The million e-book man
Mentre in Italia il mercato degli E-book deve ancora capire che strada prendere e oggi rappresenta una quota di mercato pari allo 0,1% delle vendite totali, oltreoceano è già una realtà di rilievo e si sta già consolidando al punto da raggiungere volumi considerevoli, anche sul fronte degli autori indipendenti. Il loro simbolo è John Locke (omonimo del filosofo, di un personaggio di Lost e di molti altri illustri John Locke), un 60enne ex assicuratore che due anni fa ha iniziato a scrivere romanzi e a distribuirli attraverso Kindle Direct Publishing, la piattaforma di self-publishing di Amazon, superando il traguardo di un milione di E-book venduti.
Le chiavi di questo successo, probabilmente, sono nella forma di distribuzione e nella scelta di prezzi di vendita estremamente accessibili: il modello di business della piattaforma consente all’autore di trattenere il 35% del ricavo e quindi, considerando il numero di libri venduti nella Kindle Edition (anche solo quelli con il prezzo di 99 centesimi di dollaro), il suo guadagno oggi ammonta a non meno di 346.500 dollari.
Confesso di non aver letto nemmeno uno dei suoi libri: essendomi limitato alle copertine, non posso però escludere che alcune di queste possano aver attirato lettori…
Dominio generico, per molti ma non per tutti
Il board dell’ICANN ha approvato il piano per l’introduzione del dominio generico: in pratica, dal prossimo anno, agli odierni top level domain - oltre a quelli nazionali (.it, .fr, .uk, eccetera) ne esistono 22 di tipo categorico (.com, .net, .org, eccetera) – si potranno aggiungere suffissi personalizzati. Aziende come Microsoft, IBM, Apple potrebbero quindi avere il loro dominio di primo livello (.microsoft, .ibm, .apple):
“ICANN ha aperto sistema di denominazione di Internet per far scatenare l’immaginazione umana. La decisione presa oggi rispetta i diritti delle organizzazioni di creare nuovi domini di primo livello in qualsiasi linguaggio. Speriamo che questo dia al DNS la possibilità di servire al meglio tutta l’umanità” (Rod Beckstrom, Presidente e CEO di ICANN)
Con un prezzo di acquisto fissato a 185mila dollari, l’eventualità che si apra un mercato e che questa novità venga sfruttata dagli speculatori dovrebbe essere abbastanza remota. Ma sarà poco accessibile anche per le piccole aziende: una simile cifra renderà impossibile avere un dominio .ilparadisodellabrugola
Ispirarsi ai videogame
Nel leggere le notizie sui 25 anni di The Legend of Zelda ho scoperto che l’attore Robin Williams nel 1989 ebbe una figlia che chiamò Zelda proprio perché innamorato di quel videogame (almeno, stando a quanto riferito da Huffington Post). Qualche anno prima aveva avuto un figlio maschio, Zachary Pym, che ancora oggi ringrazia il padre per non aver mai amato abbastanza Pac-Man.
Provaci ancora, Nokia!
Non ha ancora un nome, ma sulle sue spalle grava già un compito importante: il primo cellulare Nokia con Windows Phone dovrà aprire all’azienda finlandese la strada della riscossa nel settore degli smartphone. Questa mission partirà in Europa a fine 2011, con un lancio iniziale sui mercati più promettenti, fra cui ci sarà anche l’Italia.
Facebook, cash network
Mentre la sua crescita sta rallentando, il percorso seguito da Facebook per la quotazione in borsa sta per raggiungere il suo atteso traguardo: secondo CNBC, lo sbarco avverrà nel primo trimestre 2012 e la sua valutazione potrebbe raggiungere i 100 milioni di dollari (l’ordine di grandezza è quello di società USA come Exxon Mobil, General Electric e JP Morgan Chase).
No, giusto per farlo notare a chi non ne ha ancora compreso le proporzioni assunte dai social network, a cui ricordo che LinkedIn è già quotato, dal mese scorso: il giorno prima dell’avvio degli scambi azionari, l’offerta era di 7,8 milioni. Alla fine della prima giornata la società aveva raggiunto un valore di 9,8 miliardi di dollari.
