MyTV – 3
Della mia insoddisfazione per come sia stata condotta l’introduzione del digitale terrestre vi ho già parlato in un paio di post precedenti. La mia partecipazione al progetto dedicato al magazine dedicato da Liquida al My Sky HD mi ha motivato a sperimentare la consolidata piattaforma satellitare di Sky e ad apprezzarne le varie caratteristiche (soprattutto quelle legate alle funzionalità di videorecording del decoder, che consente addirittura di recuperare parti di trasmissioni che un utente si può perdere per vari motivi), ma soprattutto a confrontare la qualità di trasmissione delle immagini.
Effettivamente – almeno, sul mio televisore – il digitale satellitare è molto più stabile ed affidabile del digitale terrestre, e questo – ne sono certo – è dovuto al fatto che su quest’ultimo è stato portato avanti un lavoro di ampliamento della copertura piuttosto affrettato. Il sistema è ancora giovane e, probabilmente, si farà.
Il pacchetto completo offerto per questo periodo di prova permette ovviamente di spaziare sulle varie categorie di canali, ma alla scadenza sarà necessario scegliere “cosa buttare dalla torre” e, quindi, quale soluzione mantenere.
Non c’è dubbio che, come hanno sottolineato altri utenti, sarebbe bello poter contare su un’offerta più “flessibile”: l’abbonamento sarebbe molto più personalizzabile se fosse possibile scegliere esattamente i propri canali preferiti, anziché dover fare riferimento alle combinazioni standard previste dall’offerta attuale. Dopo un mese e mezzo, a casa nostra sapremmo già cosa mantenere: tutti i canali con le nuove serie televisive, quelli per i bimbi, il cinema, le news e alcuni canali di lifestyle e documentari.
Violet out
Un tempo il viola era solo il colore da evitare nel mondo dello spettacolo (perché è il colore dei paramenti sacri utilizzati in Quaresima, periodo in cui un tempo erano vietati gli spettacoli pubblici, e quindi sinonimo di non lavoro). Ora qualcuno dice che anche Facebook non lo gradisce, ma forse si è trattato di un falso allarme.
A volte è meglio Mastrota
Avvalersi di gradevoli testimonial femminili (leggasi bonazze) negli spot pubblicitari non sembra avere più il valore aggiunto di un tempo: dopo i ripensamenti di TIM su Belen Rodriguez, in rete impazza lo scherno verso la reclame del nuovo libro di Alfonso Luigi Marra, con Manuela Arcuri che si produce in una performance che ricorda molto da vicino la qualità delle telepromozioni tipiche delle emittenti locali.
Lo spot diventerà popolarissimo, ma non so quanto aiuterà a vendere il libro..
Programmare un SMS? Utile, ma anche rischioso…
Nella giornata di oggi si è temuto per la vita di alcuni speleologi che erano entrati nell‘Antro del Corchia, per via di un SMS con una richiesta di soccorso spedito dal cellulare di uno di loro. Poi, per loro fortuna, si è scoperto che si era trattato di un falso allarme, causato da una banale svista:
Per precauzione, l’uomo ha lasciato in auto il suo cellulare, impostandolo per inviare automaticamente un sms d’allarme alle 22.30 nel caso in cui il gruppo non fosse tornato prima di quell’ora. Ovviamente, se non ci fossero stati contrattempi, il messaggio sarebbe stato cancellato prima dell’ora di invio. In base a quanto ricostruito, pero’, l’uomo si sarebbe confuso e avrebbe digitato 10.30 invece di 22.30.
La confusione gli è costata una denuncia per procurato allarme, nonostante si sia dichiarato costernato e abbia chiesto scusa ai 43 soccorritori impegnati nelle ricerche.
E tanti saluti a Belen Rodriguez
Pare che TIM voglia dare il benservito a Belen Rodriguez perché, dopo mesi e mesi di spot pubblicitari con Cristian De Sica e cartelli (sempre pubblicitari) senza Cristian De Sica, l’azienda avrebbe registrato un inaspettato calo nelle vendite di prodotti e servizi- Il Corriere delle Comunicazioni ieri riferiva infatti:
“Scegliere Belen Rodriguez è stato un errore – dice al Corriere delle Comunicazioni una fonte interna a Telecom Italia che preferisce non comparire -. Molti dei clienti storici di Telecom, in particolare le famiglie, non hanno gradito la scelta della show girl in qualità di testimonial. E ciò si è tradotto in fuoriuscite di clienti verso operatori concorrenti”.
Strano che – per risolvere il problema del flop delle vendite – si punti il dito verso una testimonial (che può essere gradita o sgradita) e non si cerchi invece di diversificare l’offerta basandola su soluzioni commerciali differenti, o ancora di rendere meno ingannevoli certi spot.
