L’eredità Commodore
Dal Vic20 all’Amiga, passando per il più venduto C64, i computer Commodore negli anni ’80 fecero epoca con la loro architettura all-in-one, che prevedeva che il computer stesse tutto nello chassis della tastiera, sotto le mani dell’utente (filosofia seguita anche da Sinclair, Amstrad e da altri competitor, come i produttori degli MSX), con la possibilità di utilizzare – come video – un monitor o una TV.
Ora la società Commodore USA prova a ri-attualizzare questa filosofia presentando il nuovo Commodore 9100.
Questo computer – per design e architettura – si presenta come l’erede del Commodore 64, home computer venduto in tutto il mondo in oltre 17 milioni di esemplari. Gli manca però lo storico logo (quello con la C=), che sembra essere detenuto da Commodore Asia, società che non ha nulla a che vedere con Commodore USA e che commercializza UMPC, notebook, televisori e altri device. A questo punto, il successo del revival dei computer Commodore è tutto da vedere.
Knocked down
Con l’operazione Knocked down, La Guardia di Finanza ha messo al tappeto alcuni siti di aste d’azzardo al ribasso come bidforfree, bidplaza e youbid, nella cui homepage campeggia ora questo messaggio:
Come scrive ReveNEWS, sembra facile – a parole – vincere facendo l’offerta più bassa, ma quando qualcuno si fa allettare da questo tipo di proposte, entra in un tunnel fatto di cifre folli buttate al vento. Come il gioco d’azzardo, ma in un ambito in cui è vietato e che obbliga – come scriveva Guido più di già due anni fa – a fare i conti con la disciplina vigente in materia di pubblicità ingannevole, aste on line, commercio elettronico e privacy…per non parlare dei profili fiscali e tributari.
Ecco, penso che ora i conti siano stati fatti.
Caro Steve ti scrivo…
Le mail con cui Steve Jobs risponde agli utenti che gli scrivono sono dirette e molto sintetiche, ma non deludono perché arrivano dritte al punto. Con i suoi reply il Telegraph ha addirittura compilato una classifica, di cui ha pubblicato la top five.
La notizia è nel fatto che gli utenti possono scrivere una mail all’indirizzo di Jobs e ricevere risposta. Benché non sia affatto certo che questa risposta sia scritta dal boss in persona, il messaggio trasmesso da questo aspetto della customer policy di Apple è un segnale di apertura migliore di quelli di tante aziende, che fanno percepire all’utente una sensazione di irraggiungibilità.
Che poi le risposte facciano un effetto simile alla storica rubrica Lettere Private di Susanna Agnelli è un altro discorso.
@rte moderna
At, chiocciola, chiocciolina… Il simbolo @ viene chiamato in vari modi e, non raramente, anche tracciato (erroneamente) con scarabocchi più o meno fantasiosi da coloro che non sono ancora riusciti a familiarizzare con quella a circondata da un cerchietto aperto. La sua essenza grafica è però inconfondibile e ora il MoMA se l’è accaparrata per inserirla nella propria collezione.
Dirotta su Hong Kong
Da una notizia Teleborsa:
(Teleborsa) – Roma, 23 mar – Google ha deciso di non cedere alla censura in Cina aggirando i filtri che censuravano i contenuti del motore di ricerca in lingua cinese, Google.cn. Gli utenti che visitano il sito verranno reindirizzati sul portale di Hong Kong, Google.com.hk, dove si potranno effettuare ricerche non censurate in un “linguaggio semplice” specificatamente messo a punto per loro.
La decisione del motore di ricerca ha provocato proteste da Pechino che ha definito tale decisione “totalmente sbagliata”.
Il governo cinese non si è mosso di un bit dalla sua politica censoria e così Google ha preso le opportune contromisure, reindirizzando automaticamente gli utenti che puntano a google.cn sull’indirizzo google.com.hk con un trasloco che pone il motore di ricerca al di fuori della giurisdizione di Pechino e lo ricolloca ad Kong Kong, che – se tutto rimarrà come ora – resterà una zona business-neutral almeno fino al 2047. A beneficio degli utenti cinesi preoccupati per la situazione è stato predisposto un elenco (mantenuto periodicamente aggiornato) con i servizi fruibili.
