Legge Pisanu: ce la lasceremo alle spalle?

Per l’accesso ad Internet, la Legge Pisanu* è più un freno a mano che una norma di regolamentazione, penso non sia un mistero per chi legge queste pagine. Ma ci potrebbe essere una svolta, prefigurata da quanto dichiarato dal Ministro del Turismo Michela Brambilla che – come rileva Michele Ficara Manganelli – ha in cantiere un Disegno di Legge per agevolare e liberalizzare l’accesso a Internet a partire dalle strutture turistiche. Il Ministro ha dichiarato:

E’ necessario cioè semplificare e liberalizzare l’accesso ad internet per il turista che soggiorna nel nostro paese non solo nelle strutture ricettive, ma anche al di fuori di esse (internet point e hot spot WiFi), in quanto il viaggiatore del terzo millennio non deve essere più penalizzato nella navigazione on line.”

Se, oltre al turista che soggiorna nel nostro paese, si pensasse appunto anche ai cittadini ivi residenti, troverei la proposta più completa, nonché cosa buona e giusta. Trovo peraltro legittimo che il ragionamento del Ministro del Turismo parta dai benefici fruibili dai turisti, per un provvedimento di più ampio respiro a beneficio dei cittadini italiani infatti sarebbe auspicabile che queste intenzioni venissero formulate – o condivise – dai responsabili di altri ministeri (ad esempio Interni e Sviluppo Economico, che sovraintende al dipartimento delle Comunicazioni, oltre che a quello del Turismo).

Fin qui le dichiarazioni. Per i fatti, anche in questo caso, attendiamo fiduciosi.

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* Il c.d. Decreto Pisanu, poi convertito in Legge, è un provvedimento antiterrorismo tuttora in vigore, approvato dal Parlamento nel 2005 con una larga maggioranza (che includeva anche il centrosinistra) contenente anche norme sull’accesso a Internet che impongono ai fornitori di accesso di conservare un registro che lega l’identità dell’utente all’indirizzo IP utilizzato per la connessione e vieta le connessioni anonime o non registrate.

Skype venduta da eBay

E’ giunta nelle scorse ore la notizia del completamento del già preannunciato acquisto di Skype da parte di una cordata di investitori privati (Silver Lake Partners, Index Venture e al board di Canada Pension Plan Investment). E’ quindi durato tre anni il matrimonio di interesse con eBay che, per l’operazione, intascherà circa 1,9 miliardi di dollari cash, più un credito di circa 125 milioni di dollari, mantenendo una quota azionaria del 30%.

Facebook, in Italia è il media preferito

Parola del Censis:

Facebook il più popolare (conosciuto dal 90,3% dei giovani), YouTube il più utilizzato (dal 67,8%)

Anche Massimo Mantellini oggi ne ha avuto una conferma piuttosto diretta:

Quando: questa mattina
Dove: Universita’ degli studi di Milano
Chi: Corso di laurea in Scienze Politiche, un centinaio di studenti.
Cosa: Seminario sui rapporti fra nuovi e vecchi media rappezzato del tenutario qui
Numero di mani alzate alla domanda: “Avete/Usate…”
“Avete un blog?”= zero
“Usate Friendfeed?”= zero
“Usate Twitter?”= zero
“Usate Facebook?”= tutti

 

Estranei a partire da dicembre

Time Warner ha deciso di liberarsi di AOL (America OnLine), che da dicembre verrà spinoffata dal gruppo da lei stessa incorporato nel 2000 (per 182 miliardi di dollari) dopo un periodo di straordinaria crescita, arrestatasi proprio dopo la fusione.

La notizia non è una sorpresa, dal momento che era stata preannunciata in maggio, ma segna una nuova svolta per uno dei grandi nomi che hanno caratterizzato la storia del web degli anni scorsi, la cui sorte sta per essere affidata ai mercati finanziari, e conferma che anche per Time Warner content is king.

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Unfriendable

L’insostenibile leggerezza dell’essere amici di qualcuno su Facebook (ma evidentemente non nella vita reale) ha trovato uno sfogo socialmente naturale: la rottura della social-amicizia, che si concretizza nello scioglimento del legame virtuale costituito nell’ambito del social network. Una pratica che si direbbe in crescendo, al punto che il verbo unfriend ha assunto una tale popolarità da aggiudicarsi – da parte del New Oxford American Dictionary – il titolo di parola dell’anno 2009.

