Dario Bonacina

Tecnologia, cultura digitale e… altro

Gentile sig. Turani…

Così inizia la lettera aperta che Luca Conti ha scritto al giornalista Giuseppe Turani.

“A volte - scrive - ho la sensazione che lei scriva di materie che non conosce, cadendo di conseguenza nell’approssimazione”. Fortunatamente, come osservava Stefano qualche giorno fa, sulla propria strada Turani incontra sempre persone che non hanno dubbi e che durante le sue interviste possono correggere il tiro.

Non c’è nulla di male a non conoscere una materia di cui si deve scrivere, e tutti - compreso il sottoscritto - possono cadere in errore… l’importante - a mio avviso - è non dare al lettore un’informazione errata o distorta. Leggendo le varie interviste di Giuseppe Turani ho sempre creduto sperato che il giornalista formulasse domande in tono volutamente provocatorio, ma non ho modo di ritenerlo con certezza, il margine di interpretabilità è sempre ampio. L’ultimo esempio è l’intervista a Marco Zamperini, da cui stralcio un breve passaggio:

G. Turani: Certo, ma dentro tutti questi milioni di blog c’è quasi sempre solo spazzatura, siamo sinceri.
M. Zamperini: “C’è molta spazzatura, ma non solo. Poco a poco emergono quelli che sono più curati, che hanno qualcosa da dire. Gli altri sono testimonianze, diari in pubblico, che vanno letti come tali. Però non dobbiamo trascurare il fatto che per la prima volta milioni di persone al mondo si esprimono, tirano fuori se stessi. E’ una cosa che non era mai successa e che oggi la tecnologia rende possibile per la prima volta”.

Tra l’altro, anche Turani ha un blog. Farà parte di tutti quei milioni di blog in cui c’è quasi sempre solo spazzatura? Leggendo quella frase, i lettori quantificano il quasi sempre o generalizzano? Generalizzano, perché sono indotti a generalizzare e, quindi, a sbagliare. Che si tratti di provocazione o pregiudizio, per fortuna anche in questo episodio la risposta di Marco Zamperini riesce a correggere il tiro. Ma questo porta a pensare che la mira, presa inizialmente nel formulare le domanda, fosse sbagliata.

Febbraio 6, 2007 Pubblicato da db | Mondo, media, news | , | 2 Commenti

Ora c’è anche il Librofonino

Qualcuno si ricorderà di Readius, il prototipo presentato all’IFA di Berlino da Philips Polymer Vision nel settembre 2005: “Si tratta - dicevo all’epoca su PI - di un lettore di documenti elettronici molto particolare: in versione aperta, presenta il display di 5 pollici “Pv-Qml5″ realizzato da Philips Polymer Vision, che si srotola come un papiro. Ri-arrotolando il display, Readius può essere chiuso, permettendo di contenerne notevolmente le dimensioni in 100×60x20 mm.”

Allora mi chiedevo se si trattasse di un concept o di un prodotto prossimo alla commercializzazione. Ci è voluto un po’ di tempo, ma alla fine eccolo.

Qualcosa è cambiato da allora: Polymer Vision si è staccata da Philips (rilevandone la titolarità del marchio originale Readius) diventando una realtà indipendente che, come fa notare Stefano Quintarelli, ha incontrato sulla propria strada Telecom Italia “probabilmente alla ricerca di un prodotto innovativo per sorprendere il pubblico e questo, fa molta immagine”. Immagine e quindi notizia: l’annuncio sta facendo il giro del mondo, per la gioia di Telecom.

Interessante la riflessione di Stefano, di cui vi invito però a leggere poi l’intero post:

Cosa, meglio di questo oggetto, può far capire a un editore che E’ IMPORTANTE CHE LA RETE RESTI APERTA ? Un editore accetterebbe di avere i propri contenuti inseriti in un aggregatore Governato da un concorrente? (o comunque un terzo esterno).
Cosa ne direbbe Il Sole 24 ore, o La Repubblica, ad esempio ?

Febbraio 6, 2007 Pubblicato da db | news | | 4 Commenti