Certo, sull’efficacia di certi spot e di certi testimonial (che non sono mai a buon mercato) si potrebbe discutere per molto tempo. Tra l’altro, molto spesso alla fine di uno spot viene da chiedersi “ma cosa hanno pubblicizzato?”, ma questo non avviene solo con TIM. Io non sopporto nemmeno gli spot degli altri concorrenti, tra l’altro a volte vengono scelti comici che non mi fanno ridere o scene che non capisco fino in fondo (per non parlare dell’incoerenza di Francesco Totti che quando gioca a calcio porta sul petto il marchio Wind, mentre in TV gira con sua moglie gli spot per Vodafone)
MyTV – 2
A un mese dallo sbarco del decoder MySky HD in casa mia posso dire innanzitutto che confermo la mia prima, personalissima, impressione sui sistemi di broadcasting televisivo operativi in italia: pollice verso per il digitale terrestre, pollice su per le piattaforme satellitari. In realtà l’insoddisfazione per il digitale terrestre – che, come ricordo, è visibile grazie alla chiavetta USB inserita nel decoder di Sky – è dovuta all’approssimazione delle operazioni condotte dal momento dello switch-off in poi (che nella mia zona è avvenuto quasi un mese fa, ma a tutt’oggi molti canali sono instabili).
In questo mese ho fatto tesoro di alcune esperienze, che estrarrò dal cilindro a ruota libera. La prima: sul satellite alcune trasmissioni vengono criptate ed è preferibile vederle sul digitale terrestre. Soprattutto in casi come qualche sera fa, in cui Raiuno ha mandato in onda Cenerentola alle 21.30. Un orario un po’ diverso dai miei concetti di “prima serata”,o di “fascia oraria per bambini”. Poco male, mi sono detto, la registro con il decoder. Un clic sul tasto R e via. Salvo poi scoprire, il giorno dopo, di non aver regisitrato nulla: avevo selezionato il canale 101 (ossia Raiuno via satellite) dove il film era stato criptato. La prossima volta mi ricorderò di selezionare il 5001 (Raiuno sul digitale terrestre).
La seconda: i canali per i giovanissimi (dal 600 in avanti) possono avere contenuti educativi interessanti proposti in modo accattivante (ad esempio in cartoni animati come Vai Diego e famiglia). Però le pause pubblicitarie sono (ovviamente) farcite di spot che, soprattutto nel periodo natalizio, possono far rapidamente cambiare idea ai vostri figli sui loro oggetti del desiderio. Attenzione…
La terza: la funzione videoregistratore è davvero retroattiva. Con un film che avevo visto dall’inizio, mi è capitato di iniziarne la registrazione a trasmissione ormai avanzata (ero al 39mo minuto, la palpebra stava calando e ho pensato “registro il resto e lo riguardo domani”). Il giorno dopo ho scoperto con piacere (mio, ma soprattutto di mia moglie che aveva perso anche la fase iniziale) che il decoder me lo aveva registrato fin dall’inizio.
La quarta: certo che l’alta definizione è davvero fenomenale. Vedere un film o un evento sportivo su un canale HD cambia davvero l’esperienza dell’intrattenimento televisivo. I canali offerti da Sky presto saranno 50, che sembra un’enormità, ma quando si inizia a vedere la TV in un certo modo, è difficile tornare indietro (viene l’aspettiva che, prima o poi, tutti i canali diventino HD e quelli “rimasti” in bassa definizione sembrano una tecnologia obsoleta).
La quinta: il manuale di istruzioni fornito con il decoder MySky HD serve a poco, forse solo per conoscere il codice con cui sintonizzare il telecomando al vostro televisore. Il motivo non risiede nel fatto che il manuale non è completo, ma nella semplicità di utilizzo del decoder, che è la chiave del successo di ogni apparecchio tecnologico, soprattutto se deve finire nelle mani di un utente qualunque, incline o refrattario alla tecnologia.
L’accesso a Internet? E’ già un diritto…
…ma non viene fatto rispettare.
L’Articolo 21 della Costituzione Italiana dice:
Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria [cfr. art.111 c.1] nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.
In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.
Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.
Per quanto si legge nella Costituzione, dunque, ritengo che l’iniziativa di promuovere un “Articolo 21-bis” che dica “Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale” si ponga un obiettivo condivisibile e di importanza fondamentale. Il problema è che il progetto – a mio parere – va nella direzione sbagliata.
