Google ha sempre più sete di telefonia mobile e comunicazione wireless. Una sete in grande stile, come dice il Wall Street Journal, tanto da essere pronta ad un’offerta da 4,6 miliardi di dollari per aggiudicarsi le licenze che saranno bandite all’asta in gennaio dalla FCC, l’Authority delle comunicazioni in USA: “Il nostro obiettivo è fare in modo che i consumatori americani abbiano più scelte in un competitivo e aperto settore della telefonia wireless”.
A Google forse non interesserà fare un telefonino (il più volte chiacchierato e smentito Googlephone o Gphone), ma sicuramente è molto orientata al business generato da quello che c’è dentro (Android, piattaforma open per la telefonia mobile) e intorno (il network). Del resto, rende di più vendere cellulari o servizi per i cellulari?
Novembre 16, 2007
Pubblicato da
db |
media, news |
Internet, news, telefonia |
1 Commento
Apprendo solo ora, da Stefano Quintarelli, che Enrico Grazzini ha aperto - più di un mese fa - il suo interessantissimo blog, che già per il suo autore merita attenzione.
Tra l’altro si presenta come Blog per la progressive knowledge economy - Blog per lo sviluppo equo, sostenibile e competitivo dell’economia della conoscenza (Appunti liberal sulle comunicazioni e sull’innovazione). Come si fa a non inserirlo nell’aggregatore?
Novembre 16, 2007
Pubblicato da
db |
Links, news |
news |
1 Commento
Paolo sottolinea una cosa importante, che a qualcuno potrebbe essere sfuggita:
E così - dicono tutti - la class action è passata.
Ovviamente non è la class action. Quello che è passato è un regalo a certe associazioni dei consumatori sovvenzionate (che ora applaudono), è uno strumento che toglie diritti al singolo cittadino, che la class action non la può promuovere, ed è una presa in giro, perché chi si rivolge alle associazioni e le spinge a fare la declass action in caso di vittoria dovrà fare un’altra causa per ottenere quanto disposto dalla sentenza di declass action.
Ed oggi è già il dopoguerra: tutti contenti perché è finita, convinti di aver vinto.
Della cosa si è accorta Generazione Attiva, l’associazione presieduta da Andrea D’Ambra, che in un comunicato precisa:
Quella che si presta ad entrare nel nostro ordinamento non ha nulla a che vedere con l’azione collettiva dei consumatori così come concepita negli Stati Uniti, il Senato ha approvato una class action “fasulla”.
Con questa class action all’italiana si è scelto di favorire determinate corporazioni (Associazioni di consumatori finanziate dallo Stato ed altre associazioni scelte dal Governo), uniche ad avere il monopolio dell’azione giudiziaria, ciò contro il principio sancito dalla nostra costituzione dell’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge (Art. 24 Costituzione Italiana).
Novembre 16, 2007
Pubblicato da
db |
Mondo, news |
news |
2 Commenti