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Archivio mensile:agosto 2008

Online The New Blog Times

Ma voi lo conoscete The New Blog Times?

Probabilmente no, ma siete ampiamente giustificati: sta nascendo proprio in questi minuti (data di nascita 1 settembre 2008), dal momento che fino ad oggi è rimasto in uno stato di produttiva gestazione. Mi è capitato spesso, in passato, di comunicare ai lettori di queste pagine l’esistenza di un blog o di un sito già esistente, di cui ero venuto a conoscenza per vie traverse o che (per qualche altro motivo) ritenevo opportuno pubblicizzare perché ne trovavo interessanti i contenuti. Oggi, però, ho la privilegiata occasione di segnalare al mondo intero dei miei lettori (anche quelli occasionali) la nascita di un blog decisamente interessante. Un blog con l’ambizione di un giornale, dunque un Blornale, che si ispira alla livrea grafica e all’autorevolezza del New York Times. Il suo papà è Marco Valerio Principato, una garanzia di genio e regolatezza sui contenuti di questo sito che si occupa di informazione scientifica e tecnologica con particolare riguardo a scienze, elettronica, informatica e telecomunicazioni.

Nel mio aggregatore c’è già (sia per le news che per le ultimissime). Il vostro, forse, lo aspetta.

Per chiudere il cerchio

Come segnala Massimo Mantellini (via Phonkmeister), dopo la buccia di banana su cui è scivolata ieri La Stampa, che ha pubblicato in prima pagina una copertina-bufala (in quanto mai esistita) di Sarah Palin su Vogue, oggi il quotidiano torinese chiede scusa per l’errore. A pagina 13 e con scarso risalto, è vero, ma almeno si è impegnato a riconoscere la magra figura. Chiedendo scusa ai lettori, ma innanzitutto alla diretta interessata, che senz’altro apprezzerà.

 
Anche il Corriere della Sera ieri era caduto nello stesso errore, con la differenza (rispetto a La Stampa) che alla pseudo-coprtina di Vogue non aveva dedicato la prima pagina. E sempre il quotidiano milanese oggi ha dedicato un trafiletto alla “smentita”, ma a modo suo: senza chiamare in causa se stesso, ha preferito riferire genericamente che molte testate nel globo erano cadute nella stessa trappola, ritenendo vera la copertina e pubblicandola. 
In ogni caso, negli USA, la vita della Palin è diventata oggetto di studio per molti: blog come White Noise Insanity, ad esempio, gettano un’ombra sulla sua ultima gravidanza (e Times Online non se la fa sfuggire), mentre altre testate riferiscono che la candidata repubblicana alla vicepresidenza USA non riesce neppure ad ottenere il consenso della suocera.

Phishing stramaldestro

Per la serie ‘ndo cojo cojo, ecco un bel paio di esempi di messaggi truffaldini confezionati in modo molto maldestro. Eccovi il primo:

Vaimosi? Ma l’oggetto in che lingua è scritto? E che c’entrano le borse di studio con i Rolex Daytona del mittente? Comunque anche il testo del messaggio è meraviglioso. Ma passiamo al secondo:

Questo ha capovolto la situazione: l’oggetto parla di quasi orologi di pregio, il mittente scritto in tarzaniano parla di borse (di studio? della spesa?), mentre il testo parla di… di… sacchi? Magari borse? Mah.

Inutile dire che per entrambi i messaggi il mittente è stato spoofato (falsificato), mentre i link e il destinatario principale (il mio nome non c’è mai) sono stati mascherati dal sottoscritto.

Per il resto, che dire di questi messaggi, scritti ancor peggio di quello inviato da Elena a MCC? So che qualcuno ci casca ancora, ma si tratta – come nei casi precedentemente segnalati (e milioni di altri che ignoro) – di inviti da evitare senza indugi, perché finalizzati a veicolare messaggi pubblicitari di fuffa mascherata da merce pregiata, o confezionati per carpire le vostre credenziali di autenticazione o accesso ai vostri conti correnti (nel caso di banche). Quindi ignorateli, cestinateli, oppure collezionateli per ridere sopra il disinvolto utilizzo di traduttori automatici che, spesso, danno risultati a dir poco esilaranti. Insomma, fate tutto ciò che volete, ma non rispondete, ne’ cliccate sui link che vi propongono.