Poste: via le nuvole, si riparte

Mentre gli sportelli di Poste Italiane sembrano aver ritrovato la loro naturale regolarità – testimoniata dai numeri diffusi nella giornata di ieri in cui “è stato registrato, in assoluto, il più alto numero di operazioni, sfiorando i dieci milioni” – vedo con piacere che i commenti al mio articolo di due giorni fa hanno formato una discussione interessante sulla vicenda, da cui emergono alcuni dettagli tecnici che aiutano a comprendere meglio ciò che gira in sistemi complessi con migliaia di utenti.
Come ho scritto là, contrariamente a quanto riferito in alcune interpretazioni fuorvianti, le moderne soluzioni di cloud computing di cui tanto si parla oggi non c’entrano affatto: quello delle Poste è in pratica un enorme mainframe con moltissimi utenti (nei 14mila uffici sono operative 60mila postazioni), dislocati in tutta Italia, che lavorano in un ambito infrastrutturale ben definito che appartiene alla medesima azienda. Tra gli utenti e il sistema centrale c’è il network di Poste Italiane. Le soluzioni di cloud computing sono costituite da tecnologie volte a utilizzare, da remoto, le risorse distribuite (hardware o software) messe a disposizione da un fornitore di servizi nell’ambito della sua nuvola, un insieme di risorse eterogenee e non necessariamente definite. In quest’ottica, tra l’utente (consumer o business) e il fornitore c’è Internet.
Riconoscimento facciale su Facebook? No, grazie!
Non so bene cosa pensare della nuova funzionalità di riconoscimento facciale introdotta da Facebook, ma istintivamente non mi piace: nel dubbio, a salvaguardia della privacy, mi permetto di suggerire a tutti di modificare un’impostazione del proprio account, gentilmente attivata per default.
Da Facebook, selezionare Account (in alto, sulla destra) e cliccare Impostazioni privacy, poi Personalizza impostazioni. Scendere fino Suggerisci agli amici le foto in cui ci sono io, cliccare il pulsante Modifica le impostazioni e selezionare NO, come nelle figura riportata sotto (click per ingrandire)
Era Nòva. Fine
Ieri Luca De Biase ha comunicato ufficialmente che Nòva, di cui ha mantenuto il timone fino ad oggi, dal numero che uscirà il19 giugno sarà guidata da Fernanda Roggero. Luca rimarrà come editor, ma sono convinto che non sarà più la stessa cosa, e non solo perché uscirà la domenica e avrà la dimensione grande del quotidiano e un numero di pagine tale da costringere tutti a una maggiore brevità.
Il cambiamento deriva dalla visione del nuovo direttore Roberto Napoletano, con un obiettivo che traspare da questa considerazione di Luca: Si rivolgerà a persone diverse, forse. Ma forse più numerose. Io continuerò a leggere Nòva e lo farò con la consueta curiosità, ma le aspettative saranno diverse e il motivo è in quei due forse così vicini.
Poste e disservizi, la palla passa a IBM
Come qualcuno avrà notato personalmente, o appreso dalla stampa, dall’inizio di giugno gli sportelli di Poste Italiane funzionano a singhiozzo per problemi tecnici. La causa ufficiale del problema è stata data ieri da Massimo Sarmi, che a I bastioni di Orione di Daniele Lepido ha spiegato:
“Non si è trattato tanto di un problema di aggiornamento del software, come si pensava ieri o comunque non solo, quanto di un guasto al sistema operativo del mainframe, il Vtam (Virtual telecommunications access method), che gestisce tutte le 60mila postazioni della rete di Poste”
Poste Italiane, però, non intende mantenere il ruolo di capro espiatorio finora assegnatole dagli utenti:
“Il danno arrecato ai consumatori è oggettivo – dice Sarmi – e sicuramente i danni li chiederemo a Ibm anche se in queste ore stiamo veramente lavorando gomito a gomito con i loro tecnici venuti dagli Stati Uniti. Le dico solo che ho passato la notte a parlare con Erich Clementi, senior vicepresident del gruppo per i servizi tecnologici, che ha messo in campo competenze e risorse a livello internazionale. Ora la nostra urgenza è far ritornare il sistema al top nel minor tempo possibile”.
