La mia avventura scolastica è iniziata negli anni ‘70. Delle maestre di scuola elementare e dei professori di scuola media si aveva un timore reverenziale. Di quelli di scuola media superiore, a seconda delle inclinazioni, si poteva provare stima, anche profonda o odio, anche profondo. Dei compagni forse un po’ meno, ma a tutto c’era un limite.
Quel limite oggi sembra ridicolo. I confini del ragionevole si sono spostati e oggi nelle scuole accadono fatti un tempo impensabili. Dalle insegnanti che adescano gli studenti agli studenti che girano video volgari e osceni, per pubblicarli poi su Internet. Che da una parte può essere una gogna mediatica, dall’altra può essere un nuovo canale di intrattenimento.
Si è innescato un circolo vizioso: tutti i ragazzi hanno telefonini, con caratteristiche multimediali. Come minimo possono fare foto, girare video. E possono scambiarseli via MMS, via mail, possono pubblicarli su Internet grazie a YouTube, MySpace o altri servizi di social networking. Un tempo queste possibilità non c’erano. Ma i cretini sì, in realtà ci sono sempre stati. Solo che avevano meno pubblicità.
Colpa di Internet, di YouTube, di MySpace? Dei videofonini? No, questi sono solo strumenti. Come ogni strumento, sono dannosi nella misura in cui chi li utilizza ne fa un uso sbagliato. Se tiro una martellata in testa ad uno che mi sta antipatico, non è colpa del negozio di bricolage o della ferramenta doveho acquistato il martello, ne’ di chi ha fabbricato il martello.
E’ colpa mia, e forse di chi mi non mi ha detto che il martello serve a piantare i chiodi, e pertanto ne devo fare un uso responsabile, perché altrimenti potrei danneggiare qualcosa o qualcuno.
Le cose devono essere chiarite fin da subito, in famiglia e a scuola: col telefonino si parla, si gioca se ci sono installati i giochi, si fotografa se c’è la fotocamera. A scuola si va per avere un’istruzione, imparare qualcosa, crescere, non per giocare o girare filmini con le mutande abbassate. C’è un tempo per ogni cosa, anche per scherzare, giocare, anche per abbassare le mutande. Ma non davanti ad un telefonino e mai quando si manca di rispetto verso qualcuno.
Internet, YouTube, MySpace, i telefonini non sono il diavolo. E’ la mancanza di una vera educazione il problema alla base di tutto.
UPDATE: segnalo in proposito l’articolo I bulli del terzo millennio, un’inchiesta di Irene Privitera, Chiara Pucci e Silvia Tolve, studentesse presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università degli studi di Roma “La Sapienza”.