E la prossima volta, iPud

iSlate, iTablet… niente da fare, i nomi ipotizzati nelle settimane scorse erano rumors e nulla più. Apple resta sui monosillabi e presenta l’iPad, un iPhone con le proporzioni di un netbook. Qualche dettaglio in più sul nuovo tablet lo trovate (anche) in questo articolo.

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Old news

In queste ore sta circolando in rete la notizia che alcuni ricercatori del Memory & Ageing Research Center dell’UCLA hanno condotto uno studio da cui emerge che effettuare ricerche in Internet stimola il cervello più della lettura di un libro. Finora ne hanno parlato (tra gli altri) ANSA, Rainews24, Key4biz, Libero News, che si sono premurati di precisare che la ricerca sarà pubblicata sul numero di febbraio de The American Journal of  Geriatric Psychiatry.

A parte l’assurda roboanza di alcuni titoli (“Internet, meno Alzheimer con Google” – “Google sconfigge l’Alzheimer” e via di questa falcata), la notizia è stata riportata in modo sostanzialmente (e uniformemente) corretto dalle varie testate, che possono però essere rimproverate di superficialità e scarsa tempestività. Già, perché ora chi andrà loro a dire che la ricerca è del 2008 e che l’American Journal of  Geriatric Psychiatry l’ha effettivamente pubblicata in febbraio, ma nel 2009?

The American Journal of Geriatric Psychiatry - Feb 2009 (cover)

Un esempio di condivisione creativa

“La cultura rappresenta uno dei più preziosi tra i beni comuni, che necessita di un’adeguata tutela contro ogni forma di diffusione abusiva e illegale.
Lo sviluppo di nuove tecnologie e l’avvento della multimedialità se da un lato costituiscono elementi di grande valore in una società moderna la cui economia è basata anche sul progresso e sull’innovazione tecnologica, dall’altro lato presentano numerose problematiche legate soprattutto alla difficoltà di delimitare il campo d’azione dell’utilizzo dei nuovi sistemi di veicolazione del prodotto culturale, in primis le reti internet“.

Si tratta di considerazioni formulate dal deputato Luca Barbareschi che, in data 11 febbraio 2009, presentò una proposta di legge con Disposizioni concernenti la diffusione telematica delle opere dell’ingegno e delega al Governo per la disciplina dell’istituzione di piattaforme telematiche nazionali. Un provvedimento finalizzato a rafforzare la tutela del diritto d’autore anche nel mondo digitale.

Inaspettatamente, nella prima puntata della trasmissione Barbareschi Sciok andata in onda su La7, il conduttore ha sfoggiato alcune battute tratte da Spinoza.it, senza però citarne la fonte e – dunque – facendole passare come proprie, lasciandosi alle spalle la tutela del diritto d’autore. Il fatto non è sfuggito agli interessati, che hanno protestato per le battute copiate. “Il nostro programma è crossmediale, punta a mettere insieme mezzi diversi» ha spiegato Barbareschi, definendo la trasmissione «un esempio di condivisone creativa».

Una scusa interessante, ma dubito che a scuola gliel’abbiano mai accettata.

Potrebbe anche essere stata una mossa studiata per aumentare la visibilità della sua trasmissione, del resto Barbareschi (che personalmente stimo più come attore che come showman) è sempre capace di stupire…

Australia, il web protesta contro la minaccia di censura

In Australia il governo federale sta per concretizzare un progetto di cybersecurity avviato da qualche tempo, grazie ad un progetto di legge che prevede il filtraggio di siti web ritenuti illegali e inclusi in una misteriosa lista nera compilata dalla locale Authority delle comunicazioni. Contro questo provvedimento, da oggi e per quattro giorni, ha preso il via The Great Australian Internet Blackout.

(The New Blog Times)

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Haiti, solidarietà in rete (ma non solo)

Come ho già avuto modo di ricordare lo scorso aprile, ricordo che sugli SMS solidali non viene applicato alcun tipo di tassazione. Detto questo, segnalo qui due numeri utili per dare un contributo agli aiuti destinati alla popolazione di Haiti colpita dal terremoto di martedì:

  • da numeri fissi Telecom Italia e numeri di cellulari TIM e Vodafone è possibile spedire un SMS al 48541 donando due euro ad AGIRE;
  • da numeri di cellulare 3 Italia e Wind è possibile spedire un SMS al 48540 donando due euro alla Croce Rossa Italiana.