IBM è a capo del raggruppamento temporaneo di imprese (di cui fanno parte anche HP e Gepin) che ha vinto la gara europea per l’introduzione del nuovo SDP (Service delivery platform) che – come è auspicabile in ogni operazione di questo tipo e riferisce anche MF/DowJones - “avrebbe infatti dovuto accelerare i tempi di esecuzione delle operazioni, permettendo agli operatori degli sportelli di svolgere tutte le principali funzioni da ogni terminale in tempo reale”. Da un investimento di oltre 33,7 milioni di euro sarebbe più che lecito attendersi qualche miglioramento.
Nel frattempo, Poste Italiane ha pubblicato un comunicato per scusarsi del disservizio e informare che domani – Giovedì 9 giugno – incontrerà i rappresentanti di tutte le Associazioni dei consumatori. In aggiunta alle varie azioni di richieste di risarcimento danni che le associazioni stanno promuovendo, segnalo la (forse più facilmente ottenibile) richiesta di proroga di termini disponibile sul blog del rompiscatole Carlo Rienzi, presidente del Codacons, a beneficio di coloro che non fossero riusciti a rispettare una scadenza di pagamento a causa dei disservizi.
iCloud, tutto sarà nella nuvola
Steve Jobs c’era, in (poca) carne e ossa, alla WWDC 2011 di San Francisco. E dopo le ultime novità sui sistemi operativi Lion (che sembra avere il potere di mandare in pensione il mouse) e iOS 5 (che sembra possa finalmente tagliare il cordone ombelicale tra iPhone e Mac) ha presidiato la scena da par suo, spiegando che iCloud – disponibile dal prossimo autunno – permetterà di rendere fruibile agenda, documenti, contenuti editoriali e multimediali tramite MacBook, iPhone, iPad e iPod (Touch). e sarà molto più che uno storage esterno. Certo, sarà la risposta agli analoghi servizi oggi resi disponibili da Google e Amazon, e (anche) per questo sarà una soluzione gratuita.
Il servizio si muoverà in un mercato enorme, i cui numeri sono stati snocciolati nel corso dell’evento: in poco più di un anno – 14 mesi – 15 miliardi di canzoni sono state vendute attraverso iTunes e 130 milioni di libri sono stati scaricati da iBooks Store. In quello stesso periodo sono stati venduti 25 milioni di iPad.
Il video dell’evento è all’indirizzo http://events.apple.com.edgesuite.net/11piubpwiqubf06/event/, mentre il preciso liveblogging di GadgetLab – Wired.com è qua: http://www.wired.com/gadgetlab/2011/06/live-blog-wwdc-2011/
Internet, diritto umano
Attaccato a computer, tablet o smartphone per tutta la settimana, spesso nei week-end rimango offline (non proprio del tutto, ma quasi) per una forma di disintossicazione. E’ una scelta personale: decido io quando connettermi, quando essere attivo (ad esempio scrivendo, come ora) e quando staccare la spina (mantenendo però il contatto con e-mail e notizie), ma fondamentalmente mantengo sempre la possibilità di connettermi a qualunque ora del giorno o della notte, se necessario, perché trovo che Internet sia uno strumento importante, di enorme utilità, a cui tutti dovrebbero avere accesso.
Per questo motivo ritengo che ogni istituzione dovrebbe fare propria questa convinzione: è l’argomento di un recente rapporto delle Nazioni Unite, che include l’accesso a Internet nei diritti umani e, su questi presupposti, bolla come violazioni dei diritti umani i provvedimenti di disconnessione previsti dalle leggi varate da Francia e Regno Unito a contrasto delle attività di violazione di copyright e di pirateria.
