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Monthly Archives: marzo 2011

Un falso messaggio di allarme da Gmail

Se siete utenti di Gmail e avete ricevuto – o riceverete – un messaggio sostanzialmente simile a quello che vi riproduco qui sotto, cestinatelo: non proviene affatto da Google.

Gli elementi del falso ci sono tutti: dall’oggetto “Gmail! Active Alert ..” scritto con un punto esclamativo e due puntini assolutamente fuori luogo, alla domanda “Is your Gmail Account Active. Yes/No.” senza punto interrogativo. Ma soprattutto: che senso avrebbe, da parte del Team di Gmail, spedire un messaggio agli utenti Gmail per chiedere loro se l’account è attivo? Ne sono già perfettamente a conoscenza!

Probabilmente è solo un espediente per accertare l’effettiva esistenza del nostro indirizzo e-mail.

Una qualunque risposta al messaggio costituirebbe una conferma. Da lì al successivo bombardamento di posta indesiderata il passo è davvero breve…

Purché se ne parli

Pare che Apple non possa far uscire l’iPhone 5 a giugno.

PassaTempi moderni

Smartphone come carte di credito

L’interesse dei protagonisti della telefonia mobile per la tecnologia NFC conferma che i servizi di mobile payment stanno per diffondersi nel mondo: oltre ai progetti condotti da Google stanno per concretizzarsi con partnership strategiche e iniziative interessanti, si affacciano sul mercato nomi come RIM, Motorola e Nokia.

L'immagine pubblicitaria di un lettore NFC di VeriFone

A Mountain View si punta in alto e si guarda lontano: il Wall Street Journal parla delle trattative in corso tra BigG, MasterCard e Citigroup: l’obiettivo, come anticipatoalcuni giorni fa su queste pagine, è quello di dotare gli smartphone con sistema operativo Android di nuove funzionalità di portafoglio elettronico, che permetteranno di effettuare acquisti e pagare sempicemente, senza consegnare carte di credito o bancomat al personale di cassa, ma avvicinando il proprio apparecchio all’apposito lettore, un dispositivo analogo a quello visibile nell’immagine pubblicitaria a fianco, prodotto da VeriFone.

Nella strategia di Google non è previsto l’incasso di alcuna commissione accessoria sulle transazioni, perché gli interessi dell’azienda sono orientati al business dell’advertising: offrendo agli utenti un comodo strumento di pagamento, l’azienda sarà in grado di offrire alle attività commerciali informazioni preziose sui propri clienti, cui sarà possibile indirizzare pubblicità sempre più mirata e geolocalizzata sulla base di abitudini e preferenze d’acquisto.

Google si propone quindi come moderno veicolo pubblicitario, in grado di portare nel palmo di mano dell’utente le informazioni commerciali di attività di piccole o grandi dimensioni: sul cellulare potranno infatti giungere messaggi con annunci pubblicitari, promozioni e sconti legati ad attività della zona in cui si trova (dal grande supermercato al piccolo rivenditore di zona) e chi li riceverà – recepito il messaggio pubblicitario – potrà gestire i propri acquisti addebitandone gli importi sull’account della propria carta di credito e, con la stessa app, sarà in grado di monitorare le proprie spese.

Non è inverosimile pensare che il business si allarghi al fronte dei social network e ai servizi di geolocalizzazione, innestando un circolo vizioso (per gli utenti) e virtuoso (per le aziende): un bel check-in effettuato al ristorante attraverso Facebook Places, Foursquare Gowalla potrebbe fruttare all’avventore uno sconto sulla consumazione da pagare – tramite l’account MasterCard o Citigroup – con il proprio smartphone via NFC.

In questo scenario, parallelamente al mondo legato al sistema operativo Android, si muovono altri protagonisti: accantonando i progetti che ha in serbo Apple(apparentemente intenzionata ad integrare la NFC nei prossimi iPhone), sembra ormai certo che il nuovo PlayBook – il tablet secondo RIM – offrirà il supporto alla nuova tecnologia, nonostante la sussistenza di alcuni problemi con gli operatori di telefonia mobile (principalmente Rogers in Canada e AT&T negli USA) per la gestione degli account. Anche Motorola, dal canto suo, ha confermato l’obiettivo di sviluppare nuove featurebasate sulla NFC orientate al mercato delle grandi aziende e al mondo del commercio al dettaglio e, come testimonia il video a seguire, anche  Nokia non perde tempo: le immagini, girate la scorsa settimana all’International CTIA Wireless 2011, mostrano un esempio di transazione effettuata con l’applicazione BCard reader mediante il nuovo smartphone C7 (la cui commercializzazione partirà oltreoceano con la versione NFC-enabled denominata Astound).

