Home » news
Archivi categoria: news
Non è un Paese per Internet
Ai molti che, da qualche tempo a questa parte, osservano con sospetto e diffidenza Twitter, Facebook e altri servizi Internet che necessiterebbero di una regolamentazione specifica per arginare minacce, insulti, calunnie, diffamazioni e turpiloquio in genere espressi via web, vorrei ricordare che esistono già leggi in materia valide per chiunque, che non discriminano tra scritte sui muri, lettere anonime e commenti sui blog, e che il reo di questi misfatti è più facilmente identificabile se li pone in essere su Internet (mentre scritte sui muri e lettere anonime rendono molto più complesso risalire all’autore).
Dietro al cosiddetto mondo virtuale di Internet ci sono persone in carne ed ossa, che compiono azioni reali di cui sono responsabili indipendentemente dallo strumento che utilizzano. La Rete può essere vista come uno strumento di comunicazione, o come un luogo. Entrambe queste concezioni sono estranee al concetto di responsabilità.
Osservando la stampa internazionale, possiamo constatare che questa tematica è dibattuta praticamente solo in Italia. Il problema non è che solo gli italiani se ne preoccupano, il problema è il fatto stesso che qualcuno pensi ad una regolamentazione specifica, senza comprendere che le leggi vanno applicate e fatte rispettare.
Viber va anche sul desktop
Ora che Viber ha anche la sua versione per desktop, la competizione con Skype (e WhatsApp) si fa ancora più interessante. Anche se, dal mio punto di vista, sarà dura scalzare la decennale presenza di Skype sul mercato: oggi Viber ha 200 milioni di utenti, Skype 600 milioni, e dalla sua parte ora c’è l’appartenenza al mondo Microsoft e la prospettiva di essere integrato nella piattaforma Office. Penso quindi che le possibilità di Viber consistano nel rimanere l’alternativa indipendente a Skype nella visione degli utenti che ormai lo ritengono uno standard per effettuare videochiamate.
Modernariato tecnologico
Alla veneranda età di SEI ANNI, il primo modello di iPhone (il cosiddetto 2G con connettività EDGE e 128 MB di Ram) sta per essere formalmente classificato vintage e obsoleto. Lo certifica la stessa Apple in un documento (pubblicato da 9to5Mac) che mette in soffitta anche alcuni Mac, decretando la cessazione di ogni attività di supporto.
Precisazioni sui tweet dal ministero
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha ritenuto opportuno comunicare ufficialmente che il ministro Fabrizio Saccomanni non dispone di alcun twitter. Tutte le presunte notizie che fanno riferimento a questo tweet sono destituite di ogni fondamento.
“Questo tweet” quale? Tenendo presente che per tweet si intende “un messaggio diffuso attraverso Twitter” e che dire “non dispone di alcun twitter” è come dire “non dispone di alcuna telecom” di una persona sprovvista di telefono, credo che il comunicato stampa parlasse implicitamente di questo:
Non guardate me, il ministro Saccomanni nel mio elenco non c’è. In ogni caso i fatti sono questi: Mario Draghi pare godere di ottima salute, il ministro Saccomanni pare non disponga di alcun account su Twitter, mentre qualche idiota pare abbia il vezzo di diffondere bufale sotto mentite spoglie. Iniziativa che, ci ricorda la Cassazione, è un reato previsto dall’Articolo 494 del codice penale, applicabile a “chiunque, al fine di procurare a sè o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona”. Mi attendo quindi che il ministero disponga accertamenti in tal senso, a tutela dell’autorevolezza delle istituzioni e degli strumenti di comunicazione da esse utilizzate.
Osservazione a margine della vicenda: è un peccato che il ministro Saccomanni non abbia un account Twitter certificato, tra i suoi colleghi ormai è in minoranza.
UPDATE: Dopo un paio d’ore, la prima frase del comunicato è stata corretta come segue: “Il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Fabrizio Saccomanni, non dispone di alcun account twitter, né istituzionale, né personale”. Nel frattempo, l’account twitter incriminato è stato rimosso.
Il governo su Twitter
Per iniziare la settimana parlando di stretta attualità, ecco la composizione del Governo della Repubblica Italiana, con i contatti pubblici su Twitter, personali e/o dei ministeri.
