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20 anni di World Wide Web “pubblico”

30 aprile 1993: la tecnologia relativa al World Wide Web – o, più comunemente, Web – viene resa di pubblico dominio con una dichiarazione formale. Nata da un’idea di Tim Berners-Lee, rappresenta l’evoluzione di un progetto (che si chiamava inizialmente ENQUIRE) basato sull’ipertesto, con l’obiettivo di agevolare lo scambio di dati e informazioni tra ricercatori impegnati in esperimenti scientifici. La sua apertura ha cambiato il mondo.
Leggere la carta di credito con lo smartphone
Chi fa acquisti online con lo smartphone spesso trova che pagare online con la carta di credito sia un’operazione scomoda. Un’azienda francese sta lanciando ScanPay, una soluzione per acquisire rapidamente i dati della carta di credito: basta fotografarla e i dati vengono trasferiti alla piattaforma di pagamento.
Fai acquisti con lo smartphone? La useresti?
CD rotto, giustizia è sfatta
Un CD-ROM può diventare inutilizzabile? Assolutamente sì. Nel nostro Paese, però, può accadere che un CD-ROM contenente gli atti di un’inchiesta giudiziaria diventi illeggibile e per questo motivo i giudici, dal momento che non è possibile consultarne il contenuto, annullino un’ordinanza di custodia cautelare e rimettano in libertà gli indagati (poi tornati agli arresti per la riemessione dell’ordinanza, visti i gravi indizi di colpevolezza).
“La tecnologia non sempre aiuta e certamente l’uso del vecchio sistema cartaceo elimina questo tipo di inconvenienti”, aveva commentato uno dei difensori con una frase che farebbe rodere il fegato a chiunque conosca i concetti di copia e di backup, che dovrebbero essere prassi consueta soprattutto per chi gestisce informazioni importanti, sensibili o critiche, ma essere anche riconosciuti per legge. In questo caso non so se esista una norma che esclude l’ammissibilità degli atti contenuti in una copia del CD (che renderebbe vana ogni opportuna cautela eventualmente adottata), ma comunque da questa notizia emerge ancora una volta il digital divide culturale che regna nel nostro Paese. Perché – contrariamente a quanto osservato dall’avvocato – un uso consapevole della tecnologia, in realtà, avrebbe aiutato!
L’istella del web italiano
Devo ancora farmi un’idea di istella, nuovo motore di ricerca italiano lanciato da Tiscali. Al momento – nel dubbio – esprimo cauto ottimismo, trovando apprezzabilissimo che questo nuovo motore di ricerca non cataloghi, ne’ tracci gli utenti. Google lo fa, anzi fonda il proprio business proprio su queste attività, minando pesantemente la privacy di ognuno. Per questo motivo condivido l’osservazione scritta ieri da Marco sul New Blog Times: “se il buon giorno si vede dal mattino direi che istella (…) sia pronto per iniziare un riscatto tutto italiano”.
L’inizio è decisamente più promettente di quello di Volunia, ma per capirne il valore sarà necessario comprenderne bene anche il modello di business: «Venderemo la pubblicità e le parole chiave, ma potremo anche stringere accordi con le pubbliche amministrazioni e con gli editori», ha dichiarato Renato Soru, precisando “Vorremmo confrontarci, a livello di tecnologia, con i giornali e con i loro editori. Istella si propone di servire le testate che usano i motori di ricerca per il quotidiano lavoro redazionale. Speriamo di attivare una proficua sinergia”.
In ogni caso, un’informazione utile a chi tiene con particolare attenzione alla propria privacy: la procedura di registrazione può avvenire inserendo i propri dati, oppure connettendosi tramite un account Facebook. Ovviamente questa connessione prevede una condivisione di informazioni, è sempre bene esserne consapevoli.
Questa matita copiativa mi ha un po’ stancato
Ad ogni tornata elettorale si riaccende qua e là il dibattito sull’utilizzo di quell’obsoleto strumento che risponde al nome di matita copiativa, differente dalle comuni “matite da disegno” in quanto dotata di una mina composta non solo di grafite, ma anche di specifici pigmenti e coloranti derivati dall’anilina. Questo significa che ciò che viene tracciato con una mativa copiativa è sostanzialmente indelebile, cancellabile solo per abrasione (utilizzando una gomma si elimina solo la grafite, le tracce di pigmenti e coloranti restano, visibili anche in controluce), e comporta che un eventuale tentativo di cancellazione (con solventi, che però lasciano delle macchie) possa essere rilevato facilmente.
Il tratto di una matita precedentemente umettata può risultare più marcato, ma non è “più indelebile” di prima. Per quanto riguarda gli episodi rilevati alcuni anni fa (ma identici ad altri segnalati nelle scorse ore), relativi a matite che lasciavano un tratto cancellabile, è opportuno ricordare che non è mai stato appurato che le matite incriminate fossero realmente copiative, è anzi legittimo pensare che le mine di quelle matite fossero di sola grafite e che pertanto non dovessero far parte della dotazione dei seggi elettorali.
