Dario Bonacina

Tecnologia, cultura digitale e… altro

Il bene e il male

L’episodio di violenza accaduto a Cento, in realtà, non ha molto a che vedere con la pornografia minorile. Qualcuno (fortunatamente sono sempre meno, ma qualcuno c’è sempre) ha cercato di far tornare in auge il concetto di bullismo digitale, ma qui il discorso di fondo è un altro: c’è una generazione - o almeno parte di essa - che non sa distinguere il bene dal male, il morale dall’immorale. E questo è indice di un’educazione lacunosa, in famiglia e nell’ambiente scolastico.

Nel forum dell’articolo pubblicato oggi su PI, in corrispondenza di questo post inserito da un lettore anonimo, ho letto commenti increduli e anche un po’ superficiali. Il lettore ha scritto:

le “educatrici” che lavorano nell’asilo di mia figlia, durante un incontro coi genitori, ci hanno spiegato che certe favole non si possono piu’ raccontare perche’ sarebbero diseducative:
- biancaneve non va bene perche’ c’e’ la strega;
- cappuccetto rosso non va bene perche’ il lupo mangia la nonna e poi viene ucciso dal cacciatore;
- gli orchi cattivi sono figure negative.

Non è una rivelazione, anche a me è capitato di sentire simili considerazioni, applicate anche (qualche anno scolastico più avanti) a opere di letteratura ritenute inappropriate in certi programmi didattici. Ed effettivamente esiste la possibilità che, ragionando in questa direzione, si perdano di vista le metafore, i contenuti educativi e quelli morali.

Ecco perché, a mio parere, parlare di bullismo digitale non ha senso. La colpa non è dei telefonini. Non è nemmeno dei videogiochi. E’ vero, io andavo a scuola 20 anni fa. I telefonini non c’erano, i videogiochi sì. Ma nella scuola che frequentavo allora (insieme ad altri 1.500 studenti), la trasgressione non andava mai oltre qualche spinello fumato ai bagni, e - episodio isolato - una torta all’hashish sbucata fuori ad una festicciola durante i corsi serali. E non ci annoiavamo.

Maggio 28, 2007 Pubblicato da db | media, news | , | 4 Commenti