YouTube pagherà la Siae
SIAE e YouTube annunciano di aver siglato un accordo di licenza che copre l’uso in Italia, in modalità streaming, di musica e opere audiovisive del repertorio SIAE nei video presenti sulla piattaforma YouTube.
La licenza ha una durata di tre anni, fino al 31 dicembre 2012. Come risultato dell’accordo, autori, compositori ed editori musicali rappresentati da SIAE saranno ricompensati quando viene utilizzata la loro musica.
I dettagli economici, non ufficializzati dai diretti interessati, sono illustrati nella loro forma ufficiosa da Daniele Lepido: l’ipotesi è da uno a quattro millesimi di euro a clic.
Non so se il modello si possa definire collect-per-click , ma in pratica il senso è quello: un iscritto alla Siae riceverà un compenso per ogni click ottenuto dalla sua opera pubblicata su YouTube (che mi auguro non sia obbligata alla compilazione del borderò).
Cile, la Net Neutrality è Legge dello Stato
Una volta tanto riesco ad anticipare l’amico Quinta nel dare una notizia che riguarda la net neutrality:
Cile: la neutralità della rete riconosciuta per legge – NNSquad.it
Il Cile è il primo Paese al mondo ad inserire nella propria legislazione il riconoscimento dei principi della neutralità della Rete.
Con un consenso che ha raggiunto un’ampia maggioranza, il parlamento locale ha varato una Legge che impone ai provider di garantire la libertà di accesso ad ogni tipologia di contenuti, servizi o applicazioni disponibili sulla rete, con un servizio che non possa applicare alcun tipo di discriminazione.
La stessa normativa obbliga i provider alla trasparenza delle condizioni praticate agli utenti e prevede un’oculata gestione dei parental controls, l’obbligo al consenso scritto per i servizi che prevedono pagamenti online e l’adozione di appropriate misure di sicurezza da parte degli ISP.
Il progetto di legge è stato presentato oltre tre anni fa con l’appoggio di schieramenti politici di diverso orientamento. Felipe Morande, ministro dei trasporti e delle telecomunicazioni, ha dichiarato che il governo cileno si impegnerà a dare a tutta la cittadinanza la possibilità di accedere ad Internet in banda larga entro otto anni.
Facebook mi ha appena offerto il caffé
Un regalone… ne riparliamo quando potrò spenderli in un outlet, fuori da Facebook.
L’eventualità non è impossibile: Facebook ha concluso un accordo con MOL, azienda malese che permetterà al social network di vendere Facebook Credit anche fuori dal network (al momento in oltre 500mila outlet in Oriente). E la moneta di Facebook potrebbe presto diventare una valuta virtuale per pagamenti reali, e rappresentare un’alternativa a strumenti come PayPal.
War Diary, 100 Megabyte di rivelazioni
L’operazione messa a segno da WikiLeaks nelle scorse ore (rivelatrice di un mondo di informazioni top secret sulla guerra in Afghanistan) ha molte sfaccettuature: non solo si tratta di uno scoop senza precedenti, ma – come scrive il Guardian – offre realmente “un quadro devastante della fallimentare guerra in Afghanistan”, mettendo in evidenza situazioni ed eventi mai trapelati, tra cui attacchi operati dai Talebani e stragi civili sconosciute e taciute.
Oltre 90mila file (ai 75mila iniziali se ne sono aggiunti altri 15mila), oltre 100 MB di informazioni che, facendo il giro del mondo, offrono al mondo un diario che copre un periodo va dal 2004 al 2009, con il suo triste bilancio di vittime.
Ora le notizie ufficiali, diffuse a livello istituzionale, avranno un sapore incerto per molte più persone di un tempo ed è forse questo il risultato più dirompente dell’insolita azione di intelligence attuata da WikiLeaks, alle cui spalle – dal 2006 – c’è l’australiano Julian Assange, che a Der Spiegel ha dichiarato di voler far capire al mondo la brutalità e lo squallore delle guerra: “Questo archivio cambierà l’opinione pubblica e il modo di vedere le cose delle persone che ricoprono ruoli politici e diplomatici influenti”.