Copertine che non lo erano

Poi dicono che i blogger stanno al giornalismo come il cavolo a merenda…

Ecco una trappola in cui è riuscita a cadere anche un’autorevole testata giornalistica come La Stampa: una copertina di Vogue in cui compare Sarah Palin, candidata repubblicana scelta da McCain alla vicepresidenza USA. Dice “che c’è di strano?” C’è che la Palin aveva effettivamente posato per un servizio fotografico realizzato da Vogue, ma la rivista non lo ha mai utilizzato per nessuna delle sue copertine. Ma allora donde viene questa copertina? Da Kodiak Konfidential, che l’ha pubblicata dichiarando candidamente: “No, this isn’t an advanced copy, just some Photoshoppin’ . Un lavoretto di Photoshop, insomma. Peccato che la redazione de La Stampa sia convinta che la copertina sia autentica…

[via Pandemia - Alessio - Paferrobyday]

Nota: per il titolo di questo post ho parafrasato un titolo utilizzato sovente da Wittgenstein per indicare notizie che si sono guadagnate la ribalta della cronaca anche quando in realtà si trattava di bufale belle e buone. Come la copertina di cui sopra…

Volevano essere gli U2be?

Su Blogosfere Spettacoli leggevo questa storia delle registrazioni dei quattro brani del nuovo album No line on the horizon degli U2, che un fan avrebbe pubblicato su YouTube anticipandone l’uscita ufficiale. Bono, il leader della band irlandese – spiegano le cronache - stava ascoltando i brani a tutto volume mentre si trovava nella sua casa sulla spiaggia di Eze (posso confermare che è una bellissima località e anche agli U2 deve piacere molto, visto che anche il loro chitarrista The Edge ha una casa lì). Questo fan si sarebbe trovato più o meno casualmente fuori dalla casa di Bono e le avrebbe registrate con il proprio cellulare, per poi pubblicarle su Internet. La band, scoperta l’anticipazione, avrebbe immediatamente chiesto e ottenuto la rimozione dei brani.

Non solo questa affascinante storia mi sembrava sempre più strana mentre la leggevo, ma mi ricordava  una vicenda analoga, che è accaduta quattro anni fa, qualche settimana prima del lancio dell’album How to dismantle an atomic bomb sempre degli U2 e sempre a Eze. Nel luglio 2004, tra gli altri, ne parlò Rocklab:

[...] Bono e soci hanno perduto il CD contenente tutte le canzoni del loro nuovo album ed ancora non hanno ritrovato la copia. Copia che ovviamente non è unica, ma si può ben immaginare che, se nelle mani sbagliate, significherebbe che l’attesissimo nuovo album degli U2 potrebbe finire in Rete in poco tempo. Il fatto, scrive il quotidiano “Nice Matin” di Nizza, sarebbe accaduto lo scorso martedì. Durante un servizio fotografico a casa di Bono, ad Eze, nei pressi della città rivierasca, un ignoto avrebbe approfittato della confusione per far sparire il demo.

Notizia corroborata da Zooitalia (un sito ricco di news sulla band di Dublino), che osserva come si sia sostanzialmente ripetuta una storia già accaduta nel 2004: anche allora, infatti, dalla sua terrazza, Bono sparò a tutto volume alcuni brani dell’album che sarebbe uscito di lì a poco, a beneficio di tutti coloro che si trovavano lì intorno, con il rischio che qualcuno potesse registrare i brani. Il Corriere ritiene che Bono e compagni abbiamo commesso l’ennesima ingenuità (e chiede “si può essere davvero così naïf?”), mentre Macworld, per questo episodio, li ha definiti “pasticcioni”. Fermo restando che episodi del genere in passato hanno caratterizzato e portato fortuna alla carriera di molti altri artisti, a me tutti questi precedenti fanno pensare ad una consuetudine dallo spiccato retrogusto di mossa pubblicitaria…

Credo che il fan che ha pubblicato i brani non corra i rischi di Kevin Cogill, colui che ha sbattuto in anteprima sul suo blog Antiquiet la pre-release del nuovo album dei Guns N’Roses intitolato Chinese Democracy (in preparazione da almeno una dozzina d’anni). Molti credono che si tratti di un’iniziativa di marketing per creare un hype, ossia pompare mediaticamente l’attesa per l’uscita del loro nuovo lavoro, forse opportuna dopo il lungo silenzio della band. Ma Skwerl (questo è il nickname con cui Cogill si presenta sul proprio blog), che fin da subito si è detto pronto ad assumersi le proprie responsabilità, sembra preoccupato delle conseguenze del proprio gesto (rischia la reclusione e una multina che puà arrivare a 250mila dollari) ed è in cerca di un difensore.

