Lawrence Lessig, ospite dell’appuntamento Meet the Media Guru di venerdì scorso, ha trasmesso un messaggio mportante: Internet, con le sue dinamiche all’insegna della partecipazione e della trasparenza, è uno strumento che sta dimostrando grandi potenzialità per la riforma della politica e della democrazia perché può contrastare la corruzione dilagante che, presso i cittadini, genera sfudicia nelle istituzioni.
E’ importante che questo concetto sia compreso da chi oggi non capisce quanti benefici si possono ottenere con un uso intelligente della Rete e vuole imporre bavagli e restrizioni (decreto filtra-internet in primis).
Piccolo neo dell’evento, la modalità di iscrizione online. E’ un vero peccato che, proprio in occasione dell’evento MtMG che ha ospitato Lessig, l’organizzazione non abbia pensato ad una più vasta partecipazione e ad una maggior trasparenza: Boh e Gaspar Torriero, ad esempio, si sono iscritti online, ma sono state vittime dell’overbooking.
Se avessi scattato delle belle fotografie, con dei paesaggi della mia regione, e le avessi utilizzate per un filmato da pubblicare su Internet, e poi qualcuno ne avesse fatto uso a mia insaputa per realizzare un filmato promozionale, spacciandole per immagini proprie, mi girerebbero parecchio le scatole.
A me, fortunatamente, non è (ancora) successo. Ad aghost però sì, e a lui – comprensibilmente – stanno girando parecchio.
Ecco il video incriminato:
Il filmato porta la firma di un certo D. Selzer-McKenzie, un nome legato ad un gran numero di video di vario genere, nonché a varie attività pubblicizzate su Internet, tra cui collane di libri dedicati alla cucina, al gioco d’azzardo, al trading professionale. Non ho ben capito di che cosa si occupi effettivamente, ma del fatto che sfrutta il lavoro altrui siamo abbastanza certi. Ma, in definitiva, chi è?
L’italiano tarzanesco di questo invito sarebbe già sufficientemente sospetto per classificare questa mail come phishing. A questo aggiungo che il falso link non conduce al portale del Governo, ma ad un sito apparentemente nato ieri che la mia installazione di Firefox ritiene contraffatto.
Le e-mail che molti cittadini stanno ricevendo con un invito ad esprimere la loro opinione sul governo attraverso il sito www.governo.it sono completamente false.
Non è stato mai pubblicato un sondaggio on-line sul sito del Governo.
E’ stata inoltrata formale denuncia alla Polizia postale per l’uso fraudolento del logo Presidenza del Consiglio dei Ministri e del sito www.governo.it.
Ergo: non selezionate quel link, non rispondete alla mail (l’indirizzo e-mail del mittente dichiarato fa capo all’inesistente dominio votagoverno.it), ma cestinatela immediatamente.
Chi legge queste pagine sa che, a mio avviso, non può che essere accolta con favore la proposta di legge su “neutralità delle reti, free software e società dell’informazione”presentata dai senatori Vincenzo Vita e Luigi Vimercati (PD).
Punti fondamentali della proposta sono:
garantire un accesso neutrale alle reti di comunicazione elettronica,
promuovere i diritti di cittadinanza attiva al fine di rafforzare la partecipazione e il processo decisionale democratico
sostenere lo sviluppo e la valorizzazione dei sistemi informativi pubblici garantendo il pluralismo informatico anche con l’uso del software libero
diffondere l’uso delle nuove tecnologie della comunicazioni presso il sistema delle imprese
rimuovere gli ostacoli che impediscono la parità di accesso alle reti di comunicazione dei cittadini che versano in condizioni di disabilita, disagio economico e sociale e di diversità culturale.
Come ha già evidenziato Stefano Quintarelli, si tratta dei medesimi principi e obiettivi promossi da NNSquad.it, e questa proposta E’ un riconoscimento della validita’ dei principi. Per la prima volta al mondo si stabilisce un obbligo di interoperabilità con qos tra operatori al fine di evitare che la gestione del traffico venga usata in modo anticompetitivo.
Nella sezione Scienze e Tecnologie di Google News stamattina c’è almeno una notizia fuori posto:
Non è la prima lieve imprecisione che affligge questo servizio. Come ho già avuto modo di rilevareinpassato, l’algoritmo di collocazione delle notizie commette alcuni errori che trovano formale (ma non sostanziale) giustificazione nel fatto che la versione italiana di Google News sfoggia da anni l’etichetta Beta, che è sparita dalle edizioni anglofone: USA, UK, Australia, Nuova Zelanda sembrano infatti aver superato da tempo questa fase. Da notare che nei Paesi in cui non si parla solamente l’inglese convivono edizioni definitive e versioni afflitte da betismo: in Canada, ad esempio, l’edizione in lingua inglese è definitiva, mentre è ancora in Beta quella in lingua francese, che si trova nelle medesime condizioni del servizio degli Estados Unidos (e di tutte quelle in lingua non inglese).
