TLC, parola d’ordine: scorporo
Copertina di PI di domani (by Luca Schiavoni)
Scorporo o non scorporo? Questo è il problema al centro di quella che è divenuta realmente una vexata quaestio, ossia la tanto discussa, vociferata, sussurrata, smentita, auspicata, rifiutata scissione tra Telecom Italia e la sua rete. Un’infrastruttura che il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni ha definito “un asset irrinunciabile per il Paese”.
C’è chi vorrebbe che questo asset non rimanesse nelle sole mani della Telecom, ma che fosse un bene a disposizione di tutti gli operatori del settore. Alla base di questa idea c’è la convinzione che un mercato più aperto e concorrenziale, in cui chi “vende” rete a tutti non la venda anche a se stesso, possa produrre un’accelerazione dell’intero settore.
Tant’è che in giugno si era già parlato di questa ipotesi. Non semplici idee, ma valutazioni istituzionali, da parte dell’Authority delle Comunicazioni, che al Sole 24 Ore aveva fatto capire di avere in corso uno studio sulla “separazione della rete di Telecom Italia dalle divisioni commerciali della stessa società”, salvo poi dire (dopo alcune ore dalla pubblicazione dell’articolo che ne parlava) che il quotidiano aveva frainteso le sue parole.
Avrà avuto ragione Oscar Giannino, che dalle pagine del quotidiano Libero aveva considerato che la politica chiude gli occhi “di fronte agli eccessi ed agli abusi del monopolista” stabilendo un legame, tra Autorità e Politica, che non dovrebbe esistere essendo le Autorità “indipendenti”? Ne sono convinti i provider rappresentati da AIIP e Assoprovider, ed è proprio quest’ultima a suonare la sveglia: finora, considera l’associazione, si è solo parlato di questo fantomatico scorporo, ma le istituzioni non si sono espresse. Ed è a queste che si rivolge con un comunicato, illustrando le ragioni per cui ritiene necessario compiere questo passo.
In un articolo che comparirà domani su Punto Informatico provo a fare il punto della situazione.








