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Monthly Archives: aprile 2007

Affatto apocalittico

Più di un mese fa avevo fatto cenno al ritorno di Gianfranco Funari su RaiUno in uno show del sabato sera “made by Ballandi”. E così è stato: come segnala Aghost in una sintetica ma centrata critica, si tratta di uno show che snatura la figura del personaggio: chi si aspettava un Funari irriverente, graffiante e aggressivo è rimasto deluso.

In Apocalypse Show c’è il Funari di Diego Cugia: suoi sono infatti i testi della trasmissione, compresi i monologhi che Funari legge (non recita, legge proprio) dal suo “trono” in modo poco personale. I monologhi migliori, Funari li faceva nelle sue trasmissioni, magari camminando per lo studio, prendendo sottobraccio un interlocutore che gli faceva da spalla e enfatizzava certi concetti.

Ora, Funari non può certo passeggiare per lo studio (sabato era anche reduce da una caduta), però su Apocalypse Show pesa molto il fatto che ciò che dice non è ciò che potrebbe esprimere, perché imbrigliato in una struttura che non è a sua misura: e ne escono dei monologhi-predica, in stile Celentano, che annoiano e non emozionano, pur avendo dei contenuti interessanti.

E poi, con tutte le belle ragazze (tra soubrette-vallette-veline-eccetera) che abbiamo in Italia, che bisogno c’era di inserire nel cast anche Esther Ortega e Oksana Andersson?

Bancomat clonati, Italians do it better

La pratica di clonare i Bancomat è giunta oltreoceano: come segnala Stefano su conneXioni, il Washington Post mette in guardia i correntisti, raccomandando attenzione agli sportelli automatici di aspetto insolito.

Nell’immagine viene mostrato un bancomat con un’enorme scatola contenente una telecamera wireless: niente a che vedere con le sofisticate tecnologie utilizzate dai criminali che operano in Italia.
Finalmente qualcosa in cui l’Europa è più avanti!

Telecom è di Telco

Raggiunto l’accordo tra Mediobanca, Intesa Sanpaolo, Generali, Benetton e Telefonica: Olimpia, la holding che detiene il controllo di Telecom Italia, sarà acquisita per 4,1 miliardi di euro dalla cordata italo-spagnola rappresentata da Telco, una newco “destinata ad incorporare Olimpia SpA, la quale, dopo l’operazione, possiederà circa il 23,6% del capitale votante di Telecom Italia, il 18% del quale acquisito tramite Olimpia e il 5,6% apportato da Generali e Mediobanca”. Telecom sarà dunque prevalentemente italiana, ma avrà – si può dire, visto che l’hanno notato tutti – un marcato accento spagnolo.

Le agenzie di stampa riferiscono che in occasione del successivo aumento di capitale,  Intesa Sanpaolo, “con il ragionevole gradimento degli altri soci Telco [potrà] indicare nuovi primari investitori finanziari italiani, i quali potranno aggiungersi alla compagine di Telco sottoscrivendo per cassa nuove azioni, con quote singolarmente comprese tra il 2% e il 5%. I soci potranno nel tempo effettuare ulteriori apporti di azioni Telecom entro il limite complessivo del 30% del capitale ordinario della stessa Telecom, tenuto conto anche delle azioni Telecom eventualmente possedute direttamente dai soci di Telco”.

“Si chiude così una delicata fase d’incertezza e mi auguro che ci siano le condizioni per affrontare le due sfide della gestione della rete e della certezza degli investimenti, da cui dipende il futuro di un’azienda così strategica per il Paese e per i consumatori” ha dichiarato il Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni. Ma la “fase di incertezza” sarà davvero finita? Vedremo.

Inevitabili alcune condivisibili considerazioni. Queste sono quelle, di carattere finanziario, formulate da Stefano Quintarelli:

La partecipazione di Telefonica e’ valutata 2314 milioni per il 42,3% di
Telco.

La capitalizzazione di Telco e’ 2314/0,423=5.470

Ci sara’ un aumento di capitale di 900 per cui la capitalizzazione di Telco
sara’ 6370.

Se fosse sottoscritto tutto da Telefonica, andrebbe a 2314+900=3214

3214/6370= 50,45% ovvero il controllo.