Sabato scorso MVP segnalava che qualcuno non aveva ben capito la differenza tra l’iPhone (lo smartphone di Apple) e il cosiddetto GooglePhone (lo smartphone di HTC con sistema operativo Android, appena sbarcato sul mercato italiano). Oggi, a distanza di due giorni, l’articolo il pout-pourri è rimasto invariato:
MF Dow Jonesriporta che il Rapporto sullo sviluppo della banda larga in Italia steso da Francesco Caio per il Governo (a cui lo è stato consegnato la scorsa settimana) potrebbe rimanere lettera morta:
Il progetto elaborato da Francesco Caio per lo sviluppo della banda larga in Italia, potrebbe finire nel congelatore.Secondo quanto si legge su MF, i consiglieri fidati del Premier, avrebbero raffreddato gli animi della parte di Forza Italia che spingeva per lo scorporo di Telecom I. In effetti, la mossa aprirebbe un duro contenzioso con l’ex monopolista, e potrebbe indurre Franco Bernabe’, a.d di Telecom, ad allargare il piano di dismissione degli asset non core alle televisioni del gruppo, per ora lasciate fuori (La7 e Mtv).
In realtà il Rapporto propone al Governo di scegliere tre possibili strade da percorrere: la prima, che porterebbe all’ambizioso obiettivo della conquista di una leadership europea, passerebbe dalla costituzione di un’azienda per la gestione della rete “che permetterebbe la copertura di cento città arrivando nel 50% delle case grazie ad un piano nazionale”, con una rete Ftth (fibre-to-the-home) point to point in fibra e rame, ipotizzando uno scorporo societario della rete di Telecom Italia.
Da quanto si legge su MF, sembra questo l’obiettivo che il Governo non intende perseguire, orientandosi verso una delle altre due possibilità: un traguardo meno ambizioso (una cablatura del 25% delle abitazioni) e uno “di sopravvivenza” (la copertura di 10-15 città con limitato sovvenzionamento pubblico). E alcune dichiarazioni rilasciate dal ministro Scajola sembrano fornirne un’implicita conferma: secondoReuters, Scajola avrebbe riferito che il governo non intende perseguire strategie in contrasto con l’ex monopolista che è contrario alla cessione del network e ha messo a punto con l’autorità di regolamentazione un’organizzazione per garantire parità di accesso alla rete tra i vari operatori (ossia quella soluzione-sfumatura che prende il nome di Open Access).
Staremo a vedere. Per ora, il prossimo appuntamento ufficiale (da cui non è lecito attendersi altro che dichiarazioni ufficiali e poca sostanza) è il nuovo incontro che si terrà tra Caio e Scajola, martedì o mercoledì.
The New Blog Timesspiega alcuni dettagli del nuovo servizio che, assegnando ad un utente un unico numero telefonico permanente (in capo al quale l’utente stesso potrà aggregare tutti i propri recapiti telefonici), offre servizi voce (chiamate gratuite negli USA), SMS, call screening, deviazioni di chiamata, segreteria telefonica e tanto altro.
Ad oggi è disponibile solo a chi era già utente di GrandCentral, ma presto – assicura Google - sarà accessibile a tutti. Perplessità sulla privacy permettendo.
Francesco Caio ha consegnato al Governo l’atteso Rapporto sullo sviluppo della banda larga in Italia, come segnala il Sole 24 Ore. Il documento prefigura tre possibili scenari: il Governo dovrà scegliere (parola grossa, ma obbligatoria) quale obiettivo porsi e individuare una strada da percorrere per conseguirlo. Le possibilità previste da Caio sono tre:
la conquista della leadership europea in cinque-sei anni, obiettivo raggiungibile anche attraverso lo scorporo della rete da Telecom, con la costituzione di un’azienda per la gestione della rete “che permetterebbe la copertura di cento città arrivando nel 50% delle case grazie ad un piano nazionale”. Una rete Ftth (fibre-to-the-home) point to point in fibra e rame (l’obiettivo che questo rapporto considera come raggiungibile, con il massimo dell’impegno, per la serie “Visto cosa sa fare l’Italia?”);
un Paese al passo con l’Europa, dotato di una rete in fibra di nuova generazione che raggiunga il 25% delle case (come a dire “in Europa ci siamo anche noi”);
una configurazione flessibile con un investimento pubblico limitato e la copertura di 10-15 città, da raggiungere con la realizzazione di reti locali in fibra in partnership con società private (una testimonanza di vitalità… “Ehi mondo, siamo ancora vivi”).
