Elitel / ViveLaVie, cosa risulta ad Agcom
ATTENZIONE: questo post è del 20 febbraio 2008, sulla vicenda Elitel c’è un aggiornamento pubblicato in un post del 18 marzo 2008
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Ringrazio Emanuela che mi ha segnalato una puntata (che mi ero perso) della trasmissione La Radio ne parla (del 5 febbraio) che riporta la testimonianza di un’utente che ha avuto per anni la carrier pre-selection con Lombardiacom (operatore poi confluito in Elitel). Riassumo la vicenda (raccontata nel dettaglio qui): tutto è andato bene fino al 10 luglio 2007, data in cui il servizio si è interrotto. L’utente è rientrata in Telecom (disattivando l’utenza Elitel seguendo le istruzioni ricebute da Telecom), ma da ottobre Elitel ha ricominciato a mandarle le bollette.
Nella puntata, tra i vari interventi, ho trovato molto interessante quello dell’avvocato Enrico Maria Cotugno, funzionario della Direzione tutela dei consumatori dell’Agcom. Dopo aver spiegato all’utente l’iter da seguire per inoltrare reclamo, il funzionario dell’Authority ha dichiarato (cito testualmente, ipse dixit):
Elitel è in amministrazione controllata. È stata rilevata da Vive la Vie che ha fatto - tra settembre e novembre - un’operazione di immigrazione dei clienti Elitel in altri gestori. Il problema è che in questa migrazione non sono andati per il sottile e la hanno imposta, senza comunicarla agli utenti, anche a chi era tornato a Telecom o aveva comunque cambiato gestore. Le persone coinvolte devono fare reclamo. L’Agcom è già andata da ViveLaVie che ha assicurato lo storno delle bollette a tutti quelli che fanno reclamo.
Già all’epoca, l’Autorità aveva fatto un ordine sia a Telecom sia e Elitel di porre fine alle condizioni lesive degli utenti. Inoltre ha fatto obbligo a Telecom di informare gli utenti della possibilità di cambiare gestore e di telefonare con un altro gestore anteponendo un prefisso (il 1033).
È stato l’unico tra gli operatori di un certo rilievo coinvolto in un caso di questo tipo, e l’unico totalmente senza preavviso.
Da queste parole si deduce che l’Authority si è dunque mossa in seguito alla vicenda, essendole nota (era quindi legittimo attendersi che facesse qualcosa). Trovo però che ci sia qualche criticità in questo modus operandi: il fatto che l’operatore non sia andato “per il sottile” imponendo agli utenti una migrazione non richiesta - per usare le parole dell’avvocato Cotugno - non rappresenta una violazione, anche dal punto di vista delle regole di mercato e di leale concorrenza?