L’iniziativa non appare infatti risolutiva, dal momento che dalla Cina giungono segnali di ricerche che non danno alcun esito su alcuni argomenti mantenuti sotto stretto controllo da parte delle autorità locali e gli internauti vedono comparire su Explorer messaggi come “cannot display the webpage” o “network error.”
A Shangai il padiglione italiano sarà trasparente
Ecco qualcosa per cui l’Italia riuscirà a distinguersi nell’Expo 2010 di Shangai. Applausi.
The transparent cement for the Italian Pavillion in Shangai World Expo
Erano 65 i progetti presentati al concorso per la realizzazione del padiglione italiano all’Expo di Shangai 2010. La scelta alla fine è caduta sull’idea presentata dal gruppo guidato dall’architetto Giampaolo Imbrighi, in cui si utilizza il cemento trasparente, un materiale simile a quello brevettato dall’ungherese Áron Losonczi per la LiTraCon (che consiste in un conglomerato cementizio che ingloba fibre ottiche in una percentuale del 4%, prodotto in blocchi prefabbricati di 60×30 cm con un’altezza variabile – a richiesta – da 25 a 500 millimetri). I mattoni e i pannelli realizzati con questo materiale, messi contro luce, lasciano filtrare la luce naturale o artificiale indipendentemente dallo spessore.
Blockbuster in crisi. Colpa di Internet?
Un articolo di Angelo Aquaro pubblicato ieri su Repubblica dice: Blockbuster verso fallimento per colpa di internet.
La Società – spiega l’inviato da New York – “oggi naviga in acque così cattive che avrebbe deciso di aggrapparsi al salvagente del Chapter 11, la legge Usa che disciplina la bancarotta”. Motivo della crisi: “Gli esperti sono d’accordo: Blockbuster, già colpito dalla tv via cavo, è stato strangolato dalla rete”.
L’articolo sintetizza la questione in termini sostanzialmente corretti, anche se più che della Rete, a mio avviso, la catena è rimasta vittima della propria immobilità e dall’incapacità di comprendere e cavalcare il cambiamento del mercato: NetFlix, RedBox e video on demand disponibili da iTunes, Amazon e dalle tv via cavo sono soluzioni che si sono conquistate una loro fetta di mercato, in cui anche Google intende entrare e dire la propria. Mentre la concorrenza innovativa cresceva, Blockbuster ha perso l’occasione di innovarsi in modo efficace e competitivo: se l’accordo con Motorola non sembrava già in partenza una scelta particolarmente azzeccata (per partner e soluzione), il lancio del suo set-top-box appare ora un goffo tentativo di salire in corsa su un treno già partito da tempo.
Oggi Blockbuster si presenta con un pesantissimo stato di insolvenza con debiti per un miliardo: se riuscirà nell’obiettivo di non crollare, dovrà assolutamente adottare nuove strategie e cambiare modello di business, nella speranza che non sia troppo tardi.
Nuove frontiere nelle indagini di polizia
Tutte le polemiche in circolazione in questi giorni sulle intercettazioni presto saranno un ricordo: a che serve complicarsi la vita con cimici e ordinanze di controllo delle utenze di telefonia, quando basta collegarsi a Facebook e sfruttare alcune elementari regole di social engineering?
Da una notizia ANSA:
Gli uomini della squadra mobile di Crotone assieme a quelli del Servizio centrale operativo (Sco) della polizia scientifica sono arrivati a lui proprio grazie ad internet: Manfredi, infatti, usava una chiavetta per collegarsi a Facebook, che utilizzava non solo per lavoro. Gli agenti dello Sco sono così riusciti ad intercettarlo e a capire dove si trovava e stanotte poco dopo le tre è scattato il blitz.
Dario Salvelli segnala inoltre un bell’esempio di intraprendenza, sempre da parte delle forze di Polizia, che hanno sfruttato Facebook per catturare un rapinatore in latitanza:
Uno degli agenti, stando alla ricostruzione della polizia, si e’ finto donna avvenente su Facebook il social network al quale lo stesso Sorio era iscritto. Nei panni di donna fatale l’agente e’ riuscito a contattare Sorio e ad appurare il luogo dove questi si nascondeva nel tentativo di sottrarsi alle ricerche delle forze dell’ordine che da piu’ di un mese erano sulle sue tracce. Una volta individuato gli agenti del Commissariato di Afragola sono intervenuti per arrestare, a colpo sicuro, il latitante.
