Banda larga, attendere prego

Il 18 ottobre, cioè 19 giorni fa, riportavo qui le dichiarazioni del ministro Brunetta in merito al futuro del broad band italiano, di cui avevo evidenziato la frase“Conto di avere due mega di banda larga per tutti a partire dal 2010″, un obiettivo ambizioso per i tempi (ristretti) e per il budget (sì, anch’esso ristretto) previsto a livello governativo in 800 milioni di euro, in merito al quale avevo scritto “cifra che auspico resti destinata allo scopo dichiarato”.

Ed ecco la batosta di questi giorni, che pesa come un macigno sul capo di chi nutriva speranze (derivate da fonti istituzionali) sulla dichiarata possibilità di riduzione ed eliminazione del digital divide: gli investimenti previsti rimarranno congelati fino alla fine della crisi perché “il governo ha cambiato l’ordine delle priorità” e quindi – ha spiegato il sottosegretario Gianni Letta – il Governo ha dovuto “riconsiderare le cose per dare la precedenza a questioni come gli ammortizzatori sociali perché l’occupazione è la nostra principale preoccupazione”.

La crisi, però, c’era anche venti giorni fa, prima delle promesse del ministro Brunetta. Non lo avevano informato di nulla?

Il concetto del congelamento dei fondi mi è chiaro, tiene fede alla dichiarata destinazione degli 800 milioni di euro, il cui investimento verrebbe rinviato a data da destinarsi, invece di essere impiegato fin da ora nello sviluppo e nella realizzazione di progetti di nuove infrastrutture di telecomunicazioni. Che avrebbero avuto, tra l’altro, riflessi immediati e tangibili anche sullo sviluppo occupazionale del settore…

Immagino dunque che il Governo, nel nuovo ordine di priorità, abbia pensato di favorire in modo duraturo l’occupazione di altri settori. La banda larga – con l’innovazione che può favorire – quanto dovrà aspettare, per essere seriamente presa in considerazione come volano dell’economia e della crescita del PIL? Speriamo poco.

IuTu on IuTub (U2 on YouTube)

Che gli U2 conoscano benissimo le potenzialità pubblicitarie di Internet è cosa nota: da qualche tempo fa notizia, e non a caso, il binomio (anche fonetico) che unisce il loro nome a quello di YouTube per via di numerose anticipazioni – più o meno incontrollate – che alcuni pirati avrebbero pubblicato in relazioni ad alcuni brani della band irlandese.

Ora il binomio acquista un sapore da joint-venture, o quantomeno da partnership, dal momento che il concerto che domenica prossima gli U2 terranno al Rose Bowl di Pasadena sarà interamente trasmesso in streaming proprio su YouTube. L’unico sacrificio chiesto ai fan italiani (dotati di connessione broad band) sarà la levataccia, dal momento che l’evento andrà in onda online alle 20.30 ora locale e legale (che in Italia, già in ora solare, dovrebbe corrispondere alle 4.30 del mattino, se non erro).

Sky si inchina al digitale terrestre

Se non puoi combatterli, unisciti a loro.

E’ questo il sunto della strategia pensata da Sky per il mercato della tv digitale terrestre: da dicembre, il decoder satellitare del gruppo di Rupert Murdoch potrà integrare anche funzioni di zapper per il digitale terrestre, grazie ad una digital key (‘na chiavetta USB, insomma) da collegare al dispositivo. Ne parla questa notizia ASCA:

A partire da dicembre, per consentire ai propri abbonati di completare il passaggio alla tv digitale accedendo anche ai canali gratuiti disponibili sul digitale terrestre, Sky lancera’ sul mercato la ‘Digital Key’, una piccola penna Usb con funzione di sintonizzatore tv digitale terrestre che, collegata al decoder Sky Hd, o My Sky Hd, consentira’ di accedere a tutti i canali in chiaro disponibili sul digitale terrestre in modo semplice ed economico. La ‘Digital Key integrera’ nella Guida Tv Sky la programmazione dei canali digitali consentendo di fare zapping su tutta l’offerta digitale in chiaro senza cambiare telecomando.