AGIRE (Agenzia Italiana per la Risposta alle Emergenze, formata da queste organizzazioni) è in grado di raccogliere contributi anche attraverso le seguenti modalità:

  • donazione con carta di credito, chiamando il numero 800.132870, oppure online, (anche attraverso wallet Bank pass web o conto Paypal);
  • versamento sul conto corrente postale n. 85593614 intestato ad AGIRE onlus – via Nizza 154 – 00198 Roma, causale Emergenza Haiti;
  • versamento con Bancomat del circuito Quimultibanca: selezionare Pagamenti e Ricariche e digitare il codice 111 (l’operazione è effettuabile presso gli sportelli Bancomat delle banche indicate in questo elenco);
  • bonifico bancario sul conto BPM – IBAN IT47 U 05584 03208 000000005856, causale Emergenza Haiti;
  • assegno bancario non trasferibile intestato ad AGIRE onlus, da inviare in busta chiusa a: AGIRE onlus, via Nizza 154 – 00198 Roma.

Medici Senza Frontiere ha lanciato una raccolta fondi straordinaria e raccoglie donazioni:

  • con carta di credito telefonando al numero verde 800.99.66.55, o allo 06.44.86.92.25, oppure online sul sito web di MSF.
  • con bonifico bancario sull’IBAN IT58D0501803200000000115000;
  • con versamento sul conto corrente postale 87486007 intestato a Medici Senza Frontiere onlus, causale Terremoto Haiti.

Tra le organizzazioni italiane che si mobilitano per questa emergenza credo meriti di essere segnalata la Fondazione Francesca Rava, che rappresenta in Italia N.P.H., un’organizzazione umanitaria internazionale presente in Haiti da 22 anni con numerosi progetti in aiuto all’infanzia, a cui è possibile effettuare donazioni per sostenere la ricostruzione dell’ospedale pediatrico Saint Damien (l’unico dell’isola e il più grande dei Caraibi), oltre ai soccorsi medici d’emergenza e gli scavi delle macerie per salvare i dispersi. A questo indirizzo potrete trovare tutte le iniziative intraprese dall’organizzazione e le modalità di donazione.

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Nobel per la Pace: Internet si batterà contro…

Un post su Wired.it illustra alcune possibili candidature al premio Nobel per la Pace: fra gli illustri sfidanti del candidato Internet, supportato da Wired e da altri endorser, si annoverano Michael Jackson, Silvio Berlusconi, Fidel Castro, Gino Strada.

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Ipnosi in formato MP3

Credo che l’esperimento di ipnosi collettiva condotto da Chris Hughes attraverso il sito www.socialtrance.com su migliaia di utenti (invitati tramite Facebook e Twitter) possa ben guadagnarsi il titolo di prima bolla di sapone del 2010 (con tutto il rispetto per chi, con le bolle, si esprime artisticamente). Non so se l’ipnotizzatore riuscirà a farlo registrare nel Guinness Book of Records, ma senz’altro è riuscito a far parlare di se’.

La struttura dell’evento ipnotico è stata diversa dal previsto: The Chris Hughes Hypnosis Webcast 2010 si è infatti concretizzato nella pubblicazione di un file in formato MP3 (la definizione di live webcast, non proprio centratissima, è rimasta sul sito web nonostante l’esperimento non potesse essere svolto in diretta).

Nella registrazione, la voce di Hughes porta l’utente a rilassarsi, per poi passare a pronunciare frasi motivanti, di quelle che danno la carica. Qualcosa di molto simile all’ascolto di un CD o una cassetta per il relax e l’autostima comodamente seduti in poltrona, con la differenza che ieri sera questa esperienza è stata vissuta contemporaneamente da migliaia di persone. Chi rimpiange  Giucas Casella ha tutta la mia comprensione.

