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Gmail, piano con gli allarmismi

E’ caduto, ma dopo un po’ si è rialzato: il web service di Gmail, ieri, ha avuto un problema di funzionamento che lo ha reso inaccessibile per circa 2,5 ore, poi tutto è tornato come prima. Ho parlato di web service perché io stesso ho avuto modo di appurare che la posta era comunque gestibile in modalità IMAP (e anche POP3, dopo un breve momento di indisponibilità). La versione mobile fruibile dal mio BlackBerry, all’ora di pranzo, non dava problemi.

Trovo quindi ingiustificato l’allarmismo serpeggiato in rete ieri, anche se posso capire il disappunto manifestato al momento del black-out da chi si appoggia a Gmail per la propria posta elettronica. Anche perché, come si legge sul New Blog Times, in realtà l’incidente non aveva proporzioni così devastanti:

Durante una normale manutenzione – spiegano da Google – la validazione degli account utente viene semplicemente eseguita a partire da un altro data center. Il bug si trovava in un pezzo di codice nuovo, il cui scopo è cercare di mantenere i dati correlati e trattati dall’utente interessato il più possibile geograficamente vicini all’utente stesso.

Il bug ha provocato un malfunzionamento proprio di questa caratteristica, causando sovraccarico per una sorta di… scaricabarile elettronico: i data center, per via del bug, si sono scaricati la responsabilità di prendersi in carico gli utenti uno di seguito all’altro, finché ce ne è stato uno che, vistosi rovesciare addosso troppe decine di migliaia di utenti da gestire, ha dato forfait.

L’inconveniente ha interessato tutti gli utenti di Gmail, tanto quelli che usufruiscono del servizio gratuito quanto coloro che usano Gmail Pro, che oltretutto – proprio per questo disservizio – saranno indennizzati con un bonus: 15 giorni di servizio gratuito, come scrive Federico Cella. Una mossa apprezzabile: Gmail Pro, come le altre applicazioni offerte da Google a pagamento, prevede uno SLA mensile pari al 99,9%, che si tradurrebbe in un tempo massimo di blocco del servizio di circa 45 minuti. La penale prevista dal servizio, spiega GigaOm, ammonterebbe circa a 40 centesimi di dollaro. 15 giorni di servizio valgono invece circa 2 dollari.

Per quanto ho detto sopra (ossia la disponibilità del servizio per soluzioni non web), tecnicamente non so quanto possa avere ragione Misha Glenny, la cui opinione – citata dall’ANSA -  è che tutto sia stato causato da un’azione di un qualche gruppo che agisce con un preciso tornaconto. Il cyber-crimine sta letteralmente esplodendo. E si sta configurando come una delle ultime frontiere del malaffare. E’ un’opinione.

P.S. comunque il mio post di ieri al riguardo mi è servito per fare un rapido censimento dei più attenti lettori di questo blog. All’ora di pranzo non mi era mai capitato di avere tutti quei commenti…

Nota: nella prima versione di questo post avevo scritto che l’availability del 99,9% prevista dallo SLA delle Google Apps era annuale, concludendo erroneamente che i vincoli contrattuali erano stati ampiamente rispettati.

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2 commenti

  1. [...] inconveniente molto simile a quanto avvenuto lo scorso febbraio e che aveva avuto un seguito, in episodi di minor portata, anche in marzo, aprile e maggio. Per una [...]

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