La cosa che più sorprende, però, è che esistano topic su Facebook che rispondono alla domanda How do you unfriend someone?, prodighi di ringraziamenti profusi verso chi è riuscito a dare una risposta tanto lapalissiana

Il precisino puntualizza: alcune testate hanno illustrato la notizia della parola dell’anno con la copertina dell’Oxford English Dictionary, ma si tratta di un’altra edizione.

 

Internet rules

Nelle notizie diffuse da stampa e TG in questi giorni non si può fare a meno di notare quanto Internet, nelle sue varie sfaccettature, invada la cronaca e stia diventando ormai un elemento di rilievo sociale. Qualche news a caso:

Accusato di furto, scagionato da Facebook (LaStampa.it) – E’ il caso del giovane newyorkese Rodney Bradford, prosciolto da un’accusa di furto perché la difesa è riuscita a dimostrare che nel momento in cui avveniva il fatto lui era su Facebook, in chat con la sua ragazza, chiedendo notizie dei suoi pancake.

Filma la prof, il video su YouTube: ai genitori multa da 20mila euro (Corriere.it) – Fa sempre piacere che qualcuno riconosca l’imbecillità di certi giovani d’oggi, che si vantano delle proprie idiozie e le pubblicano su YouTube: in questo modo è più facile individuarli e punirli come meritano.

Fiumicino, Alitalia: da domani check-in telematico sul Roma-Milano (Repubblica.it) – Da domani basta code per il check-in, almeno per i voli Fiumicino-Milano (e viceversa). Prende il via il servizio di Mobile Check-In che permette di ricevere la carta d’imbarco su callulari e smartphone con accesso a Internet. Finalmente, in UE se ne parla da più di un anno e negli USA si usa già da tempo.

Banche: ABI, 14,5 mln conti operano via Internet e telefono (MF-DowJones) – Meno code agli sportelli bancari: il 42% dei conti correnti attivi in Italia è abilitato all’utilizzo via Internet. Il 46% delle famiglie italiane utilizza Internet, telefono e cellulare per operare con la propria banca.

Sono solo piccoli esempi che i demonizzatori della tecnologia e della Rete generalmente ignorano, ma che dimostrano quanto Internet – per aspetti seri, ma anche faceti – sia ormai un elemento fondamentale e sempre più presente nella vita di tutti.

LinkedIn e Twitter: attenzione all’integrazione

L’alleanza stretta tra LinkedIn (il social network professionale) e Twitter (la piattaforma di microblogging) sembra finalizzata a dare al mondo del social networking un volto diverso da quello proposto da Facebook, leader indiscusso del settore.

Però la cosa mi convince poco: Facebook ha oltre 300 milioni di utenti, mentre LinkedIn (che ha una vocazione più specialistica) è poco oltre i 50 milioni, e Twitter (che ne ha qualcuno in più di LinkedIn) è… un’altra cosa (è microblogging, ma sta virando verso il social search). E’ vero, potenzialmente l’integrazione può dare vantaggi (ad esemio si potrebbe anche cercare una figura rofessionale via Twitter), ma a mio avviso il problema è un altro: quanto può aver senso condividere nel mondo di LinkedIn – dove i contatti sono di carattere prettamente professionale – i tweets informali scambiati con gli amici?

Su LinkedIn molti utenti intrattengono contatti con colleghi, superiori, dipendenti, partner, clienti, fornitori, e spesso non è facile mantenere in equilibrio questi rapporti, che potrebbero essere facilmente precipitare a causa di un tweet incauto e informale.

Se dunque pensate di integrare le due piattaforme, aggiornando su Twitter gli status di LinkedIn o girando su quest’ultimo tutti i cinguettii che pensate di sparare in Rete, pensateci bene: come ho scritto oggi su The New Blog Times, il gioco di mettere a rischio la propria privacy, a volte, non vale la candela.

