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Archivio mensile:luglio 2008

Il caso MediaTube

Vicenda tosta, quella che vede Mediaset impegnata a chiedere a Google un poderoso risarcimento per i suoi video ripubblicati da YouTube. L’azione (supportata, come riferisce TopLegal, dagli avvocati Gaetano Morazzoni, Vincenzo Sangalli, Stefano Previti e Alessandro La Rosa) si basa su un’immane perizia condotta da Matteo Flora (i più attenti lettori di Punto Informatico lo ricorderanno senz’altro per i suoi interessanti contributi), che per questo lavoro si è rintanato in casa e piazzato davanti al PC per settimane.

Stefano Quintarelli osserva giustamente che i video, “se stavano su youtube erano per definizione gia’ stati trasmessi, ergo le persone se li erano gia’ persi”. Quindi come sono stati monetizzati gli “almeno 4.643 filmati” di proprietà Mediaset e le “ben 315.672 giornate di visione da parte dei telespettatori”? A mio avviso, partendo dal citato presupposto che quei video sono stati pubblicati dagli utenti che li hanno visti in quanto trasmessi dalle stesse reti Mediaset, questi dati andrebbero rapportati alle tariffe di Mediaset Rivideo (che consente di rivedere a pagamento i programmi televisivi già proposti dai palinsesti del gruppo), o meglio ai profitti che gli stessi contenuti video avrebbero potuto generare se fossero stati fruiti dal servizio.

E’ presto per capire come si evolverà la vicenda, anche se è verosimile ipotizzare che i due attori (Mediaset e Google) alla fine giungano ad una trattativa per raggiungere un compromesso di reciproca soddisfazione. Già, perché anche in molte trasmissioni Mediaset (telegiornali, Striscia la Notizia, Matrix, e altri ancora) vengono proposti filmati presi da YouTube senza particolari citazioni. E se è vero che i video oggetto della contestazione milionaria sono “di proprietà Mediaset”, è altrettanto vero che YouTube – per quanto attiene al copyright – spiega piuttosto chiaramente che l’utilizzo dei contenuti pubblicati è consentito per fini personali e non commerciali e che ogni video “non può essere scaricato, copiato, riprodotto, distribuito, trasmesso, diffuso, visualizzato, venduto, concesso in licenza o in altro modo sfruttato per qualsiasi altra finalità senza il previo consenso scritto di YouTube o dei licenziatari di YouTube”.

Per le ricerche basta avere cuil?

Massimo Mantellini ieri segnalava che Corriere.it descriveva Cuil con un entusiasmo sopra le righe e, stando al risultato di una banale ricerca di Stefano Quintarelli, poco giustificato. In effetti sembra che ieri (ma anche stanotte) il sistema abbia sofferto di alcuni problemi che ora sembrano risolti.

Ora che il funzionamento appare regolare, il servizio offerto da Cuil mi sembra piuttosto valido, anche se necessita di alcuni affinamenti: una feature di cui qualcuno potrebbe sentire la mancanza è una funzione anti-typo (per proporre ricerche in caso di errori di digitazione), ma il valore aggiunto che ho percepito, rispetto ad una ricerca effettuata con Google o Yahoo (ad esempio), è l’utilità delle categorie proposte, benché in alcuni casi abbia rilevato che non abbiano nulla a che vedere con i termini inseriti nel box di ricerca. Ma è probabile che si tratti di un difetto di gioventù come quello rilevato ieri. Se scrivessero “beta” (come fa qualcuno) sotto il logo, sarebbe tutto perdonato ;)

In definitiva, nonostante qualche riserva, la prima impressione è positiva. Ne riparleremo tra un po’, per una valutazione più completa e supportata da altri esperimenti. Per il momento non posso ancora considerarlo il mio sistema di ricerca preferito. Ammesso che ne possa esistere uno.

Senza tanti giri di parole

Alfonso Fuggetta, appena sbarcato a Singapore, ha formulato una considerazione – che ritengo piuttosto efficace – per spiegarci la sua prima impressione a caldo sul Paese che lo ospita:

“Questi ci fanno il culo a capanna”.

Sbagliando s’impara?

