Microsoft e Yahoo, “solo” una partnership

Dopo anni di corteggiamenti, dinieghi, impeti d’orgoglio, ricuciture e strappi nelle trattative,  Microsoft e Yahoo alla fine non si sono scambiate alcun anello, ma si sono strette la mano in una partnership strategica che durerà, secondo gli accordi stipulati, dieci anni. L’accordo prevede che Microsoft fornisca la tecnologia per il search (è verosimile ritenere che prima o poi, sotto l’abito consueto di Yahoo, ci sarà Bing), mentre a Yahoo spetterà il compito di curare l’advertising, del cui ricavato tratterrà l’88%.

Questo legame serve alle due aziende per contrastare la crescente leadership di Google e significa, per Microsoft, un ampliamento del mercato per la tecnologia che sta alla base di Bing. Per Yahoo si parla invece di un aumento del fatturato annuo (l’azienda prevede di arrivare a 500 milioni di dollari) e di un considerevole saving sulle spese di gestione.

I contorni dell’accordo fanno però pensare ad altro: nessuno può escludere che potrebbe davvero trattarsi di un primo passo, mosso in modo soft, nella direzione di una vera e propria fusione tra le due aziende (o di un’acquisizione di Yahoo da parte di Microsoft, obiettivo che Steve Ballmer non ha mai nascosto di voler realizzare). Iniziare con una partnership tecnologica e commerciale, anziché con un accorpamento in un’unica realtà, potrebbe avere conseguenze più favorevoli per ottenere il semaforo verde da parte delle autorità Antitrust.

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Facebook, foto di utenti nei banner pubblicitari? No, grazie

Una foto della signora Cheryl Smith, utente di Facebook ma soprattutto persona di cui nessuno ha materiale per poter eccepire alcunché, è stata utilizzata in un banner pubblicitario del servizio Hot singles apparso nella colonnina a destra della home di un altro utente del popolare social network, il marito Peter.

hot-singles

Il fatto ha provocato una certa meraviglia nei signori Smith, entrambi iscritti a Facebook e totalmente ignari del fatto che una foto caricata in un album personale potesse essere utilizzata in un annuncio pubblicitario senza alcun avvertimento.

Si tratta di un abuso da parte di Facebook? Non esattamente: le condizioni di utilizzo parlano della possibilità di utilizzo di foto personali da parte di chi gestisce il servizio ed è necessario precisare che l’abbinamento di una foto (“prelevata” da un album personale) ad un’inserzione pubblicitaria viene effettuato da un’applicazione realizzata da terzi.

Detto questo, c’è comunque una lacuna da colmare: sarebbe infatti opportuno che un utente fosse messo in guardia anche riguardo a questo tipo di utilizzo, possibilmente con una notifica e con una richiesta di consenso, oggi inesistenti.

Il fatto che la propria faccia possa essere abbinata ad un servizio o ad un prodotto potrebbe non essere gradito a tutti. Tuttavia, la possibilità di evitare il problema esiste: una volta entrati in Facebook, dalla barra-menu che si trova in cima allo schermo, è necessario selezionare Impostazioni e Impostazioni sulla privacy. Da lì, cliccare su Notizie e Bacheca e poi sul tab Inserzioni di Facebook. Si troverà la voce Presenza nelle Inserzioni di Facebook, che può essere impostata con Nessuno.

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Una lezione di vita

“Ogni ostacolo, ogni muro di mattoni, è lì per un motivo preciso. Non è lì per escluderci da qualcosa, ma per offrirci la possibilità di dimostrare in che misura ci teniamo. I muri di mattoni sono lì per fermare le persone che non hanno abbastanza voglia di superarlo. Sono lì per fermare gli altri” (Randolph Frederick Pausch)

Un anno fa scompariva Randy Pausch, docente di informatica, interazione uomo-computer e design presso la Carnegie Mellon University.

In questo video c’è la sua ultima conferenza, intitolata Last Lecture, che può essere considerata – nella sua semplicità – una spinta motivazionale a vivere la vita in modo migliore. Una grande lezione di vita.

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Microsoft abbatte SoapBox, mai-rivale di YouTube

Lanciato nel 2006 da Microsoft con l’ambizione di sfidare YouTube e conquistare il mercato del video-sharing (si prevedeva “un successo immediato del servizio grazie ai 4 milioni di visitatori unici al mese raccolti da MSN”), alla fine SoapBox chiuderà il 31 agosto.

Traduzioni intelligenti

EinsteinFB

Quanto può essere attendibile il risultato del quiz proposto su Facebook da chi si è affidato a questa traduzione? :D

Anche Google è sbarcato sulla Luna

Volete la Luna? Scaricate Google Earth 5.0 e potrete arrivarci con uno “sbarco” virtuale. E questa volta non dovrebbero esserci i problemi di privacy di Street View.

(via Google)

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40 anni fa, un piccolo passo per l’uomo…

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Internet black-out per la rete Vodafone

E io che stavo maledicendo il mio BlackBerry…

Problemi sulla rete BlackBerry di Vodafone | BlackBerryItalia.it

Sembra vi siano dei problemi generalizzati sui servizi dati BlackBerry di Vodafone. Segnale gprs/3g in caratteri minuscoli.
bisognera’ portare pazienza :(

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Conad Insim invita i propri utenti a cambiare operatore

Nella giungla della telefonia mobile, la vita è dura anche per gli operatori alternativi. E qualcuno sta già cominciando a battere in ritirata:

In questo delicato momento economico, CONAD ha scelto di concentrare i propri investimenti su offerte che diano più valore al carrello della spesa dei propri clienti, con l’impegno di offrire quotidianamente qualità e convenienza; per questo motivo:

dal 1 novembre 2009 sarà disattivato il servizio di telefonia Conad INSIM

A partire da tale data, pertanto, non potrai più effettuare e ricevere chiamate/sms sulla tua scheda telefonica di Conad INSIM. Potrai comunque mantenere il tuo numero di cellulare richiedendone la portabilità ad un operatore di tua scelta, ed utilizzare quindi i suoi servizi di telefonia mobile. La richiesta di portabilità dovrà essere effettuata direttamente presso il nuovo operatore scelto, ed il tempo necessario dalla richiesta all’effettivo passaggio dipende dall’operatore scelto in base al numero di richieste che deve gestire (mediamente comporta 2 settimane). Ti consigliamo quindi di effettuare la richiesta quanto prima, quando stai per terminare il credito di traffico presente sulla tua SIM.

(dal sito Conad)

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Paul is dead? Not yet (maybe)

La storia di copertina proposta dall’ultimo numero di Wired è, a mio avviso, affascinante ed inquietante allo stesso tempo. Alla base c’è la nota leggenda denominata Paul is Dead, il cui protagonista, Paul McCartney, sarebbe morto in un incidente stradale il 9 novembre 1966 e l’uomo che ne porta il nome da allora sarebbe in realtà l’ex poliziotto William Campbell, un sosia collocato nella vita privata e pubblica del cantante per non compromettere la trionfale carriera dei Beatles.

Sulla storia, che già si contraddistingue per avere una linearità contraria rispetto a quelle legate ad altre star (come quella che vuole Elvis Presley ancora vivo, dimostrandolo con presunti avvistamenti), hanno indagato Gabriella Carlesi (anatomopatologa) e Francesco Gavazzeni (informatico), partiti nel 2006 con la convinzione di confutare rapidamente gli assunti della leggenda e arrivati, in seguito ad una serie di rilevazioni antropometriche – rilevate da immagini scattate prima e dopo il 1966 – a risultati sorprendenti, che porterebbero a dimostrare che tutto ciò che ruota attorno a Paul is Dead è quantomeno verosimile.

Non voglio entrare nel merito delle rilevazioni e delle valutazioni formulate dai due periti: ai miei occhi di profano, non ho modo di rendermi conto delle differenze craniometriche evidenziate nelle fotografie che ritraggono Paul McCartney prima e dopo il 1966. Differenze che, peraltro, ritenevo insignificanti in quanto – a mio avviso – spiegabili con una posa leggermente diversa, o dovute all’invecchiamento.

Volendo però rimanere nel novero di coloro che trovano la leggenda tanto inverosimile quanto degna della sceneggiatura di una fiction, sottolineo innanzitutto una cosa: «I dubbi sono molto forti e le discordanze numerose, ma non ci si può esprimere ancora con assoluta certezza” ha osservato la dott.ssa Carlesi, che considera inoltre: “Comunque, se sostituzione c’è stata, il vero capolavoro è stato quello di trovare un sosia con caratteristiche antropometriche tutto sommato molto vicine all’originale“.

Un sosia somigliante, musicista e per di più mancino, cone l’originale. Ma non essendo possibile effettuare alcuna analisi del DNA, visto che si tratta di un cantante, ossia di un musicista che lavora anche di voce, perché nessuno sembra aver preso in considerazione il ricco materiale disponibile nella discografia di Paul McCartney per fare un confronto tra le varie canzoni (live inclusi), con riguardo allo spettro emesso dalle sue corde vocali?

Italia.it 2.0 (ossia: secondo atto)

Grazie all’amico Aghost mi sono accorto della pubblicazione online della nuova versione del portalone turistico Italia.it. Il prodotto appare corposo e probabilmente è necessario investire un po’ di tempo per capirne bene la qualità, ma a prima vista già si possono formulare alcuni commenti.

Innanzitutto l’impatto visivo è nettamente migliore del precedente. Aghost ha ragione, ci voleva poco, ma se non altro l’arretratezza tecnologica che caratterizzava il vecchio Italia.it è finalmente superata.

Sui contenuti credo ci sia ancora da lavorare. Volendo parlare con cognizione di causa, come Aghost si è fiondato a vedere la sua regione (il Trentino – Alto Adige), io mi sono buttato per qualche minuto sulla mia, la Lombardia, che peraltro è la stessa del Ministro del Turismo che ha voluto firmare il sito (siglando le “cartoline” che compaiono in testata – per inciso, io avrei scritto “Ministero” anziché “Ministro”, giusto per rendere la cosa più impersonale).

Dicevo: nel testo della mia regione ho trovato, con meraviglia, imprecisioni evitabili. Ne segnalo due immediatamente evidenti:

- il Lago d’Iseo che include la zona della Franciacorta – in verità la Franciacorta è una zona che comprende l’area meridionale del lago d’Iseo, non è certo il lago ad includerla…

- La Lombardia ha una vasta offerta di località sciistiche, basti pensare alla Valsassina ed alla Valtellina, con le rinomate località turistiche di Livigno e Medesimo per citarne solo alcune – Medesimo in realtà si chiama Madesimo, ma forse – parlando di stazioni sciistiche – sarebbe stato meglio non dimenticare località molto note come Bormio e Ponte di Legno…

Più avanti approfondirò la consultazione del portalone, al momento però il giudizio iniziale dice “senza infamia, senza lode”.

Happy Birthday, Nikola Tesla

Credo che anche a Redmond diano un’occhiatina a Google almeno una volta al giorno, per cui oggi non dovrebbe sfuggire a nessuno l’anniversario della nascita di Никола Тесла, ossia Nikola Tesla, celebrato dal motore di ricerca con un logo ad hoc per la giornata:

GoogleTesla

Un tributo a colui che è stato definito l’uomo che inventò il Ventesimo secolo. Il suo nome non è certo popolare quanto quelli – ad esempio – di Marconi, Meucci, Bell o Edison, eppure ha dedicato la sua vita allo sviluppo della scienza, dando un apporto fondamentale a tecnologie utilizzate a tutt’oggi. Se non avesse rifiutato per due volte il premio Nobel forse oggi godrebbe di maggiore notorietà. Qualche notizia al suo riguardo: Nikola Tesla on Wikipedia.

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La giornata del silenzio fa rumore

Filippo Facci ha dedicato un editoriale alla giornata di silenzio dei blog organizzata per protestare contro i contenuti del ddl intercettazioni che coinvolgono i “siti informatici” (sigh) e promuovere la libertà di espressione e informazione, che va salvaguardata anche – ma non solo – su Internet.

Il tenore dell’editoriale di Facci è intuibile dal titolo “Decreto Alfano: chissenefrega dello sciopero dei blogger”. La visione proposta su questo tema, francamente, sembra piuttosto semplicistica, ad esempio laddove considera che i blogger o sono ragazzini o sono ragazzini dentro, spesso scelgono di non filtrare nulla e di non moderare il proprio blog e di fottersene insomma del codice civile e penale che riguarda quella retroguardia che è il resto del mondo, generalizzando in modo non pienamente realistico, a mio parere.

Mi spiego: è oggettivamente doveroso che, nel pubblicare un testo su Internet, l’autore si debba assumere la piena responsabilità di ciò che ha scritto e sia obbligato a rimuovere o correggere ciò che non risponde a verità. Ma il problema di fondo, almeno dal mio punto di vista (e credo anche di chi ha organizzato la protesta), non è il mantenimento della Rete in una condizione di zona franca e di sicura impunità: il ddl Alfano contiene una norma che, per come è stata scritta dal legislatore, pone tutti i siti web allo stesso livello di oneri e responsabilità a cui sono soggette le testate giornalistiche regolarmente registrate.

L’obbligo di rettifica di un testo non veritiero è indubbiamente da mantenere, ma le regole fissate nel decreto rendono possibile l’eventualità – ad esempio – che un cittadino, nella limitata visibilità del proprio sito amatoriale, sia colpito da una sanzione di oltre 12mila euro per aver scritto nel proprio blog un testo contenente un’inesattezza o una critica mossa nei confronti di un’altra persona, al pari di una testata di rilevanza (e mole di lettori) nazionale.

Inoltre, non riesco a cogliere la pertinenza di un’altra questione evidenziata nell’editoriale di Filippo Facci: l’anonimato dietro il quale milioni di cuor di leoni abitualmente lanciano sassate e nascondono la tastiera. In teoria non dovrebbe essere così già ora: le leggi sulla diffamazione infatti già riguarderebbero anche loro, dovrebbero rispondere cioè di insulti e falsità come chiunque altro. Esatto. Ma in questa considerazione si dimentica che la giornata di silenzio dei blog è stata organizzata e sposata da persone che si sono presentate con tanto di url, nome e cognome. E quindi, come il ddl Alfano mette sullo stesso piano entità diverse, così anche l’articolo scritto da Facci contiene un’equiparazione non congrua: quella fra chi espone il proprio pensiero presentandosi con la propria identità, e chi lo fa in modo anonimo.

In effetti, una considerazione poteva essere legittimamente formulata, in merito alla giornata del silenzio: essendo partita dai blogger, come ha osservato Dario Salvelli, corre effettivamente il rischio di essere percepita – in modo fuorviante – come un’iniziativa tesa alla salvaguardia dei diritti di un determinato gruppo di persone (i blogger, appunto), e non finalizzata a porre l’attenzione sui contenuti (anche sanzionatori) di un provvedimento nato per regolamentare le intercettazioni. Anzi, viste le reazioni direi che ormai il rischio si è concretizzato.

Per questo motivo credo che tutte le iniziative (più o meno efficaci) promosse finora possono contribuire al raggiungimento di un buon risultato: dall’ordine del giorno parlamentare proposto dall’onorevole Palmieri e dal senatore Malan, alla strada dell’emendamento, fino alla giornata di silenzio dei blogger. Se poi quest’ultima iniziativa dovesse essere revocata per il conseguimento del risultato auspicato da tutti, tanto meglio.

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Spiragli sull’obbligo di rettifica

Alcune settimane fa, alla Camera, è stata approvata – in seno al “DDL intercettazioni” – una norma che estende a tutti i “siti informatici” l’obbligo di rettifica previsto per l’editoria. In seguito a questa iniziativa è nata l’idea della giornata di silenzio dei blog.

A quanto si apprende dall’onorevole Antonio Palmieri, però, sembra esserci qualche novità interessante: in collaborazione con Marco Camisani Calzolari e Stefano Quintarelli, l’on. Palmieri ha contattato il senatore Lucio Malan, che ha condiviso e accettato l’idea di presentare un ordine del giorno che renda chiara la reale interpretazione del testo di legge, per chiarire che laddove è stato scritto “siti informatici” si deve intendere che l’oggetto dell’argomento sono i “giornali e periodici diffusi per via telematica e soggetti all’obbligo di registrazione di cui all’articolo 5″, che è in pratica il risultato a cui si è giunti con il wiki aperto allo scopo di rendere meno vincolante il provvedimento.

Ora, fatto salvo il principio che chi pubblica un contenuto deve attenersi alla realtà e non divulgare informazioni non vere, se questa soluzione fosse sufficiente a ridare serenità alla Rete, dovremmo solo auspicare che a blog e siti amatoriali non venga esteso l’obbligo di registrazione ;)

Il problema, però, non si esaurisce qui. Guido Scorza ci ricorda:

Un ordine del giorno parlamentare (qui la ermetica spiegazione contenuta sul sito del Senato) non è altro – ed è bene sottolinearlo – che un atto di indirizzo parlamentare attraverso il quale i rappresentanti del potere legislativo indicano al potere esecutivo (Governo) la propria volontà che una determinata norma di legge venga interpretata in un certo modo. E’ noto, tuttavia, che le leggi le applicano i giudici e che questi ultimi – per fortuna – non sono, almeno per il momento, soggetti al Governo.

Il che significa che l’ordine del giorno, nei fatti, non impedirebbe comunque ad un giudice di imporre, al gestore di un blog o sito web “incriminato”, l’obbligo di rettifica previsto dal provvedimento.

La dimostrazione di buona volontà, data dall’ordine del giorno parlamentare, è un buon segnale. Ma sarebbe più efficace e sicura la strada dell’emendamento. Magari con il supporto dei membri del gruppo parlamentare Intergruppo 2.0, che si dichiarano consapevoli di una grande verità: “prima di legiferare bisogna capire e dialogare”.

Malattie 2.0

Quando una voce di Wikipedia prende uno o più colpi d’aria di rinnovamento dei contenuti, può presentare sintomi particolari:

recentismo

P.S.: No, non è sulla pagina di Michael Jackson. E’ su quella di Farrah Fawcett.