Condanna a Google, una questione da chiarire

La condanna inflitta a tre dirigenti italiani di Google per l’incresciosa vicenda Google-Vividown ha scosso la rete e scatenato l’attacco del gruppo di Mountain View, che scrive parole forti in un post intitolato Seria minaccia al web in Italia.

Intendiamoci: esprimere contrarietà alla sentenza è legittimo, ma prima di esprimersi in certi termini sarebbe opportuno conoscerne le motivazioni, che non sono ancora state pubblicate.

Ciò che è stato reso noto, al momento, è che gli imputati (David Carl Drummond, George De Los Reyes, Peter Fleitcher) sono stati condannati a sei mesi di reclusione (con sospensione della pena) per violazione delle normative sulla privacy, mentre sono stati assolti dall’accusa di diffamazione (che riguardava anche Arvind Desikan). La violazione della legge sulla privacy ci sarebbe stata perché le condizioni di utilizzo del servizio non definivano chiaramente che chi procede all’upload di un video deve averne diritto e che non possono essere pubblicati dati sensibili altrui. Nel frattempo traspare una certa opinabile tendenza a responsabilizzare e a investire del ruolo di sorveglianti coloro che forniscono servizi Internet.

Io sono convinto che questa vicenda possa effettivamente costituire un precedente preoccupante per il futuro, sul fronte dell’utilizzo delle tecnologie applicate alla Rete, ma qualunque conclusione – ribadisco – deve essere espressa alla luce delle motivazioni della sentenza, che sembra basarsi su un presupposto non praticabile (come è possibile, per servizi come Google Video, attuare un controllo sui contenuti caricati dagli utenti?). Quantomeno, escludendo l’accusa di diffamazione, la sentenza solleva Google dalle responsabilità proprie di un editore.

Per il momento, dunque, mi limito a una piccola riflessione sull’aspetto che ha portato alla condanna per violazione della privacy, inflitta a chi è stato ritenuto responsabile della pubblicazione sul web di un video di un accadimento e una situazione privata (*) e non posso fare a meno di pensare che qualcosa di molto simile avviene anche al di fuori di Internet.

Un esempio: ogni volta che una testata giornalistica rende pubblico il contenuto di un’intercettazione telefonica commette una violazione della privacy ancor meno interpretabile e opinabile di quella che viene addebitata a Google (ritengo che una conversazione telefonica sia da considerare una questione riservata tra i due interlocutori), quando addirittura non si sfocia nella violazione del segreto istruttorio per il fatto che tale contenuto è base di indagine. Ma nessuna notizia riguardante il processo ad un editore che ha pubblicato tali contenuti si è mai guadagnata gli stessi onori della cronaca del caso Google-Vividown. Perché?

(*) Situazione privata tutta da verificare visto quanto scrive Luca De Biase, evidenziando un aspetto ignorato da molti:

resterà aperta un’altra questione. Rilevante: perché è probabile che il diritto alla libertà di informazione e il diritto alla privacy saranno sempre più in conflitto. E tutti coloro che vorranno ridurre la prima potranno appellarsi alla seconda.

Allora sarà importante capire bene la seconda. E in questo caso a quanto risulta c’è un aspetto molto interessante. Perché in questo caso non ci sarebbe stata nessuna diffusione di dati sensibili sulla salute del ragazzo presentato nel video come affetto da sindrome di Down, se è vero quanto risulta: e cioè che il ragazzo non era affetto da sindrome di Down. Era malato, purtroppo, ma non di quella malattia.

Quando un’immagine dice tutto

A volte il caso è davvero beffardo…

Il fondatore Scaglia in arresto e l’ad Parisi indagato. Ottimo tempismo di Fastweb per la scelta delle immagini sul proprio portale

[Fonti: uno e due]


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Banda larga, l’attesa sta per finire?

Dicono che per la banda larga in Italia siano in arrivo 1,4 miliardi: i famosi (e attesissimi) 800 milioni del piano Romani, più 600 milioni dagli enti locali. E’ quanto ha dichiarato Mario Valducci – presidente della commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera – in occasione di un convegno sul Futuro della rete, organizzato in partnership con BAIA (Business Association Italy America).

Le parole spese su questo argomento sono sempre state molte, speriamo si possa assistere in breve tempo alla concretizzazione di tante promesse. I numeri del digital divide nostrano sono ancora enormi, con milioni di italiani che non utilizzano Internet e, tra chi naviga, ancora troppi utenti privi di accesso veloce alla rete: il The Networked Readiness Index 2008 – 2009 vede l’Italia in 45esima posizione.

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Il WiFi sale a bordo del treno. Finalmente

La novità dell’accesso a Internet a banda larga a bordo dei Frecciarossa è una buona notizia. L’articolo di B2B24 ne parla specificando – con parole di Franco Bernabé – che l’intera rete sarà attiva entro fine 2010, mentre l’intera flotta sarà coperta “entro l’estate del 2011″.