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Google dovrà dare 500mila dollari a Barrichello

Per i numerosi profili-utente aperti su Orkut (social network che fa capo a Google, molto popolare in Brasile) che ne sfruttavano il nome indebitamente. Da WebNews:

Alcuni utenti hanno registrato il proprio account su Orkut usando il nome di Barrichello o addirittura spacciandosi per tale, ed è qui ha avuto origine la denuncia depositata già nel Giugno del 2006. La Corte di San Paolo ha dato ragione al pilota, riconoscendogli il diritto di non veder usata la sua immagine sul social network, e pertanto Google è stata condannata ad una penale la cui entità non è però chiara. La notizia, infatti, giunge su vari media indicando una sanzione base da 500 mila dollari a cui però si aggiunge una cifra di 590 dollari per ogni singolo giorno di violazione prima della rimozione dei 300 account additati dall’accusa (non è però data a sapersi la decorrenza individuata per il calcolo).

Se la condanna venisse confermata in appello, però, ci sarebbe un altro risvolto non trascurabile: passerebbe infatti il principio che Google, e più in generale ogni sito di social network, detiene la responsabilità delle azioni compiute dai propri iscritti.

Il business è mobile (e Google lo sa)

Internet è sempre più mobile, nel senso che c’è un numero sempre maggiore di utenti che naviga online dal proprio cellulare o smartphone. Per cui non c’è nulla di strano nel fatto che Google (papà di Android, il sistema operativo per smartphone) voglia mettere le mani sul promettente business dell’advertising mobile con l’acquisizione di AdMob per 750 milioni di dollari in azioni. Reuters riferisce:

AdMob produce tecnologia per grafici di servizio, inserzioni pubblicitarie sul cellulari e mantiene una rete che consente agli inserzionisti di piazzare pubblicità su siti web per il mobile e direttamente all’interno di certe applicazioni per gli smartphone.

L’attuale opportunità di ricavi è ancora modesta per gli standard di Google – l’analista di J.P. Morgan Imran Khan stima i ricavi annuali di AdMob tra i 45 e i 60 milioni di dollari – ma gli analisti dicono che l’accordo sottolinea la convinzione da parte di Google che il mercato è pronto a crescere.

Ai tecnoburloni piace

Dopo essere divenuto inconsapevolmente protagonista di un fenomeno Internet come il Rickrolling, il cantante inglese Rick Astley torna in questi giorni – sempre suo malgrado – sotto i riflettori della ribalta tecnologica: un suo ritratto fa infatti capolino sugli iPhone jailbroken (ossia crackati) colpiti dal worm iKee e la notizia fa il giro del mondo.

Il cantante, che vanta un’ospitata da Carlo Conti in settembre, non ha ancora commentato l’insano gesto dell’autore del worm.

Banda larga, attendere prego

Il 18 ottobre, cioè 19 giorni fa, riportavo qui le dichiarazioni del ministro Brunetta in merito al futuro del broad band italiano, di cui avevo evidenziato la frase“Conto di avere due mega di banda larga per tutti a partire dal 2010″, un obiettivo ambizioso per i tempi (ristretti) e per il budget (sì, anch’esso ristretto) previsto a livello governativo in 800 milioni di euro, in merito al quale avevo scritto “cifra che auspico resti destinata allo scopo dichiarato”.

Ed ecco la batosta di questi giorni, che pesa come un macigno sul capo di chi nutriva speranze (derivate da fonti istituzionali) sulla dichiarata possibilità di riduzione ed eliminazione del digital divide: gli investimenti previsti rimarranno congelati fino alla fine della crisi perché “il governo ha cambiato l’ordine delle priorità” e quindi – ha spiegato il sottosegretario Gianni Letta – il Governo ha dovuto “riconsiderare le cose per dare la precedenza a questioni come gli ammortizzatori sociali perché l’occupazione è la nostra principale preoccupazione”.

La crisi, però, c’era anche venti giorni fa, prima delle promesse del ministro Brunetta. Non lo avevano informato di nulla?

