Pesce di Google

Per mancanza di tempo e ispirazione, quest’anno non sono riuscito in un intento che giorni fa mi sono ripromesso di realizzare: inventarmi un bel pesce d’aprile, da diffondere su questo blog.

Comunque non manca mai chi si organizza per tempo e, avendone il potere mediatico, ha potuto diffondere, molto capillarmente, pesci “prelibati”: è il caso di Google che per oggi ha messo in piedi Gmail Paper, servizio che è stato presentato come accessibile da tutti gli utenti di Gmail per ottenere la spedizione e il recapito gratuito delle proprie mail in formato cartaceo e senza affrancatura (servizio finanziato dalla pubblicità stampata sulle mail cartacee). Gustosa la spiegazione che viene data da Gmail sull’eventuale “impatto ambientale” di un simile servizio:

But what about the environment?

Not a problem. Gmail Paper is made out of 96% post-consumer organic soybean sputum, and thus, actually helps the environment. For every Gmail Paper we produce, the environment gets incrementally healthier (che in una traduzione non esattamente letterale significa: “Nessun problema. La carta di Gmail è fatta per il 96% di espettorato organico di soia, così da contribuire davvero all’ambiente. Per ogni carta Gmail che produciamo, l’ambiente guadagna in salute”, ndr).

Lievemente credibile e parzialmente verosimile, il pesce ha fatto rapidamente il giro del mondo, anche in vari siti e blog. Posso anche sbagliarmi, ma dato ciò che ho scritto sopra (se volessi fare un pesce d’aprile, me lo inventerei e lo diffonderei), trovo difficile credere che chi ha diffuso la notizia oggi, soprattutto chi l’ha fatto con dovizia di particolari, commenti e sagaci riflessioni, non ci sia cascato… Qui comunque c’è l’ammissione di Google:

Welcome to Gmail’s April Fool’s Day joke

As you may have guessed, Gmail Paper is not a real product or feature of Gmail. No, we don’t plan on sending you boxes and boxes of your email in hard copy form.

Altro pesce odierno, della stessa matrice, è il wireless per tutti promesso da Google TiSP, che promette la propagazione del segnale attraverso la conduttura fognaria. Esilarante anche il logo:

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5.572 km a nuoto

E’ la distanza da coprire attraversando l’Oceano Atlantico, almeno secondo Google Maps, impostando una località di partenza europea e una destinazione del Nord America.

Non è un fake, ne’ un pesce d’aprile: se chiedete a Google indicazioni stradali per recarvi, ad esempio, da Milano a New York, noterete che vi farà percorrere un itinerario corretto, trafori e autostrade comprese (percorsi non pedonali, dunque), fino a Le Havre, dopodiché vi chiederà di abbandonare l’auto, tuffarvi nell’Atlantico e nuotare fino al Massachusetts. Per poi proseguire, una volta approdati negli States, su percorsi stradali più convenzionali.

La stravagante indicazione viene data sia dalla versione italiana (“Attraversa a nuoto l’oceano atlantico – 5.572 km”) che da quella americana (“Swim across the Atlantic Ocean – 3,462 mi”). Ma questo avviene solo tra Europa e America del Nord (almeno a quanto ho potuto constatare – si accettano suggerimenti): Google, infatti, non è stato in grado di guidarmi a Tokyo, ne’ a Pechino, ne’ a Città del Capo. E ha glissato elegantemente su come raggiungere isole mediterranee, fornendo solo le indicazioni per i percorsi sulla terraferma e senza dare idee su come approdare alle rive della destinazione desiderata.

(via PDAManteblogMassimo Morelli)

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