P.S. (leggendo il testo riportato nella figura): Sunday, July 26? Mah…
Google News? Pas Merci!
I membri del Syndicat de la Presse Quotidienne Nationale – che rappresenta le più importanti testate francesi – hanno annunciato il progetto di un proprio strumento di aggregazione di notizie, che dovrebbe essere pronto entro fine 2010 per fare concorrenza alla celebre soluzione di Google. Più che di uno strumento, concettualmente, si tratterà di una risorsa: lo scopo dichiarato è infatti quello di monetizzare i contenuti (leggi l‘articolo completo su The New Blog Times).
hh
Hardware trojan horse
Con colpevole ritardo (che comunque non fa perdere il carattere d’attualità della notizia) segnalo un interessante post di Stefano che ci mette in guardia sui potenziali rischi di security derivanti da una gestione non pienamente consapevole di copiatrici e stampanti multifunzione:
La fotocopiatrice moderna: un colabrodo di dati
Perchè un hacker dovrebbe impiegare ore e ore del suo tempo cercando di penetrare i sistemi di una rete aziendale per carpirne i dati più sensibili e confidenziali, quando, con molto meno tempo e meno rischi di essere individuati, basta proporre un rimpiazzo economicamente vantaggioso di una fotocopiatrice?
Da poco meno di una decina d’anni, la maggior parte delle fotocopiatrici è dotata di un hard disk interno che, con l’opzione di default, consente la copia di ogni singola pagina fotocopiata e restituita all’utente su carta… (continua a leggere)
Sull’hard disk installato su queste macchine possono dunque rimanere molte informazioni riservate, che nella migliore delle ipotesi è opportuno eliminare prima della dismissione (vendita in permuta, rottamazione) della copiatrice.
Elemento da non trascurare: la copiatrice multifunzione (con modulo stampante di rete, scanner, fax) può non essere di proprietà dell’azienda che la utilizza, data la crescente proposta di soluzioni di renting all-inclusive (l’azienda dispone della copiatrice come se fosse di sua proprietà, in virtù di un contratto di noleggio a lungo termine che prevede un canone mensile che include materiali di consumo e manutenzione, praticamente tutto tranne la carta; in questo modo l’azienda fruisce di un servizio e non gestisce la copiatrice come cespite).
Questo utilizzo ovviamente impedisce all’azienda di prendere l’hard disk e di passarlo sotto uno schiacciasassi, ma non di (far) eliminare tutti i dati in esso contenuti.
Leaking News
Luca segnala:
Alcuni giornali italiani hanno già contattato Wikileaks per distribuire le intercettazioni nel caso che fosse introdotta la legge che ne vieta la pubblicazione. Una domanda: ma poi linkare i documenti pubblicati su Wikileaks sarebbe consentito o vietato? È una domanda che ha senso solo in un paese con poca libertà di informazione.
WikiLeaks raccoglie e pubblica materiale classificato e riservato da parte di fonti protette dall’anonimato, con l’obiettivo di fornire informazioni senza filtri, censure o pregiudizi. Il suo fondatore Julian Assange ha dichiarato: “Avremo completato la nostra missione quando ogni tecnico informatico, ogni bambino dell’asilo, ogni burocrate di un ministero saprà di poter pubblicare quello che vuole senza correre rischi”.
Missione impossibile? Dipende: in Islanda un mese fa è stata approvata all’unanimità una proposta di legge a favore della libertà di espressione e della tutela della privacy delle fonti utilizzate dai giornalisti e pare che il parlamento europeo sia orientato a favorire lo stesso principio anche nei Paesi dell’Unione Europea (di cui l’Islanda ancora non fa parte).
