L’iPhone nasconde un “piccolo fratello”?

Massimo Russo avverte:

Apple ha la possibilità di controllare a distanza tutti gli iPhone e disabilitare, qualora lo ritenga opportuno, applicazioni e software installati sui terminali degli utenti. Dopo una settimana di indiscrezioni in proposito, è stato lo stesso amministratore delegato Steve Jobs ad ammetterlo a margine di un colloquio con il Wall Street Journal sull’andamento lusinghiero delle vendite delle applicazioni per il gadget tecnologico più desiderato del momento.

E’ una violazione dei diritti dei consumatori, che acquistato un apparecchio possono installarci tutto ciò che vogliono? L’ADOC non ha dubbi in proposito e sottolinea come l’iPhone – come qualunque altro cellulare o smartphone – sia uno strumento su cui possono essere memorizzati dati personali, sensibili e riservati. Di certo non si tratta di una “bella mossa”, da parte di Apple… E credo che chi tiene alla propria privacy, d’ora in poi, possa avere qualche perplessità in più nel valutare di aquistare un iPhone.

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Plexia, un altro caduto nelle TLC italiane

L’effetto domino delle TLC (e la transumanza forzata degli utenti Elitel) continua: anche Plexia SpA, da tempo in sofferenza, è stata messa in liquidazione. La situazione non corrisponde dunque a quanto la stessa Plexia aveva dichiarato al sottoscritto nello scorso mese di luglio, quando aveva parlato di disagi temporanei e di una rapida soluzione dei problemi lamentati dagli utenti.

La soluzione trovata è quindi la messa in liquidazione dell’azienda e la patata bollente passa a Uno Communications, operatore con sede ad Imperia che ufficialmente dal 1 agosto 2008 ha acquisito la clientela superstite di Plexia.

In bocca al lupo, all’azienda, ai dipendenti e agli utenti. Nella speranza di non dover rivedere un film già visto

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L’Antitrust multa Tiscali e Vodafone

L’Antitrust alza la posta: aumentano infatti gli importo delle multe con cui l’Authority punisce chi fa pubblicità ingannevole. ADUC segnala:

Nuove condanne Antitrust a compagnie telefoniche per l’ingannevolezza dei messaggi pubblicitari. Oggetto degli ultimi provvedimenti sono Vodafone e Tiscali, rispettivamente condannate per le pubblicita’ del servizio Vodafone Casa e Tiscali Internet gratis dial-up. Vodafone dovra’ pagare 250 mila euro di multa, Tiscali 100 mila.
Nelle delibere Antitrust, a proposito dei messaggi, tra l’altro si legge:
le informazioni ingannevoli e omissive riguardano caratteristiche dell’offerta imprescindibili ai fini dell’adozione di una decisione commerciale consapevole;
rileva, inoltre, la palese contrarietà alla diligenza professionale, atteso che un operatore, quale Vodafone, … è certamente edotto della natura essenziale delle informazioni omesse.

Da molto tempo gli operatori di telefonia fissa e mobile lanciano campagne pubblicitarie contenenti messaggi ingannevoli senza il minimo scrupolo e l’Antitrust non si è mai tirato indietro con le sanzioni (si vedano i numerosi articoli scritti al rigiardo dal sottoscritto per Punto Informatico). Ma se un’Authority punisce un’azienda che fa pubblicità ingannevole, perché tutti continuano a farlo senza porsi problemi? Il problema è sempre lo stesso: l’importo delle sanzioni. Con il precedente regime sanzionatorio, abbiamo visto spesso multe di importo ridicolo, se raffrontato con il fatturato delle aziende sanzionate. Punizioni che, anziché avere l’effetto di un calcio nel sedere ben assestato, erano a volte un buffetto, a volte una carezza. Si trattava di cifre che le telco avrebbero potuto considerare benissimo come costi di pubblicità nei propri bilanci.

Ora le cose sono cambiate (poco, ma qualcosa di nuovo c’è): il range delle multe applicabili, che prima andava da mille a 100mila euro (in funzione della durata e della gravità della violazione), ora va da 5mila a 500mila euro. Cambierà qualcosa nel mondo della pubblicità ingannevole? Per saperlo è necessario aspettare e vedere…

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