Come evidenzia Wired.com, oltre a soluzioni di blocco e filtraggio per negare l’accesso degli utenti a contenuti specifici su Internet, questi Stati hanno inoltre adottato misure per tagliare completamente l’accesso a Internet, provvedimento che il Relatore Speciale ritiene sproporzionato, a prescindere delle motivazioni addotte, ravvisando quindi una violazione dell’articolo 19, paragrafo 3, della International Covenant on Civil and Political Rights. Nel rapporto, inoltre, il relatore invita tutti gli Stati a garantire in ogni momento la possibilità di accedere a Internet, “anche durante i periodi di agitazione politica” e li esorta “ad abrogare o modificare le leggi vigenti sul copyright intellettuale che permettono le disconnesso degli utenti da Internet, e ad astenersi da tali leggi”.
WWDC, si attende Steve Jobs con iCloud
Steve Jobs, da qualche tempo, ha abbandonato ogni incarico operativo che aveva nella sua Apple per dedicarsi ai propri problemi di salute. Questo non gli impedisce di essere presente in occasioni importanti, come l’edizione 2011 della WWDC (Worldwide Developers Conference) che avrà luogo tra qualche ora a San Francisco e sul cui palco salirà - questo è ciò che tutti si attendono - per presentare iCloud, oltre alle novità sui nuovi sistemi operativi Mac Os X Lion e iOS 5 (qualcuno spera anche di vedere il nuovo iPhone 5, benché in Rete circolino indiscrezioni che escludono questa possibilità).
iCloud dovrebbe rappresentare l’evoluzione di Mobile.Me che vuole rivoluzionare la user experience degli utenti, offrendo loro l’opportunità di utilizzare dispositivi con funzione di terminale – anziché computer dalle piccole o grandi prestazioni – sempre collegati alla cloud in Internet per fruire di contenuti multimediali (musica e video), prodotti editoriali (e-book e magazine), ma anche di strumenti per la produttività (elaborazione testi, fogli di calcolo, database, eccetera).
Attendiamo e vediamo. Intanto, ecco una sorta di “anteprima” di iOS 5 su iPad realizzata dal prestigiatore tedesco Simon Pierro, credo possa ottenere una audience molta più vasta dei video delle presentazioni tratte dalla WWDC di oggi
Certezze potenziali (mah)
E’ allarme nel mondo wireless: da ieri sera le testate giornalistiche (televisive e non) ci stanno dicendo, con una certa perentorietà, che “i cellulari e il WiFi possono causare il cancro”, aggiungendo benzina su un fuoco acceso da anni su un argomento del quale si è detto tutto e il contrario di tutto
Tuttavia, lo studio dell’International Agency for Research on Cancer di cui si parla - partendo da risultanze e informazioni contenute in ricerche già condotte – suggerisce solo precauzioni note da tempo (hands-free device or texting, ma io da questi – tanto per aggiungere un’ulteriore elemento – escluderei gli auricolari bluetooth) e conclude che è necessario approfondire la questione, perché i dispositivi wireless potrebbero rientrare nel gruppo 2B della classificazione IARC degli agenti di rischio, in cui rientrano anche l’esposizione ad agenti chimici specifici, ma anche ad agenti legati ad alcune professioni, come quelli a cui sono soggetti i vigili del fuoco o chi lavora in particolari impianti di lavaggio a secco.
Pertanto è necessario stare attenti con certe parole e concordo con quanto sottolineato da Guido Romeo: ”Ma soprattutto ci vuole cautela perché anche le istituzioni di ricerca non sono prive di interessi (uno per tutti: avere più fondi di ricerca…) e la storia di cosa è uscito dall’Iarc sulla relazione tra tumori e cellulari è perlomeno controversa come ha scritto L’Economist qualche anno fa nel suo “Mobile Madness” (qui una copia pdf) a seguito della pubblicazione dello studio Interphone, uno studio longitudinale drato 6 anni su 14mila pazienti”.









