Quando il saggio indica la luna

…lo sciocco guarda il dito (proverbio orientale)

Nella vicenda che ha coinvolto una tredicenne sedotta dall’attore conosciuto su Facebook (Alessio Saro, alias Billy Ballo o Nick Malanno, per chi segue le produzioni demenziali di Maccio Capatonda & C.) si sono creati, come previsto, i gruppi di innocentisti e colpevolisti in entrambe le direzioni (c’è chi dice che lei, novella Lolita, ha sedotto l’attore che sarebbe la reale vittima del caso, oltre a chi vede, nel 33enne, l’orco che ha irretito la “bambina”).

Ma non è tutto: trasversalmente, come previsto anche qui, non poteva mancare la fazione formata da chi attribuisce al social network la responsabilità per aver creato un’occasione per far conoscere le due persone. A rigore di logica e buon senso, in effetti, questa fazione poteva, anzi doveva mancare, ma considerata la diffusa mancanza di cultura tecnologica e digitale non c’è da stupirsi.

Ne ho parlato in questo articolo: il problema, come al solito, è dato dal fatto che si confondono le azioni delle persone con gli strumenti. Il fatto che i due si siano conosciuti attraverso Facebook è irrilevante: se si fossero conosciuti in un pub o in spiaggia, l’opinione pubblica avrebbe mai ritenuto il pub o la spiaggia responsabili di quanto accaduto? Ho qualche dubbio…

Wolfram|Alpha, pronto a stupire

Ho provato ad avventurarmi un po’ in Wolfram|Alpha, il motore computazionale semantico che interpreta le domande poste da un utente e propone risposte mirate, basando le proprie elaborazioni su ricerche in Internet e su database privati.

wolfram

Mi sono trovato di fronte a una stupefacente capacità di aggregare e fornire informazioni come nessun altro servizio web può fare (ne’ un motore di ricerca come Google, ne’ una risorsa come Wikipedia, quantomeno nell’approccio). Esistono, come sottolinea Paolo, dei vincoli dovuti alle fonti da cui vengono attinti i dati, ma sono convinto che nei prossimi tempi attirerà sempre più utenti, la sua capacità di elaborazione crescerà e assumerà un ruolo da protagonista della Rete (problemi di copyright delle fonti permettendo).

Le domande a cui WA è in grado di rispondere (al momento io ho provato solo ad esprimermi in inglese perché purtroppo al momento è l’unica lingua supportata) sono molte: volete sapere le previsioni del tempo per il prossimo weekend a Venezia? Provate a scrivere “weather venice next weekend” (potete chiedere la stessa informazione per altre località nel mondo) e lui ve le fornirà. Vi serve conoscere la lunghezza del Golden Gate? Scrivete length golden gate bridge e lui risponderà (esprimendola in varie unità di misura). WA vi saprà dire anche, ad esempio, quando sarà Pasqua nel 2010 o nel 2100. Opportunità non trascurabile, è possibile avere in formato PDF la scheda relativa alla risposta ottenuta.

Provatelo anche voi, sbizzarrendovi con le vostre curiosità… Per adesso può essere preso come un gioco, ma presto potrebbe diventare una preziosa fonte di informazione e conoscenza. Teniamolo sott’occhio e, intanto, vediamo cosa c’è dietro:

Google pedala e cammina

La GoogleCar, quella strana auto che gira per le strade con un’apparecchiatura fotografica montata sul tetto per immortalare il mondo e riproporlo su StreetView, non può andare dappertutto: in Vicolo Stretto, come in tutti i passaggi stradali interdetti al traffico automobilistico, non può passare. Per questo motivo, oltre che per le numerose lamentele ricevute per l’eccessiva altezza delle fotocamere (possono violare la privacy altrui) Google ha trovato una soluzione: un poco vistoso triciclo per adulti.

Ma c’è una soluzione per i percorsi che si rivelano difficili anche per le tre ruote, che taglia la testa al toro (e a ogni GoogleVehicle): Mantellini (via Matteo Bordone su FF), segnala l’avvistamento di un GooglePawn a Venezia, dove mi sarei aspettato un GoogleFerry

Google News, Beta nell’anima

Google News non è più Beta: la precaria indicazione, come segnala il New Blog Times, è scomparsa dall’intestazione delle varie edizioni internazionali del sito, la cui livrea si allinea alle altre edizioni che già erano definitive. L’etichetta rimane per alcune versioni (ad esempio cinese e coreana).

Qualche imperfezione, però è rimasta: che ci fanno certe notizie nella sezione Spettacolo?

GnewsNoBeta

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Approvata la dottrina Sarkozy

E’ alquanto dirompente l’impatto generato in Rete dall’approvazione della dottrina Sarkozy, prossima a diventare legge dello stato francese. Accantonando i titoli convenzionali delle news (del tipo “La Francia dichiara guerra ai pirati informatici” o “Internet, approvata la legge anti-pirateria in Francia”), in Internet c’è un variegato arcobaleno di commenti di esperti e utenti che esprimono speciale apprezzamento verso il provvedimento e chi l’ha voluto:

In breve il provvedimento, se mai sarà applicato, consentirà ad un’Authority amministrativa (HADOPI) di disporre il distacco della connessione Internet (fino a un anno) agli utenti che saranno identificati come colpevoli di atti di pirateria attuati attraverso download illeciti di materiale protetto da copyright, secondo l’iter dei three strikes (al primo rilievo di un download ritenuto illecito, l’utente viene ammonito via e-mail; al secondo rilievo riceve una raccomandata; al terzo rilievo gli viene distaccata la connessione, ma dovrà continuare a pagarne i canoni fino alla scadenza naturale dell’abbonamento sottoscritto con il provider).

L’applicazione di questa legge impone la realizzazione di un’imponente struttura di controllo della Rete, in grado di fare una radiografia di ogni scambio di comunicazione intercorrente tra tutti gli utenti. Un simile sistema comporta però costi estremamente elevati e per la sua complessità qualcuno ha espresso dubbi sulla reale possibilità di implementare questo Grand Frère. Il presidente della “Commissione per la liberazione della crescita, l’economista Jacques Attali, ha definito la legge inapplicabile e assurda:

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Message in a Shuttle

Intorno alla missione STS-125 dello Space Shuttle Atlantis si è venuta a creare, a mio parere, un’atmosfera particolarmente coinvolgente, soprattutto per chi si interessa di tecnologia e di cultura digitale. Non so se sia merito di iniziative come la diretta streaming o il thread live realizzati da Forumastronautico.it (bravi!), ma questa missione sembra trovare nelle nuove forme di comunicazione un nuovo veicolo di interesse.

Non dimentichiamo inoltre che l’astronauta Mike Massimino si è aggiudicato un primato non trascurabile, il primo messaggino via Twitter inviato dallo spazio (verificabile dal suo account):

“Dall’orbita: il lancio è stato perfetto! Mi sento benissimo, lavoro duramente, e sto godendo di una magnifica vista, l’avventura di una vita è iniziata!

Divieto d’accesso a Facebook: un rimedio contro i “fannulloni”?

Leggendo le news di questi giorni e il commento di Massimo Mantellini sul divieto di accesso a Facebook per i dipendenti di alcune Pubbliche Amministrazioni (ultimo in ordine di tempo in Friuli Venezia-Giulia), si potrebbe pensare ad un aumento del potere della lobby dei distributori automatici di bevande.

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Sempre caro mi fu questo Android

android-logosvgIl signor Erich Specht, che nel 2002 ha registrato i marchi legati ai nomi di due soluzioni di content management e di e-commerce, Android Dungeon e Android Data Corp, ha pensato bene di sfruttare la situazione aprendo un’azione legale per rivendicare la paternità del nome Android e l’esclusiva sui diritti di utilizzo, contro Google, la Open Handset Alliance e altre 45 aziende che utilizzano lo stesso nome.

Google, nel 2007, ha presentato regolare domanda per acquisire i diritti di utilizzo del nome Android per il sistema operativo per dispositivi mobili che stava sviluppando. Il 14 febbraio del 2008, il PTO (Patent and Trademark Office, ossia l’ufficio brevetti) l’ha rigettata, rilevando che poteva generare confusione con un marchio già registrato in precedenza, Android Data. Nonostante questo, il 2 aprile 2008 il colosso di Mountain View ha presentato il sistema operativo per dispositivi mobili, battezzato con il nome incriminato, sulle cui possibilità di utilizzo l’ufficio brevetti si è espresso con un nuovo e definitivo rifiuto il 20 agosto 2008.

I nomi registrati nel 2002 non sarebbero più utilizzati, ma il signor Specht avrebbe presentato presso l’ufficio brevetti un documento con cui dichiara di aver continuato e continuare ad usarli. La battaglia legale ha quindi come oggetto un nome presuntamente utilizzato da un legittimo titolare precedente, che ora – stando a quanto riferisce Forbes -  chiede la somma di 94 milioni di dollari a titolo di risarcimento danni per l’utilizzo indebito del proprio marchio.

Chissà come andrà a finire… Meno male che la querelle sul nome Android rimane chiusa nel mondo dell’informatica, altrimenti ci potrebbero essere altre rivendicazioni (senza andare a scomodare Sant’Alberto Magno, accreditato come primo utilizzatore nel 1270).

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Zambardino VS Zuckerberg

Stamattina Vittorio Zambardino, nel proprio blog, in un post intitolato “Oggi denuncio Facebook” ha raccontato l’improvvisa disabilitazione del suo account sul popolare social network avvenuta il primo maggio, per motivi a lui sconosciuti.

Cos’è successo? Nulla di nuovo, purtroppo, non sono che uno dei tanti cui Facebook ha cancellato l’account senza alcun “warning” o avviso preventivo: centinaia di messaggi personali, decine di testi e foto, 859 contatti. Il tutto senza dare spiegazioni, senza dirmi il motivo del provvedimento. Ho perciò deciso di fare di questa vicenda il terreno di una battaglia non personale ma di diritto. Non si tratta di riavere indietro le mie poche carabattole digitali.

E’ una questione di trasparenza e di legalità negate.

Nulla di nuovo, scrive Zambardino: ha ragione, è accaduto a molte persone, persino al mitico Robert Scoble. Non conosco i motivi per cui lo staff di Facebook abbia disabilitato il suo account, ma senz’altro Zambardino – che stasera se lo è visto riabilitare (cosa ottenuta anche da Scoble) – ha diritto ad una spiegazione su quanto realmente è accaduto e da Facebook hanno il dovere di dargliela. Il fatto che si tratti di un servizio gratuito e che esistano delle specifiche condizioni di utilizzo sottoscritte da ogni utente è rilevante solo fino ad un certo punto: ad ogni account corrisponde un’identità a cui, con il passare del tempo, si legano altre identità, con collegamenti ad informazioni personali – sotto forma di testi o immagini – che la legge tutela a prescindere da ogni licenza. Ogni iscritto può pretendere di conoscere che tipo di dati personali vengono utilizzati e come sono trattati, ma anche di chiederne la cancellazione. Non dimentichiamo che i dati sono degli utenti, non di Facebook.

La vicenda ha avuto risonanza in alcuni blog e in alcuni commenti ho letto pareri critici sulla questione, da quelli di chi ha ricordato che Facebook è gratuito per cui non ci si può lamentare a quelli che dicono che in casi come questi è inutile fare del vittimismo e che un giornalista dovrebbe occuparsi di questioni più importanti. Perché, i dati personali e l’identità digitale non sono questioni importanti?

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