Due piccioni con una fava: Sky, con questa offerta, accontenta i propri clienti (che in questo modo non si vedranno costretti ad aggiungere un altro decoder al proprio televisore) e concretizza, con l’artificio della chiavetta USB, l’obiettivo del decoder unico che consente al cliente Sky di fruire anche dei vari canali Rai diffusi sul digitale terrestre, con buona pace della TV di Stato che la scorsa estate ha abbandonato la piattaforma satellitare.

Ma a parte quella che da un lato sembra un’astuta sceltra di business e dall’altro una contraddizione apparentemente inspiegabile, il punto è un altro, come spiega Mauro Vergari:

Peccato che così facendo vengono lesi due diritti fondamentali degli utenti. Il primo è quello di garantire al consumatore la libera scelta della piattaforma trasmissiva da utilizzare, il secondo , di garantire ai 3.000.000 e passa di utenti che non ricevono il segnale terrestre di vedere tutti i canali televisivi attraverso la parabola. Ma a SKY, come agli altri broadcaster, non interessa nulla delle persone, a loro interessa solo farsi guerra.

Agcom se ci sei batti un colpo.

Libertà di riprografia

Seppur impegnato (ancora per qualche giorno) in un progetto “tosto” i cui postumi quotidiani, nelle ore serali, mi fanno preferire molte altre attività all’utilizzo di un computer, non mi faccio mai mancare una lettura a ciò che accade nel mondo e in Rete. E noto che, se il tema della libertà di stampa sta scaldando gli animi di lettori, giornalisti ed editori, quello della qualità di stampa (che comunque vi si correla) dovrebbe nondimeno interessare i medesimi soggetti interessati. Qualcuno sembra però ignorarlo, come si deduce dall’emblematica segnalazione che Massimo Mantellini ha raccolto:

Giorgio mi segnala questo articolo de IlSole24ore composto prendendo di peso una voce di Wikipedia sul Lodo Mondadori ed aggiungendo un paio di aggettivi e di virgole. Alla fine del pezzo fra parentesi c’e’ scritto “Rielaborazione da Wikipedia”. Poco piu’ sotto c’e’ invece “Riproduzione riservata”. Direi che proprio non ci siamo.

Sottoscrivo, per tutte le testate che insistono con l’inserimento della dicitura © RIPRODUZIONE RISERVATA anche sotto i comunicati stampa copiaincollati.

Un ROI meditato

Google vuole evidentemente espandere il settore – per lei vitale – del web-advertising e ora lancia Ad Exchange, evoluzione dell’omonimo servizio DoubleClick acquistato dal gruppo di Mountain View un anno e mezzo fa per 3 miliardi di dollari. Era ora che si pensasse ad un ritorno su quell’investimento…

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Mike

Senza toccare l’argomento politica, solo una neutra constatazione: la scomparsa di Mike Bongiorno fa pensare che, nella vita di una persona, sia difficile mandare giù certi bocconi.

Facebook, FriendFeed e il social network che verrà

Con un colpo di scena estivo, Facebook ha annunciato che metterà le proprie mani su FriendFeed, il servizio di content-sharing in real time fondato da alcuni transfughi di Google.

friendfeed-facebook

Meno conosciuto di Facebook, FriendFeed è un servizio che consente di integrare/aggregare in un’unica home i contenuti dei vari account che un utente ha su più piattaforme di social network o di micro-blogging e di seguire le tracce lasciate in Rete (Facebook, Twitter, Flickr, eccetera) da altri amici o contatti.

Qualcuno ritiene si tratti di un servizio utilizzato da una sorta di elite, e che Facebook abbia una natura più abbordabile e si possa adattare alla massa. Ora il fatto che il secondo, più popolare, acquisti il primo, più elitario, può suscitare reazioni contrastanti. Qualcuno teme che si possa arrivare ad un mix dei due (FaceFeed? FriendBook?), ma credo che fasciarsi la testa oggi sul futuro di FriendFeed sia prematuro.

Di certo, con questa acquisizione, Facebook riesce ad accaparrarsi un notevole know-how nel campo della ricerca delle news in real time e a lanciare così un guanto di sfida a Twitter. Speriamo che le sinergie vengano sfruttate in questo settore e non per propagare su una nuova piattaforma la possibilità di generare e diffondere applicazioni stupide del tipo “Scopri che personaggio dei Barbapapà sei”…

Intanto, in barba all’italico relax agostano, le novità fioccano copiose. L’ultima si chiama Facebook Lite ;)

Dai, su, diteci chi è stato

L’attacco DDoS (Distributed Denial of Service) che ieri ha colpito Twitter in realtà ha interessato anche Facebook, seppur con conseguenze meno pesanti. Mentre i due servizi indagano sull’origine dell’attacco senza fornire pubblicamente informazioni, Angelo Aquaro sventaglia ipotesi a 360 gradi per Repubblica e Michael “furless-tongue” Arrington di TechCrunch si lascia sfuggire una pista che potrerebbe a qualche teenager:

We’ve also heard that Facebook and Twitter are working together to figure out exactly which 15 year olds are responsible for organizing the attack.

Sarebbe già noto, invece, il vero bersaglio dell’attacco.

La giusta cura

In Cina alcune cliniche offrono cure riabilitative a chi è affetto da dipendenza da Internet. Presso il Guangxi Qihang Survival Training Camp, però, alcuni aguzzini supervisori hanno utilizzato metodi curativi eccessivi, che per un ragazzo di 16 anni si sono rivelati mortali:

A teenager sent by his parents to a boot camp to cure his Internet addiction died after he was beaten by camp supervisors, police in the Guangxi Zhuang Autonomous Region claimed yesterday.

Prendo questa notizia (un episodio certamente estremo, ma purtroppo realmente accaduto) come spunto per sottolineare quanto sia importante prendere coscienza di un problema come la dipendenza da Internet e della necessità di fermarsi prima di raggiungere a simili livelli di emergenza, considerando il semplice concetto di disintossicazione, come ha osservato qualche giorno fa Massimo Mantellini.

Fortunatamente – in casi più critici – c’è chi affronta questo serio problema con un approccio più costruttivo e non certo violento.

Internet, miti da sfatare

I risultati di una ricerca Nielsen segnalata oggi da Stefano Quintarelli demoliscono a suon di numeri alcuni luoghi comuni sul rapporto tra giovani americani e Internet. Efficace la tabella di sintesi compilata da Stefano:

MITO REALTA’
I ragazzi usano 10 schermi contemporaneamente E’ piu’ probabile che i ragazzi usano un media per volta più di quanto fanno gli adulti
I ragazzi abbandonano la TV per i nuovi media Falso: guardano più televisione di sempre
Sono i ragazzi quelli che guardano più video online Falso: guardano meno video online delle persone più grandi
Il video su mobile costa troppo per i ragazzi I ragazzi costituiscono il 20% dgli utenti di video mobile e guardano più video dell’utente medio
I ragazzi sono gli utenti di internet più avidi I ragazzi sono sul web meno della metà degli altri utenti
Il cinema costa troppo ed è troppo “vecchio” I ragazzi vanno al cinema piu’ di qualsiasi altra fascia di utenti
I ragazzi passano tutto il tempo sui videogiochi I ragazzi costituiscono solo il 23% della audience delle console di videogiochi e meno del 10% dei minuti passati a giocare su PC

Da Nielsen precisano inoltre che i teenager leggono giornali, ascoltano la radio, e mostrano di essere molto “ricettivi” in tema di pubblicità. Esattamente come gli adulti, di cui condividono i gusti per quanto riguarda programmi televisivi e siti web visitati.

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La Rete è spesso un capro espiatorio

Nuova variazione sul tema dell’insulsa volontà di criminalizzazione della Rete: si stanno diffondendo in queste ore, tramite varie agenzie di stampa, le dichiarazioni rilasciate da Vincent Nichols, arcivescovo di Westminster e primate d’Inghilterra e Galles, secondo il quale (leggo da alcuni titoli pubblicati) Facebook “spingerebbe i giovani al suicidio” (sigh).