E’ vero, l’errore del produttore polacco (che ha scritto “polizzia” con due zeta) è madornale, ma è anche assurdo che una Pubblica Amministrazione – così come un qualunque ufficio acquisti di una qualunque organizzazione – non controlli tutti i dettagli di un capitolato concordato con un fornitore, anche attraverso la realizzazione di una campionatura (i cui costi mi sembrerebbero più che giustificati, vista l’entità della commessa).

Però anche La Stampa

 

Non sarà un déjà vu (parola di Plexia)

Gli utenti di Plexia sono in ambasce: da qualche giorno lamentano disservizi sulle linee telefoniche dell’operatore, che fanno rivivere loro il ricordo del black-out TLC di un anno fa, quando Telecom Italia staccò le linee all’indebitata Elitel, morosa per oltre 100 milioni di euro non pagati per servizi di connettività effettivamente fruiti e rivenduti agli utenti. Non è superfluo sottolineare che tutto rientra in un quadro abbastanza complesso (come lo è il mercato italiano delle TLC in cui è leader un monopolista operatore dominante): Plexia quattro mesi fa ha rilevato la clientela business di Elitel, società messa in liquidazione e poi dichiarata fallita, la cui controllante Vive La Vie – che tra l’altro era fornitore di connettività di Plexia fino a poco tempo fa – è stata anch’essa dichiarata fallita. 

Agli utenti che mi hanno scritto chiedendo informazioni e se, per caso, non ci trovassimo di fronte a un “caso Plexia” identico al precedente “caso Elitel”, al momento posso rispondere con le parole che ho raccolto dall’azienda stessa, con cui sono riuscito a mettermi in contatto nel tardo pomeriggio: con toni rassicuranti, Plexia ha dichiarato che si tratta di una situazione temporanea, dovuta alla migrazione delle utenze da un codice operatore ad un altro. Un’operazione a cui,per essere sinceri, ricorse anche Elitel e che, in un mercato come il nostro, sembra non essere infrequente per i piccoli operatori in difficoltà. La situazione – dice l’azienda – dovrebbe tornare alla normalità entro quattro/cinque giorni.

Gli utenti in CPS (Carrier Pre Selection, o preselezione automatica) potranno ridirigere le proprie telefonate sulla rete Telecom Italia, che significa dover comporre un numero anteponendo il prefisso 1033. In parole povere, se dovete chiamare il numero 02 12345678 dovete digitare 1033 02 12345678.

Queste le le due note pubblicate da Plexia nella sezione news del sito aziendale:

22/07/2008 – AVVISO AI CLIENTI: A causa di un problema in alcune aree geografiche si potrebbe verificare un disservizio sulle telefonate in uscita tramite il servizio di Carrier Pre Selection (CPS). Ricordiamo che con il servizio CPS è sempre possibile effettuare telefonate utilizzando l’operatore TELECOM ITALIA anteponendo il codice 1033 al prefisso e al numero telefonico chiamato.  
 
22/07/2008 – A SEGUITO DEL SOPRAVVENIRE DI UN PROBLEMA DI GESTIONE NON SARA’ POSSIBILE GARANTIRE LA CONTINUITA’ NELL’EROGAZIONE DEI SERVIZI AI CLIENTI ATTIVI IN MODALITA’ ACCESSO DIRETTO. PLEXIA FAVORIRA’ LADDOVE POSSIBILE IL PASSAGGIO AD ALTRO OPERATORE O IL RIENTRO IN TELECOM ITALIA.

Sono d’accordo con voi: scitte così possono generare allarmismo, io stesso nei panni di un utente di Plexia non sarei per nulla tranquillo. Oggi Plexia ha comunque dichiarato che ogni allarmismo è infondato e che i due comunicati sono stati pubblicati per correttezza e trasparenza, per rassicurare in ogni caso i propri clienti sulla possibilità di esercitare i propri diritti di utenti.

Vedremo come proseguirà la vicenda: per ora io mi sono fatto il nodo al fazzoletto.

Ne ho scritto in questo articolo per PI Telefonia, la sezione TLC di Punto Informatico.