Se davvero la legislazione europea prendesse questa direzione, gli argini oggi predisposti dalla cosiddetta legge bavaglio potrebbero perdere le proprie fondamenta. Ma in realtà, già una volta entrata in vigore la legge islandese, si potrebbero rivelare inefficaci per un giornale o un sito informativo che riuscisse ad apriee la propria sede in Islanda (beninteso, non semplicemente con i server, ma con una redazione formalmente islandese) assoggettandosi alla legislazione di quel Paese e configurandosi come testata off-shore…
Più tacche per tutti
L’urgente conferenza stampa convocata per oggi alle 10 - ora di Cupertino – aveva un obiettivo fondamentale: tenere buoni gli utenti ed evitare un’eventuale class action per un problema che nelle scorse settimane ha provocato un’eco assordante.
Il numero uno di Apple non ha trascurato di puntualizzare che il problema di ricezione dell’iPhone non dovrebbe essere molto diffuso e comunque non esiste alcun Antennagate perché l’anomalia può affliggere anche altri apparecchi (ma non era un errore di calcolo delle tacche sul display di tutti gli iPhone?). Ciò nonostante non ha potuto non ammettere che il problema esiste e ha aggiunto che l’azienda sta studiando come risolverlo.
In ogni caso, per gli utenti del nuovo iPhone varrà la formula soddisfatti o rimborsati: chiunque non sarà soddisfatto dal proprio iPhone potrà restituire l’apparecchio e otterrà un rimborso (in contanti, o in buoni acquisto di altri prodotti Apple?). Coloro che invece vorranno tenerselo potranno avere una custodia, o un bumper (sì, quella specie di guscio Meliconi che riveste il perimetro dell’iPhone e scongiura i problemi di antenna), e saranno previsti rimborsi per chi dovesse averne già acquistata una.
La conferenza stampa è stata volutamente imperniata sull’amore che Apple prova per i propri utenti e sull’ostentata vocazione a renderli felici. Vedere Steve Jobs muoversi davanti ad un wallscreen che recita “We love our users” (amiamo i nostri utenti) o “We want every user to be happy” (vogliamo che ogni utente sia felice) è stato comunque abbastanza sorprendente.
Mancava solo una clip in cui attaccava un lucchetto a Ponte Milvio e lo avremmo potuto chiamare Step Jobs. Sempre che tutto questo amore nell’aere non voglia essere il preludio alla formazione di una setta della mela morsicata.
(immagine tratta da Engadget.com)
Google punta sui mouse
La profilazione degli utenti tramite le ricerche effettuate attraverso Internet potrebbe presto lasciare il posto ad un più innovativo metodo di analisi: Google ha infatti registrato un brevetto denominato “System and method for modulating search relevancy using pointer activity monitoring”, cioè “Sistema e metodo per modificare la pertinenza dei risultati della ricerca mediante ‘attività di monitoraggio del puntatore”, laddove per puntatore si intende un dispositivo di puntamento come mouse, trackball e affini.
Significa che a Mountain View hanno sviluppato un sistema che traccia ed elabora movimenti e click effettuati dall’utente con il mouse, interpretandoli per capire ad esempio quanto vale un contenuto pubblicato via web, non solo dal numero di click che ottiene – quando si tratta di un link – ma anche da quanto tempo, ad esempio, l’internauta lo punta letteralmente con il mouse, oppure se quel contenuto viene puntato, copiato o incollato.
Google avrebbe quindi sviluppato uno strumento per tentare di capire che tipo di attenzione riscuote ciò che è stato pubblicato su una pagina web e non è affatto inverosimile pensare che questo possa essere utilizzato, ancora una volta, per veicolare presso gli utenti i messaggi pubblicitari dei propri inserzionisti.
Cupertino, abbiamo un problema…
In seguito ai noti (e chissà da quanto) problemi di ricezione rilevati da più parti sull’iPhone 4, Apple ha battuto varie strade. Indubbiamente ha studiato il problema, ma a quello tecnico se n’è affiancato un altro, da affrontare con urgenza: la gogna mediatica, che fino a qualche giorno fa era all’orizzonte e che invece ora si sta avvicinando pericolosamente, con risvolti non trascurabili anche sotto il profilo finanziario, in virtù delle fluttuanti reazioni del mercato azionario.