In una delle tante notizie si spiega che, secondo l’eminente prelato, l’abuso di questi strumenti (social network, ma anche e-mail ed sms) crea relazioni sempre più superficiali, in cui il numero degli amici e’ piu’ importante della qualita’ delle relazioni, e ciò farebbe aumentare il rischio di suicidio fra i giovani perché “tra i giovani spesso un fattore chiave nel commettere suicidio e’ il trauma di una relazione transitoria. Si gettano in un’amicizia o in una rete di amicizie, poi quando questa crolla si ritrovano disperati”.

A conferma della sua teoria Nichols ha citato il caso della 15enne Megan Gillan, che la scorsa settimana si e’ tolta la vita dopo essere stata presa pesantemente in giro su una chat di un altro social network, Bebo. Il Sunday Times, chiude l’articolo rivelando un’apparente incongruenza perche’ su Facebook ci sia un Vincent Nichols che afferma di essere l’arcivescovo di Westminster, che cita correttamente come indirizzo di casa Ambrosden Avenue a Westminster, e che conta 336 amici.

Presente o meno su Facebook, l’arcivescovo Nichols dovrebbe solamente tenere presente che nei social network, e più generalmente in Internet, non avviene nulla di diverso da quanto già accade nel mondo reale. Certe condizioni di disagio non hanno certo le loro radici in Rete, ma spesso è comodo prenderla come capro espiatorio.

Microsoft abbatte SoapBox, mai-rivale di YouTube

Lanciato nel 2006 da Microsoft con l’ambizione di sfidare YouTube e conquistare il mercato del video-sharing (si prevedeva “un successo immediato del servizio grazie ai 4 milioni di visitatori unici al mese raccolti da MSN”), alla fine SoapBox chiuderà il 31 agosto.

Paul is dead? Not yet (maybe)

La storia di copertina proposta dall’ultimo numero di Wired è, a mio avviso, affascinante ed inquietante allo stesso tempo. Alla base c’è la nota leggenda denominata Paul is Dead, il cui protagonista, Paul McCartney, sarebbe morto in un incidente stradale il 9 novembre 1966 e l’uomo che ne porta il nome da allora sarebbe in realtà l’ex poliziotto William Campbell, un sosia collocato nella vita privata e pubblica del cantante per non compromettere la trionfale carriera dei Beatles.

Sulla storia, che già si contraddistingue per avere una linearità contraria rispetto a quelle legate ad altre star (come quella che vuole Elvis Presley ancora vivo, dimostrandolo con presunti avvistamenti), hanno indagato Gabriella Carlesi (anatomopatologa) e Francesco Gavazzeni (informatico), partiti nel 2006 con la convinzione di confutare rapidamente gli assunti della leggenda e arrivati, in seguito ad una serie di rilevazioni antropometriche – rilevate da immagini scattate prima e dopo il 1966 – a risultati sorprendenti, che porterebbero a dimostrare che tutto ciò che ruota attorno a Paul is Dead è quantomeno verosimile.

Non voglio entrare nel merito delle rilevazioni e delle valutazioni formulate dai due periti: ai miei occhi di profano, non ho modo di rendermi conto delle differenze craniometriche evidenziate nelle fotografie che ritraggono Paul McCartney prima e dopo il 1966. Differenze che, peraltro, ritenevo insignificanti in quanto – a mio avviso – spiegabili con una posa leggermente diversa, o dovute all’invecchiamento.

Volendo però rimanere nel novero di coloro che trovano la leggenda tanto inverosimile quanto degna della sceneggiatura di una fiction, sottolineo innanzitutto una cosa: «I dubbi sono molto forti e le discordanze numerose, ma non ci si può esprimere ancora con assoluta certezza” ha osservato la dott.ssa Carlesi, che considera inoltre: “Comunque, se sostituzione c’è stata, il vero capolavoro è stato quello di trovare un sosia con caratteristiche antropometriche tutto sommato molto vicine all’originale“.

