Anniversari: Google ricorda Meucci

Il logo di oggi su Google

Il 3 marzo aveva ricordato Alexander Graham Bell. E come avevo auspicato, oggi – per par condicioGoogle dedica il suo logo ad Antonio Meucci, nel bicentenario della sua nascita.

E qui scatta il Meucci Day, o Meucci Blog Day :-)

Senza il telefono e senza linee telefoniche, Internet non esisterebbe.

UPDATE: Contrariamente a quanto è stato fatto in occasione dell’anniversario della nascita di Bell, il logo dedicato a Meucci compare solamente nell’edizione italiana di Google, ossia Google.it, mentre in quella internazionale (Google.com) non ce n’è traccia. Un “contentino” agli italiani?

Come “riconoscimento” è un po’ poco, considerando il fatto che il Congresso degli Stati Uniti (e non un tribunale italiano) l’11 giugno 2002 ha ampiamente riconosciuto il lavoro di Meucci nell’invenzione del telefono, dichiarando: “if Meucci had been able to pay the $10 fee to maintain the caveat after 1874, no patent could have been issued to Bell” (traduzione più o meno letterale: se Meucci fosse stato in grado di pagare la tariffa di 10 dollari per mantenere la registrazione dopo il 1874, nessun brevetto sarebbe stato rilasciato a Bell).

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Scippa la notizia

Mi sembra rappresenti una pesante caduta di stile da parte di Striscia la Notizia, il fatto di aver mandato in onda, giovedì sera, un servizio sulla bufala degli abiti griffati George Clooney utilizzando contenuti video realizzati da Blogosfere senza citarne la fonte (e quindi lasciando supporre allo spettatore che fosse tutta farina del sacco di Antonio Ricci & C.).

Tra l’altro, Striscia è stata davvero poco tempestiva. Dopo il lavoro di ricerca dell’equipe di Blogosfere e ancor prima che la trasmissione televisiva mandasse in onda quel servizio, anche Vincenzo Mollica si è dedicato brevemente alla vicenda: la scorsa settimana il giornalista ha mostrato a Clooney – durante un’intervista – l’invito per la partecipazione alla fantomatica sfilata della griffe GC prevista per il 20 aprile. Risposta di George Clooney: “insane” (folle).

Probabilmente questo è solo il più recente episodio di una lunga serie di citazioni mancate. Ma stupisce che stavolta la protagonista sia una trasmissione televisiva che negli ultimi 20 anni ha consolidato una reputazione di integrità e onestà proprio per essere riuscita spesso a smascherare bufale e altre magagne.

Per chi si fosse perso qualcosa, Blogosfere descrive con efficacia l’accaduto in questo post.

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