3 vuole la TV per entrare in Borsa
Imperdibile la puntata di Report andata in onda questa sera. Si è parlato di H3G, ossia di TRE, l’operatore mobile che ha lanciato in questi giorni il suo nuovo servizio televisivo che si chiama Walk TV, laTV mobile.
A parte il fatto che, nel servizio, ha fatto capolino anche una schermata estratta da internet che riportava un articolo di Punto Informatico firmato dal sottoscritto (e questo, oltre a dare soddisfazione, significa che anche Report legge PI), il reportage è interessante per motivazioni abbastanza condivisibili: H3G intende quotarsi in Borsa (anche se non si sa ancora bene quando, visti i continui rinvii), e quando lo sarà (quotata) la sua vita finanziaria potrà essere legata a quella dei risparmiatori italiani. Legittimo, quindi, conoscerne bene alcuni aspetti, magari di carattere finanziario. Invito tutti a visitare la pagina web del servizio.
Anche per farsi venire qualche dubbio.
UPDATE: non posso che condividere in toto il parere di Beppe Caravita sul servizio di Milena Gabanelli (del quale stila un efficace riassunto)
Cosa danno su C|net?
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Dal blog Cablogrammi di Massimo Russo apprendo con piacere che C|net, che non ha bisogno di presentazioni per ogni buon tecnologo, vara un nuovo canale televisivo.
Mi auguro solo che questo, come altri canali televisivi tematici, possa avere le più ampie possibilità di diffusione e di capillare disponibilità.
Servizi a sovrapprezzo e non richiesti (i consumatori all’attacco)
Il regolamento sui servizi di telefonia a sovrapprezzo, che il Ministro delle Comunicazioni varerà il 25 aprile, secondo le associazioni dei consumatori ha molte lacune.
Altroconsumo ha già evidenziato le sue perplessità, come ho riportato su Punto Informatico. Alla sua voce si unisce il Movimento Difesa del Cittadino, che per bocca di Francesco Luongo ci riporta un'attenta disamina della questione:
La fatturazione di servizi non richiesti dagli utenti è la principale piaga che affligge il mercato della telefonia in Italia. L'esplosione di questo fenomeno si è avuta nel 2003 quando a centinaia di famiglie, alle prese con le prime incerte quanto volenterose connessioni ad internet, pervennero dalla Telecom Italia (operatore incumbent obbligato alla fatturazione per conto degli operatori ai sensi della Delibera n. 06/02/CIR) bollette a 3 cifre per connessioni a numerazioni a pagamento con prefisso 709, di cui erano titolari alcune società concessionarie dette O.L.O.
Il piano di numerazione nazionale (Delibera AGCOM n. 9/02/CIR, art. 4) vietava in modo espresso ed inequivocabile la fornitura di servizi e prodotti con successivo addebito sul traffico telefonico mediante codici ad identificazione non geografica 709X, utilizzabili solo per l'accesso alla rete Internet, disponendo che: "La numerazione per servizi Internet, in conformità con il piano di numerazione nazionale è utilizzabile esclusivamente per l'accesso alla rete Internet. E' fatto divieto di fornire prodotti e servizi per il tramite dell'addebito all'utente del traffico svolto indirizzato a dette numerazioni".
Nonostante il divieto, nei primi 8 mesi del 2003, l'uso indiscriminato sulla rete dei software dialer portò il complessivo giro d'affari delle 3 maggiori società titolari delle numerazioni alla strabiliante cifra di € 211.534.322,00 (fonte AGCOM).
Ne le risibili sanzioni applicate dalla AGCOM nel 2004 (Delibere n. 327-328-329/CONS/04), ne la revisione del piano di numerazione nazionale con Delibera n. 09/03/CIR con il reitero dei divieti, portarono alla diminuzione del fenomeno.
Le truffe on line migrarono, infatti, su altre numerazioni stavolta con prefisso 899 o satellitare internazionale. Nonostante gli accorati appelli delle associazioni dei consumatori, nulla il Ministero delle Comunicazioni ha fatto in questi anni per arginare il lucroso mercato dei dialer e degli atri tipi servizi non richiesti che, nel frattempo, si estendeva a macchia d'olio nella telefonia fissa.Sono all'ordine del giorno le proteste degli utenti per attivazioni abusive di carrier preselection verso altre compagnie telefoniche, spesso persino con contratti posticci, linee adsl e relativi modem consegnati ad ignari pensionati, nonché opzioni tariffarie e segreterie telefoniche di cui l'utente non sa nulla se non dopo il pervenimento di fatture dagli importi superiori alla media o di altre società.
