Fenomenologia delle clausole minuscole

In occasione del lancio del 3 Skypephone, l’attenzione di molti si è rivolta verso le condizioni dell’offerta, con particolare riguardo a quelle scritte in modo diverso – magari meno leggibile – da quelle evidenziate dall’operatore.

Gaspar Torriero, nei commenti su Manteblog e nel suo blog, scrive che “Le note in calce in corpo 7 grigio chiaro sono indizio certo di fregatura imminente”. Mantellini torna poi in argomento evidenziando che, nell’offerta Teleconomy Zero+Zero, “Fra i vari messaggi nelle noticine scritte in grigio e corpo 7 si specifica che le chiamate verso cellulari sono pero’ limitate a 100minuti complessivi. Al giorno dite? No, No, al mese”.

Si tratta di una prassi utilizzata da molti. Ma perché un’azienda – in questi casi una compagnia telefonica – presenta un’offerta enfatizzandone le condizioni contrattuali più allettanti e mettendone in secondo (e avolte anche terzo o quarto) piano i “paletti” più vincolanti o restrittivi?

Un operatore a cui avevo posto la medesima domanda, tempo fa, mi aveva risposto che le condizioni contrattuali scritte con caratteri minuscoli e rese meno leggibili “non rispecchiano l’essenza dell’offerta, o magari rappresentano eccezioni ed eventualità che si verificano in pochi casi” ed è proprio per questo che vengono scritte così. In altre parole non interesserebbero la maggioranza degli utenti.

La risposta di un diffidente, che pensa sempre male, è invece che l’azienda vuole mettere in luce solo le caratteristiche che calamitano l’attenzione del pubblico (“telefonate gratuite”, “chiamate illimitate verso tutti”, “per sempre”, e così via) e – se obbligata – espone le altre condizioni (“fino a tot. minuti al giorno”, “fino a 100 MB”, “solo per le chiamate su rete fissa”, eccetera), ma lo fa con caratteri di dimensioni ridotte, meno leggibili, affinché possano essere tranquillamente ignorate. Insomma per celare una fregatura imminente, come direbbe Gaspar. L’obbligo di trasparenza e completezza dell’informazione è formalmente assolto: condizioni e vincoli contrattuali sono esposti, anche se con modalità grafiche differenti. Ma su 100 persone che leggono un’offerta scritta in quel modo, quante leggeranno davvero tutte le condizioni, comprese quelle scritte con caratteri minuscoli? Di certo non tutte, magari poche o pochissime. E di queste poche o pochissime, quante si soffermeranno a considerarne i vincoli e a calcolarne la reale convenienza? Ancor meno. Tutte le altre si fermeranno alle condizioni messe in evidenza, e magari su quei presupposti decideranno che quell’offerta a loro conviene.

In molti casi l’Antitrust ha condannato (con multe di importo ridicolo rispetto al loro fatturato) gli operatori per aver pubblicizzato le proprie offerte in modo poco trasparente, evidenziando solo ciò che doveva calamitare l’attenzione degli utenti e indicando altre condizioni in modo poco leggibile, talvolta omettendole. Perché, nelle pubblicità su giornali, TV e su siti web, non si impone alle aziende di pubblicare le condizioni contrattuali in un’unica forma, leggibile sempre allo stesso modo (tutte con caratteri di uguale grandezza, per intenderci)?

Gli operatori potrebbero anche opporsi con argomentazioni che vanno a toccare la grafica e l’estetica, oppure contestando il fatto che le proprie offerte sono caratterizzate da una serie di condizioni che difficilmente riuscirebbero a stipare negli spazi pubblicitari. Le condizioni sono sempre troppe e proprio per questo una simile imposizione potrebbe essere una soluzione per costringere queste aziende a semplificare le offerte, rendendole più chiare nell’interesse di tutti. Ci si arriverà mai?

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Novità per i clienti Vira

Come molti ricorderanno, i clienti di Intratec – che commercializza servizi di telefonia e connettività con il marchio Vira – dovevano subìre le conseguenze del distacco delle connessioni da parte di Telecom Italia (fornitore wholesale di Vira) con cui l’operatore non è riuscito a raggiungere alcun accordo per la propria posizione debitoria.

Ora per i clienti VoIP di Vira c’è una novità, preannunciata da Vira il 30 ottobre, quando ha comunicato il raggiungimento di “un accordo con una nota società per il subentro nel ramo d’azienda VoIP”. Si tratta di Cheapnet. Questo è l’annuncio diffuso oggi dal provider:

Si è conclusa oggi l’operazione per il subentro di Cheapnet, il dinamico provider toscano che eroga servizi ad oltre 220mila utenti, nella gestione della divisione Voip VIRA di Intratec. Vira è uno dei principali operatori Internet alternativi presente a livello nazionale sia per i servizi voce che dati. L’operazione, di cui si parlava già da tempo, ha trovato una conclusione positiva grazie all’impegno delle due società ed alla determinazione della direzione di Cheapnet che ha voluto fortemente questa acquisizione.
L’annuncio è stato accolto con particolare interesse soprattutto dalle
migliaia di utenti Voip VIRA che, a causa del momento critico vissuto da Intratec, rischiavano seriamente di dover rinunciare al loro servizio VoIP. Grazie all’intervento di Cheapnet gli utenti VIRA Voip potranno contare sulla continuità e la sicurezza del servizio. La tecnologia VoIP (Voice over Internet Protocol) permette di fare e ricevere telefonate gratuitamente o a costi estremamente contenuti tramite Internet e introduce utilizzi fortemente innovativi rispetto alla telefonia tradizionale.
Cheapnet si conferma così un’azienda in forte crescita che, in un momento di difficoltà del mercato delle TLC, ha deciso di investire raggiungendo un ruolo rilevante nel settore. L’acquisizione di Voip VIRA rafforza l’azienda e le dà una ulteriore spinta per lo sviluppo e il miglioramento dei suoi servizi ADSL e VoIP mantenendo come punti fermi l’alta qualità e l’affidabilità delle prestazioni.

La società crede molto nelle potenzialità e nel futuro sviluppo della tecnologia VoIP – dichiara Marco Bondielli, Presidente di Cheapnet – e non escludo che in un prossimo futuro verranno effettuate altre acquisizioni capaci di rafforzare ulteriormente la nostra azienda.”

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