Allo scopo di attutire il brusìo dell’opinione pubblica, a Cupertino avevano pensato di scrivere una lettera, per spiegare agli utenti che “prendere in mano quasi ogni telefono cellulare in un certo modo ne riduce la sua ricezione di 1 o più tacche”, ma soprattutto che “dopo alcune indagini, siamo stati sbalorditi dallo scoprire che la formula che usiamo per calcolare le barre che segnalano la potenza del segnale da visualizzare è completamente sbagliata”, un errore di calcolo che persiste “dal modello originale di iPhone”, assicurando infine che “le prestazioni wireless di iPhone 4 sono le migliori che abbiamo mai fornito”.
Certezze demolite dal test pubblicato da Consumer Reports, che ha confermato l’entità dei problemi di ricezione del nuovo iPhone dovuti all’antenna, come rilevato da vari utenti e osservatori in giugno. Una notizia che ha fatto rumore e ingigantito le proporzioni di un problema comunque non risolto, costringendo Apple ad affrettare il passo e adottare un approccio diverso: al momento non è possibile sapere che tipo di soluzioni saranno adottate, ma l’azienda ha convocato per domani una conferenza stampa presso la sede di Cupertino (ore 10 locali, ore 19 ora italiana), che dovrebbe essere focalizzata sul problema di ricezione e le relative contromisure indicate dall’azienda.
Fra le ipotesi rumoreggiate, il richiamo degli apparecchi – operazione che qualcuno ha stimato possa costare ad Apple 1,5 milioni di dollari (75 dollari per ogni iPhone da sistemare, ma in ogni caso meglio farlo ora che gli iPhone non hanno raggiunto altri mercati nel mondo) – e la consegna gratuita di un bumper (una custodia che, avvolgendo il perimetro dell’iPhone come un guscio Meliconi, evita il disturbo di segnale) del valore di mercato di 30 dollari. Apple, però, nei giorni scorsi ha vietato ai rivenditori di regalare i bumper agli utenti che lamentavano problemi di ricezione. In effetti sarebbe un rimedio-pezza poco consono all’immagine dell’azienda…
Non resta che attendere domani. Per capire, come recita lo slogan italiano di Apple, se tutto cambierà. Di nuovo.
iPhone 4, quando arriva arriva
A me l’iPhone piace, è uno smartphone con qualche marcia in più rispetto alla concorrenza e certamente la sua quarta generazione non deluderà delle aspettative degli appassionati. Però, se anche desiderassi avere un nuovo iPhone 4, a me basterebbe (e avanzerebbe) sapere che in Italia sarà venduto a partire da fine luglio! Che si trattasse del 31, del 28 o di un altro giorno poco mi importerebbe. Eppure il balletto di notizie continua a fare notizia, perché molti non vedono l’ora di poterne avere uno tra le mani. E Apple non aspetta altro…
Bollino di qualità per le blognews? No, grazie
Ritorna d’attualità la qualità dell’informazione. In realtà il tema non ha mai perso attenzione, ma in questa puntata della lunga webnovela che vede protagonista l’informazione e la sua autorevolezza si ventila l’ipotesi di istituire un bollino blu che certifichi l’attendibilità di quanto pubblicato sul web… (leggi l’articolo completo su The New Blog Times)
Spot
Non c’avrei creduto se non l’avessi visto dopo la segnalazione dell’amico (e omonimo) Dario, ma eccolo qua: lo spot per il turismo con la voce fuori campo di Silvio Berlusconi… La tua Magica Italia.
PS: essendo siglato “Ministro del Turismo”, io avrei inserito la voce di MVB
Next car
Qualche giorno di vacanza al mare fa bene, ritempra e da’ la carica. Spesso rinfresca la mente e da’ una nuova ventata agli obiettivi che una persona insegue. Io – per amore dell’ambiente, della tecnologia e dei motori – ho cambiato l’auto dei miei sogni. E visto che sono di poche pretese, ora è questa:









