Che giorno è oggi?

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Technomix

Non mi sono ancora fatto un’opinione sul nuovo Courier, il prototipo un po’ multitouch e un po’ Surface del nuovo tablet di Microsoft, anticipato al mondo da Gizmodo.

Va detto che la levata di veli da questa tecnoagendina è, da parte dell’azienda di Redmond, un’entrata a gamba tesa sull’iTablet che Apple potrebbe presentare a febbraio. E va detto che è interessante anche per questo, benché si tratti di un vestito tecnologicamente nuovo di un’idea che, nella testa di Microsoft, frulla da tempo: come ricorda bene il buon Dario (Salvelli), ha più di un predecessore e il più “vecchio” è datato addirittura 2000.

Detto questo, è innegabile che il Courier si presenta come un dispositivo molto sfizioso (o, se preferite, fico, cool e via considerando) che – una volta lanciato sul mercato – finirà sia nelle mani dei geek (che lo crackeranno e gli tireranno il collo), sia in quelle dei tecnoimbelli (per chi non lo sapesse, sono coloro che si comprano oggetti come questo solamente per moda, utilizzando solo lo 0,1% delle sue funzionalità).

Per ora, però, abbiamo solo un video, per cui al momento è ancora un po’ presto per capire se si tratta di un utile strumento di produttività individuale o di una tavanata galattica che cavalca il felice momento delle soluzioni touch sposate ad applicazioni social e di content sharing. Vediamo qualcosa di più concreto e poi ci aggiorniamo.

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Editoria italiana contromano

Non possedendo un iPhone, se non l’avesse segnalato Mantellini non avrei mai saputo che le App di Corriere e Repubblica sono divenute a pagamento (vendute entrambe a 2,39 euro, offrono l’accesso ai contenuti delle rispettive testate, non so fino a che punto differenti da quelli accessibili dal sito web). E questa ciliegina, sul lungo dibattito che riguarda proprio la fruibilità di news online (gratis o a pagamento?), dimostra la tempestività tutta italiana di due gruppi editoriali de noantri, in un momento in cui il resto del mondo (Murdoch incluso) si sta rendendo conto che, probabilmente, gli utenti disposti a pagare per i contenuti editoriali online sono proprio pochini.

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Un ROI meditato

Google vuole evidentemente espandere il settore – per lei vitale – del web-advertising e ora lancia Ad Exchange, evoluzione dell’omonimo servizio DoubleClick acquistato dal gruppo di Mountain View un anno e mezzo fa per 3 miliardi di dollari. Era ora che si pensasse ad un ritorno su quell’investimento…

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Controproducenti cambi di strategia

Si può parlare di tipica applicazione della Legge di Murphy o, più precisamente, del Rasoio di Hanlon, per dare una pseudo-giustificazione della mia assenza dal blog nei giorni scorsi, dovuta in massima parte a cause accidentali che hanno interrotto il flusso di bit intercorrente tra me e il mio provider. Il tutto, però, senza scomodare Bloch, Hanson e altri nomi illustri, potrebbe più efficacemente essere posto sotto il cappello della sfiga, materializzatasi sotto le spoglie dell’operatore di una ruspa che ha tranciato un cavo di troppo, che secondo la documentazione fornita da una compagnia telefonica non si sarebbe dovuto trovare lì.

Nelle ore di forzato e, fortunatamente, temporaneo digital divide ho meditato sulla possibilità di abbandonare definitivamente la mia soluzione ADSL, che ultimamente non brilla per stabilità, per passare ad un servizio di connettività mobile con un altro gestore di cui mi servo attualmente per il mio BlackBerry. Le mie idee, però, hanno improvvisamente cambiato direzione quando ho saputo che, tra un paio di mesi, questo gestore introdurrà alcune spiacevoli novità nella sua offerta Internet, guadagnandosi inaspettatamente la pole position tra coloro che penso di buttare dalla torre.

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BlogFiction

Ho letto da più parti opinioni sulla vendita di BlogBabel, acquistata da Liquida, dopo un’inserzione pubblicata su eBay e ritirata anticipatamente. Come ho scritto altrove, non entro nel merito della questione; ritirare un’inserzione prima della sua scadenza naturale è una facoltà del venditore, che avrà avuto i suoi buoni motivi per farlo. Però sono convinto che l’asta sarebbe potuta essere una soluzione avvincente.

