera’ nella Guida Tv Sky la programmazione dei canali digitali consentendo di fare zapping su tutta l’offerta digitale in chiaro senza cambiare telecomando.

Due piccioni con una fava: Sky, con questa offerta, accontenta i propri clienti (che in questo modo non si vedranno costretti ad aggiungere un altro decoder al proprio televisore) e concretizza, con l’artificio della chiavetta USB, l’obiettivo del decoder unico che consente al cliente Sky di fruire anche dei vari canali Rai diffusi sul digitale terrestre, con buona pace della TV di Stato che la scorsa estate ha abbandonato la piattaforma satellitare.

Ma a parte quella che da un lato sembra un’astuta sceltra di business e dall’altro una contraddizione apparentemente inspiegabile, il punto è un altro, come spiega Mauro Vergari:

Peccato che così facendo vengono lesi due diritti fondamentali degli utenti. Il primo è quello di garantire al consumatore la libera scelta della piattaforma trasmissiva da utilizzare, il secondo , di garantire ai 3.000.000 e passa di utenti che non ricevono il segnale terrestre di vedere tutti i canali televisivi attraverso la parabola. Ma a SKY, come agli altri broadcaster, non interessa nulla delle persone, a loro interessa solo farsi guerra.

Agcom se ci sei batti un colpo.

Due mega subito

Banda larga garantita per legge in Finlandia, dove l’accesso ad Internet a 1 Mb – dalla prossima estate – sarà un diritto istituzionalmente riconosciuto ai cittadini. Yle.fi riferisce infatti che dal prossimo luglio a ogni utente finlandese sarà assicurato il diritto ad avere un accesso broad band da 1 Mbps. Entro il 2015, inoltre, si prevede che tale diritto possa essere esteso, tanto da garantire a tutti i cittadini accesso da 100 Mb.

E in Italia? I problemi della rete nostrana sono ben noti agli addetti ai lavori e anche a chi legge questo blog. Tuttavia c’è chi annuncia una svolta clamorosa. Renato Brunetta, ministro per l’Innovazione e la Pubblica Amministrazione, dai microfoni della trasmissione radiofonica Il Brunetta della Domenica, in onda su RTL, oggi ha dichiarato: “Conto di avere due mega di banda larga per tutti a partire dal 2010″.

Considerando che al 2010 mancano poco più di due mesi, e che – come ogni anno solare – ne durerà 12, considero difficile conseguire entro la fine del prossimo anno questo obiettivo, di cui peraltro la stampa parla senza aggiungere contorni e dettagli, se non un piano di investimenti per 800 milioni di euro, cifra che auspico resti destinata allo scopo dichiarato. Intendiamoci, io sarei ben contento che questo risultato fosse raggiungibile in tempi così brevi: faccio il tifo per chiunque si batta per questa causa e sono pronto a fare un passo indietro dal mio scetticismo e ad applaudire con ammirazione chi avrà il merito di riuscirvi, ma considerando i vari fattori di digital divide che ancora oggi caratterizzano il mercato del nostro Paese, ritengo ardua l’impresa di portare “due mega di banda larga per tutti a partire dal 2010″.

Ammesso e non concesso che con “due mega” si intenda 2 Mbps, altrimenti tutto è possibile.

eBay bye and good luck

eBay non ha più il controllo di Skype e passa ad un gruppo di investitori – a cui è stato ceduto il 65% della società – che non è formato da illustri sconosciuti: accanto a Silver Lake Partners, Index Venture e al board di Canada Pension Plan Investment c’è la Andreessen Horowitz guidata da Marc Andreessen.

Tuesday to sell most of its Skype Internet phone unit to a group of investors for $2.75 billion. The buyers include private equity firm Silver Lake Partners, venture capital firm Index Venture, venture capital firm Andreessen Horowitz and the Canada Pension Plan Investment Board. Andreessen Horowitz is a new firm headed by Marc Andreessen, who co-founded Netscape.

Regolamentazione di Internet? Ancora?