In questi anni è stato solo grazie alle associazioni dei consumatori se migliaia di utenti hanno potuto vedersi rettificare le bollette, ottenendo prima il congelamento e poi lo storno di servizi inesistenti, o chiamate a numeri a pagamento per non si sa quale servizio.
Un calcolo approssimativo vede circa 1 milione di utenti alle prese con problemi di fatturazione abusiva.
Dopo anni di ruberie e qualche isolata sentenza di Giudici di Pace (Gdp Foggia 17.06.04-Gdp Benevento 27.08.04 e 04.09.05), molto poco a proprio agio con le con le norme del Codice delle Comunicazioni elettroniche e le Delibere della Autorità, il Ministero delle comunicazioni è recentemente intervenuto con un nuovo Regolamento ministeriale in materia di servizi audiotex e videotex che sostituisce l'ormai vetusto D.M. n. 385/95.
La nuova norma, dopo le tante malefatte subite dai consumatori potrebbe apparire l'atteso rimedio, tuttavia dopo una attenta lettura i buoni propositi e le belle parole di presentazione dell'ufficio stampa ministeriale cedono il passo al più incredibile sgomento.
Il nuovo decreto si caratterizza per il fatto che quale obbiettivo sembra avere non tanto l' eliminazione delle truffe, quanto il garantire delle truffe limitate quanto agli importi.
Viene ribadita la necessità di informazioni chiare e trasparenti sui servizi a sovrapprezzo offerti dalle società, tramite una serie di informazioni obbligatorie.
Il centralinista dell'operatore, una finestra che compare sul sito web o un sms inviato sul cellulare dovrebbero spiegare chiaramente al consumatore la natura ed i costi del servizio da acquistare. La prestazione, e quindi il pagamento, non potrebbero essere fornite senza quello che il Ministero definisce in modo ambiguo quanto generico "consenso espresso" del cliente, definito però dopo un paio di articoli "consenso esplicito". Naturalmente l'ormai ex Ministro Landolfi ed i tecnici del Ministero si sono ben guardati dal chiarire i modi attraverso cui gli operatori dovranno accertare e dimostrare il consenso dell'acquirente.
Se c'è un modo in cui il legislatore non tutela i consumatori, è quello di emanare norme che fissino vaghi principi generali di correttezza e trasparenza contrattuale, che poi si affievoliranno ed annulleranno nelle regole di dettaglio, tutte a favore del contraente forte ovvero l'impresa.
Alcuni lo chiamano liberismo economico.
Ed infatti la decantata necessità di chiarezza e di trasparenza contrattuale prevista dal regolamento viene subito smentita dal Ministero laddove stabilisce che, per servizi che comportino una spesa massima inferiore ad 1,00 euro, l'avviso di presentazione con il dettaglio del fornitore e del servizio non è obbligatorio!
Medesima esclusione per giochi a premio, televoti e sondaggi il cui costo sia di € 0, 080 iva inclusa. L'apice del paradosso giuridico e gli evidenti interessi economici che tenta di garantire la norma emergono in modo straordinario nella parte relativa ai servizi destinati ai minori. Ignorando i principi basilari dell' ordinamento civilistico italiano (art. 2 Codice Civile), il Ministero delle Comunicazioni con questo decreto regala ai minori italiani la capacità di agire e di concludere contratti per forniture di servizi telefonici anche se solo sino ad € 2, 75, iva inclusa. Come potrebbe un minore comprendere le norme di un contratto a distanza mediante cellulare ovvero conoscere i propri diritti tra cui il recesso resta un mistero.
Su chi graveranno i costi di questa scellerata decisione, che cerca di dare una parvenza di legittimità al lucroso mercato di loghi e suonerie, i genitori ne sono consapevoli da tempo.
Ma al peggio non c'è mai fine, dunque il salvifico regolamento, dopo aver ribadito la necessità di avviare la tassazione solo dopo il "consenso", stabilisce che "ove tecnicamente possibile l'addebito è subordinato alla effettiva erogazione del servizio".