Il concetto del congelamento dei fondi mi è chiaro, tiene fede alla dichiarata destinazione degli 800 milioni di euro, il cui investimento verrebbe rinviato a data da destinarsi, invece di essere impiegato fin da ora nello sviluppo e nella realizzazione di progetti di nuove infrastrutture di telecomunicazioni. Che avrebbero avuto, tra l’altro, riflessi immediati e tangibili anche sullo sviluppo occupazionale del settore…

Immagino dunque che il Governo, nel nuovo ordine di priorità, abbia pensato di favorire in modo duraturo l’occupazione di altri settori. La banda larga – con l’innovazione che può favorire – quanto dovrà aspettare, per essere seriamente presa in considerazione come volano dell’economia e della crescita del PIL? Speriamo poco.

eBay si apre agli annunci economici

Avete liberato la cantina, la soffitta, un ripostiglio o un armadio a muro? O comunque: vi siete ritrovati con uno o più oggetti che non sapevate più di avere e che state pensando di buttare via, ma sarebbe un peccato perché possono essere ancora utili? Provate a fare un annuncio su eBay, ma aspettate fino a martedì prossimo: dal 10 novembre, infatti, sarà possibile pubblicare sul noto portale di aste online anche annunci gratuiti nella sezione eBay Annunci.

Ovviamente in quel caso non si tratterà di un’asta al rialzo (accessibile dalla sezione eBay Classico), ma di una offerta da perfezionare in seguito, alla stessa stregua di quelle che si trovano in bacheche o pagine di giornali dedicate ai tradizionali annunci economici, per cui potranno riguardare anche (ad esempio) offerte e richieste di collaborazione.

eBay Annunci, per il momento, è accessibile da questo indirizzo.

E il navigar m’è dolce in questo web

Riuscirà il nuovissimo Google Maps Navigation a dare filo da torcere ai vari TomTom, Garmin, Navigon e affini? Io credo che la chiave del successo possa essere nella possibilità di utilizzarlo su più sistemi operativi: oggi c’è solo su Android 2.0, ma se domani fosse disponibile per iPhone, Windows Mobile, Symbian e BlackBerry, le possibilità sarebbero molte e interessanti.

Sicuramente è da tenere d’occhio, perché questa nuova applicazione (funzionante solo se il dispositivo su cui opera è connesso a Internet) potrebbe precorrere feature che – prima o poi – potremmo ritrovare su altri navigatori GPS, come ad esempio il comando vocale e le esclusive modalità di navigazione che permettono dii visualizzare risultati con le foto satellitari di Google Earth o quelle panoramiche di Street View

IuTu on IuTub (U2 on YouTube)

Che gli U2 conoscano benissimo le potenzialità pubblicitarie di Internet è cosa nota: da qualche tempo fa notizia, e non a caso, il binomio (anche fonetico) che unisce il loro nome a quello di YouTube per via di numerose anticipazioni – più o meno incontrollate – che alcuni pirati avrebbero pubblicato in relazioni ad alcuni brani della band irlandese.

Ora il binomio acquista un sapore da joint-venture, o quantomeno da partnership, dal momento che il concerto che domenica prossima gli U2 terranno al Rose Bowl di Pasadena sarà interamente trasmesso in streaming proprio su YouTube. L’unico sacrificio chiesto ai fan italiani (dotati di connessione broad band) sarà la levataccia, dal momento che l’evento andrà in onda online alle 20.30 ora locale e legale (che in Italia, già in ora solare, dovrebbe corrispondere alle 4.30 del mattino, se non erro).

Due mega subito

Banda larga garantita per legge in Finlandia, dove l’accesso ad Internet a 1 Mb – dalla prossima estate – sarà un diritto istituzionalmente riconosciuto ai cittadini. Yle.fi riferisce infatti che dal prossimo luglio a ogni utente finlandese sarà assicurato il diritto ad avere un accesso broad band da 1 Mbps. Entro il 2015, inoltre, si prevede che tale diritto possa essere esteso, tanto da garantire a tutti i cittadini accesso da 100 Mb.

E in Italia? I problemi della rete nostrana sono ben noti agli addetti ai lavori e anche a chi legge questo blog. Tuttavia c’è chi annuncia una svolta clamorosa. Renato Brunetta, ministro per l’Innovazione e la Pubblica Amministrazione, dai microfoni della trasmissione radiofonica Il Brunetta della Domenica, in onda su RTL, oggi ha dichiarato: “Conto di avere due mega di banda larga per tutti a partire dal 2010″.