Un sosia somigliante, musicista e per di più mancino, cone l’originale. Ma non essendo possibile effettuare alcuna analisi del DNA, visto che si tratta di un cantante, ossia di un musicista che lavora anche di voce, perché nessuno sembra aver preso in considerazione il ricco materiale disponibile nella discografia di Paul McCartney per fare un confronto tra le varie canzoni (live inclusi), con riguardo allo spettro emesso dalle sue corde vocali?

Italia.it 2.0 (ossia: secondo atto)

Grazie all’amico Aghost mi sono accorto della pubblicazione online della nuova versione del portalone turistico Italia.it. Il prodotto appare corposo e probabilmente è necessario investire un po’ di tempo per capirne bene la qualità, ma a prima vista già si possono formulare alcuni commenti.

Innanzitutto l’impatto visivo è nettamente migliore del precedente. Aghost ha ragione, ci voleva poco, ma se non altro l’arretratezza tecnologica che caratterizzava il vecchio Italia.it è finalmente superata.

Sui contenuti credo ci sia ancora da lavorare. Volendo parlare con cognizione di causa, come Aghost si è fiondato a vedere la sua regione (il Trentino – Alto Adige), io mi sono buttato per qualche minuto sulla mia, la Lombardia, che peraltro è la stessa del Ministro del Turismo che ha voluto firmare il sito (siglando le “cartoline” che compaiono in testata – per inciso, io avrei scritto “Ministero” anziché “Ministro”, giusto per rendere la cosa più impersonale).

Dicevo: nel testo della mia regione ho trovato, con meraviglia, imprecisioni evitabili. Ne segnalo due immediatamente evidenti:

- il Lago d’Iseo che include la zona della Franciacorta – in verità la Franciacorta è una zona che comprende l’area meridionale del lago d’Iseo, non è certo il lago ad includerla…

- La Lombardia ha una vasta offerta di località sciistiche, basti pensare alla Valsassina ed alla Valtellina, con le rinomate località turistiche di Livigno e Medesimo per citarne solo alcune – Medesimo in realtà si chiama Madesimo, ma forse – parlando di stazioni sciistiche – sarebbe stato meglio non dimenticare località molto note come Bormio e Ponte di Legno…

Più avanti approfondirò la consultazione del portalone, al momento però il giudizio iniziale dice “senza infamia, senza lode”.

Francia, disarmata l’HADOPI

Dalla Francia arriva una buona notizia dal fronte della libertà di comunicazione e di espressione in Rete: il Consiglio Costituzionale, chiamato ad esaminare la dottrina Sarkozy, l’ha definita anticostituzionale per la parte in cui si dava all’HADOPI il potere di punire, con il distacco della connessione Internet, un utente ritenuto colpevole di download ritenuti illegali.

Quando il saggio indica la luna

…lo sciocco guarda il dito (proverbio orientale)

Nella vicenda che ha coinvolto una tredicenne sedotta dall’attore conosciuto su Facebook (Alessio Saro, alias Billy Ballo o Nick Malanno, per chi segue le produzioni demenziali di Maccio Capatonda & C.) si sono creati, come previsto, i gruppi di innocentisti e colpevolisti in entrambe le direzioni (c’è chi dice che lei, novella Lolita, ha sedotto l’attore che sarebbe la reale vittima del caso, oltre a chi vede, nel 33enne, l’orco che ha irretito la “bambina”).

Ma non è tutto: trasversalmente, come previsto anche qui, non poteva mancare la fazione formata da chi attribuisce al social network la responsabilità per aver creato un’occasione per far conoscere le due persone. A rigore di logica e buon senso, in effetti, questa fazione poteva, anzi doveva mancare, ma considerata la diffusa mancanza di cultura tecnologica e digitale non c’è da stupirsi.