Excelente trabajo, control de Telecom Italia (30.000 millones) con
solamente 3214 Millones.

Felicitaciones!

Le riflessioni di Francesco Carlà suggeriscono ulteriori prospettive:

Hanno vinto Prodi e Berlusconi, che probabilmente entrerà nel pool in un secondo tempo con apposito aumento di capitale insieme a Colaninno che è già del ramo, ha vinto l’asse con Zapatero che ha avuto già una prova generale nell’operazione Enel per Endesa, Tronchetti ha salvato il grosso ed esce senza altri danni da una vicenda che poteva costargli davvero tanto, ha perso il partito degli americani, ma anche quello degli estremisti alla Grillo e anche un po’ alla Di Pietro che volevano lo scontro durissimo con Pirelli e l’emarginazione di Berlusconi. Hanno perso anche i piccoli azionisti che speravano di vendere le proprie azioni al miglior offerente.

Blog-backgiving

Allarme rientrato sul blog Comunicati Stampa, restituito al suo legittimo titolare dopo ore di disperazione in seguito allo scippo di qualche giorno fa.

Tutto è bene quel che finisce bene, ma il campanello d’allarme (sui blog affidati alle piattaforme gratuite e senza garanzia) ormai è suonato.

Blog-snatching

Quello che è accaduto al blog Comunicati Stampa di Fabrizio Pivari è alquanto sconcertante. Dopo la procedura di migrazione forzata (nel senso che l’accesso alla gestione del blog era subordinato al porting verso la nuova piattaforma di Blogger) il blog gli è stato tempestivamente scippato. Lo scippatore ora ha rimesso online il blog, completamente piallato dei suoi contenuti.

Posso trovarmi d’accordo con tutti coloro che osservano che sarebbe stato meglio affidarsi ad una soluzione gestita in proprio, ma trovo condivisibili anche le considerazioni espresse da Fabrizio Pivari e mi auguro sia possibile trovare una soluzione al problema. Penso che sia anche interesse di Blogger tutelare la propria reputazione, anche se si parla di un servizio sul quale non viene riconosciuta alcuna garanzia.

Pur di parlare di bullismo (2)

“Gli assassini di massa di domani sono i bambini di oggi programmati con una massiccia overdose di violenza”. E’ un’affermazione che lo psicologo Phil McGraw ha pronunciato durante l’ultima puntata del Larry King Live (CNN), riferendosi al massacro nel campus del Virginia Tech. All’indice, ancora una volta, la diffusione di contenuti violenti in media e videogame.

La polemica, come spesso accade in questi casi, si è allargata a macchia d’olio, sia in senso geografico che concettuale. Stamattina, in una trasmissione radiofonica, ho sentito l’opinione di un altro illustre esperto, che diceva che “simili episodi hanno uno stretto legame con quelli di bullismo scolastico e giovanile”.

Sulle prime sono rimasto perplesso, ma ho ricondotto l’affermazione alle notizie sentite nei giorni scorsi, che riferivano che Cho Seung-Hui, da studente, era stato frequentemente vittima di abusi e bullismo. Invece no: il professorone, di cui purtroppo ho perso il nome, stava paragonando l’autore della strage ad uno dei tanti bulli all’italiana che si divertono a filmarsi mentre fanno qualche idiozia. Infatti subito dopo ha sputato una frase che mi ha fatto sbarrare le orecchie: “Questo Cho, evidentemente è entrato anche lui nel tunnel della dipendenza di questi media digitali che favoriscono e alimentano la voglia di compiere prepotenze, soverchierie, si filmano e passano il limite”.

Ma questo cos’ha capito? E che tipo di messaggio trasmette? Il realtà il giovane era una persona con problemi molto seri. Non vanno fraintese le immagini che ha trasmesso alla NBC durante l’eccidio: prima di essere ricoverato in una clinica psichiatrica, numerosi campanelli d’allarme erano suonati su Cho Seung-Hui, che in seguito ad alcuni episodi di molestie, era stato descritto  in un profilo come “un pericolo imminente per sè stesso come risultato di un disturbo mentale… è talmente affetto da disturbi mentali da essere sostanzialmente incapace di prendersi cura di sè stesso, incapace di sottoporsi a un trattamento o senza alcuna volontà di farlo”.