Il miglio verde de’ noantri

“Inserire la moneta per vedere l’esecuzione” recitava il cartello a fianco della nuova attrazione installata all’Idroscalo di Milano. Per un euro, veniva offerto lo spettacolo di un’esecuzione sulla sedia elettrica: tre colpi di sirena e poi via alla scarica elettrica di 15 secondi. La sedia elettrica a gettoni,  come l’ha chiamata Franco Vanni su Repubblica, scuoteva il manichino in una nube di fumo, ma anche i visitatori dell’idroscalo in un’atmosfera da brivido.

L’attrazione è arrivata niente-popo’-di-meno che da Las Vegas. Il giostraio Renzo Biancato ne ha ordinate due via web (l’altra era per suo fratello, stesso mestiere). Costata 5mila euro, sembrava un business promettente: “Ogni sera la macchina rende 50 euro, 150 la domenica”. Un destino da macchina da soldi? No: oggi l’attrazione è stata rimossa. E io per questa cosa non piango.

A me questa storia ha fatto tornare in mente i bambini impiccati di Maurizio Cattelan. Con la differenza che quelli stavano fermi e non costavano un euro.

Come dici? Era un’opera d’arte? Quale, scusa?

Il rifiuto è speciale? Il cassonetto non vale

Quando sentiamo parlare di emergenza rifiuti, non pensiamo solo alla Campania (e comunque non pensiamo nemmeno che lì il problema sia risolto, se non credete al sottosegretario Bertolaso – che prospetta tempi ancora lunghi – chiedetelo a chi ci vive). L’emergenza riguarda tutto il mondo, perché accanto ai rifiuti che possono essere riciclati (e che spesso non vengono trattati in modo opportuno), ci sono tantissime tonnellate di rifiuti non riciclabili e speciali, di cui molti ignorano ancora l’esistenza o – per comodità – fingono di non esserne a conoscenza.

Mi è capitato di parlare tempo fa su Punto Informatico di alcuni particolari rifiuti speciali, i RAEE (Rifiuti derivanti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) o WEEE (acronimo inglese che sta per Waste of Electric and Electronic Equipment). Si tratta di materiali non biodegradabili, con componentistica solo in parte riciclabile e contenenti sostanze tossiche per l’ambiente. Ne abbiamo ovunque: elettrodomestici, televisori, impianti stereo, telefoni cellulari, computer, giocattoli… molti non ne sono consapevoli e, al termine della loro vita utile, li buttano via nell’immondizia comune, in un qualunque cassonetto (quando non vengono gettati, da parte dei più incivili, in un bosco o dall’argine di un fiume).

Di campagne di sensibilizzazione, su questo tema, non ne ho viste ne ho viste pochine: il problema esiste e non accenna a diminuire, per cui servono un’adeguata informazione e un’opportuna mobilitazione da parte di chi può agire. In proposito mi fa piacere sapere che ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e Centro di Coordinamento Raee hanno sottoscritto, la scorsa settimana, un Accordo di Programma che si prefigge lo scopo di “razionalizzare il sistema di raccolta dei RAEE, consentendo il definitivo passaggio di competenze sulla gestione di questa tipologia di rifiuti dai Comuni ai Produttori di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche, che se ne fanno carico attraverso i Sistemi Collettivi afferenti al Centro di Coordinamento RAEE”.

Già oggi sono i Comuni che hanno l’obbligo della raccolta differenziata dei RAEE domestici e della gestione dei Centri di Raccolta. Il nuovo accordo prevede che questo obbligo rimanga, ma sarà poi compito dei Sistemi Collettivi dei Produttori pensare a ritirarli presso i Comuni, assicurandone il trasporto con mezzi idonei e il trattamento più opportuno. Il tutto a costo zero per le municipalità.

Per cui, se vi dovete liberare di un frigorifero, un computer, un televisore o un altro apparecchio, non buttatelo nel primo posto che capita: se non sapete come disfarvene correttamente, chiamate in comune e chiedete come dovete comportarvi. Tenete in considerazione che ora sono stati previsti dei “premi di efficienza” crescenti, da 25 a 50 euro alla tonnellata, all’aumentare della popolazione servita da ogni Centro di Raccolta. Il premio sale a 300 euro a tonnellata per i RAEE gestiti dal 2008.