Meno futuribile di quanto possa sembrare a coloro che hanno poca dimestichezza con la tecnologia, il mobile payment è alle porte anche in Italia: come noto, in aprile prenderà il via a Milano la nuova sperimentazione legata al sistema Mobile Pass messo a punto da Telecom ItaliaATM, sui cui mezzi (autobus, tram, metropolitana) gli abbonati potranno viaggiare usando il cellulare come fosse una normale tessera elettronica ATM, ricaricata accedendo all’area I.TIM legata alla SIM card con il proprio account PayPal.

Pensando comunque al futuro, una volta introdotta questa tecnologia nella quotidianità – con una diffusione paragonabile a quella della moneta elettronica odierna, ossia carte di credito e tessere bancomat – sarà opportuno avere un maggior occhio di riguardo verso il proprio telefono cellulare, perché l’eventualità del furto o dello smarrimento non significherà solamente la perdita di contatti e appuntamenti. E chiamare tempestivamente il numero verde per bloccare il proprio portafoglio elettronico potrebbe essere quantomeno problematico.

[pubblicato oggi dal sottoscritto su The New Blog Times]

Hai sei giorni per fare ogni tuo lavoro

Dopo aver visto questo articolo del Daily Mail (ripreso anche dal Corriere) ho la sensazione che il cartello “strada dissestata” in Giappone non esista.

In questa foto si vede un tratto di una strada tra Naka (prefettura di Ibaraki) e Tokyo, nelle condizioni in cui si trovava dopo il terremoto dell’11 marzo.

In quest’altra immagine, la situazione dopo quattro giorni.

Questa foto mostra lo stesso tratto di strada, ripristinato dopo sei giorni.

A onor del vero, va precisato che la stessa strada – in alcuni punti – mostra ancora le conseguenze di un altro terremoto, verificatosi lo scorso settembre, ma questo tratto (insieme ad altri punti critici) è stato ricostruito a tempo di record.

Ok, chi sta pensando all’asfalto sconnesso a pochi metri da casa o, più in generale, alle vergogne della rete stradale italiana, o ancora alle condizioni in cui versa da tempo la Salerno – Reggio Calabria?

Concentrazioni: AT&T mette le mani su T-Mobile USA

A volte, quando mi lamento della situazione del mercato italiano delle TLC, mi dimentico che non è detto che altrove le cose vadano meglio.

Da wpcentralAT&T buys T-Mobile US for $39 billion

Con questa operazione, sul mercato GSM d’oltreoceano, AT&T assume praticamente un ruolo da monopolista e, oltre ad estendere il proprio bacino di utenza da 95,5 a 129 milioni di abbonati (in valore assoluto supera anche Verizon Wireless che ne ha 102 milioni), diventa sostanzialmente anche l’operatore di riferimento per il roaming GSM degli utenti europei in viaggio negli USA.

Al fiducioso commento di Federico Rampini fanno eco i post di un forum dedicato agli utenti T-Mobile, dalla cui lettura si possono constatare l’evidente soddisfazione e le speranzose aspettative espresse dai clienti in seguito a questa operazione:

 

 

 

 

Treccani 2.0

Era ora che la Treccani sbarcasse sul web. Del resto, come ha considerato l’amministratore delegato Francesco Tatò, le nuove frontiere aperte dal web evidenziano un forte interesse verso il sapere e la ricerca, decisamente un’ottima base sulla quale operare. La sfida consiste nel dotare potenzialità della rete, praticità di consultazione e velocità di aggiornamento di significativi strumenti per un’adeguata validazione delle fonti.

Ritengo che lo sforzo sia apprezzabile, ma sono certo che qualcuno penserà ad una sconfitta, quando scoprirà che l’Enciclopedia degli Italiani ha scelto di aggiungere voci e immagini di Wikipedia per completare i risultati delle ricerche effettuate online. Sulla velocità di aggiornamento, però, ci sono margini di miglioramento: per deformazione professionale ho consultato alcune voci legate al mondo della tecnologia, scoprendole ferme al 2008…

"iPhone": la Treccani sa cos'è, conosce anche l'esistenza dell'iPod, ma ignora l'iPad e anche l'iPhone 4 usciti lo scorso anno

“Windows”: per la Treccani l’ultima edizione è Vista, derivata da W. NT

Google apre i circoli?