Il tutto trasmette al lettore la sensazione di una certa velocità, anche in termini di realizzazione del progetto che porterà il WiFi sui treni ad alta velocità nominale, tranne che in questo piccolo paragrafo:

Una volta lanciato, il servizio oggi annunciato renderebbe reale quanto già annunciato per gennaio 2005 su pendolini ETR 450/480 ed altri treni, ma mai attivato, come implementazione del progetto europeo Fifth.

La sperimentazione operativa del progetto FIFTH era partita oltre sei anni fa… era ora!

Confusioni 2.0

In Facebook nascono ogni giorno migliaia di gruppi dedicati agli argomenti e agli ideali più svariati, da quelli degli estimatori della foca fino ad arrivare a quelli che invitano a sostenere organizzazioni umanitarie. Ne consegue che, accanto alla vetrina offerta a iniziative nobili e lodevoli, nel mare magnum di un social network può capitare di trovare anche le espressioni più idiote dell’essere umano, e non credo fosse necessario l‘intervento del ministro Mara Carfagna che ha acceso i riflettori su un social network in cui si possono leggere cose che si trovano anche in alcune scritte sui muri.

La differenza tra un gruppo imbecille creato da un social network e una scritta imbecille fatta su un muro è forse proprio la (rin)tracciabilità del suo imbecille autore.

Detto questo, la notizia della rimozione da Facebook di un gruppo aperto da un animale che si crede un ariano a me non fa ne’ caldo, ne’ freddo, ma pone un problema di principio. Non stiamo parlando di un media, con una sorta di palinsesto che gli utenti subiscono passivamente, ma di un social network e di un gruppo, del quale io – e molti altri utenti come me – non sarei mai venuto a conoscenza, se non fosse stato per stampa e telegiornali.

Vicende come questa non meritano spazio in cronaca, ne’ un link, perché metterle in evidenza asseconda le intenzioni dell’imbecille sopra citato e può scatenare spirito di emulazione. Inoltre, a chi ha poca confidenza con Internet, queste notizie fanno pensare che la Rete è piena di persone disgustose e fanno dimenticare che gli imbecilli esistono anche nel Mondofermo. Il risultato? Una confusione che aumenta, anche a livello istituzionale.

Un mondo a parte

La mappa della blogosfera 2010

La mappa della blogosfera 2010

(c'è anche questo blog, è proprio lì al centro)

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Google mette una toppa a Buzz

Qualche considerazione su come Google ha tentato di porre rimedio agli errori di impostazione di Buzz e come, probabilmente, questo precedente dovrebbe motivare gli utenti ad essere più critici:

Buzz, Google ci ripensa – The New Blog Times

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BUZZate e troverete aperto

Questo Buzz che si è infilato da un paio di giorni nel mio account Gmail mi ha subito dato l’impressione di essere un grande impiccione: in primis per l’invadenza con cui si è insinuato tra le feature della posta, poi per l’automatismo con cui – senza chiedermi nulla – ha selezionato alcuni dei miei contatti (seguendo un criterio alquanto discutibile) per seguirne gli aggiornamenti.

La stessa cosa è stata evidentemente fatta anche sui loro account, dal momento che mi ritrovo ad essere seguito – inconsapevolmente, ho scoperto – da altri utenti, per cui se ne deduce che – nel poco circoscritto mondo Gmail – le liste dei contatti di ognuno di noi sono aperte e raggiungibili da altri, senza che i titolari abbiano fornito alcun tipo di consenso.

Ora, io non capisco perché per Buzz non sia stato deciso di seguire la stessa filosofia seguita dagli altri competitor (FriendFeed, Facebook, Twitter), ma a scanso di equivoci ho azzerato la situazione (non seguo gli update di nessuno e ho bloccato i miei update verso i miei ignari follower). E finché non si sarà dimostrato più rispettoso verso la mia e l’altrui privacy, la mia posizione verso Buzz rimarrà questa:

Giornata del risparmio energetico

Oggi è la giornata del risparmio energetico. Se volete, potete accogliere l’invito di M’illumino di meno, che quest’anno non si limita a esortarci a consumare meno energia elettrica, ma a fare un passo in avanti nell’impiego di energia pulita con idee, proposte e soluzioni. Nel contempo, non dimentichiamoci che eliminare il superfluo non fa mai male, anche quando si parla di sprechi energetici.

Per rimanere in tema con la giornata, nonché con un argomento caro a questo blog, ripropongo qui l’esempio di tecnologia intelligente applicata al settore delle telecomunicazioni di cui parlo in un articolo pubblicato su The New Blog Times: una base station per una cella di telefonia mobile, alimentata da una batteria caricata ad energia solare, che richiede solamente 50 Watt e si ripaga in breve tempo. L’ha pensata un’azienda indiana per i Paesi in via di sviluppo, per portare la comunicazione dove non c’è corrente elettrica, e per dare alle compagnie telefoniche un motivo (anche remunerativo) in più per investire in quelle zone. Tecnologia pulita e low-cost, con vantaggi per tutti. Vi pare poco?