Risolvere

Una piccola e utile lezioncina di Gaspar Torriero sull’utilizzo del file hosts presente sul PC.

Nella cartella “C:\WINDOWS\system32\drivers\etc” del tuo PC trovi un file che si chiama “hosts” (senza estensione), che puoi aprire e modificare con Notepad.
Questo file contiene, su ogni riga, un indirizzo IP seguito da uno spazio e da un indirizzo web.
Quando tu vai a un sito chiamandolo per nome, Widows come prima cosa cerca l’IP corrispondente nel file “hosts”, e solo se non lo trova lo chiede a un server DNS.
Il file “hosts” si presta quindi a molti usi. Ad esempio, per impedire al browser di andare su siti dove non vuoi che vada: la riga “127.0.0.1 http://www.pubblicità.com”; redirige tutte le chiamate al sito
pubblicità.com verso il local loop, dove appunto le pubblicità non ci sono.
E ovviamente, puoi usarlo per permettere al browser di andare su siti dove ti impediscono che vada: la riga “83.140.65.11 thepiratebay.org” risolve correttamente un indirizzo IP che i server ufficiali risolvono in modo sbagliato.
Tutto questo per dire: internet routes around obstacles. Se ne facciano una ragione. 

Da parte di MVP, invece, ecco invece una soluzione più radicale.

un computer neanche troppo nuovo, con neanche troppa memoria, con un hard disk anche piccolino e una scheda di rete. Non serve ambiente grafico, non occorre nulla di sofisticato, basta una qualsiasi distribuzione Linux. La si installa, si installa il software BIND, si installa Webmin per amministrare il tutto via rete ed ecco pronto il proprio DNS privato, a cui si avrà cura di non inserire alcun forwarder, in modo che la risoluzione sia sempre svolta partendo dal root domain.

E la censura, come una macchia, se ne va.

Scampoli di relax

Ah dimenticavo: come mi faceva notare Marco, è da un po’ che non bloggo… Ma è solo perché, dopo qualche giorno al mare in luglio, mi sono concesso ancora un po’ di relax (con escursioni varie) qui:

Ma la prossima settimana si torna eh…

A voi buon Ferragosto

Buon Ferragosto a tutti coloro che se lo potranno godere… qui alle 8 c’è stata una trombetta d’aria e adesso c’è un timido sole che tenta di riscattare pallidamente una giornata iniziata male.

Come strombazzato ai quattro venti da Telecom Italia, oggi il Discorso di Gandhi – niente affatto inedito, ne’ per il testo, ne’ per l’audio, ne’ per la traduzione – è pubblicato su molti quotidiani e su http://www.avoicomunicare.it. Sicuramente è stato fatto un lavoro accurato, ma guardate il nome del file disponibile per il download con il testo integrale del discorso:

Ora sicuramente qualcuno solleverà l’obiezione che è inutile parlarne in tono polemico perché bisogna guardare alla lodevole iniziativa di Telecom, che ha reso pubblico il discorso pronunciato da Gandhi per sottoporlo “alla riflessione di tutti”. Ma come ho già avuto modo di dire, qualche riga fa e nel post precedente, non c’è nulla di nuovo, nulla di davvero inedito. Questa iniziativa appare quindi solo un pretesto colto al volo per lanciare avoicomunicare.it (non sarà un blog?).

A voi concludere

Vittorio Pasteris commenta così l’iniziativa di Telecom Italia di ripescare il discorso pronunciato dal Mahatma Gandhi alla Conferenza delle Relazioni Interasiatiche di New Delhi il 2 aprile 1947 (già citato da uno spot del 2004 firmato Spike Lee):

Telecom ritorna a Gandhi per rifarsi una credibilità istituzionale dopo troppi fatti poco edificanti?

La risposta sembra essere , ma a quanto pare anche questa trovata ha un background poco limpido: lo spot in onda questa settimana ci racconta che l’audio completo del discorso di Gandhi è stato ritrovato “proprio in questi giorni” (il Washington Post, a fine giugno, parlò effettivamente del ritrovamento di una rara copia della registrazione del discorso, ma non si trattava di una registrazione unica al mondo). Ho cominciato a fare qualche ricerca, poi mi è venuto in soccorso Paolo Attivissimo, che segnala che sul sito della GandhiServe Foundation il testo del discorso è pubblicato da tempo.

