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Monthly Archives: febbraio 2011

Chiamiamola Facebook

E’ egiziana, ha poche ore di vita e si chiama Facebook: il padre, il giovane egiziano Gamal Ibrahim, ha deciso di darle questo nome in onore del social network per i risultati conseguiti nelle proteste che hanno portato alla caduta di Hosni Mubarak.


Sallie Pisch/Bikya Masr

CNN
An Egyptian anti-government demonstrator holding a pro-Facebook sign during clashes with government forces in Cairo on February 3 (Picture: Getty)
Getty/Metro

Indovina chi è venuto a cena

Ecco una foto che farà il giro del mondo: Barack Obama, in visita a San Francisco, a cena con i numeri uno della Silicon Valley. Alla sua destra, Mark Zuckerberg di Facebook, alla sua sinistra – di spalle, ma riconoscibile – Steve Jobs di Apple.

 

Stop al televoto!

OpenSanremo 2011

Bando al televoto e alle giurie demoscopiche: con OpenSanremo (realizzato da busk.fm e applicabile a Facebook) è possibile esprimere le proprie preferenze e condividere giudizi e commenti via web. Il servizio è indipendente dall’organizzazione del Festival di Sanremo e quindi la classifica che ne scaturirà non ha nulla a che vedere con quella ufficiale, ma è un esperimento interessante.

Editori, Google promette di più (e chiede meno)

One Pass

Debutta One Pass, servizio di news a pagamento firmato Google e pensato in primis per la fruizione da applicazioni per smartphone e tablet, oltre che da qualunque dispositivo connesso al web. Reuters spiega:

Gli editori potranno far pagare per i contenuti in vari modi, tra cui l’abbonamento, l’accesso a tempo o la vendita di singoli articoli, come ha detto Google oggi in un post nel blog aziendale.

Il servizio, inoltre, consente agli editori di fornire agli abbonati al cartaceo il libero accesso ai contenuti digitali.

Google ha detto che “One Pass” è disponibile in Canada, Francia, Germania, Italia, Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti.

Per quanto riguarda l’aspetto del revenue sharing, il modello del sistema di abbonamenti prevede – leggo dal WSJ – che a Google spetti il 10% degli introiti, mentre il rimanente 90% rimanga nella tasca degli editori. Legato a CheckOut, il servizio richiede su ogni transazione una commissione pari al 2%.

Evidente l’intento di proporre un’alternativa al sistema in-app sviluppato per iTunes, sia agli utenti Android – che possono acquistare anche un solo contenuto – che agli editori, a cui Apple lascia una percentuale inferiore, il 70%. Questo fattore, però, potrebbe non essere sufficiente a motivarli ad avvalersi unicamente della distribuzione tramite la piattaforma di Google preferendola a quella di Apple: la forte presenza sul mercato di dispositivi iOS (iPad, iPhone) si traduce in volumi di vendita potenzialmente interessanti e superiori a quelli che – per il momento – esprime il mondo Android. D’altro canto un editore che avesse scelto di operare su entrambi i canali non potrebbe nemmeno pensare di giocarsi la partita con prezzi più allettanti: gli accordi che Apple ha già siglato con molti editori prevedono che questi ultimi non possano praticare prezzi inferiori presso marketplace concorrenti (si veda la diatriba dello scorso anno con Amazon).

Elementare, Watson…

Da Euronews:

Uomo contro macchina, il primo a dare la risposta corretta vince. L’arena è il quiz americano Jeopardy, dove lunedì il supercomputer Watson ha sfidato i due detentori dei record assoluti.

La difficoltà è rispondere in forma di domanda a risposte costruite su battute e giochi verbali. Una bella scommessa per gli ingegneri IBM.

Secondo me, se masticasse l’italiano, andrebbe comunque in tilt con due persone (dalle attitudini differenti): Bergonzoni e Marzullo.

Battute a parte, Watson si avvicina alle capacità di HAL 9000. Non a caso un tempo si credeva che il nome HAL nascesse da un gioco di parole con IBM (le due sigle sono composte da lettere che distano l’un l’altra per una lettera dell’alfabeto), ma sia il regista Stanley Kubrick che l’autore del romanzo Arthur Clarke smentirono (The Lost Worlds of 2001, 1972, pag. 78), confermando l’acronimo dichiarato fin dall’inizio, Heuristic ALgorithmic.

Il dubbio è sempre rimasto, almeno tra i più scettici. Ma che importa? Ciò che conta è che la realtà si sta avvicinando sempre di più alla fantascienza.