Le radici del suo male affondavano in un terreno ben più profondo, non è possibile liquidare questa storia con banali pregiudizi sui media. c’è già abbastanza gente che prende lucciole per lanterne.

Back to blog

Rieccomi, sono tornato. Ho trascorso una settimana quasi completamente offline e ho come la sensazione di essermi perso qualcosa. Saranno le migliaia di post che hanno intasato il mio aggregatore?

Ringrazio tutti coloro che mi hanno scritto, intasando (simpaticamente ;) ) la mia mailbox durante l’assenza. Quando non è spam fa sempre piacere! :D

All’ombra della grande torre

L’assemblea degli azionisti di Telecom Italia ha avuto inizio stamattina. Un evento senza precedenti, per l’azienda. Moltissimi, si sa, gli azionisti presenti e/o rappresentati (a questo indirizzo – via Quinta’ s weblog – c’è l’elenco dei partecipanti all’assemblea con capitale rappresentato). Tra gli assenti, inaspettatamente, Marco Tronchetti Provera.

Stefano Quintarelli ha compilato un’efficace blog-cronaca di quanto è avvenuto – e sta accadendo ora – a Rozzano. Direi che fra gli interventi, tutti degni di nota, si sono distinti quelli dei molti azionisti che si sono espressi criticamente sulla gestione dell’azienda e di certe operazioni-chiave. Come mi aspettavo, hanno colpito di più:

  • Beppe Grillo con un intervento plateale, che accusa i dirigenti di aver spogliato e indebitato l’azienda e li invita a dimettersi (video) (mp3) (testo) - qui sotto il video con una sintesi, pubblicato dallo stesso Grillo
  • Stefano Quintarelli con un intervento preciso ed analitico (doc)
  • Sergio Cusani con una performance degna di una società di revisione (UPDATE: sempre via Stefano Quintarelli, ecco i link alle domande e alle proposte formulate in assemblea)
  • AT&T, il cui ritiro dal novero dei pretendenti – annunciato alle 19 circa – ha incassato l’applauso di una parte della platea.

AT&T dunque si è chiamata fuori dalla partita. Invece - riferisce l’agenzia Asca – América Mòvil resta in corsa. Con una nota, la società messicana rende noto che, nonostante il ritiro di AT&T dalla partita-Olimpia, América Mòvil (nel cui capitale sociale AT&T ha una quota dell’8%, aggiungo io) ”continuerà in cooperazione con Telmex a considerare le diverse alternative per un potenziale investimento in Olimpia”.

Una nota: Carlo Buora, apparentemente impassibile durante l’intervento di Beppe Grillo (almeno, nei momenti in cui veniva inquadrato), intorno alle 22 ha dichiarato che il comico genovese dovrà assumersi, “ad ogni effetto di legge”, la responsabilità delle affermazioni di oggi. Che alludesse al riferimento a “Riccardo Ruggiero, che – combinazione – è fermo, non è a 312 all’ora sulla sua Porsche”?

A questo indirizzo l’articolo dedicato da Punto Informatico – PI Telefonia.

Word va in crash? E’ normale.

Il fatto che Word 2007 vada in crash per via di alcune vulnerabilità di sicurezza non è un problema, ma una feature dell’applicazione. Non è una mia battuta, l’ha detto Microsoft.
In seguito alle segnalazioni inoltrate dal ricercatore israeliano Mati Aharoni di Offensive Security, Microsoft – per bocca di un proprio portavoce – ha ribattuto che niente di quanto segnalato prova l’esistenza di vulnerabilità critiche di Word. Si tratta, piuttosto, di una caratteristica da apprezzare – dicono da Redmond – perché consente di salvare il lavoro svolto fino al momento del crash. “Ad ogni modo non è un gran problema” dice il portavoce, rassicurante.

Per cui, tutti gli sviluppatori di software hanno da oggi un’ancora di salvezza: se una loro applicazione va in crash, possono sempre dire “ma certo, l’ho fatto apposta, che vi aspettavate?”.

Liberamente ispirato

Lo spot dell’Audi S3 mi ricordava qualcosa, ma non ricordavo cosa. Ora è tutto chiaro.