Visto che si tratta di informazioni utili alla collettività e agli enti preposti, linko qui la documentazione resa disponibile dall’ANCI.

Discussioni o passaparola?

Sono trascorsi pochi giorni dalla riapertura di Blogbabel, ed è già percepibile un certo brusìo nella blogosfera. E’ oggettivamente un ritorno che fa discutere: oltre a chi – come il sottoscritto – manda lo staff in bocca al lupo, c’è chi si congratula per il ritorno, chi formula osservazioni e critiche costruttive, chi solleva il problema dell’attendibilità, guardando con sospetto i criteri seguiti nella composizione della classifica di BlogBabel e di quella di Wikio.

Non è mia intenzione discutere di questi criteri, ne’ sono nella posizione di criticarli, perché non ne conosco le dinamiche e non avrei comunque l’opportunità di svolgere verifiche sui risultati rilevati. Qualche giorno fa, Boh ha ribadito qui che BlogBabel “ha dei parametri chiari e validi per tutti” e non ho alcun motivo di credere il contrario. Qua e là, però, leggo riflessioni e osservazioni che – a mio avviso – non possono non essere prese in considerazione quando si parla di queste classifiche.

Mi sembra che Roberto Dadda abbia offerto in questo post un interessante spunto di riflessione, analizzando il concetto di discussione, che BlogBabel evidenzia – almeno questo è ciò che percepisco – identificando una fonte (per esempio il post di un blog, una notizia di una testata giornalistica, una voce di Wikipedia) e tracciando i blog che la linkano, quando i link raggiungono una dimensione ritenuta significativa. Luca De Biase, venerdì, osservava che “Le discussioni emergono quando molti blogger linkano la stessa pagina. La posizione in classifica di un blog migliora – tra l’altro – se quel blog viene linkato da altri” con il presupposto che “le pagine apprezzate vanno linkate, senza se e senza ma”.

Questo potrebbe dunque significare (correggetemi se sbaglio, non ho la presunzione di lanciare critiche inappellabili) che, se un coro di blogger dovesse “lapidare” a suon di post – e di link – un altro blogger, quest’ultimo potrebbe scalare la classifica e posizionarsi anche molto in alto, proprio in virtù dei molti link che lo citano, sebbene legati a critiche e dileggi (e questo potrebbe spiegare il successo di siti come il “blog” Beppegrillo.it, che raccoglie molti consensi, ma anche parecchie critiche).

Resta inoltre, a mio avviso, la distorsione di fondo di cui parla Roberto Dadda sull’accezione di discussione che, nei termini analizzati da BlogBabel, sembra avere più propriamente il connotato del passaparola. Che può rendere effettivamente popolare un blog. “Se è usata bene – dice ancora Luca de Biase – Blogbabel sostiene il flusso della conversazione”. A questo punto la domanda che mi sorge è: ma chi usa effettivamente BlogBabel? La usano i blogger, magari inconsapevolmente, fungendo da driver di questi flussi di link? E come la mettiamo con coloro che si disinteressano di BlogBabel, ma che da essa sono comunque censiti e di conseguenza vi contribuiscono loro malgrado?

Burp! Prot!

iStan sembra il nome dell’ennesima trovata di Apple (non stona con iTunes, iPod, iPhone). Invece non c’entra nulla: si tratta di uno specialissimo manichino – annuncia una notizia ANSA – destinato alle sperimentazioni degli studenti: “puo’ sanguinare, vomitare, simulare un infarto” perché “replica l’anatomia dell’uomo, dallo scheletro alle pupille, queste ultime in grado di dilatarsi e contrarsi”, inoltre – precisa la velina -“puo’ sudare, farsi venire la pelle d’oca, soffrire di un collasso polmonare; poi le sue budella emettono rumori realistici”. Tipo questi insomma

Abuso di traduzione automatica

Ecco cosa accade ad affidarsi ai traduttori automatici e a non leggere con attenzione le bozze. Questa, ci racconta Boing Boing, è l’insegna di un ristorante cinese.