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Criminalizzare Internet significa puntare il dito contro uno strumento e chi ritiene necessario regolamentarlo non ne conosce la reale essenza. Per questo motivo ieri sono rimasto stupito di fronte ad alcune affermazioni di un personaggio autorevole:

“Oggi su internet, senza alcuna forma di controllo, possono attribuirmi frasi che non ho mai pronunciato. Ecco perche’ e’ necessaria una regolamentazione del sistema”
”Le regole limitano la liberta’ individuale, ma la civilta’ non si regge sulla liberta’ assoluta bensi’ su una liberta’ che deve necessariamente essere democraticamente controllata”
.
(Antonino Zichichi *)

La necessità dell’introduzione di una nuova regolamentazione del sistema è un concetto errato e pericoloso: anche la stampa e la televisione possono materialmente attribuire a una persona frasi mai pronunciate, o addirittura la responsabilità di azioni mai compiute; anzi, mi risulta accada sovente, dal momento che spesso vengono accolte querele ai danni di chi ha messo in bocca ad altri frasi mai pronunciate.

Il problema di una regolamentazione del sistema non è affatto urgente e certamente non esiste nei termini espressi dal prof. Zichichi. Anche nel nostro Paese non può certo essere ritenuto cosa recente e chi ne ravvisa l’importanza in Internet ignora la disinvoltura con cui certa stampa (dai cosiddetti giornali scandalistici fino a testate ritenute autorevoli, pasando per trasmissioni televisive di successo) confeziona notizie che spesso poi si rivelano bufale, basandosi semplicemente su una foto e traendo conclusioni non pertinenti. E tutto ciò avviene nonostante la stampa sia ampiamente regolamentata.

Intendiamoci, non è che una regolamentazione non sia necessaria, ma non serve introdurre nuove regole, perché le leggi che vietano di compiere fatti illeciti esistono già, sono in vigore e valgono per ogni modalità con cui possono essere compiuti.

Gli esempi sono molti: se rubassi username e password del titolare di un conto corrente online per prosciugarglielo, non sarei forse un ladro? Sarei meno aggressivo di un rapinatore che entra in una banca e scappa col malloppo, ma comunque perseguibile.

Chi attribuisce ad una persona una frase mai detta è perseguibile, sia se lo scrive in un articolo di giornale, sia se ne parla in pubblico, dal palco di un comizio. In più, se ne scrive su Internet, ci sono regole come l’articolo 16 del Decreto Legislativo 70/2003, che stabilisce con chiarezza che il responsabile della pubblicazione di un contenuto illecito deve agire tempestivamente per rimuoverlo.

Del resto, se un’insegnante di Piacenza ha potuto denunciare per diffamazione cinque suoi ex studenti che hanno pubblicato su Facebook un gruppo in cui la dileggiavano, significa che una legge applicabile in questo senso c’è già. Anzi, in questo caso i colpevoli sono stati identificabili: se le loro frasi fossero state scritte su un muro fuori della scuola (possibilità che esiste da prima dell’avvento dell’Internet che conosciamo), forse sarebbero rimasti anonimi.

Qualcuno potrebbe obiettare che dovrebbe esserci una regola preventiva, per evitare sul nascere eventuali iniziative del genere, qualcosa che le impedisca a priori. Ma come è possibile, se nemmeno fuori da Internet è possibile impedire un’azione illegale?

Le regole utili alla libertà della civiltà e al reciproco rispetto esistono, basta applicarle e farle rispettare anche per quanto avviene in Rete. Per quanto riguarda Internet, in più, esiste il Codice delle Comunicazioni Elettroniche (Decreto Legislativo 159/2003).

* Frasi attribuite al prof. Zichichi dalle agenzie di stampa ANSA e AGI, pronunciate ieri in occasione dell’apertura dei Seminari internazionali sulle emergenze planetarie presso la Fondazione Ettore Majorana di Erice (Trapani)

WTF is Snow Leopard?

Lunedì prossimo a San Francisco avrà luogo la Worldwide Developers Conference organizzata da Apple. Per che cosa sarà ricordato? Anche per questo evento è prevista una Notizia con la N maiuscola: sarà il ritorno di Steve Jobs sulla scena oppure (one more thing) un nuovo iPhone, magari in versione low-cost?

PS: Snow Leopard è il nome in codice di Mac OS X 10.6, l’ultima versione del sistema operativo sviluppato da Apple, i cui ultimi sviluppi dovrebbero essere oggetto di presentazione in occasione dell’evento di lunedì, in un keynote di Phil Schiller.