Presidenza
- Presidente del Consiglio dei Ministri: Enrico Letta - @EnricoLetta - @Palazzo_Chigi
- Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e Segretario del Consiglio dei Ministri: Filippo Patroni Griffi
- Vice Presidente e Ministro dell’interno: Angelino Alfano - @angealfa
Ministri senza portafoglio
- Affari europei: Enzo Moavero Milanesi
- Affari regionali e autonomie: Graziano Delrio - @graziano_delrio
- Coesione Territoriale: Carlo Trigilia – @MinCoesione
- Rapporti con il Parlamento e coordinamento attività di Governo: Dario Franceschini - @dariofrance
- Riforme costituzionali: Gaetano Quagliariello - @QuagliarielloG
- Integrazione: Cécile Kyenge - @ckyenge
- Pari opportunità, sport e politche giovanili: Josefa Idem - @josefaidem
- Pubblica amministrazione e semplificazione: Giampiero D’Alia - @gianpierodalia
Ministri con portafoglio
- Affari esteri: Emma Bonino - @emmabonino - @FarnesinaPress
- Giustizia: Annamaria Cancellieri
- Difesa: Mario Mauro – @MarioMauro - @MinisteroDifesa
- Economia e Finanze: Fabrizio Saccomanni
- Sviluppo Economico: Flavio Zanonato - @flaviozanonato - @MinSviluppo
- Infrastrutture e trasporti : Maurizio Lupi - @Maurizio_Lupi - @mitgov
- Politiche Agricole: Nunzia Di Girolamo - @N_DeGirolamo
- Ambiente, tutela del territorio e mare: Andrea Orlando - @AndreaOrlandosp - @minambienteIT
- Lavoro: Enrico Giovannini
- Istruzione: Maria Chiara Carrozza - @MC_Carro - @MiurSocial
- Beni culturali e turismo: Massimo Brai - @massimobray - @Mi_BAC
- Salute: Beatrice Lorenzin - @bealorenzin
Gli account personali sono ben 17 su 23 componenti, un bel record. Oltre alle numerose urgenze che questo Governo deve affrontare, sarebbe bello che questa presenza su Twitter aumentasse e che non rappresentasse solo una facciata, ma una reale disponibilità all’ascolto e al confronto.
Internet non è la scuola del terrore
Sul Giornale di oggi c’è un articolo intitolato “Internet è la vera scuola del terrore”, che esordendo con la frase “La maggiore scuola del terrore è il web, il fiore più carnoso della grande serra della democrazia” individua nel web “la patria dell’indottrinamento dei due giovani” sospettati degli attentati di Boston.
Non dimenticando che su Internet è possibile trovare contenuti di varia natura, non è superfluo osservare che titolo e incipit di quell’articolo, ancor più del testo che li approfondisce, costituiscono una miope inquadratura di un problema con radici ben più profonde e distanti dal web che, come spesso accade – anziché strumento, quale è – viene invece erroneamente indicato come agente. Titolo e incipit sono fuorvianti perché fanno apparire Internet come una sorta di colpevole primario, demonizzandolo agli occhi di un lettore poco attento che potrebbe essere indotto ad evitarlo completamente, nonostante le sue numerose possibilità di utilizzo virtuoso.
Dall’Internet “candidata al premio Nobel per la pace” fino all’accusa di essere “la vera scuola del terrore” possiamo trovare numerose posizioni e opinioni intermedie. Ma non va dimenticato che uno strumento – quando i suoi utilizzi sono molteplici – non può avere carattere negativo o positivo, mentre può averlo il contegno di chi lo utilizza, proprio per come lo utilizza, e parlando del web è opportuno (anzi, necessario) distinguere il mezzo dai contenuti e individuare correttamente le responsabilità.
Leggere la carta di credito con lo smartphone
Chi fa acquisti online con lo smartphone spesso trova che pagare online con la carta di credito sia un’operazione scomoda. Un’azienda francese sta lanciando ScanPay, una soluzione per acquisire rapidamente i dati della carta di credito: basta fotografarla e i dati vengono trasferiti alla piattaforma di pagamento.
Fai acquisti con lo smartphone? La useresti?
WhatsApp: “Nessun accordo con Google”
A tutte le considerazioni che si possono fare in merito al legittimo interesse di business che motiverebbe Google a sborsare un miliardo di dollari per WhatsApp - ampiamente rumoreggiato da mezzo mondo e ben illustrato da Marco in un documentato post su The New Blog Times – varrebbe la pena aggiungere che la notizia delle trattative (partita da DigitalTrends) è appena stata smentita dai vertici della stessa WhatsApp.
Questo non significa che l’indiscrezione di DigitalTrends sia destituita di fondamento, ma tutto questo sembra utile a far lievitare le quotazioni dell’azienda per una possibile cessione.
Il Facebook-phone che non c’è, e forse non ci sarà
Alla fine, il Facebook-phone, cioè il tanto atteso telefonino di Facebook, oggi non esiste: l’unica novità è l’anticipazione dello smartphone HTC First con Android, con una specifica interfaccia dedicata al social network chiamata Home, che sarà comunque utilizzabile su altri dispositivi dotati del sistema operativo firmato da Google.
Quindi, anche se tutto questo sarà disponibile dal 12 aprile, il Facebook-phone non esiste ancora. Esiste Facebook Home, che è in realtà un programma, ossia un progetto articolato che tecnicamente prevede una declinazione di Android appositamente customizzata e commercialmente serve a sviluppare partnership strategiche con produttori di dispositivi e operatori di telefonia mobile, che potrebbero indubbiamente avere interesse a collaborare con un social network che vanta oltre un miliardo di utenti. Questo orientamento di business induce a credere che un vero e proprio “telefonino di Facebook” non ci sarà nemmeno domani.