Considerando che al 2010 mancano poco più di due mesi, e che – come ogni anno solare – ne durerà 12, considero difficile conseguire entro la fine del prossimo anno questo obiettivo, di cui peraltro la stampa parla senza aggiungere contorni e dettagli, se non un piano di investimenti per 800 milioni di euro, cifra che auspico resti destinata allo scopo dichiarato. Intendiamoci, io sarei ben contento che questo risultato fosse raggiungibile in tempi così brevi: faccio il tifo per chiunque si batta per questa causa e sono pronto a fare un passo indietro dal mio scetticismo e ad applaudire con ammirazione chi avrà il merito di riuscirvi, ma considerando i vari fattori di digital divide che ancora oggi caratterizzano il mercato del nostro Paese, ritengo ardua l’impresa di portare “due mega di banda larga per tutti a partire dal 2010″.

Ammesso e non concesso che con “due mega” si intenda 2 Mbps, altrimenti tutto è possibile.

Bufale ricorsive

Alcuni anni fa ho scritto un articolo sulla storia di Internet, ancora oggi – con mio sommo stupore – letto via web da numerosi utenti. Essendo una ricostruzione sintetica non è esente da lacune, ma pare che una sia piuttosto importante: secondo quanto leggo da .mau. – che riporta un articoletto del Corriere della Sera – io (insieme ad altri che si sono cimentati in ricostruzioni anche molto più approfondite della mia) mi sarei dimenticato di citare colui che avrebbe fatto nascere Internet da una propria brillantissima intuizione, Al Gore.

Questa attribuzione di paternità giunge da Daniele Manca, vicedirettore del Corriere. Che non sa – o non ricorda – che si tratta della reminescenza di una bufala datata 1999.

Libertà di riprografia

Seppur impegnato (ancora per qualche giorno) in un progetto “tosto” i cui postumi quotidiani, nelle ore serali, mi fanno preferire molte altre attività all’utilizzo di un computer, non mi faccio mai mancare una lettura a ciò che accade nel mondo e in Rete. E noto che, se il tema della libertà di stampa sta scaldando gli animi di lettori, giornalisti ed editori, quello della qualità di stampa (che comunque vi si correla) dovrebbe nondimeno interessare i medesimi soggetti interessati. Qualcuno sembra però ignorarlo, come si deduce dall’emblematica segnalazione che Massimo Mantellini ha raccolto:

Giorgio mi segnala questo articolo de IlSole24ore composto prendendo di peso una voce di Wikipedia sul Lodo Mondadori ed aggiungendo un paio di aggettivi e di virgole. Alla fine del pezzo fra parentesi c’e’ scritto “Rielaborazione da Wikipedia”. Poco piu’ sotto c’e’ invece “Riproduzione riservata”. Direi che proprio non ci siamo.

Sottoscrivo, per tutte le testate che insistono con l’inserimento della dicitura © RIPRODUZIONE RISERVATA anche sotto i comunicati stampa copiaincollati.

Un ROI meditato

Google vuole evidentemente espandere il settore – per lei vitale – del web-advertising e ora lancia Ad Exchange, evoluzione dell’omonimo servizio DoubleClick acquistato dal gruppo di Mountain View un anno e mezzo fa per 3 miliardi di dollari. Era ora che si pensasse ad un ritorno su quell’investimento…

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BlogFiction

Ho letto da più parti opinioni sulla vendita di BlogBabel, acquistata da Liquida, dopo un’inserzione pubblicata su eBay e ritirata anticipatamente. Come ho scritto altrove, non entro nel merito della questione; ritirare un’inserzione prima della sua scadenza naturale è una facoltà del venditore, che avrà avuto i suoi buoni motivi per farlo. Però sono convinto che l’asta sarebbe potuta essere una soluzione avvincente.

Probabilmente – è la mia opinabilissima impressione – l’asta è servita a rendere più interessanti le trattative reali che sono poi state portate a termine dal creatore di BlogBabel, che due anni fa fu  definito come “L’uono che non fa dormire i bloggers”. E credo sia in virtù di questo perduto potere che oggi Macchianera gli ha tributato una dettagliata BlogFiction, basata su fatti presumibilmente accaduti, ma solo ispirata alla messa in vendita di Blogbabel.

Non credo che la cosa cadrà lì, prevedo (re)azioni.

UPDATE: ecco, appunto.

BlogBabel, asta chiusa

L’offerta su eBay è stata ritirata (poche ore dopo un’offerta da oltre 40mila euro, come testimoniato dalla sorprendente cronologia delle offerte) e ora BlogBabel ha cambiato padrone.

PS: qui si può leggere la spiegazione alla prematura chiusura dell’asta