Il broadband sempre più mobile

Internet da rete mobile – da PC, non via cellulare – rappresenta una fetta di mercato molto più vasta di quanto si pensi: mocoNews riferisce infatti che l’11,6 % delle connessioni broadband in Europa avviene via HSPA (dati di fine 2008).

(via a Quinta’s weblog)

Message in a Shuttle

Intorno alla missione STS-125 dello Space Shuttle Atlantis si è venuta a creare, a mio parere, un’atmosfera particolarmente coinvolgente, soprattutto per chi si interessa di tecnologia e di cultura digitale. Non so se sia merito di iniziative come la diretta streaming o il thread live realizzati da Forumastronautico.it (bravi!), ma questa missione sembra trovare nelle nuove forme di comunicazione un nuovo veicolo di interesse.

Non dimentichiamo inoltre che l’astronauta Mike Massimino si è aggiudicato un primato non trascurabile, il primo messaggino via Twitter inviato dallo spazio (verificabile dal suo account):

“Dall’orbita: il lancio è stato perfetto! Mi sento benissimo, lavoro duramente, e sto godendo di una magnifica vista, l’avventura di una vita è iniziata!

L’uomo che ascoltava la terra

La scorsa settimana Giampaolo Giuliani aveva preannunciato l’arrivo imminente di un terremoto disastroso. Il terremoto, nelle ore successive, non si è verificato e Giuliani – che non è un veggente, ma un ricercatore presso i Laboratori nazionali del Gran Sasso – è stato accusato di aver scatenato una psicosi da catastrofe ed è stato colpito da una denuncia per procurato allarme.

Oggi, una settimana dopo:

Terremoto in Abruzzo: 27 morti accertati, migliaia di sfollati e centinaia di feriti

Crollati molti edifici: 45-50 mila sfollati. Il sisma, di 5,8 gradi Richter, avvertito alle 3,32 in tutto il Centro Italia

Leggo anche:

Bertolaso: «Era impossibile prevederlo» Berlusconi firma lo stato d’emergenza

«Non avremmo mai immaginato di dover evacuare una intera regione senza sapere quello che sarebbe accaduto»

Alla luce di quanto è accaduto, sembrerebbe che la previsione della catastrofe non fosse affatto impossibile, ma solo difficile da collocare dal punto di vista temporale e, a questo punto, mi chiedo se il sistema brevettato da Giuliani non debba essere preso in seria considerazione dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, prima di bollarlo come inutile: se è vero che nella zona interessata dal sisma Bertolaso ha ragione nel dire “è ben evidente che non avremmo mai immaginato di dover evacuare un’intera regione come l’Abruzzo senza sapere quello che sarebbe accaduto successivamente” e che l’alto numero di vittime è dovuto al crollo di abitazioni mal tenute o costruite senza alcuna precauzione antisismica, è altrettanto vero che si potrebbe valutare una collaborazione con chi ha elaborato il precursore sismico per migliorare il sistema e avere previsioni più attendibili.

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Legalità nella rete Internet

Non ho capito perché (in realtà l’ho compreso, ma sono i modi che mi lasciano un po’ perplesso), ma ultimamente al Senato c’è un certo fermento legislativo sul fronte Internet. Il fatto non costituirebbe un problema, se – come già avvenuto pochi giorni fa – i termini della questione fossero chiari nella mente del legislatore.

Stavolta è il turno del Disegno di Legge Disposizioni per assicurare la tutela della legalità nella rete internet e delega al Governo per l’istituzione di un apposito comitato presso l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, in cui si leggono concetti che – a mio avviso – non sono definiti in modo chiaro come una legge richiederebbe.

I dubbi che mi sorgono sono molti, qui cito solo i primi che mi sono saltati all’occhio. Il provvedimento prevede che qualunque forma di pubblicazione di contenuti online verrà equiparata alla stampa in caso di diffamazione e che sarà vietato effettuare o agevolare l’immissione nella rete di contenuti in qualsiasi forma (testuale, sonora, audiovisiva e informatica, ivi comprese le banche dati) in maniera anonima.