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Aspettando Reef View

Con lo slogan Vivi le emozioni dei Giochi su Google Maps, Google lancia la versione olimpica di Street View:

Punto di forza di un sito web in 40 lingue dedicato alle Olimpiadi invernali di Vancouver 2010, il nuovo servizio offre informazioni sugli eventi e immagini ottenute immortalando i paesaggi e le piste di Whistler Mountain con la GoogleCamera montata su una motoslitta.

E così Google è arrivata anche sulle piste da sci. C’è da chiedersi quale sarà la prossima meta…

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Così l’avrei fatto anch’io

Per gli appassionati di motori, e in particolare del mondo Mercedes, il nuovo spot della SLS AMG può essere esaltante e seducente, con buona pace dei ferraristi rimasti orfani di quel Michael Schumacher che – dopo anni trascorsi presso la scuderia del Cavallino Rampante, in veste di pilota prima e di consulente poi – da quest’anno sarà pilota e testimonial della stella a tre punte ed è protagonista di questa reclame:

Lo spot è stato giudicato da più parti provocatorio e l’effetto è sicuramente voluto e premeditato: non solo l’auto è rossa, ma l’ammiccante Schumacher, nelle immagini, sembra offrire una prestazione che lo mostra in formissima, un balzo in avanti rispetto alle condizioni fisiche rivelate al mondo la scorsa estate, quando annunciò di non poter correre a Valencia con la Ferrari. Lo spot vuole anche essere sensazionale, ma il  punto è: Schumacher ha davvero fatto il giro della morte a bordo della SLS? No:

P.S.: Ok, la SLS sarà anche bellissima, ma provate a scendere dopo aver parcheggiato all’autosilo…

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Affaroni online

Avete 600mila euro che vi ballano in tasca e non sapete come investirli?

Su eBay potete trovare l’inserzione – alquanto inusuale, ma forse pionieristica – con cui un’agenzia Pirelli Real Estate mette in vendita la centrale Telecom di Pula (Cagliari):

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Mai fermarsi ai titoli delle news

Testate online e offline stanno dedicando spazio, in questi giorni, ai risultati di una ricerca condotta da alcuni psicologi della Leeds University e pubblicata su su Psychopathology sulle relazioni esistenti tra depressione e uso di Internet. Ecco alcuni titoli relativi alla notizia:

  • Troppo Internet porta alla depressione (Corriere)
  • Navigare troppo è causa di deprssione (Mr. Webmaster)
  • Internet fa venire la depressione (DGmag)

Messa in questi termini, Internet viene descritta (e percepita da chi legge) come una minaccia. Tuttavia, andando alla fonte (ma anche leggendo il testo degli articoli), si comprende qualcosa di differente: i ricercatori britannici evidenziano come esistano persone che, nella propria vita, hanno sostituito una vita sociale fatta di rapporti personali in carne e ossa con interazioni basate sulla rete (instant messaging, chat, social network), offrendo una possibile conferma alla diffusa convinzione che “un uso smodato della rete a sostituzione di una socialità nella norma possa essere legato a disordini psicologici come depressione e dipendenza”.

Nell’ambito del campione analizzato, gli Internet-addicted (dipendenti da Internet) sono risultati pari all’1,2%, un valore preoccupante nella misura in cui, nel Regno Unito, i giocatori d’azzardo patologici sono lo 0,6%.

Lo studio è stato condotto su 1,319 cittadini britannici di età compresa tra 16 e 51 anni e, in conclusione, non definisce in modo univoco un rapporto di causa – effetto: in tutta la ricerca non c’è una risposta affermativa al dubbio sulla possibilità che Internet (causa) generi depressione (effetto), così come non chiarisce se chi soffra di depressione (causa) si sfoghi intrattenendosi maggiormente in rete (effetto).

Non che ne dubitassi, ma da qui a dire che Internet porta alla depressione, ce ne corre… Quindi, se vi capitasse di leggere qualche titolo simile a quelli sopra (o di sentire al TG che Internet vi porterà sul baratro), sappiate che la tara di questa notizia è molto grossa.

E poi come la mettiamo con chi dice esattamente il contrario?

Potevano chiamarlo Gettone

Fiat/Telit Professional Phone
Il nuovo telefono cellulare prodotto da Telit presentato con il marchio Fiat Professional, che va dunque ad affiancare i veicoli commerciali con nomi di vecchio conio come Ducato, Scudo e Fiorino.
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Happy palindrome day

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01022010

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Ok, non ci cambierà la vita, ma qualcuno a cui piace giocare con i numeri gradirà (ammesso che segua la nostra datazione) ;-)

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