Pare che Google intenda giocarsi una nuova carta sul tavolo dei social network. Non c’è due senza tre: dopo Wave e Buzz (sostanzialmente due flop), sarebbe quindi il turno di Circles

Google Profile

L’ultima soluzione di social networking con cui Google – probabilmente da maggio – (ri)tenterà di entrare nel mercato dominato da Facebook prevede una suddivisione dei rapporti di amicizia in sottoinsiemi diversi per categoria (questi dovrebbero essere i circoli, o cerchi). Questi sono gli unici dettagli, se così possono essere chiamati, diffusi in rete sul nuovo progetto del gruppo.

Per saperne di più è meglio aspettare la presentazione… buttata lì in questo modo, non mi sembra niente di più promettente dei precedenti, ma non credo che Google voglia ricadere nello stesso errore per la terza volta. Sarebbe autolesionismo.

Una nuova poltrona per Napoletone

Dall’ANSA:

Accordo raggiunto tra i soci Telco: Franco Bernabe’ sara’ presidente esecutivo di Telecom Italia con deleghe sulle operazioni straordinarie, finanza, rapporti con le authority e comunicazione istituzionale. Marco Patuano sara’ il nuovo amministratore delegato e Luca Luciani direttore generale.

Tra le righe si coglie una svolta significativa nella governance della più importante compagnia telefonica italiana: l’America Latina diventa una macroarea di riferimento e qualche osservatore già parla di sudamericanizzazione dell’azienda.

Tra l’altro, non sfugga che la delega alla responsabilità di questa area viene assunta dal nuovo direttore generale, il già presidente di TIM Brasil Luca Luciani. Sì, quello che parlò di Napoletone – con la T – che scambiò Austerlitz con Waterloo, poco storico, poco grammaticato, ma molto determinato:

UPDATE: Neanche il tempo di stappare lo spumante e qualcuno già gli rovina la festa

Breaking news

L’essenzialità della homepage di google.com permette alle poche righe dedicate al terremoto in Giappone e all’allarme tsunami nel Pacifico di calamitare l’attenzione degli utenti.

Cellulari: la Tassa di Concessione Governativa c’è ancora

Corre voce, da alcuni giorni, che sia possibile chiedere il rimborso della Tassa di Concessione Governativa applicata sui contratti di telefonia mobile. Fermo restando che chiedere è sempre lecito, allo stato attuale è opportuno tenere presente che la richiesta potrebbe verosimilmente cadere nel vuoto perché la TCG non è mai stata abolita e va tuttora corrisposta.

Gli utenti di telefonia cellulare titolari di un contratto di abbonamento sono tenuti a pagare un balzello mensile di importo fisso, pari a 5,16 euro per i privati e 12,91 euro per le imprese (anche individuali; quest’ultima è deducibile all’80%). La tassa fu introdotta nel 1995 (ma già esisteva, per gli apparecchi radiomobili) per colpire i consumi legati ad uno status symbol: all’epoca, infatti, il telefono cellulare aveva appena cominciato a diffondersi nel mondo italiano delle TLC ed era considerato un bene voluttuario, anziché uno strumento di comunicazione. E’ per questo motivo che in Italia prosperano le utenze prepagate, su cui non grava alcuna tassa (in virtù di una presunta assenza di vincoli tra utente e operatore di telefonia mobile).

Da tempo il presupposto di esazione della TCG è decaduto, giacché il telefonino non può più essere considerato un lusso, e da tempo si parla della necessità di abolirla: da parte delle istituzioni, l’intenzione dichiarata di eliminarla è stata espressa in più occasioni. Quando nel 2007 sono stati aboliti gli odiati costi di ricarica applicati dagli operatori sulle utenze prepagate, il tema guadagnò l’attenzione del Parlamento (a partire da un’interrogazione parlamentare) e dell’Agcom (l’abolizione fu esplicitamente chiesta anche dal commissario Enzo Savarese all’allora ministro per lo Sviluppo economico Pierluigi Bersani,  esortato ”a trovare il modo di eliminare la tassa di concessione governativa, che non favorisce un sano equilibrio del mercato”).