Come osserva Luca Annunziata su Punto Informatico, il nuovo articolo pone l’accento sulla problematica del digital divide e sul suo superamento, per dare a tutti i cittadini le stesse possibilità. Di conseguenza, forse varrebbe la pena guardare verso l’Articolo 3:
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Esistono diritti che fin dal 1947 sono garantiti dalla Costituzione: pari opportunità, salute, istruzione e lavoro, tanto per fare un esempio. Diritti a cui il Governo Italiano ha dedicato l’attività di appositi ministeri, ma sulle cui modalità di applicazione spesso si discute. Per cui il fatto di garantire un diritto nella Costituzione non rappresenta, di per se’, una garanzia di rispetto assoluto.
Stefano Rodotà si è fatto portavoce dell’iniziativa che promuove questo Articolo 21-bis e, a chi sostiene che non sia necessario che nella Costituzione si parli di Internet come diritto fondamentale perchè tale diritto sarebbe già incluso nel testo costituzionale, ha rivolto l’invito di “dirlo a gran voce, per ribadendolo in modo chiaro e palese, per rendere davvero superfluo un nuovo apposito articolo. Anche questa considerazione mi sembra superflua, perché le persone che ho sentito esprimere critiche a questo progetto sono le medesime che da anni promuovono una Internet accessibile a tutti, aperta e neutrale.
Esco dall’ambito costituzionale e – visto che sopra ho parlato di ministeri – non posso fare a meno di constatare che un tempo esisteva anche il Ministero delle Comunicazioni: dal 2008 è stato trasformato in un dipartimento del Ministero dello Sviluppo Economico, oggi guidato da Paolo Romani (già sottosegretario – e poi viceministro – con delega alle Comunicazioni e attualmente a capo del MSE).
L’accorpamento delle Comunicazioni nella tematica dello Sviluppo Economico è più che pertinente: io sono solo l’ultimo di tanti cittadini-utenti che vedono in Internet un volano per lo sviluppo economico del Paese. Mi risulta che sia una convinzione manifestamente condivisa – almeno dal giugno 2009, se non prima – anche dal ministro Paolo Romani. Per cui, forse, è ministeriale (e non costituzionale) la porta a cui bussare per chiedere “a gran voce” un contributo concreto sull’accesso libero ad Internet attraverso una connessione dignitosa.
Quo vadis, Brokep?
Chi ha conosciuto The Pirate Bay dovrebbe sapere chi è Brokep, alias Peter Sunde, che sta lavorando ad un nuovo progetto:
Peter Sunde – per molti più conosciuto come Brokep, co-fondatore di ThePirateBay.org - vuole cambiare Internet nelle sue regole strutturali, fin dalle sue fondamenta, promuovendo l’introduzione di un sistema di root server distribuito.
Il bersaglio è la gestione di Internet attuata da ICANN, cui oggi competono – tra l’altro – l’assegnazione degli indirizzi IP e la gestione dei sistemi di root server, i pilastri dell’infrastruttura che consente l’accessibilità dei siti Internet e la veicolazione delle e-mail.
Ed è proprio contro questi pilastri che Brokep vuole andare. Non è possibile comprendere se ilpirata svedese sia mosso da disinteressati obiettivi libertari o dalla perdita di un nome a dominio a causa di ICANN e di IFPI, l’associazione che rappresenta l’industria discografica a livello mondiale (che con chiunque faccia parte del mondo di The Pirate Bay evidentemente non hafeeling).
L’obiettivo dichiarato è concettualmente chiaro e consiste nel progetto Dot-P2P mirato ad una rete libera, scevra da politiche autorizzative, discriminatorie o censorie. Difficilmente concepibile con la centralizzazione attuale, secondo Sunde, ma realizzabile partendo da un nuovo sistema di DNS root server alternativo a quello di ICANN, a cui farà seguito – ed è questa l’idea realmente disruptive – un network basato su un sistema DNS peer-to-peer.
“Non stiano re-inventando la ruota – ha dichiarato Sunde, che oltre al wiki sul progetto ha aperto un nuovo blog – stiamo sfruttando al meglio tecnologie già esistenti”. Al momento, sulla scorta di quanto spiegato da Sunde e da altri compagni di progetto, si sa solo che alla base del nuovo sistema ci sarà un’applicazione BitTorrent powered, ma sono ancora molti gli aspetti tecnici da affrontare. A quelli di carattere più amministrativo, invece, si è già pensato: la registrazione dei nomi con TLD .p2p verrà trattata da OpenNIC.
In mancanza di ulteriori dettagli sul progetto, è opportuno che ogni giudizio in merito rimanga in sospeso: in questo momento l’idea può apparire contemporaneamente affascinante e folle. Con l’evolversi degli sviluppi si capirà verso quale parte del crinale si dirigerà.