Dove per anonima si intende… cosa? Un’opinione che reca in calce la scritta lettera firmata, benché l’autore sia comunque tecnicamente identificabile? Il commento privo di firma al post di un blog? Un contenuto pubblicato da un autore che si firma con un nickname? E comunque una pubblicazione anonima è punibile anche se non reca alcun danno e non costituisce violazione ad una norma?

UPDATE: Stefano osserva come, rispetto a come erano stati affrontati questi temi in precedenza, sono stati fatti due passi avanti, ma anche tre indietro. Possibile che sul fronte tecnologico siamo maestri solo a procedere a passo di gambero?

I pericoli del decreto filtra-Internet

Venerdì scorso scrivevo dell’inopportunità dell’approvazione dell’art. 50 bis del DDL “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica” , intitolato Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet). Nel post citavo una considerazione di Stefano Quintarelli, che ieri è tornato sull’argomento con una riflessione puntuale e approfondita, che può essere molto utile a capire le implicazioni della questione, e di cui mi limito a riassumere alcuni punti salienti.

Ad una prima lettura appare chiaro che il testo approvato al Senato risulta essere addirittura pericoloso perché le sue possibilità di applicazione sono innumerevoli, vista la genericità dei termini con cui è stato formulato. Si prevede che il provvedimento si applichi per delitti di istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi, ovvero per delitti di apologia di reato, previsti dal codice penale o da altre disposizioni penali, un concetto fin troppo esteso, che comprende in pratica qualunque caso di inosservanza ad una qualunque legge. Il fatto che poi siano da perseguire i presunti delitti perpetrati in via telematica sulla rete internet non riguarda solamente un testo pubblicato in una pagina di un sito web o di un social network, ma di ogni mezzo di comunicazione elettronico che sfrutti Internet, inclusa la posta elettronica e i messaggi scambiati via chat. Ho parlato di presunti delitti, perché qui (purtroppo) non serve avere prove certe: in base a questo provvedimento, l’Autorità può muoversi qualora sussistano concreti elementi che consentano di ritenere che alcuno compia detta attivita’ di apologia o di istigazione, ordinando ai provider di utilizzare appositi strumenti di filtraggio necessari al fine di impedire le attività incvriminate.

Ora, dal momento che l’attività di filtraggio di cui parla questo provvedimento non sta ne’ in cielo ne’ in terra dal punto di vista tecnico, se la legge dice che è necessario impedire le attività incriminate, il provider – per obbedirvi – potrebbe vedersi costretto a prendere misure radicali, bloccando la pubblicazione di interi siti web o impedendo in toto l’utilizzo degli altri strumenti digitali di comunicazione. Una misura non solo eccessiva, ma anche estremamente dannosa e deleteria, perché così concepita colpirebbe pochi colpevoli e innumerevoli innocenti e costituisce una norma anticostituzionale che va contro la libertà di espressione di tutte le persone in buona fede.

E visto che il provvedimento deve essere valutato dalla Camera dei Deputati, ora potrebbe essere una buona idea far sapere loro (elenco indirizzi e-mail) come stanno realmente le cose, confidando che la l’intelligenza e la lungimiranza di qualcuno porti alla proposta di emendamenti più ragionati. Se avete conoscenze alla Camera, questa è una buona occasione per trasmettere un opportuno segnale di allarme.

Facebook? Un campione. Statistico.

Cosa c’è dentro Facebook? 150 milioni di persone, con le proprie identità, dati anagrafici e personali, con tanti collegamenti: amicizie, gusti, orientamenti, passatempi.

Chi c’è dietro Facebook? Il fondatore e amministratore delegato Mark Zuckerberg, uno studente americano che nel 2008 è stato nominato da Forbes “Il più giovane miliardario del mondo”. Con soci, azionisti e collaboratori.

Che uso si può fare di Facebook? L’uso che ne fanno gli utenti lo conosciamo. Ma non sappiamo fino in fondo cosa ci fanno coloro che, per così dire, ne muovono i bit. Be’, a quanto pare il popolo di Facebook sta per diventare un immenso bacino di utenza per ricerche di mercato: da un articolo di Richard Wray sul Guardian si legge infatti che Zuckerberg, inaspettatamente incravattato in occasione del Forum economico mondiale di Davos, ha mostrato alla platea le enormi potenzialità di Facebook come strumento di marketing mirato, ponendo poche domande a gruppi di utenti ben specifici e ottenendo con immediatezza risposte e opinioni.