Ne ho parlato in questo articolo: il problema, come al solito, è dato dal fatto che si confondono le azioni delle persone con gli strumenti. Il fatto che i due si siano conosciuti attraverso Facebook è irrilevante: se si fossero conosciuti in un pub o in spiaggia, l’opinione pubblica avrebbe mai ritenuto il pub o la spiaggia responsabili di quanto accaduto? Ho qualche dubbio…

Wolfram|Alpha, pronto a stupire

Ho provato ad avventurarmi un po’ in Wolfram|Alpha, il motore computazionale semantico che interpreta le domande poste da un utente e propone risposte mirate, basando le proprie elaborazioni su ricerche in Internet e su database privati.

wolfram

Mi sono trovato di fronte a una stupefacente capacità di aggregare e fornire informazioni come nessun altro servizio web può fare (ne’ un motore di ricerca come Google, ne’ una risorsa come Wikipedia, quantomeno nell’approccio). Esistono, come sottolinea Paolo, dei vincoli dovuti alle fonti da cui vengono attinti i dati, ma sono convinto che nei prossimi tempi attirerà sempre più utenti, la sua capacità di elaborazione crescerà e assumerà un ruolo da protagonista della Rete (problemi di copyright delle fonti permettendo).

Le domande a cui WA è in grado di rispondere (al momento io ho provato solo ad esprimermi in inglese perché purtroppo al momento è l’unica lingua supportata) sono molte: volete sapere le previsioni del tempo per il prossimo weekend a Venezia? Provate a scrivere “weather venice next weekend” (potete chiedere la stessa informazione per altre località nel mondo) e lui ve le fornirà. Vi serve conoscere la lunghezza del Golden Gate? Scrivete length golden gate bridge e lui risponderà (esprimendola in varie unità di misura). WA vi saprà dire anche, ad esempio, quando sarà Pasqua nel 2010 o nel 2100. Opportunità non trascurabile, è possibile avere in formato PDF la scheda relativa alla risposta ottenuta.

Provatelo anche voi, sbizzarrendovi con le vostre curiosità… Per adesso può essere preso come un gioco, ma presto potrebbe diventare una preziosa fonte di informazione e conoscenza. Teniamolo sott’occhio e, intanto, vediamo cosa c’è dietro:

Google pedala e cammina

La GoogleCar, quella strana auto che gira per le strade con un’apparecchiatura fotografica montata sul tetto per immortalare il mondo e riproporlo su StreetView, non può andare dappertutto: in Vicolo Stretto, come in tutti i passaggi stradali interdetti al traffico automobilistico, non può passare. Per questo motivo, oltre che per le numerose lamentele ricevute per l’eccessiva altezza delle fotocamere (possono violare la privacy altrui) Google ha trovato una soluzione: un poco vistoso triciclo per adulti.

Ma c’è una soluzione per i percorsi che si rivelano difficili anche per le tre ruote, che taglia la testa al toro (e a ogni GoogleVehicle): Mantellini (via Matteo Bordone su FF), segnala l’avvistamento di un GooglePawn a Venezia, dove mi sarei aspettato un GoogleFerry

Message in a Shuttle

Intorno alla missione STS-125 dello Space Shuttle Atlantis si è venuta a creare, a mio parere, un’atmosfera particolarmente coinvolgente, soprattutto per chi si interessa di tecnologia e di cultura digitale. Non so se sia merito di iniziative come la diretta streaming o il thread live realizzati da Forumastronautico.it (bravi!), ma questa missione sembra trovare nelle nuove forme di comunicazione un nuovo veicolo di interesse.

Non dimentichiamo inoltre che l’astronauta Mike Massimino si è aggiudicato un primato non trascurabile, il primo messaggino via Twitter inviato dallo spazio (verificabile dal suo account):

“Dall’orbita: il lancio è stato perfetto! Mi sento benissimo, lavoro duramente, e sto godendo di una magnifica vista, l’avventura di una vita è iniziata!

Google va verso il social networking?

Così pare, vista l’introduzione dei nuovi e più ricchi profili utente (nuove forme di identità elettronica) che consentono la condivisione di dati personali e contenuti pubblicati con altri iscritti. Somiglia un po’ a Facebook e ad altri servizi analoghi, anche se per Google questo sembra essere uno strumento in più per veicolare i propri utenti verso specifiche inserzioni di AdSense.

Del resto, la pubblicità è l’anima del commercio, e per Google il commercio e la pubblicità sono business.