Probabilmente – è la mia opinabilissima impressione – l’asta è servita a rendere più interessanti le trattative reali che sono poi state portate a termine dal creatore di BlogBabel, che due anni fa fu  definito come “L’uono che non fa dormire i bloggers”. E credo sia in virtù di questo perduto potere che oggi Macchianera gli ha tributato una dettagliata BlogFiction, basata su fatti presumibilmente accaduti, ma solo ispirata alla messa in vendita di Blogbabel.

Non credo che la cosa cadrà lì, prevedo (re)azioni.

UPDATE: ecco, appunto.

Welcome back, Steve…

“ora ho il fegato di un ventenne morto in un incidente stradale, abbastanza generoso da donare i propri organi. Non sarei qui se non ci fosse stata tale generosità”

Steve Jobs, la sua one more thing di oggi

(via The New Blog Times)

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BlogBabel, asta chiusa

L’offerta su eBay è stata ritirata (poche ore dopo un’offerta da oltre 40mila euro, come testimoniato dalla sorprendente cronologia delle offerte) e ora BlogBabel ha cambiato padrone.

PS: qui si può leggere la spiegazione alla prematura chiusura dell’asta

Mike

Senza toccare l’argomento politica, solo una neutra constatazione: la scomparsa di Mike Bongiorno fa pensare che, nella vita di una persona, sia difficile mandare giù certi bocconi.

eBay bye and good luck

eBay non ha più il controllo di Skype e passa ad un gruppo di investitori – a cui è stato ceduto il 65% della società – che non è formato da illustri sconosciuti: accanto a Silver Lake Partners, Index Venture e al board di Canada Pension Plan Investment c’è la Andreessen Horowitz guidata da Marc Andreessen.

Tuesday to sell most of its Skype Internet phone unit to a group of investors for $2.75 billion. The buyers include private equity firm Silver Lake Partners, venture capital firm Index Venture, venture capital firm Andreessen Horowitz and the Canada Pension Plan Investment Board. Andreessen Horowitz is a new firm headed by Marc Andreessen, who co-founded Netscape.

Quarant’anni tondi tondi

Strano che Google oggi non esponga un logo commemorativo, come è solita fare negli anniversari importanti, comunque la storia di Internet (di cui tempo fa scrissi una breve sintesi che si ferma alla soglia del Web 2.0) ci dice che il primo logon su ARPANET fu digitato il 2 settembre 1969.

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100 minuti di non Gmail

Cosa è accaduto dunque ieri a Gmail? Nella versione ufficiale fornita da Ben Treynor (VP Engineering and Site Reliability Czar), Google spiega di aver avviato nella giornata di ieri un’attività di upgrade su alcuni server, sottostimando le conseguenze che questa operazione avrebbe comportato in termini di overload su alcuni router:

At about 12:30 pm Pacific a few of the request routers became overloaded and in effect told the rest of the system “stop sending us traffic, we’re too slow!”. This transferred the load onto the remaining request routers, causing a few more of them to also become overloaded, and within minutes nearly all of the request routers were overloaded.

Il risultato si sarebbe dunque concretizzato nell’inaccessibilità dell’interfaccia web di Gmail, problema su cui il Gmail engineering team sarebbe stato allertato tempestivamente e che sarebbe stato risolto integrando l’infrastruttura esistente con un plotone di router addizionali. A tutto questo fa seguito la classica promessa “faremo in modo che non capiti più”.

Sagacemente Massimo Mantellini scrive che la motivazione addotta da Google scalfisce leggermente il mito della enorme rete ridondante di migliaia e migliaia di server accatastati in misteriose farm climatizzate.

Gmail, down & up

Sappiamo che c’è un problema, ma ora non sappiamo dirvi di cosa si tratta. E’ questo il messaggio che, tra le righe (ma non troppo), si legge nel post con cui David Besbris – dalle pagine web dell’Official Gmail Blog – in pratica chiede scusa agli utenti per il blackout patito oggi dal servizio webmail di Google (per il quale però POP e IMAP hanno continuato a funzionare).

Un inconveniente molto simile a quanto avvenuto lo scorso febbraio e che aveva avuto un seguito, in episodi di minor portata, anche in marzo, aprile e maggio. Per una spiegazione al malfunzionamento di oggi ci sarà ancora da attendere:

We’re still investigating the root cause of this outage, and we’ll share more information soon.