Questo è lo spot:

E questo è quello che ricordavo:

(via Spotanatomy)

Bill Gates nello spazio? E allora?

La notizia rimbalza qua e là in tutto il mondo, da agenzie di stampa a siti web: Bill Gates, il patron di Microsoft, avrebbe intenzione di andare a fare un giro in orbita, attorno al nostro pianeta.

La fonte di questa novità sarebbe il cosmonauta russo Fyodor Yurchikhin, che in un’intervista rilasciata in TV ha dichiarato di aver appreso dal turista spaziale Charles Simonyi dell’intenzione manifestata da Bill Gates di partecipare ad una missione astronautica. Una pioggia di media si è interessata all’argomento: tra i tanti MSNBC, Space.com, l’agenzia cinese Xinhua e Sky News hanno dato il proprio contributo a rendere mondiali le dimensioni della notizia.

Simonyi, developer di celeberrime applicazioni come Word ed Excel, è considerato attendibile in quanto molto vicino a Microsoft e – quindi – al suo boss William H. Gates. Ma ne’ dalla famiglia, ne’ dal colosso di Redmond, ne’ tantomeno dalla Gates Foundation sono giunte conferme. La notizia ha comunque suscitato curiosità, perplessità, meraviglia, invidia e ammirazione.

Fuori dal coro degli ammirati, il punto di vista di John Dvorak (dal cui blog ho ripreso l’immagine di Pigs in space, esilarante quanto improbabile fiction del Muppet Show): “Gates non lo farà, in nessun modo. Innanzitutto perché sua moglie non glielo permetterà. E poi la borsa potrebbe crollare”. Dvorak sembra volersi appellare alla responsabilità morale dei nuovi supermiliardari, sempre ammirati, invidiati e giustificati nelle proprie stravaganze.

Prima di esprimere una qualsivoglia opinione al riguardo sarebbe forse giusto attendere l’eventuale posizione ufficiale di Bill Gate. Se si vuole togliere uno sfizio che si può permettere – per carità – faccia pure. E’ un capriccio legittimo, esattamente come ritengo legittimo il mio “chi se ne frega?”

Penso solo che esistano molti modi diversi (non dico migliori) di impiegare, investire o devolvere una simile somma di denaro. Ognuno sceglie quello che ritiene più opportuno.

Scorporo, funzionale o societario?

La divisione funzionale è una struttura intrinsecamente bacata. 

E’ l’opinione espressa da Stefano Quintarelli sull’argomento “scorporo della rete”. Tema che  ultimamente si trova al centro dell’attenzione di molti, addetti ai lavori e non.

L’ultimo, in ordine di tempo, di cui ho sentito il parere favorevole in relazione alla separazione funzionale della rete è il ministro Antonio Di Pietro, che al riguardo ha dichiarato: “occorre assicurare a tutti i fornitori di servizi la possibilità di accedere alla rete in condizioni di trasparente e reale parità, e in questo senso resto convinto che lo scorporo funzionale della rete fissa sia la soluzione più idonea, nel rispetto delle prerogative dell’Authority e come indicato anche dalla Commissione europea”.

Non si tratta di una soluzione sbagliata, ma semplicemente non sufficiente. Come segnala Stefano, sul tema è intervenuto, a mio avviso in termini chiarificatori ma soprattutto con cognizione di causa, il professor Francesco Sacco, docente di strategia e politica aziendale all’Università Bocconi, secondo il quale esiste una soluzione più completa, in grado di “dare alla telecomunicazioni un assetto più stabile ed evitare un altro giro di giostra”. L’intervento è stato pubblicato da Europa e, fuori da ogni pregiudizio, merita di essere preso in seria considerazione.

“La soluzione che questa volta sta maturando – spiega il prof. Sacco – prevede due pilastri: una separazione della rete dal servizio sulla base del modello inglese e un rafforzamento dei poteri dell’Autorità Garante per le Telecomunicazioni. A parte alcuni distinguo tattici, questa è la soluzione che sembra prevalere. E da più parti si spinge per una soluzione rapida in questa direzione”.