Un meteo nell’occhio del ciclone
Come dicevo la scorsa estate, nei servizi di previsioni meteo di nuova generazione c’è un’agguerrita concorrenza, ma credo che alla maggior parte di noi basterebbe poter contare sull’autorevolezza di chi fornisce previsioni attendibili. La mancanza di attendibilità supporta le ragioni del presidente della Regione Veneto Luca Zaia, che chiede di oscurare l’area veneta dalle previsioni dei servizi meteo privati (“colpevoli” di aver dirottato altrove i vacanzieri) e suggerisce di seguire solamente quelle dell’ARPAV, riservandosi la possibilità di chiedere i danni a chi ha fornito previsioni meteo errate e danneggiato il turismo in regione (auspicando che poi non sbagli anche l’ARPAV).
Buona Pasqua
Vi auguro di trascorrere serenamente queste giornate. Il tempo non è il massimo, la situazione attuale è vicina al minimo, ma se potete, provateci.
Attacco notevole, ma non apocalittico
Il putiferio che in queste ore viene dipinto con tinte apocalittiche e indicato come “il più grande cyber-attacco della storia” (o addirittura “l’attacco hacker che ha quasi distrutto internet”) sarebbe la degenerazione di una diatriba digitale. In realtà la vicenda appare largamente sovradimensionata: meno allarmante di come è stata trattata da molti, sarebbe nata da un attacco perpetrato ai danni di Spamhaus (che aggiorna una black list di generatori di spam, molto utilizzata) da parte di Cyberbunker, un hosting provider olandese, che “indispettito” per essere finito nella lista dei cattivi avrebbe pensato bene di spedire un po’ di fuffa digitale a Spamhaus, abbastanza da bloccarne l’attività.
Concordo sul fatto che l’evento sia indubbiamente considerevole: i due si sarebbero scambiati un botta-e-risposta che avrebbe raggiunto picchi da 300 Gbps (si parla di 300 Gigabit al secondo, circa 35 Gigabyte). Spamhaus, coadiuvata da CloudFlare, sarebbe riuscita a parare i colpi e a costringere Cyberbunker a orientare i propri attacchi altrove.
L’attacco si sarebbe quindi propagato anche ad alcuni Internet Exchange (quello che ha subito maggiori disservizi è il Linx, che il 23 marzo per un’ora ha lavorato al 50% delle proprie possibilità).
Tuttavia, analizzando alcune rilevazioni in tempo reale fornite da vari servizi disponibili sul web, non sembra affatto di essere vicini alla distruzione di Internet: il Real-Time Web Monitor di Akamai evidenzia effettivamente i picchi di traffico nelle zone interessate da questa vicenda, ma a livello globale mostra una situazione piuttosto tranquilla.
Come suggerito da un equilibrato articolo di Gizmodo, inoltre, è possibile consultare anche il traffico mensile rilevato da Internet Traffic Report.
Osservandolo notiamo anzi che all’inizio di marzo c’è stato di peggio (maggiori picchi di traffico, generati probabilmente da altre cause), ma nessuno ne ha parlato con l’enfasi di questi giorni e in effetti Internet è ancora in piedi, nonostante da qualche parte si legga che si è trattato di “qualcosa di simile alle bombe nucleari”, armi che però disintegrano, mentre finora al massimo abbiamo assistito a eventi temporanei.
Quindi è doveroso osservare questi fenomeni con molta attenzione, ma è opportuno porre altrettanta attenzione anche ai termini utilizzati per parlarne.
Crisi e confusione
Magdi Allam considera chiuso il suo cammino di conversione al cattolicesimo e al Giornale non capiscono più nulla (a meno che quel titolo sottintenda un inaspettato rimpasto deliberato dal Vaticano).
P.S.: Poi in mattinata hanno sistemato (quasi) tutto
20 marzo, Giornata Internazionale della Felicità
Oggi, 20 Marzo 2013, si celebra la prima Giornata Internazionale della Felicità, deliberata dall’Assemblea generale dell’ONU su proposta del Regno del Bhutan.
Giornate (iniziative) come questa hanno lo scopo dichiarato di sensibilizzare e riflettere su un tema, affinché tutti se lo pongano come obiettivo da perseguire. In quest’ottica, però, a me piacerebbe molto che venisse indetta anche una giornata del rispetto, inteso nel suo complesso.
Fumata bianca… anche dalle campane!?
Alle 20.00 di oggi, Corriere.it pubblica il video della fumata bianca che preannuncia l’elezione di papa Francesco. Nella didascalia, scrive:
Alle 19.06 fumata bianca dal comignolo sulla Cappella Sistina, e dai fedeli radunati in Piazza San Pietro si è levato un boato di gioia, mentre le campane della basilica hanno cominciato a fumare.
Ah, la fretta!