Niente indagini di mercato, ne’ inchieste telefoniche o interviste. Qualche click e le risposte richieste arrivano a migliaia.

Questo serve a far capire anche agli utenti che di Facebook è necessario fare un utilizzo intelligente. Facciamo attenzione a tutte le informazioni che rilasciamo mentre lo utilizziamo: potrebbero renderci parte di un enorme – e significativo – campione statistico senza che noi ce ne rendiamo conto.

P.S: la stessa cosa succede anche con altri servizi in rete, come i motori di ricerca, ma questo già lo sapevate, no? ;)

Dottore, ho il mal di Wii…

Vera o no, questa notizia che leggo dall’ANSA sembra voler terrorizzare i possessori di una nota piattaforma di gaming e intrattenimento:

Il ‘colpo a vuoto’ dato da chi pratica uno sport davanti a uno schermo tenendo in mano un leggero telecomando puo’ causare traumi fisici. A lanciare l’allarme medici e fisioterapisti secondo i quali, nel movimento indotto dagli sport virtuali, mancano le premesse tecnico-strutturali sulle quali nascono gli sport reali e molti sono i risentimenti alla colonna vertebrale, per chi sottovaluta l’impegno muscolare del gesto atletico compiuto davanti alla consolle.

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Reporting 2.0

New York: un aereo della US Airways rompe le acque del fiume Hudson. Grazie al pilota, il comandante Chesley B. “Sully” Sullenberger III, equipaggio e passeggeri si salvano. Questa è la vera grande notizia che giustamente si è guadagnata gli onori della cronaca da parte di tutti i media del mondo.

Di contorno, un segno dei tempi: a bordo di uno dei ferry che si recano con tempestività sul luogo dell’incidente c’è Janis Krums, che con il suo iPhone scatta una fotografia alla scena che gli si presenta di fronte, le fa fare il giro del mondo via Twitter (con tanto di didascalia scritta “a caldo”: C’è un aereo nell’Hudson. Sono sul battello che va a prendere i passeggeri. Pazzesco). Ora quella foto compare su molti dei media che intutto il mondo parlano di questa vicenda.

aereohudson

ANSA da prestazione

Nel Disinformatico, Paolo Attivissimo segnala questa perla dell’ANSA che merita qualche riflessione.

La notizia come è stata pubblicata dall'ANSA il 12 gennaio 2008

La notizia come è stata pubblicata dall'ANSA il 12 gennaio 2008

La notizia, che è stata ripresa as is anche da altre testate (tra le quali il Giornale, il Mattino, Key4biz) e che l’agenzia di stampa ha mantenuto inviariata fino ad oggi, dice che è stata sviluppata una nuova tecnologia “codec” che – per spiegarla in termini concreti – consente di stipare su un floppy disk da 1,44 MB addirittura “20 minuti di filmato in qualità DVD, che pesano 3,1 Gigabyte”, con una capacità di archiviazione di 3-4 volte superiore a quella che si ottiene oggi.

Se quanto riportato dall’ANSA corrispondesse a verità, la notizia meriterebbe grande risalto, quantomeno per tributare gloria e onori (e proposte contrattuali) a chi ha sviluppato la mirabolante tecnologia. Il problema è che la verità è un’altra e ridimensiona (parecchio) la notizia, che rimane comunque interessante, al netto delle dovute precisazioni.

E’ sufficiente conoscere ciò di cui si sta parlando per capire che c’è qualcosa che non va. Tanto per cominciare, codec non è il nome proprio della tecnologia in questione, come un lettore poco preparato potrebbe essere indotto a credere: per codec si intende un dispositivo (anche software) utile a codificare o decodificare un segnale audio o video in forma digitale (nonché a comprimerne o decomprimerne i dati). Qualche dettaglio in merito è reperibile qui.

Chi poi è convinto che la matematica non sia un’opinione, sappia che in questo caso è stata addirittura interpretata: se si tratta di una tecnologia che offre una capacità di archiviazione di 3-4 volte superiore a quelle utilizzate oggi, significa che in un dischetto da 1,44 MB sarà possibile conservare contenuti che oggi occupano dai 4 ai 5,5 MB, non certo 3,1 GB (che se non erro è oltre 500 volte tanto).