Non è solo un’impressione

Riguardo all’iniziativa Agenda Digitale – che è un appello, non il programma strategico a cui essa tende – c’è un’interessante intervista su Punto Informatico, in cui Luca da’ spazio ad un approfondimento con il contributo di Alfonso Fuggetta e Layla Pavone, che da’ un’idea di come l’ira del ministro Romani potesse essere meglio indirizzata, e che le critiche mirate (non quelle sparate in aria) aiutino a diffondere il verbo e a prendere bene la misure per costruire meglio un progetto che ha un obiettivo dichiarato molto importante.

Basti vedere quanti Paesi, nel mondo, hanno già pensato (o stanno sviluppando) programmi e strategie in questo senso. Sono quelli raffigurati qui: in verde scuro ci sono i Paesi che li hanno già adottati, in verde chiaro chi li ha in sviluppo (fonte). Chi avesse l’impressione di non vedere bene in che condizione è l’Italia, può cliccare sull’immagine per ingrandirla.

Falso come una moneta da tre euro


Se ricevete un messaggio come questo (cliccatelo per ingrandirlo), cestinatelo. Non tanto perché ve lo sto dicendo io, ma perché una richiesta di dati dell’account Facebook proveniente da un mittente update+xtcrnivkaaat è decisamente poco attendibile…

Dall’iPhone, foto da reflex. O quasi

Se siete possessori di un iPhone e la fotocamera in dotazione non soddisfa le vostre aspettative, SynthCam potrebbe fare al caso vostro: è una app, disponibile su App Store, che permette di scattare foto di qualità superiore, con soggetti messi perfettamente a fuoco e sfondi sfocati, grazie all’applicazione di tecnologie di fotografia computazionale.

Alcuni effetti, in certi casi, sono sorprendenti per una fotocamera da smarpthone. Con alcuni semplici accorgimenti è persino possibile ottenere immagini da cui spariscono le figure in movimento presenti in una foto scattata normalmente.

[via The New Blog Times + Marc Levoy]

Agendadigitale.org

Nonostante in questo blog si parli spesso di tematiche tecniche, so per certo di avere lettori non tecnici. A qualcuno di loro, il termine agenda digitale farà venire in mente un organizer elettronico o un altro dispositivo simile. Ma visto che questo tema ieri si è guadagnato un’intera pagina sul Corriere della Sera e la distratta attenzione di un certo numero di lettori (anche di questo blog), è bene spiegare in poche parole di cosa si tratta.

L’agenda digitale è un programma strategico di obiettivi da seguire per eliminare il digital divide (il divario tecnologico esistente tra popolazioni di differenti aree geografiche, ma anche il gap culturale tra utenti avanzati e non) e favorire – in tutto il tessuto sociale – lo sviluppo della cultura digitale, l’applicazione delle potenzialità di Internet e delle tecnologie, per aprire nuove opportunità di sviluppo, con benefici economici e sociali, per l’intero Paese.

Quella partita ieri è una campagna di sensibilizzazione su questo tema. Ce n’è bisogno, perché – come si legge nella presentazione – la politica ha posto la strategia digitale al centro del dibattito in tutte le principali economie del mondo. Ma non in Italia. Eppure in Italia metà della popolazione usa Internet. La tecnologia è parte integrante della vita quotidiana di milioni di cittadini. Studenti, lavoratori, professionisti e imprenditori si confrontano costantemente con i rischi e le opportunità determinate dall’innovazione tecnologica.

Da parte mia, la dimostrazione che in Italia c’è molto da lavorare in questo senso, la colgo in molti aspetti della vita quotidiana, di cui si sente parlare ultimamente anche attraverso gli organi di informazione. Ecco tre esempi di iniziative che ritengo molto opportune, nate con ottime intenzioni, ma frenate da una realtà italiana fatta di digital divide tecnologico e sociale:

  • 01/02/2011 Certificati online, il server già in tilt – Obbligatorio l’invio telematico all’Inps. Ma i medici insorgono: il sistema non è ancora a posto. Nella prima giornata moltissimi medici hanno denunciato l’impossibilità di accedere al sistema.
  • 28/12/2010 Fotovoltaico, impossibile la comunicazione telematica di fine lavori – Il portale del GSE risulta inaccessibile per molti operatori obbligati a trasmettere la comunicazione di fine lavori entro il 31 dicembre. Il GSE ripristina la modalità di comunicazione dei dati tramite posta raccomandata.
  • 01/10/2010 Il SISTRI non riesce ad entrare in vigore – Il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti doveva entrare in vigore il primo ottobre 2010 (data già derivante da una proroga), termine slittato al primo gennaio 2011. A tutt’oggi (febbraio 2011), numerosissimi operatori lamentano l’impossibilità di accedere correttamente al sistema per gestire le pratiche (chiavette USB non funzionanti, sito web inaccessibile). L’avvio a regime è ora previsto per maggio. Salvo ulteriori rinvii.

L’approssimazione va bene all’inizio, quando si organizzano le idee, non a fine progetto per gestire idee già realizzate.

 

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