Si dovrà dunque scegliere quale strada percorrere se si vuole avere un ruolo da protagonista, da comprimario o da comparsa.
Un’osservazione: a quanto riferisce Radiocor, il primo obiettivo dichiarato – ambizioso fin dalla sua descrizione – ipotizza l’eventualità del tanto discusso scorporo. Non è la strada, ma una delle strade possibili, sulla quale però sappiamo già che Telecom Italia potrebbe avere qualcosa da obiettare: proprio a questo riguardo, infatti, la scorsa settimana l’amministratore delegato Franco Bernabé aveva detto“Sono ipotesi fantasiose”. Se il governo dovesse ritenere opportuno scegliere questa ipotesi, ho l’impressione che le previsioni sui tempi di attuazione (cinque-sei anni) siano troppo ottimistiche…
Dopo essersi fatto un giro in Italia Cory Doctorow dal suo BoingBoingspiega ai suoi lettori di tutto il mondo la sua visione di come siamo messi in Italia dal punto di vista della libertà di espressione su Internet. A dire il vero, come lui stesso dichiara, durante il suo soggiorno nel Belpaese ha avuto occasione di fare quattro chiacchiere con Davide Casaleggio, consulente strategico ed editore del blog di Beppe Grillo, e il suo post ne è la esplicita e dichiarata conseguenza.
Non sono novità di queste settimane: purtroppo per queste cose, nel mondo, eravamo già famosi prima. Anzi, prima ancora. E forse si può andare ancora più indietro, ma in definitiva non era necessario che BoingBoing pubblicizzasse Beppe Grillo nel mondo per saperlo…
Nella fattispecie la stesura di una prima bozza della proposta di legge sarebbe stata sollecitata dalla stessa Carlucci, e Davide Rossi avrebbe collaborato a titolo personale, fruendo del tempo libero ed utilizzando un laptop che ha lasciato nel file la firma Univideo.
E’ la spiegazione ufficiale fornita “a stretto giro di post” da Davide Rossi, presidente – tra l’altro – di Univideo, e riportata da Webnews in relazione a quanto emerso nelle scorse ore sulla proposta di legge dell’onorevole Gabriella Carlucci, di cui ho scritto anche ieri.
Per Mytech, Piero Babudro è riuscito a fare quattro chiacchiere con Davide Rossi, ottenendo nientemeno quella che dovrebbe essere la ratio ufficiale del provvedimento:
L’intento – come ci ha spiegato Rossi – è consentire a chi trova sul web foto o video che considera lesivi della propria immagine di richiedere all’autore l’immediata cancellazione, senza passare per la magistratura o per altre azioni ‘forti’. A questo punto entrano in gioco le procedure di identificazione di chi vuole pubblicare in Rete: a titolo di esempio, si potrebbe pensare a qualcosa di simile alla posta certificata, che già oggi consente di mandare e-mail con valore legale. Quanto ai siti web ospitati da server italiani, lo scopo di questa proposta è di farli diventare responsabili di eventuali contenuti anonimi postati (anche dall’estero), sullo stesso principio dei quotidiani o di altri organi di informazione.
Al tempo: Gabriella Carlucci ha dichiarato che questo discusso provvedimento è finalizzato a contrastare la pedopornografia. Queste dichiarazioni parlano invece di tutela dell’immagine e di divieto di pubblicazione di contenuti anonimi. Sbaglio o si tratta di due concetti ben diversi?
Spero davvero si possa arrivare ad un provvedimento concepito con l’ausilio di esperti del settore, onde evitare di correre rischi causati da fenomeni di legiferatio precox. In Italia non ne abbiamo certo bisogno.
Quattro anni di attesa e il nuovo album degli U2, come è noto, è finito su BitTorrent qualche settimana prima dell’uscita ufficiale del 3 marzo. Niente di sorprendente, dato che già la scorsa estate ben quattro registrazioni di altrettanti brani del nuovo album No line on the horizon erano stati pubblicati su YouTube.