Tutto questo riguarda una scelta che risale al referendum con cui gli italiani hanno scelto tra monarchia e repubblica, ossia al 1946. Nel 2013 potremmo almeno cominciare a pensare al voto elettronico. Certo, tutti i cittadini dovrebbero essere dotati di una smart card e di un agevole accesso a Internet. Quindi dovrebbe anche esistere un’infrastruttura di telecomunicazioni tale da consentire a tutti di votare senza problemi attraverso una piattaforma idonea. Niente digital divide insomma, come in Estonia (tanto per citare un Paese dell’Unione Europea). Ma alla base di tutto questo il Paese dovrebbe aver adottato – o darsi una mossa ad adottare – una strategia adeguata a sfruttare la tecnologia a beneficio della popolazione, un piano costituito da un’insieme di iniziative che dovrebbe essere definito come agenda digitale. Quindi, purtroppo, è ancora molto presto.
Nuovo Office, cloud oriented
È stato presentato il nuovo Nuovo Office, e debutta la versione 365 Home Premium. È interessante: può essere scaricato e installato su computer (fino a 5, PC o Mac) o essere basato su cloud e – per un abbonamento di 99 Euro/anno - comprende Word, Excel, Access, PowerPoint, OneNote, Publisher e Outlook. Oltre alle applicazioni, c’è uno spazio SkyDrive pari a 27 GB più un’ora di telefonate a pagamento su Skype.
Microsoft sta puntando molto alle versioni 365 orientate al cloud, offerte ad un prezzo più conveniente di quello applicato alle installazioni convenzionali. Ecco i prezzi delle altre versioni, che valgono per un solo computer (ad eccezione della 365 dedicata agli studenti):
- Office Home and Student 2013, 119,00 euro
- Office Home and Business 2013, 269,00 euro
- Office Professional 2013, 539,00 euro
- Office 365 University, 79,00 euro/anno (per due computer).
DeleteMe, un’app per la privacy
Se siete molto attivi sul web e siete convinti – e ne avete ben donde – che la vostra privacy sia un valore e un diritto irrinunciabile, DeleteMe è l’app che fa per voi.
Foto, dati personali con indirizzi e numeri telefonici, orientamenti politici, religione, stato di salute sono dati utilissimi alle aziende che fanno data mining e text mining e a chi si occupa di profilazione degli utenti, soprattutto nel mondo dell’advertising, che sostiene tutte quelle attività accessibili gratuitamente su Internet.
DeleteMe va installata e alimentata con i dati personali dell’utente. Sarà l’app (al momento disponibile solo per iPhone e iPad) ad effettuare una scansione del web per trovare le pagine che li contengono e proporle, in un elenco, allo stesso utente, che potrà selezionare i siti web da cui vorrà essere cancellato. Sarà lo staff di Abine (l’azienda che ha realizzato l’app) ad occuparsi degli aspetti burocratici (la prima volta il servizio è a costo zero, eventuali richieste successive saranno fatturate).
Piccino!
In occasione del CES, la scorsa settimana, Dell ha presentato il suo Project Ophelia, che si identifica in un dispositivo sviluppato da Wyse che ha l’aspetto di un gadget, ma che in realtà è – probabilmente – il PC più tascabile del mondo.
Ha dimensioni paragonabili a quelle di una chiavetta, è dotato di sistema operativo Android 4.1, si può collegare alla porta USB di un televisore HD che supporta lo standard MHL e sfrutta le tecnologie wireless (Bluetooth e Wi-Fi) per collegarsi alle periferiche (a partire da tastiera e mouse/ trackball) e alla rete, condividendone così le risorse.
Possibili impieghi: innanzitutto potrebbe aggiungere funzionalità di Smart TV a monitor e televisori (collegamento Internet, riproduzione di contenuti multimediali), e offrire all’utente l’accesso al web e al proprio account di servizi di cloud computing, anche in casi di urgenza e in condizioni di “emergenza” (non a caso in alcune notizie rete viene chiamato anche CloudStick).
Un progetto interessante da seguire nelle sue evoluzioni (la commercializzazione dovrebbe essere avviata a metà 2013), per capire le reali potenzialità di questo nuovo microcomputer e per il prezzo, che potrebbe essere intorno ai 50 dollari.
Microsoft pensa alla domotica
R2 Studios, una società americana che si occupa di home automation nata neppure due anni fa, è stata acquisita da Microsoft dopo alcune trattative (che hanno coinvolto anche Apple e Google). In un articolo della scorsa settimana, il Wall Street Journal spiega che il fondatore Blake Krikorian (conosciuto per aver dato vita a Sling Media e fresco dimissionario dal board di Amazon) farà parte di un team di sviluppo presso l’azienda di Redmond, che da Krikorian ha rilevato i brevetti di alcune tecnologie di controllo per dispositivi elettronici.
R2 Studios è nota per R2 Control for Crestron, un’applicazione che offre ai device Android funzionalità di controllo per sistemi di domotica. Una prospettiva verosimile sarebbe quindi quella di vedere, in futuro, un’applicazione dello stesso tipo su Windows Phone, se non addirittura una piattaforma Microsoft (un’evoluzione della XBox, di Kinect, o di entrambe) che possa integrare intrattenimento domestico e domotica.