(sarei curioso di leggerne il menu)

L’esempio può sembrare estremo e gli scettici hanno più di una ragione a ritenerla incredibile. Nei commenti del post pubblicato da Boing Boing si legge però che esiste, in molti altre realtà (esercizi commerciali cinesi e non solo), un numero astronomico di errori come questo.

iPope

Ok, il Papa che brandisce un iPhone (in una proiezione sulla torre del ponte del porto di Sidney) è un fotomontaggio. Ma non è un valido motivo per non trovare irritante questa immagine che pubblicizza (anche) un servizio di SMS attivo in questi giorni a beneficio dei pellegrini accorsi in Australia per la Giornata Mondiale della Gioventù, che potranno ricevere sul proprio telefonino un messaggio di fede

Off topic (2)

Allora, vorrei chiarire subito che io non ce l’ho con Google. Però, sinceramente, anche se sotto il logo di Google News Italia c’è scritto beta (attributo utile a perdonare eventuali bug e magagne per servizi in fase di sperimentazione finale), non trovo giustificate certe sviste (vedere categoria e news sottostante):

Ritorno al futuro?

BlogBabel è di nuovo online e devo dire che – come si dice dalle mie parti quando, seduto a tavola, ti viene proposto un piatto dall’aspetto interessante – ha una bella faccia. E questo probabilmente si deve, esteticamente, alla nuova grafica. Ma le novità promesse sono molte, per cui… in bocca al lupo e buon lavoro a tutti!

TLC, ecco perché gli italiani si lamentano

Note a margine della Relazione Annuale dell’Agcom con alcuni interessanti dettagli in questo articolo teste’ pubblicato su Punto Informatico.

Nota di colore: in questo momento la mia ADSL sta andando a singhiozzo.

Bellino, ma…

Suona la marcia trionfale, Apple, dopo solo tre giorni di vendita del suo nuovo iPhone 3G. Ieri l’azienda di Cupertino ha infatti dichiarato:

Apple ha annunciato oggi di aver venduto il suo milionesimo iPhone 3G domenica, solo tre giorni dopo il suo lancio avvenuto venerdì 11 luglio. iPhone 3G è ora disponibile in 21 nazioni—Australia, Austria, Belgio, Canada, Danimarca, Finlandia, Germania, Hong Kong, Irlanda, Italia, Giappone, Messico, I Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti – e sarà in vendita in Francia il 17 luglio.

Steve Jobs ricorda che “c’erano voluti 74 giorni per vendere il primo milione di iPhone di prima generazione”. Che però era stato lanciato solo negli USA, il 29 giugno 2007. Non voglio certo sminuire il successo di vendita del nuovo dispositivo Apple, che è indubbiamente clamoroso. Dico solo che va rapportato ai mercati in cui è stato lanciato e che, sotto molti punti di vista, a mio avviso questo successo è esagerato.

Non perché molti utenti abbiano avuto problemi di registrazione (più che altro in USA e UK), questo è anzi un indice del successo riscosso dall’apparecchio (che però fa capire quanto sia poco utile lasciarsi trasportare dalla foga e avventarsi nei giorni del lancio). Il punto (a mio avviso, ribadisco) è un altro: il nuovo iPhone, rispetto alla versione precedente, offre connettività 3G, GPS, un design e un’interfaccia decisamente cool e trendy (o cul e trendi). Non per fare a tutti i costi lo schizzinoso o il bastian contrario, ma ho potuto maneggiarne uno per qualche ora (no, non lo compro) e – benché sia molto accattivante per molti aspetti – secondo me lo si poteva dotare di qualche funzione più avanzata: tanto per dire due/tre cosine, penso che già una fotocamera da 5 Megapixel con funzione camcorder, gli MMS e il supporto Flash per quando si naviga in Internet (visto che parliamo di uno spartphone nato per la Rete) avrebbero migliorato la situazione.

Poi qualcuno prima o poi troverà una soluzione a queste lacune eh… ma non sarebbe stato male che fossero state subito disponibili e made by Apple.

Sui prezzi non mi esprimo, attendo che a settembre esca l’offerta annunciata da 3 per un confronto più definitivo. Ma credo che Suzukimaruti abbia già pensato alla soluzione vincente.

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