E’ sufficiente, inoltre, approfondire l’argomento per saperne qualcosa di più: con una semplice ricerca si può sapere chi ha realizzato questa tecnologia (la Eco Controllo), che ne ha presentato i risultati lunedì scorso, specificando che su un floppy è possibile archiviare un filmato di 20 secondi (non minuti).

Intendiamoci, non è affatto un risultato trascurabile, anzi. Però, se l’argomento vi interessa, approfonditelo direttamente con Eco Controllo, oppure con il consorzio CeRICT: un progetto che ha alle spalle un investimento di 5 milioni di euro, finanziati per il 60% dal ministero per lo Sviluppo Economico, merita attenzione. Sotto molti punti di vista.

NNSquad Italia – Per una rete neutrale

Rilancio qui volentieri la notizia – diffusa da Stefano Quintarelli – della nascita di NNSquad Italia, costola italiana dell’iniziativa made in USA NNSquad.org che persegue l’obiettivo della neutralità della rete e ha, quindi, lo scopo di contribuire a mantenere Internet libera da restrizioni irragionevoli.

nnsquadit0

Stefano scrive:

In accordo con Lauren (nnsquad.org), abbiamo deciso di fare, oltre a quella in inglese, anche una mailing list in italiano. Cerchiamo un volontario per organizzarla. Se disponibili, potete scrivere direttamente a me (stefano (at) quintarelli.it)

Il progetto remade in Italy è coordinato da due nomi autorevoli: Vittorio Bertola e Stefano Quintarelli. Per saperne di più, l’indirizzo da cui partire è www.nnsquad.it

Se siete interessati a partecipare all’iniziativa, diffondete questa notizia. Se intendete sottoscriverla perché credete che l’obiettivo della neutralità della rete sia cosa buona e giusta, potete farlo a questo indirizzo.

Ah, per completezza di informazione: sempre allo scopo di far conoscere questo progetto, è stato creato anche un gruppo su Facebook, se voleste scatenarvi nel passaparola anche attraverso questo social network…

P.S.: se avete – o leggete – notizie interessanti sul tema della net neutrality e ritenete che meritino di essere evidenziate su NNSquad.it, segnalatele pure a me ;)

E li chiamano messaggini

SMS: Short Message Service. In italiano è il messaggino, un’invenzione di 16 anni fa (di cui l’anno scorso sintetizzai un po’ la genesi) che ha percorso parecchia strada, fondando il proprio successo su due fattori: sintesi e immediatezza. Negli USA si usa poco, ma da noi va alla grande e, a dire il vero, ha un successo planetario. Qualche numerino, giusto per capire quanto è cresciuto il suo utilizzo: durante le vacanze di Natale ‘99 (dal 25 dicembre a Capodanno), in tutto il mondo ne circolarono 100 milioni. Nel 2008, tra il 24 e il 25 dicembre ne sono stati trasmessi un miliardo.

Quante cose si possono fare con gli SMS? Tantissime. Chi li vede come un asettico strumento di comunicazione per quisquilie, smancerie e altri impieghi futili, si deve però ricredere, perché con un messaggino si possono fare cose molto utili: chi, ad esempio, non ha mai effettuato una donazione via SMS per un’iniziativa benefica? Ma al di là di questi nobili utilizzi (a proposito, attenzione a spedire gli SMS ai numeri giusti, altrimenti si fanno donazioni alle persone sbagliate), tra le notizie lette nel 2008, infatti, scopriamo ad esempio che con un messaggino:

E’ delle scorse ore, inoltre, la notizia che qualcuno ha pensato che l’SMS può essere perfetto come interruttore per i lampioni dell’illuminazione pubblica: Dieter Grote, cittadino di Lemgo (Germania), ha realizzato un sistema che, con un messaggino trasmesso ad un server, consente di accendere per un quarto d’ora i lampioni di una determinata strada. Spedire l’SMS a quel numero costa all’utente 50 centesimi di euro. Una stupidaggine? L’amministrazione comunale di Lemgo, dopo una sperimentazione di un anno, dichiara di aver conseguito un risparmio di circa 70mila euro in elettricità.

Be’, lunga vita ai messaggini, dunque… purché costino meno.