“Ma – si chiede – è davvero la soluzione migliore? Il modello inglese prevede una separazione soltanto amministrativa dell’ultimo miglio della rete dal servizio al dettaglio con la proprietà che però rimane sempre in capo all’incumbent. Gli incentivi e la governance delle due entità sono separate come sono anche distinti il marchio, le strutture fisiche e il flusso delle informazioni. La separazione funzionale non è poi così male. Openreach, la divisione di BT a capo della rete, fornisce al gruppo il 26% dei ricavi, il 28% dell’EBIDTA e il 45% dell’EBIT. È di gran lunga la migliore divisione di BT”.

“Le ragioni che avevano spinto l’OFCOM, l’authority inglese, che pure aveva valutato la separazione societaria, a propendere per la separazione amministrativa - prosegue Sacco – erano legate soprattutto alle difficoltà riscontrate nella privatizzazione delle ferrovie inglesi. Ciò rendeva preferibile un atteggiamento prudente con una formula più leggera e facilmente reversibile”.

“La separazione funzionale – considera – ha un elevato costo di controllo, ed anche per questo l’organico e il budget di Ofcom sono circa il triplo di quelli della nostra Agcom. In UK ci sono 247 impegni, molto dettagliati e legalmente vincolanti, che BT deve rispettare per garantire una ‘equivalence of input’ ai suoi concorrenti e sono stati necessari più di 17 mesi di lavoro per individuarli”.

Ma per farli rispettare, un’Authority deve disporre di una notevole autonomia. Infatti Ofcom, afferma il professore, “ha poteri molto estesi di regolazione e intervento. Contro le sue decisioni può essere fatto appello presso una corte specializzata (la Competition Appeals Tribunal o la Competition Commission) ma ad oggi solo 5 ricorsi sono stati presentati e 2 accolti”.

“In Italia una regolazione così dettagliata fa nascere spontanea una domanda: potrà funzionare? In UK, Cable & Wireless non è molto convinta che il sistema sia perfetto. In Italia i dubbi non sono legittimati dai poteri dell’Agcom, che tutti vorrebbero giustamente ampliare, ma dal sistema che incapsula la sua attività e che potrebbero essere modificati solo con una robusta revisione della Costituzione. Come si può fare impresa a colpi di ricorsi al TAR?”.

Per questo la via più praticabile potrebbe essere una soluzione più formalmente netta: “Una separazione societaria sarebbe ben più facile da gestire efficacemente e più veloce da implementare. Per farlo non è necessario l’intervento pubblico. Se TI volesse vendere la sua rete ‘societarizzata’, troverebbe molti investitori che apprezzerebbero il suo profilo rischio-rendimento simile a quello di una utility anche se soggetta ad obsolescenza tecnologica”.

Cosa separare? “L’opinione prevalente è che separare l’ultimo miglio è più che sufficiente, come nel caso inglese. In UK lo hanno fatto per le ragioni di cui sopra e perchè quando l’hanno fatto non si pensava ancora a reti di nuova generazione (NGN) in fibra ottica. Separando solo l’ultimo miglio - si chiede il professor Sacco, ponendo un quesito-chiave – chi investirà nelle nuove reti? Non sarà possibile evitare duplicazioni e quindi inefficienze. La competizione infrastrutturale è ormai datata. Il futuro è la competizione sui servizi. Controllare il rame darebbe un vantaggio solo di breve periodo esponendo all’irresistibile tentazione di finanziare i servizi con gli extraprofitti della rete in monopolio. E allora, questi come potranno diventare più competitivi? Chi vrà mai incentivi a innovare?”

Fregato dai Take That

C’ho un messo un mese per capire che questa canzone è dei Take That e non di altri (tra le mie ipotesi, in pole position c’erano i Maroon 5). Cosa che ora me la fa piacere decisamente meno, mentre quando non sapevo di chi era l’avevo giudicata passabile. Troppi gli elementi di depistaggio:

  1. il fatto di seguire poco le hit del momento, cosa che per me avviene ormai solo quando ascolto la radio, ossia nei ritagli di tempo (tipicamente in viaggio);
  2. la desuetudine, da parte delle radio moderne, di annunciare (o dis-annunciare) brani ed esecutori (cosa che, invece, da noi si fa ancora, fortunatamente);
  3. la scelta di far cantare Mark Owen anziché Gary “cicciobombo-cannoniere” Barlow;
  4. l’impossibilità, da parte del sottoscritto ovviamente, di credere che i Take That volessero uscire subito con un nuovo singolo post-reunion (dopo “Patience”), nel probabile quanto discutibile intento di recuperare il tempo perduto, caratterizzato dai successi di un emancipato Robbie Williams, ormai abituato a sbancare il botteghino da circa dieci anni.

