Dario Bonacina

Tecnologia, cultura digitale e… altro

Hot link

Leggo da Massimo Mantellini:

Questa pagina del sito web di Francesco Storace non e’ stata hackerata. La spiegazione dell’accaduto le potete leggere da Giavasan.

L’hotlinking è una pratica da molti ritenuta scorretta che consiste nell’inserire in una propria pagina web (A) un oggetto, generalmente un’immagine, già presente su un’altra pagina web (B), copiandone pari pari l’indirizzo. Oltre a consumare a sbafo la banda del sito “hotlinkato”, si incorre spesso anche in reati, qualora l’immagine sia tutelata da copyright.
C’è anche da dire che l’hotlinking è un’arma a doppio taglio, perché può capitare che il webmaster del sito B si vendichi sostituendo l’immagine rubata con un’altra, offensiva, dallo stesso nome: ogni cambiamento si rifletterà di conseguenza sul sito A.

E’ andata proprio così. Per avere un’immagine del Pantheon, chi cura i contenuti del sito di Francesco Storace non si è preoccupato di fare l’upload del file di un’immagine: ha semplicemente indicato l’URL di una foto già pronta, ma pubblicata altrove e coperta da copyright. Altrove, appunto, hanno rilevato che qualcuno utilizzava la loro foto e hanno sostituito l’immagine salvandone un’altra nella stessa cartella e con lo stesso nome “pantheon.jpg”. E visto che si trattava di un hotlink, hanno usato una hot picture

Nel sito originale, ovviamente, la foto del monumento c’è ancora. Ma si chiama “newpanth.jpg” ;)

Aprile 27, 2008 Pubblicato da db | news | | 1 Commento

L’arte che avvicina il mondo

Uno dei miei (pochissimi) miti in TV è Passepartout, programma dell’ancor più mitico Philippe Daverio, che mi ha avvicinato all’arte con l’efficacia di chi la sa spiegare sotto una luce non convenzionale, diversa da quella offerta molti altri stimoli (inclusi anni e anni di insistenti e appassionate illustrazioni da parte di mio padre, più vicino ad un approccio didattico). Nella puntata di oggi si è parlato di musei non solo d’arte e di arte non solo da museo. Ossia della concreta e sorprendentemente tangibile possibilità che mondi apparentemente diversi da quello dell’arte possano in realtà convivere e compenetrarsi.

La Zucchi Collection e il MACRO sono due esempi particolarmente significativi: il primo è in pratica un album visitabile, che consegna al pubblico la memoria dell’azienda tessile di cui porta il nome; il secondo - il Museo d’Arte Contemporanea di Roma - era il mattatoio capitolino, restaurato e riconvertito a spazio espositivo.

Sono molto diversi da quello che per molte persone è IL museo per eccellenza: il Louvre. Eppure anche lui vive una propria evoluzione. Io l’ho visitato per la prima volta nel 1990 (c’era già la contestata piramide all’ingresso, che a me in verità non piace), catturandone l’impressione di un museo assoluto, a 360 gradi, con il suo numero impressionante di autentici capolavori (anche se molti lo visitano solo per vedere la Gioconda e poco altro).

Nel tempo, in visite successive, ho avuto l’impressione che il Louvre fosse cambiato, mostrando che lo stesso concetto di museo stesse evolvendo, trasformando anche la funzione culturale dell’arte che i musei ospitano. Oggi Passepartout osservava la stessa cosa, dandomi una conferma che non sono poi così ignorante, constatando come “per il Louvre si sia innescato una sorta di timer storico che vede il suo percorso storico e culturale pericolosamente in declino”. Declino culturale che qualcuno crede sia iniziato proprio con la collocazione della piramide dell’ingresso, che molti considerano il monumento funerario del museo. Secondo Passepartout,“oggi il Louvre è infatti qualcosa di profondamente diverso. È diventato sostanzialmente uno strumento di promozione della Francia, un perfetto meccanismo di marketing per espandere il brand dei prodotti nazionali nel mondo. Ciò ha inevitabilmente depotenziato la sua storica funzione culturale”.

Il museo resta comunque un punto di riferimento che calamita sempre un notevolissimo numero di visitatori, mostrando di avere un ruolo trainante per la promuovere la Francia nel mondo. E constato che l’Italia, a mio avviso, non può vantare qualcosa di simile: intendiamoci, nel Belpaese non abbiamo nulla da invidiare ai nostri cugini d’Oltralpe, abbiamo musei e siti di interesse storico e artistico di grandissimo pregio, e che potenzialmente potrebbero rappresentarci nel mondo con un’immagine più marcata di quella che il Louvre offre della Francia, ma non siamo in grado di valorizzarci nello stesso modo. O sbaglio?

In ogni caso, questa “riflessione ad alta voce” era solo per dire che secondo me Passepartout è uno dei migliori programmi televisivi di arte e storia, che tratta argomenti di alto interesse culturale “consegnandoli” ai telespettatori in modo comprensibile ed accessibile. Applicando un concetto ad un tempo innovativo e semplice: guardare le cose da un’angolazione differente, per apprezzarle e farle apprezzare come meritano.

Aprile 27, 2008 Pubblicato da db | news | | 6 Commenti