Meglio un iPad o un RollTop?
L’iPad non è ancora stato commercializzato, ma già la sua presentazione ha scatenato la creatività di tutti coloro che vorrebbero infilarsi, ancora una volta, nella scia di Apple. Fra questi c’è Orkin Design, che propone la propria visione del laptop del terzo millennio nel concept Rolltop.
Chiuso, sembra il cilindro di una piccola tapparella avvolgibile. Dentro si trovano webcam, alimentatore, porte USB, schede di rete e tutto il resto. Soprattutto il computer, che una volta aperto svela la sua interfaccia, che è tutta in un display OLED flessibile.
Per ora è un’idea solo da guardare. Ma se mai venisse prodotto, lo comprereste?
(via The New Blog Times)
Se Facebook sa dove trovarti
Entro alcune settimane, Facebook attiverà nuove opzioni di geolocalizzazione, che consentiranno agli utenti di condividere con gli amici (ma anche con gli amici degli amici, eccetera) la propria posizione.
Ovviamente questa opportunità ha senso per gli utenti in movimento, ossia che si connettono a Facebook via cellulare o con un netbook collegato su rete mobile o wireless.
Ovviamente è possibile che queste opzioni vengano utilizzate anche a scopo di marketing e advertising: comunicando la mia posizione, potrei ricevere pubblicità mirata su servizi o esercizi commerciali che si trovano nelle vicinanze, così come potrei essere monitorato insieme ad altre persone, consentendo di identificare una zona più popolata o trafficata rispetto ad altre. Che potrebbe essere evitata da chi non ama l’affollamento, oppure bombardata da chi cerca una location piena di persone a cui sottoporre una proposta pubblicitaria.
Insomma, i risvolti di questa novità possono essere molto interessanti, quanto noiosi e indesiderati. Io ve l’ho detto, voi regolatevi
Cisco molla il WiMAX
Se Cisco, leader tra i produttori di sistemi di telecomunicazioni IP, decide di abbandonare il WiMAX, significa che è il momento di puntare sulla tecnologia LTE
Gli analisti non sono affatto sorpresi dell’annuncio di Cisco. “Se Cisco stacca la spina in questo momento, sembra proprio intraprenda una buona strada”, ha detto Laurence Swasey di Visant Strategies. Secondo l’analista, LTE sarà la tecnologia predominante nel mondo 4G e potrebbe benissimo essere adottata dagli attuali carrier WiMAX (via The New Blog Times)
Tu non potevi ritornare, pur non avendo fatto niente
Solo nel 2010 ha preso parte a I raccomandati, al 60° Festival di Sanremo e in questi giorni lo si vede (sempre insieme all’ormai inseparabile Enzo “Pupo” Ghinazzi) nei promo di Ciak si canta in TV, poi pare sia quasi pronto un programma su RadioDue. Mai come quest’anno mi sembra che Emanuele Filiberto di Savoia stia spopolando in RAI più di tanti altri personaggi televisivi e più di qualunque concorrente uscito da un talent show.
Web condicio
L’iniziativa del Presidente del Repubblica Giorgio Napolitano, che ha voluto rispondere pubblicamente mediante il sito web quirinale.it a due cittadini in merito al cosiddetto decreto salva-liste, costituisce un segnale di innovazione che non può essere ignorato.
Proseguendo, seppur con piccoli passi, la strada inaugurata con la diffusione del tradizionale messaggio di fine anno anche attraverso il nuovo canale aperto su YouTube, il Quirinale dimostra attenzione verso forme di comunicazione che negli ultimi anni sono andate consolidandosi con successo al di fuori delle istituzioni, cogliendo un’occasione opportuna per diffondere – con una risposta diretta a due cittadini – un messaggio che, ancora una volta, è diretto a tutta la nazione.
Se la formula, infatti, somiglia molto a quella utilizzata in molte rubriche di lettere al direttore riscontrabili su giornali e riviste, la sostanza dei contenuti fa emergere il vero significato dell’iniziativa: nel sito del Quirinale una rubrica di lettere al presidente non esiste e difficilmente verrà creata (il Capo dello Stato impegnerebbe tutte le sue giornate nel rispondere a una parte delle lettere ricevute da tutti gli italiani sui più vari argomenti, ma risulterebbe impossibile farlo con tutti gli italiani, benché ogni mittente si attenderebbe legittimamente di ricevere risposta dal proprio Presidente), ma la scelta di utilizzare il web per parlare di una vicenda molto spinosa (parole utilizzate da Napolitano) rappresenta la volontà di comunicare con i cittadini in modo diretto e senza alcuna mediazione o interpretazione.