Si può quindi desumere che per il Ministero l'addebito potrà anche essere effettuato in assenza di fornitura di quanto richiesto.Ma i consumatori possono stare tranquilli visto che fino a 15 euro i servizi a sovraprezzo saranno fatturati dalla propria compagnia telefonica mentre, per gli importi superiori, la fattura la invierà direttamente la società titolare della numerazione che si è chiamato (consapevolmente o meno).
Il vero colpo di grazia alle aspettative dei consumatori il Ministero lo assesta stabilendo quella che può definirsi una sorta di doppia franchigia per le truffe.
I nuovi utenti all'atto della stipula del contratto telefonico, i vecchi, con un modulo appositamente fornito dalla compagnia, non potranno chiedere la disabilitazione delle numerazioni per i servizi a sovrapprezzo, bensì soltanto determinare un limite di spesa mensile per queste chiamate, che sarà di 50 o 100 euro. Addirittura, la mancata comunicazione dell'utente che non spedirà il modulo, anche se potrebbe non essergli stato mai inviato, determinerà l'assenza di un tetto massimo di spesa per i detti servizi che, pertanto, nella abnorme prospettiva di chi ha fatto elaborare il regolamento, ne comporterebbero la liceità, indipendentemente da una legittima richiesta dell'utente.
Il Ministero inoltre si guarda bene dal confermare la gratuità e l'obbligatorietà del blocco selettivo di chiamata che le società telefoniche offrivano gratuitamente per le numerazioni a pagamento non geografiche, limitandosi a chiarire che "le condizioni contrattuali del servizio sono rese accessibili e praticabili per gli abbonati attraverso procedure semplici e chiare".
Ancora una volta non si può non prendere atto come il settore della telefonia sia in Italia una vera e propria giungla senza regole, in cui persino le Autorità preposte non riescono a garantire certezze ai consumatori. Il nuovo Decreto Ministeriale sui servizi audiotex si pone in questa scia. Una norma a posteriori fatta ad hoc per cercare di dare una copertura giuridica ad un mercato senza regole e che di fatto sfrutta la scarsa informazione dei cittadini.
Fortunatamente per i consumatori non tutte le ciambelle riescono col buco visto che li sforzi del Ministero per tutelare le aziende rischiano oggi di essere vanificati da un terzo incomodo. A seguito delle migliaia di denunce degli utenti e delle associazioni dei consumatori, il Garante della Privacy con una Delibera del 16.02.06 è intervenuto sulla materia dei servizi telefonici a pagamento, spiazzando il Ministero delle Comunicazioni e la stessa Autorità per le Comunicazioni , ancora oggi impegnata a "catalogare" le varie frodi ai danni degli utenti, senza irrogare alcuna sanzione.
Il Garante ha infatti stabilito che entro il 31 Maggio 2006 i fornitori di servizi di comunicazione elettronica dovranno:
* indicare con precisione l'origine dei dati già nel corso della chiamata o comunicazione promozionale da parte di operatori e gestori di servizi di call center, a prescindere da una richiesta del destinatario;
* sviluppare o integrare strumenti idonei ad identificare l'incaricato del trattamento dei dati che ha effettuato l'attivazione del servizio;
* registrare subito presso il servizio di call center interno od esterno all'operatore la volontà manifestata dalla persona contattata che si opponga all'utilizzo dei dati per attivare il servizio proposto e/o per ulteriori promozioni, ed adottare contestualmente idonee procedure affinché tale volontà sia rispettata;
* predisporre idonee misure organizzative per agevolare l'esercizio dei diritti degli interessati e riscontrare le richieste relative all'origine dei dati personali, fornendo anche gli estremi identificativi del rivenditore che ha attivato i servizi o le utenze non richieste o del soggetto che svolge per conto dell'operatore un servizio di call center.
Dopo anni di incertezze qualcuno sembra sia deciso a garantire che gli utenti si obblighino a pagare dei servizi scelti consapevolmente e solo dopo un consenso espresso.
Intervento più che lodevole come dimostra la circostanza che alcune compagnie telefoniche stanno già per avviare un ricorso al Tar Lazio contro la decisione del Garante.
British Telecom? Soon Italian, too
Il vero futuro italiano di BT tra qualche mese sarà piuttosto chiaro, quando vedrà la luce il marchio BT Italia. L'operatore britannico è presente da tempo nel nostro Paese e ha attuato una campagna acquisti iniziata nello scorso millennio: nel 1999 la maggioranza di I.net, partecipata anche da Etnoteam; negli ultimi tempi dapprima con Albacom SpA (a cui ha concesso di fregiarsi del proprio marchio come BT Albacom per avere dignità di capofila nella fase di transizione), e poi con Atlanet, rilevata da Fiat.