Uno smartphone con Ubuntu?
Mi intriga molto la possibilità di avere Ubuntu for phones sul mio smartphone. Soprattutto perché spero si tratti di un sistema operativo privo di quei problemi di privacy che affliggono Android. Peccato ci sia da aspettare ancora un annetto…
Vade retro, asteroide 2011 AG5
Una buona domenica a tutti! E – nonostante tutti i motivi di preoccupazione che ricaverete dalla lettura delle news di oggi – ricordate di tirare un bel sospiro di sollievo perché domani avete una ragione in più per brindare: l’asteroide 2011 AG5, nel 2040, non ci colpirà.
Apple e il display “curvo”
Pare che nel futuro di Apple possa materializzarsi un iPhone – ma potrebbe trattarsi anche di un altro dispositivo – con il display curvo o flessibile.
Instagram, ancora un mese e poi…
Conoscete Instagram? E’ una app famosissima, per iPhone e smartphone con Android, per editare foto, applicare filtri particolari alle foto e condividerle su una con altri utenti su una piattaforma disponibile su Internet, che Facebook ha acquistato la scorsa primavera pagandola oltre 700 milioni di dollari. Le possibilità di elaborazione delle foto, unite alla semplicità d’uso e alla gratuità, l’hanno resa molto popolare e sono moltissimi gli utenti che condividono foto trattate con Instagram anche sui social network.
Importanti novità attendono gli utenti di Instagram dal prossimo 16 gennaio 2013: come annuncia l’azienda dal proprio blog, sono in arrivo una nuova Privacy Policy e nuove Condizioni di servizio. L’annuncio è scritto solamente in inglese, e questo può rappresentare un problema per chi non lo conosce. Se volete risparmiarvene la lettura e/o la traduzione, mi permetto di offrirvi una sintesi dei più rilevanti dettagli (nei quali, si sa, si annida e nasconde il diavolo): dal 16 gennaio, gli utenti della piattaforma cederanno ad Instagram i diritti d’uso dei dati condivisi (foto, commenti – vostri o altrui – e qualunque altra informazione accessoria). Importantissimo è sapere che questi stessi dati potranno essere ricondivisi e venduti – anche a scopo pubblicitario – ad aziende che hanno rapporti commerciali con Instagram (cioè con Facebook).
La novità va vista da due fronti: uno è quello di Instagram (cioè di Facebook), cioè di una società che in questo modo trova una fonte di remunerazione ad un servizio che, come detto sopra, è gratuito. L’altro fronte è quello degli utilizzatori del servizio: nel ricordare che Instagram, esattamente come Facebook, prevede che l’età minima di un utente sia di 13 anni, non dobbiamo trascurare il fatto che esistono account che appartengono anche ad utenti di età inferiore, iscritti con la complicità di fratelli o genitori, pertanto consideriamo la cosa nel suo complesso. Tutto questo significa, fondamentalmente, che dal 16 gennaio dell’anno prossimo ogni foto e ogni informazione condivisa, anche se relativa a minori, potrebbe finire in una campagna pubblicitaria, senza che l’autore o il soggetto interessato abbiano concesso un consenso esplicito e senza percepire alcun compenso (Ah giusto, abbiamo già detto che è gratis?).
L’utente di un servizio di content sharing deve essere sempre consapevole di dove vanno le informazioni che condivide. Solo questa consapevolezza gli permette di decidere serenamente cosa fare: in questo caso, decidere se rimanere iscritto al servizio, oppure andarsene chiudendo l’account. In quest’ultima ipotesi, all’utente in procinto di disiscriversi - che potrebbe pensare di tenere per se’ le proprie foto – suggerisco di dare un’occhiata a Instaport o Instarchive.
UPDATE: Instagram fa retromarcia, dichiarando di essersi espressa male ed essere stata fraintesa (leggi il post successivo)
Tre milioni in tre giorni
Presentati il 23 ottobre e messi sul mercato a partire dal 2 novembre, il nuovo iPad di quarta generazione e l’iPad Mini hanno già toccato quota tre milioni di unità vendute. Dal comunicato diffuso da Apple non si capisce però lo share, non si sa quanto sia grande la fetta riservata all’iPad, ne’ quella del Mini. Comunque vada, è già un successo. Almeno per ora.
Help!
Ci si aspettava che Apple ieri presentasse l’iPad mini, e l’ha fatto.
Però – oltre al nuovo sottilissimo iMac e al nuovo MacBook con display Retina da 13″ – ha presentato anche il nuovo iPad, cioè la quarta generazione, che fa diventare vecchio l’iPad di terza generazione (di cui riprende l’aspetto estetico), uscito sul mercato come “nuovo iPad” più o meno sei mesi fa.
E adesso cosa farà chi era corso a sostituire il suo iPad 2 con il “nuovo iPad” nei mesi scorsi?