Ed ecco oggi le nefaste conseguenze di questi scellerati atti di pirateria dopo una settimana di commercializzazione ufficiale (titoli tratti stasera da Google News):
Musica, gli U2 subito primi nelle classifiche – Fondazione Italiani – 9 marzo 2009 – Gli U2 subito al comando della classifica dei dischi più venduti nella settimana dal 27 febbraio al 5 marzo. Continua comunque l’effetto …
U2 NUMERI 1 - MTV Italia – Il loro nuovo album – “No Line On The Horizon” – ha raggiunto il primo posto della classifica dei dischi più venduti in Gran Bretagna. …
U2 subito primi in classifica A luglio saranno a Milano – Il Messaggero – ROMA (9 marzo) – Gli U2 risultano subito primi nella classifica Fimi-Nielsen, alla vigilia dell’uscita in Italia del loro ultimo album No Line On The Orizon …
MUSICA: CLASSIFICHE, GLI U2 SUBITO PRIMI – Libero-News.it – Roma, 9 mar. (Adnkronos) – Nel giorno in cui si attende la comunicazione ufficiale delle date del loro nuovo tour, che dovrebbe toccare a luglio anche …
MUSICA: HIT PARADE, GLI U2 SBARAGLIANO SANREMO – AGI – Agenzia Giornalistica Italia – (AGI) – Roma, 9 mar. – C’e’ tanto Sanremo nelle classifiche italiane di vendita dei dischi ma la prima posizione nella graduatoria degli album piu’ venduti …
La realtà spesso supera la fantasia, e questo concetto trova un’ennesima dimostrazione nella vicenda relativa al Disegno di LeggeDisposizioni per assicurare la tutela della legalità nella rete internet e delega al Governo per l’istituzione di un apposito comitato presso l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, di cui ho già avuto modo di parlare in un post precedente.
Non bastava una proposta di legge (che, nella fattispecie, è stata presentata dall’onorevole Gabriella Carlucci) che, dietro lo scudo ufficiale dell’obiettivo di “regolamentare Internet”, rappresentava invece finalità “antipirateria”. Ora, grazie all’attento Guido Scorza, si scopre anche la possibile e verosimile paternità del provvedimento: sul sito dell’onorevole Carlucci, la proposta di legge è stata pubblicata su un file in formato .doc, le cui proprietà comunicano che il documento è stato redatto su un computer con installata una licenza di MS Word intestata a nome di Davide Rossi, società Univideo.
Ecco cosa appare aprendo il file e cliccando su "proprietà"
Non è un caso che queste coordinate corrispondano al presidente dell’Unione Italiana Editoria Audiovisivi, ne’ è un caso che a questo ente possa essere molto caro l’obiettivo “antipirateria” che molti, addetti e lavori e non, leggono fra le righe (e nelle righe) di questo provvedimento, che delle dichiarate finalitò antipedofilia contiene poco o nulla. E, come osserva Guido Scorza (che è avvocato, nonché Presidente dell’Istituto per le Politiche dell’Innovazione) nel suo commento su Punto Informatico, non si può non rimaner male dinanzi ad un’iniziativa repressiva del fenomeno Internet tout court che viene presentata come volta a salvaguardare interessi che fanno vibrare le corde più sensibili dell’anima di ciascuno di noi.
Soprassediamo su altre proprietà del file e non chiediamoci chi sia Giovanni…
ma facciamo in modo, anche in questo caso, di capire e far capire anche ad altri utenti i reali obiettivi dei provvedimenti attualmente in discussione in Parlamento.
Roberto Giacobbo e gli altri autori di Voyager lavorano per la Rai, TV di Stato, ossia servizio pubblico.
Qualcuno potrebbe ricordare loro che i cittadini italiani – che pagano il canone Rai – hanno diritto a vedere una trasmissione televisiva seria? Tanto per circoscrivere la questione, l’approfondimento intitolato “Luna, un’altra storia” andato in onda nella puntata di stasera (sulle presunte falsificazioni degli sbarchi sulla Luna) mi è sembrato a dir poco inguardabile, ai limiti del prodotto amatoriale o artigianale, sia per contenuti (triti e ritriti, già ampiamente confutati in passato) che per qualità.
Niente a che vedere con il rigore, l’autorevolezza e l’attendibilità di Ulisse, che dovrebbe essere un esempio da seguire. Ma che, evidentemente, i curatori di Voyager ignorano con nonchalance.
UPDATE: Anche Paolo Attivissimo ha visto la trasmissione e, con cognizione di causa, si esprime in termini ben più critici di quelli utilizzati dal sottoscritto. Il problema reale è che ha ragione da vendere.