Anno nuovo, problemi vecchi

Nel giorno in cui il Presidente della Repubblica, nel pronunciare il consueto messaggio di fine anno, inaugurava il nuovo canale aperto dal Quirinale su YouTube (annunciato da un comunicato in cui ha trovato posto la massima “Le nuove tecnologie non conoscono né barriere né frontiere”), sulla Gazzetta Ufficiale veniva pubblicato il testo del decreto milleproroghe, nei cui 11 articoli e 77 commi il Governo ha rinviato una lunga teoria di scadenze come i termini per aderire allo scudo fiscale, quelli degli studi di settore e di altre misure di indirizzo fiscale, nonché i termini legati ai vincoli all’accesso ad Internet via WiFi definiti dalla Legge Pisanu (salvabile per alcuni aspetti, ma da rendere meno farraginosa).

Fermo restando che ora il milleproroghe seguirà l’iter parlamentare (nell’ambito del quale auspico qualche favorevole modifica), sono sempre dell’avviso che la normativa Pisanu rappresenti un esempio non certo positivo dell’approccio che le nostre istituzioni mostrano di avere verso Internet e la tecnologia. Fortunatamente, da qualche tempo, la Polizia delle Comunicazioni ha varato alcune procedure che hanno migliorato la situazione e introdotto agevolazioni sulle modalità di identificazione. Del resto, della necessità di agevolare l’accesso alla Rete e di una revisione della normativa ha parlato recentemente lo stesso Pisanu:

Non pensa che il decreto del 2005 sui punti Internet pubblici e in particolar modo sul Wi-Fi sia da modificare in senso meno restrittivo?
Ritengo di sì, tenendo conto, da un lato, che le esigenze di sicurezza sono nel frattempo mutate e, dall’altro, che l’accesso ad internet come agli altri benefici dello sviluppo tecnologico deve essere facilitato.

Ho sempre ritenuto, inoltre, che le briglie imposte dalla legge Pisanu tendessero a tutelare,per alcuni aspetti, il business dei grandi nomi del mercato italiano delle TLC e proprio per questo motivo, per il 2010, l’Italia avrebbe potuto cogliere l’occasione di lasciarsi alle spalle il problema pensando, appunt, ad una revisione. Tuttavia, per la proroga dei termini di questa normativa non trovo ci sia da strapparsi i capelli, non è una gran sorpresa - come scrive onestamente Dario Denni – ma soprattutto, allo stato attuale, non mi sembra così tragicamente deleteria come appare a coloro che la vedono come una muraglia a cui imputare il mancato decollo del libero accesso alla Rete.

Ritengo che le cause siano varie, una delle più importanti è l’immaturità digitale del nostro Paese e un dato di fatto riscontrato anche (ma non solo) dal sottoscritto è che l’opportunità di avere un accesso WiFi in un esercizio pubblico ha riscosso finora un tiepido interesse su più fronti. Nell’ambito della clientela di un esercizio, purtroppo gli utenti interessati a questo tipo di servizio rappresentano ancora oggi una minoranza e questo fattore non ne incentiva ne’ la domanda, ne’ l’offerta. Esiste inoltre un altro freno, non trascurabile, rappresentanto dalle pratiche burocratiche da espletare e dagli oneri che un esercente deve sostenere per offrire questi servizi. Per non parlare di certi esercenti che non doteranno mai il proprio locale di accesso WiFi perché non vedono di buon occhio un avventore che, dopo la consumazione, tiene occupato il tavolo perché si intrattiene a navigare con il proprio laptop (senza consumare altro e impedendo che quello stesso tavolo possa accogliere nuovi avventori e favorire nuove consumazioni).

Molto spesso chi propugna la massima libertà di accesso a Internet anche via WiFi cita l’esempio degli USA, dove questa tecnologia ha una maggiore diffusione, e di altri Paesi europei in cui non esistono restrizioni come quelle imposte in Italia. Ma non va dimenticato che ora anche oltreoceano si sta pensando ad una proposta di legge mirata proprio all’autenticazione degli utenti su Wifi con conservazione dei log e che – come rileva oggi Massimo Mantellini - ad eccezione dell’esempio francese (in cui c’è una certa diffusione di network attivati da alcuni operatori), nel Vecchio continente le reti WiFi sono scarsamente diffuse.

Io credo che si potrebbe puntare su altri obiettivi e uno potrebbe essere quello di favorire la connettività internet su rete mobile con piani tariffari flat più abbordabili per connessioni con tecnologie UMTS, HSPA e - inun futuro prossimo - LTE.

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