Ora nell'organigramma del Gruppo figurano aziende (tra cui Basictel) che, nella loro "vita precedente" e indipendente (cioè ante BT), avevano una clientela solamente business. Ma è altrettanto vero che, tutte insieme, formano un'entità che ha tutti i numeri per proporsi come azienda di comunicazioni anche per clienti residenziali.
Ne parlerò, con qualche dettaglio in più, su Punto Informatico di domani.
Vacanze pasquali

Il paragone tra il paesaggio che avevo davanti agli occhi ieri (foto sopra: bella giornata, splendida compagnia, posto meraviglioso, conditi da un pranzo e una cena ottimi) e oggi (foto sotto) è un tantinello impietoso…

Buona Pasqua
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Un augurio di Buona Pasqua a tutti!
Dario
Atmosfera calda, fusione in vista?
Non avevo mai visto tante smentite tutte insieme. Possibile che esistano così tanti analisti pronti a dare per certo qualcosa di inverosimile?
Poivy, un altro figlio di Betamax
Per chi non conoscesse VOIPSTUNT ecco il link all'articolo che gli ho dedicato tempo fa su PI.
Ora che ne conoscete l'esistenza, ecco una notizia che mi incuriosisce e che genera in me non pochi dubbi. La Betamax, mamma di VoIP Stunt e di altri servizi analoghi, azienda tedesca legata alla svizzera Finarea, ha sfornato un altro clone. O almeno così pare… si chiama Poivy, e nella mail che mi ha spedito promette:
With Poivy you can call ALL destinations for FREE
Insomma, continuano a nascere servizi apparentemente identici (VoIPBuster, VoIPStunt, NetAppel, VoIPCheap, eccetera), a distanza di qualche settimana l'uno dall'altro, che nei primi giorni di vita offrono telefonate VoIP gratuite e poi, con il passare del tempo, modificano il proprio tariffario internazionale, aumentando leggermente le tariffe e riducendo gradualmente le destinazioni gratuite.
Sembrerebbe che le aziende che stanno dietro a questi servizi VoIP (Betamax e Finarea) contino sulla fidelizzazione degli utenti acquisiti, attirati dalla gratuità del servizio. Ma a che scopo continuano ad aprire servizi identici?
Fax illeggibile fa sparire una testata giornalistica
Può sembrare un titolo "sensazionalistico", ma è esattamente ciò che è successo a Cellulari.it, una testata on line dal 1998.
Ma ecco cosa è accaduto (testo tratto da Cellulari.it… pardon, da: http://151.1.216.26/)
Cellulari.it in questi giorni risulta irraggiungibile per le migliaia di affezionati lettori che quotidianamente lo visitano alla ricerca di quelle news che dal 1998 la testata, fornisce loro. Ma come è potuta accadere una cosa simile? Una serie di circostanze, indipendenti dalla volontà di Mediasafe S.r.l., società di riferimento per Cellulari.it, che ha, anzi, operato, nella maniera più corretta che la situazione ha richiesto, ha portato alla cancellazione del conosciutissimo dominio e la sua possibile ed inauspicabile, riassegnazione a terzi.
Non può un semplice fraintendimento su un maintainer del nome a dominio, peraltro indicato correttamente e per tempo, ledere la professionalità, lo spirito, di un’azienda riconosciuta unanimemente come leader nel suo settore (750.000 visitatori unici al mese) che ha investito nel progetto impegnando risorse economiche e umane non indifferenti.
“E’ incredibile che migliaia di utenti, avviate campagne pubblicitarie e un’immagine affermatasi negli anni nel settore, possano essere così duramente e facilmente danneggiati da un fax illeggibile” afferma Tiziano Creola, partner di Mediasafe, Content manager e communication di Cellulari.it. “Sono urgenti revisioni alle procedure che possano impedire incidenti del genere”.