Ecco infatti il testo integrale del discorso disponibile in questa pagina web, così come l’acclamato audio che è reperibile qui. Sui quotidiani e su avoicomunicare.it il testo sarà tradotto e sarà corredato da un commento di Tara Gandhi, nipote di Mohandas Gandhi, ma l’attualità del ritrovamento tanto reclamizzata da Telecom Italia è ancora tutta da spiegare… Una traduzione integrale, comunque, fu pubblicata nel 2004 da Sorrisi e Canzoni TV. Eccola.

Si può anche scopare il mare con una forchetta

La notiziona estiva riferita oggi da telegiornali e testate online (probabilmente domani finirà sui giornali) è una tamarrata organizzata da Focus all’Aquafan di Riccione. Il Resto del Carlino la descrive così: 

Camminare sull’acqua si può. Ecco il ‘miracolo’ all’Aquafan

La redazione di Focus ha messo in scena un miracolo col trucco, permettendo ad alcuni volontari di camminare sulle acque di una piscina di 2,75 metri per 5,15. Il trucco consisteva nel fatto che le acque della piscina erano in realtà una sostanza composta da 6mila chili di amido di mais e 5.400 litri d’acqua, miscelati con due betoniere, per circa quattro ore. Insomma, considerando che c’era più amido di mais che acqua, in quello che loro hanno chiamato liquido non newtoniano, di miracoloso e meraviglioso non c’era poi molto…

E se nella piscina ci avessero messo marmellata di albicocca? Polenta? Vinavil? 

Windows colpisce a Pechino

Nella cerimonia di apertura delle Olimpiadi ne sono successe tante, dal bluff della bimba che ha cantato in playback ai fuochi d’artificio pre-registrati inseriti nelle immagini dal vivo. Una curiosità che probabilmente farà meno notizia presso gli organi di stampa mainstream è questa, evidenziata da Dvorak Uncensored (cliccare per ingrandire):

Guardate bene a sinistra… sì, è quello che sembra! E’ proprio l’odiata Blue Screen of Death, ossia la schermata blu con un bell’errore di Windows, che mentre l’ultimo tedoforo Li Ning “volava” verso la torcia ha fatto bella mostra di se’ comunicando al pubblico presente e al mondo intero:

A problem has been detected and Windows has been shut down to prevent damage to your computer

Il Sidney Morning Herald spiega inoltre che su tutti i PC utilizzati dagli organizzatori (forniti da Lenovo, uno degli sponsor insieme a Microsoft) era stato installato Windowx XP, e non Vista. Yang Yuanqing, presidente di Lenovo, avrebbe infatti motivato la scelta con il fatto che la complessità dell’infrastruttura utilizzata richiedeva stabilità e per questo è stato preferito il “vecchio” sistema operativo. Riguardo a Vista avrebbe infatti dichiarato: “Se non è stabile, potremmo avere qualche problema”.

Potete trovare altre immagini qui.

L’iPhone nasconde un “piccolo fratello”?

Massimo Russo avverte:

Apple ha la possibilità di controllare a distanza tutti gli iPhone e disabilitare, qualora lo ritenga opportuno, applicazioni e software installati sui terminali degli utenti. Dopo una settimana di indiscrezioni in proposito, è stato lo stesso amministratore delegato Steve Jobs ad ammetterlo a margine di un colloquio con il Wall Street Journal sull’andamento lusinghiero delle vendite delle applicazioni per il gadget tecnologico più desiderato del momento.

E’ una violazione dei diritti dei consumatori, che acquistato un apparecchio possono installarci tutto ciò che vogliono? L’ADOC non ha dubbi in proposito e sottolinea come l’iPhone – come qualunque altro cellulare o smartphone – sia uno strumento su cui possono essere memorizzati dati personali, sensibili e riservati. Di certo non si tratta di una “bella mossa”, da parte di Apple… E credo che chi tiene alla propria privacy, d’ora in poi, possa avere qualche perplessità in più nel valutare di aquistare un iPhone.

Plexia, un altro caduto nelle TLC italiane

L’effetto domino delle TLC (e la transumanza forzata degli utenti Elitel) continua: anche Plexia SpA, da tempo in sofferenza, è stata messa in liquidazione. La situazione non corrisponde dunque a quanto la stessa Plexia aveva dichiarato al sottoscritto nello scorso mese di luglio, quando aveva parlato di disagi temporanei e di una rapida soluzione dei problemi lamentati dagli utenti.