Ironia della sorte, tutto ciò nasce in conseguenza della firma apposta dal Presidente su un decreto interpretativo. Ma a parte le battute, come dicevo sopra, costituisce un segnale di innovazione da non sottovalutare e da vedere con favore, a prescindere dall’argomento su cui la vicenda si è focalizzata e che, trattandosi di una soluzione politica, per sua natura accontenta una fazione e riscuote contrarietà dall’altra.
P.S.: nella speranza che nessuno dei due cittadini veda leso il proprio diritto alla privacy per essersi visto menzionare sul sito web del Quirinale con nome e cognome, in firma ad una lettera destinata al Presidente della Repubblica
A volte non si capisce un YouTube
La nuova interfaccia che ha debuttato pochi giorni fa era solo un aperitivo, la novità importante è arrivata nelle ultime ore: YouTube ha attivato il real time translator, cioè la nuova funzione che, attraverso sottotitoli, offre all’utente la traduzione in tempo reale dei dialoghi di un video.
I tempi cambiano: una volta, per farsi quattro risate, bastava prendere una pagina web in inglese e darla in pasto ad un traduttore automatico (anche quello di Google andava benissimo). Ora YouTube offre per i video il servizio completo, grazie ad un sistema di riconoscimento vocale – anch’esso messo a punto da Google – che traduce e scrive in tempo reale. Ovviamente la traduzione non può essere perfetta e il risultato può suscitare ilarità, a prescindere dalla giustificazione data dall’immancabile etichetta beta che contraddistingue il servizio.
Si tratta però di una buona base di partenza che – quando non propone traduzioni fuorvianti – può essere d’aiuto a capire meglio ciò che si sente.
Provate anche voi: scegliete un video in inglese, cliccate sul pulsante CC (accanto al controllo audio) e scegliete Trascrivi audio, dopodiché ripetete l’operazione scegliendo però Traduci sottotitoli.
Strong, vero?
La versione dei PM sulla condanna a Google
Chi crede necessario conoscere le motivazioni della sentenza di condanna inflitta a Google per la vicenda Google-Vividown può cominciare con l’antipasto fornito direttamente dai PM milanesi nella replica – una sorta di outing giuridico – pubblicata online da L’Espresso.
Punti a mio avviso significativi di quanto dichiarato dai PM:
- la sottolineatura del fatto che Google non ha permesso l’ingresso in aula dei giornalisti;
- il video nei due mesi di pubblicazione online (dall’8 settembre 2006 al 7 novembre 2006) ha avuto 5.500 visualizzazioni, ma poteva essere rimosso almeno un mese prima, dal momento che i primi commenti negativi pubblicati risalgono al 4 ottobre 2006;
- a Google è stato chiesto formalmente di fornire informazioni precise sulle richieste di rimozione del video ricevute dagli utenti, insieme ai dati utili a ricostruire la pagina web, perché il file depositato (un file .doc su cui era stato incollato il contenuto della pagina del video prima della sua rimozione) non risultava adeguato ai fini dell’inchiesta, ottenendo risposte ritenute non sufficienti ad effettuare le necessarie verifiche.
Personalmente, resto dell’opinione che la violazione della privacy – il motivo fondamentale della condanna – sia da addebitare a chi ha prodotto e pubblicato il filmato su Google Video.
Rilevo pareri opposti in merito alla tempestività della rimozione da parte di Google, avvenuta alle 21 del 7 novembre: meriterebbe un’attenta valutazione il fatto che il video sia rimasto online per due mesi quando – come riferito dai PM – esistevano richieste di rimozione formulate ad inizio ottobre, un mese dopo la pubblicazione. Un problema che non si porrebbe se risultasse che la prima segnalazione, con richiesta di rimozione, fosse stata questa:
Da qui (fonte dell’immagine sopra riportata) risulta che esistesse una richiesta risalente al giorno prima, formulata da un utente, ma non riterrei intempestiva la rimozione di un video dopo un giorno da tale segnalazione.