Alla fine ci sono arrivato grazie ad un post pre-catastrofe di Daveblog.

Senza rete non si salta?

Pesanti incertezze sul negoziato in corso con Olimpia: AT&T e America Mòvil hanno sguinzagliato segugi e avvocati per capire come cautelarsi da eventuali imprevisti sul futuro della rete Telecom.

(da il Sole 24 Ore)

Casa Telecom (4)

Cambiare le carte in tavola

Il 4 aprile, tra le news del sito 187.it compariva questa comunicazione:

Adeguamento condizioni contrattuali per la clientela consumer di Telecom Italia

In conformità a quanto previsto dal “Decreto Bersani”, Telecom Italia elimina le durate minime contrattuali, attualmente previste per un anno, per tutti i contratti di accesso RTG e ISDN e per le offerte Alice ADSL, il cliente potrà quindi recedere in qualsiasi momento. Al cliente che recede nel corso del primo anno di durata contrattuale non sarà addebitato alcun canone a scadere.

Allo scopo di coprire i costi che Telecom Italia sostiene per la disattivazione della linea telefonica, nonché del servizio ADSL, sarà introdotto per le sole cessazioni che avvengono nel primo anno di vigenza contrattuale, un costo di disattivazione pari a 40 Euro (IVA esclusa) una tantum.
Tale costo sarà addebitato a partire dal 1° maggio.

I contratti aggiornati e la relativa modulistica sono in corso di pubblicazione.

Di questa cosa ho parlato anche su PI, integrando la notizia con le informazioni relative alla clientela business, riportate dal 191.it. Tutto a posto? Mica tanto, e non parlo della penale, che l’utente può trovare – legittimamente – indigesta: andate a leggere cosa c’è scritto adesso nelle news di 187.it, sempre alla data del 4 aprile…

Adeguamento condizioni contrattuali per la clientela consumer di Telecom Italia

In conformità a quanto previsto dal “Decreto Bersani“, Telecom Italia elimina le durate minime contrattuali, attualmente previste per un anno, per tutti i contratti di accesso RTG e ISDN e per le offerte Alice ADSL, il cliente potrà quindi recedere in qualsiasi momento.
Al cliente che recede nel corso del primo anno di durata contrattuale non sarà addebitato alcun canone a scadere.

Allo scopo di coprire i costi che Telecom Italia sostiene per la disattivazione della linea telefonica, nonchè del servizio ADSL, sarà introdotto per le sole cessazioni che avvengono nel primo anno di vigenza contrattuale un costo di disattivazione pari a 48 Euro (IVA inclusa) una tantum; in caso di cessazione contestuale del servizio ADSL, l’importo complessivo dovuto sarà pari a 60 Euro (IVA inclusa).
Tale costo sarà addebitato a partire dal 1° maggio.

I contratti aggiornati e la relativa modulistica sono in corso di pubblicazione.

I giochi della Settimana Enigmistica sono generalmente più difficili, qui oltre ai grassetti (o “bold” di certe parole) c’è un’unica differenza, abbastanza evidente: nella seconda release c’è una piccola precisazione, la frase “in caso di cessazione contestuale del servizio ADSL, l’importo complessivo dovuto sarà pari a 60 Euro (IVA inclusa)” che la settimana scorsa non c’era.

Alcuni lettori, in effetti, mi avevano chiesto conferma su quanto letto nella prima versione, da cui si poteva intendere che un abbonato Telecom (con linea telefonica + ADSL), in caso di recesso nel primo anno, doveva pagare 48 euro (40 + IVA) in tutto. Con la seconda versione della news, da 48 euro si è sostanzialmente passati a 60 (sempre nel caso dell’abbonato dotato di linea telefonica + ADSL).

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