La soluzione trovata è quindi la messa in liquidazione dell’azienda e la patata bollente passa a Uno Communications, operatore con sede ad Imperia che ufficialmente dal 1 agosto 2008 ha acquisito la clientela superstite di Plexia.

In bocca al lupo, all’azienda, ai dipendenti e agli utenti. Nella speranza di non dover rivedere un film già visto

L’Antitrust multa Tiscali e Vodafone

L’Antitrust alza la posta: aumentano infatti gli importo delle multe con cui l’Authority punisce chi fa pubblicità ingannevole. ADUC segnala:

Nuove condanne Antitrust a compagnie telefoniche per l’ingannevolezza dei messaggi pubblicitari. Oggetto degli ultimi provvedimenti sono Vodafone e Tiscali, rispettivamente condannate per le pubblicita’ del servizio Vodafone Casa e Tiscali Internet gratis dial-up. Vodafone dovra’ pagare 250 mila euro di multa, Tiscali 100 mila.
Nelle delibere Antitrust, a proposito dei messaggi, tra l’altro si legge:
le informazioni ingannevoli e omissive riguardano caratteristiche dell’offerta imprescindibili ai fini dell’adozione di una decisione commerciale consapevole;
rileva, inoltre, la palese contrarietà alla diligenza professionale, atteso che un operatore, quale Vodafone, … è certamente edotto della natura essenziale delle informazioni omesse.

Da molto tempo gli operatori di telefonia fissa e mobile lanciano campagne pubblicitarie contenenti messaggi ingannevoli senza il minimo scrupolo e l’Antitrust non si è mai tirato indietro con le sanzioni (si vedano i numerosi articoli scritti al rigiardo dal sottoscritto per Punto Informatico). Ma se un’Authority punisce un’azienda che fa pubblicità ingannevole, perché tutti continuano a farlo senza porsi problemi? Il problema è sempre lo stesso: l’importo delle sanzioni. Con il precedente regime sanzionatorio, abbiamo visto spesso multe di importo ridicolo, se raffrontato con il fatturato delle aziende sanzionate. Punizioni che, anziché avere l’effetto di un calcio nel sedere ben assestato, erano a volte un buffetto, a volte una carezza. Si trattava di cifre che le telco avrebbero potuto considerare benissimo come costi di pubblicità nei propri bilanci.

Ora le cose sono cambiate (poco, ma qualcosa di nuovo c’è): il range delle multe applicabili, che prima andava da mille a 100mila euro (in funzione della durata e della gravità della violazione), ora va da 5mila a 500mila euro. Cambierà qualcosa nel mondo della pubblicità ingannevole? Per saperlo è necessario aspettare e vedere…

The Pirate Bay: important news for Italians?

The Pirate Bay, “il più vasto tracker di BitTorrent al mondo”, da un paio di giorni sembra diventato inaccessibile. Come si legge su Punto Informatico, “la connessione alla Bay è al centro di una indagine condotta dalla Procura della Repubblica di Bergamo”: il blocco sull’accesso sarebbe stato disposto dal sostituto procuratore Giancarlo Mancusi, con un provvedimento rivolto agli ISP che segue la chiusura di Colombo-BT.

I filtri impostati sui DNS in realtà possono servire a poco (io al momento riesco ad accedere senza problemi sia a thepiratebay.org che a labaia.org, forse perché non sfrutto DNS “italiani”), ma il provvedimento resta e TPB intende presentare ricorso. La homepage del sito riporta un link intitolato Important news for Italians, che porta ad un post scritto da Brokep dove in sostanza si parla dell’Italia come di un Paese dittatoriale il cui capo del governo, Silvio Berlusconi, sarebbe dietro a questa manovra per impedire a The Pirate Bay di contrastarne l’impero.

Sottoscrivo ciò che osserva Stefano Quintarelli: “spiace leggere che proprio persone del paese che intercetta tutte le comunicazioni dei propri cittadini, insultino noi tirando in ballo il governo che, a differenza di quanto e’ successo a loro, qui non c’entra nulla”. Ma non saranno pochi coloro che coglieranno il breve intervallo di tempo intercorso tra avvenimenti come la chiusura di Colombo-BT, la vicenda Mediaset-YouTube e questo nuovo provvedimento. Vedremo se qualcuno si muoverà per vie giudiziarie verso le molte risorse BitTorrent non ancora bloccate (come SumoTorrent, Mininova, eccetera).

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