C’ho un messo un mese per capire che questa canzone è dei Take That e non di altri (tra le mie ipotesi, in pole position c’erano i Maroon 5). Cosa che ora me la fa piacere decisamente meno, mentre quando non sapevo di chi era l’avevo giudicata passabile. Troppi gli elementi di depistaggio:
- il fatto di seguire poco le hit del momento, cosa che per me avviene ormai solo quando ascolto la radio, ossia nei ritagli di tempo (tipicamente in viaggio);
- la desuetudine, da parte delle radio moderne, di annunciare (o dis-annunciare) brani ed esecutori (cosa che, invece, da noi si fa ancora, fortunatamente);
- la scelta di far cantare Mark Owen anziché Gary “cicciobombo-cannoniere” Barlow;
- l’impossibilità, da parte del sottoscritto ovviamente, di credere che i Take That volessero uscire subito con un nuovo singolo post-reunion (dopo “Patience”), nel probabile quanto discutibile intento di recuperare il tempo perduto, caratterizzato dai successi di un emancipato Robbie Williams, ormai abituato a sbancare il botteghino da circa dieci anni.
Alla fine ci sono arrivato grazie ad un post pre-catastrofe di Daveblog.