Intenti dichiarati e rimasti senza seguito, ma per un motivo intuibilmente semplice e più che mai d’attualità: lo Stato non ha interesse ad abolire questa entrata che vale centinaia di milioni di euro, esattamente come non ha mai eliminato l’imposizione di accise dell’anteguerra sul prezzo della benzina. Da cosa sono state originate, dunque, le voci della possibilità di abolire l’odiata TCG? Alcune recenti sentenze della Commissione Tributaria Regionale del Veneto (che, a onor del vero, sono state precedute da altre sentenze analoghe emesse da altre Commissioni) hanno confermato l’illegittimità dell’applicazione della tassa per i comuni in quanto Amministrazioni pubbliche, in virtù di quanto stabilito dal Codice delle Comunicazioni che ha abrogato la licenza di esercizio (art 218).

Si tratta di sentenze, che valgono per i casi per cui sono state emesse: non costituiscono norma per tutte le fattispecie analoghe, dal momento che nell’ordinamento giuridico italiano un precedente giurisprudenziale non è assolutamente vincolante per un giudice.

Tutto ciò, comunque, non toglie valore alla campagnapromossa da ADOC contro l’applicazione della TCG, avviata proprio in seguito a tali sentenze. Nell’ambito dell’iniziativa, l’associazione invita i consumatori ad inviare al proprio gestore di telefonia mobile – che riscuotendo la tassa agisce da sostituto di imposta – una lettera di diffida con cui chiedere il rimborso della TCG corrisposta negli ultimi tre anni (per un massimo di 185,76 euro per i privati e di 464,76 per i titolari di contratti aziendali), scaricando di fatto sulle compagnie telefoniche l’incombenza di rivalersi sullo Stato.

A livello commerciale, per iniziativa unilaterale di operatori di telefonia mobile, esistono già piani tariffari (denominati ad esempio Tasso zeroNo Tax) che, nominalmente, prevedono uno sconto pari all’importo della TCG, che al cliente è certamente gradito, ma non c’è nessun regalo: dal momento che la compagnia è sempre obbligata a girare allo stato l’importo della tassa per ogni abbonamento sottoscritto, verosimilmente il piano tariffario ha una composizione tale da garantire comunque, con i consumi addebitati al cliente, la copertura dell’importo che viene formalmente defalcato a titolo di sconto.

Non esistendo oggi una norma che assicuri anche ad aziende e privati l’inapplicabilità di tale tassa, è facile prevedere che gli operatori lascino cadere nel vuoto ogni richiesta, nella certezza di non incorrere in alcuna illegittimità. Tuttavia è auspicabile, da parte loro, un impegno congiunto con le associazioni di difesa dei consumatori presso le istituzioni, affinché l’ingiustificata TCG venga definitivamente eliminata.

Inutile illudersi che ciò possa avvenire in tempi brevi, ma nella prospettiva che il sogno si possa concretizzare, è necessario fin da subito lavorare in previsione di una contromossa: l’eventualità di una rimodulazione fiscale (l’introduzione di una nuova imposta in seguito al contentino dato dall’eliminazione della TCG) è ampiamente prevedibile.

[pubblicata oggi dal sottoscritto su The New Blog Times]

Credibile come una moneta da quattro euro

Non sia mai detto che non vi rendo partecipi delle mie fortune:

In una mail ricevuta oggi (cliccandoci sopra potete vederla in dimensioni leggibili), il sedicente signor Eric Cheung, a me sconosciuto, apostrofandomi con irritante confidenza si qualifica come direttore di una banca di Hong Kong e mi butta lì l’allettante proposta di condividere una transazione d’affari di 15,5 milioni di dollari.

Ovviamente è phishing e l’oggetto del messaggio è una truffa (senza se e senza ma, come direbbe qualcuno), per cui se ricevete messaggi simili potete cestinare senza pietà. Se però Moreno Morello fosse interessato a proseguire la trattativa per un’indagine (con la prospettiva di una nuova corsetta), resto a disposizione ;-)

iShift

E tutto d’un tratto, l’iPad “prima versione” che potresti aver appena comprato qualche giorno fa, è già diventato vecchio. Per giunta, ora costa 120 euro in meno.

iPad 1, prezzi in vigore fino a febbraio 2011

iPad 1, prezzi in vigore da marzo 2011

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