Perché Cellulari.it non è solo un dominio, ma è una community evolutasi negli anni, che ha coinvolto persone competenti e ha richiesto investimenti di livello. Sarebbe un vero peccato che una regolamentazione antiquata e rigida continuasse a perpetrare un danno che si ripercuote sull’intera comunità di Cellulari.it che, nel solo Forum, conta 30.000 iscritti. Oltre all’indiscutibile danno economico arrecato all’azienda e ai suoi dipendenti, che hanno legato il proprio operato pluriennale a un nome, divenuto ormai segno distintivo, come un marchio lo è per un’azienda “tradizionale”. Il dominio dovrebbe essere simile a un marchio registrato che un’azienda crea, sviluppa negli anni e che non le può esserle sottratto da un momento all’altro, specialmente se per un equivoco di poco conto, facilmente riconoscibile e risolvibile.
Immediate le reazioni del management dell’azienda milanese: “Contestiamo duramente e formalmente – afferma Giacomo Ghisolfi, Amministratore delegato, partner di Mediasafe e Direttore responsabile di Cellulari.it – l’assegnazione a un altro soggetto del dominio Cellulari.it, da noi registrato nel 1998 per la la creazione di una community sulla telefonia mobile, tra le principali sul mercato italiano. Per eventi indipendenti dalla volontà, dalla buona fede e dal corretto operare della società, il dominio è stato cancellato. Bastava una comunicazione diretta all’intestatario del dominio invece che al maintainer. C’è un danno gravissimo e immediato: è “sparito”un portale ad alto traffico, leader nel suo settore, con campagne pubblicitarie in corso, una vasta comunità di migliaia di utenti su forum e altri servizi attivi che comportano la necessità di aggiornare costantemente i contenuti. Cosa non più possibile a causa dell’irraggiungibilità del dominio”.
“Mediasafe sta pertanto subendo un grave danno economico e patrimoniale – sottolinea Ghisolfi – dovuto sia al mancato incasso per le campagne attive, sia alla perdita di utenti, traffico e immagine che l’assenza dall’online può comportare. Non ultime il problema di tutte le comunicazioni della redazione, del management e del personale, che avvengono utilizzando gli indirizzi “@cellulari.it” Siamo vittime di una “tagliola amministrativa”, di una gestione nella registrazione dei domini fragile e vulnerabile. Oggi, in piena era digitale, ci siamo amaramente resi conto che basta un fax parzialmente illeggibile a mettere a serio rischio il futuro di aziende e lavoratori”.
Il sito è provvisoriamente raggiungibile all'indirizzo: http://151.1.216.26/.
Il Forum di Cellulari.it, forum.cellulari.it, è online all'indirizzo IP: http://212.239.44.229/forum/.
Aggiugeteli ai vostri Preferiti!
La Redazione
Punto Informatico oggi dedica un articolo a questa vicenda inverosimile.
(ri)Parla.it
Mi ha fatto piacere ricevere un comunicato ufficiale di Parla.it con le nuove offerte. Un segno di vitalità per un operatore innovativo che ha trovato una tiepida accoglienza nel nostro mercato (solo 5mila clienti).
C'è da dire che, da quando questo operatore VoIP era stato ceduto da France Telecom a Digital Television, molti utenti avevano manifestato perplessità sulla sopravvivenza delle offerte già sottoscritte (qualcuno addirittura dubitava di quella dell'operatore).
Sembra invece che esista una reale volontà di rilancio (qualche dettaglio in più domani su PI). Bentornata, Parla.it.
Voltiamo pagina
Visto che normalmente qui non si parla di politica, ma in effetti si è parlato più che altro dell’effetto mediatico degli exit poll, non facciamoci più distrarre e cambiamo argomento. Di notizie ne stanno uscendo molte, eccone
qualcuna presa a campione:
1) L’arresto di Bernardo Provenzano;
2) Lara Croft si è ridotta il seno;
3) L’Antitrust ha multato Wind e TRE-H3G per pubblicità ingannevole;
4) Digitale terrestre, gli enti locali rinunciano ai fondi
Exit poll
10 aprile 2006
Non ho mai creduto ai risultati degli exit poll. Io stesso, da (immaturo?) neo-elettore, un po’ di anni fa mi divertivo ad ingannare chi mi intervistava, dichiarando un voto diametralmente opposto a quello che avevo segnato sulla scheda elettorale.
Non credo che molti elettori, in questi due giorni, si siano comportati così. In ogni caso non mi sono convinto molto della bontà dei risultati pubblicati oggi pomeriggio, da quelli di SWG su Libero.it in avanti. Sebbene fossero “tutti sulla stessa linea”, come mi ha segnalato via mail un giornalista mio carissimo amico. Che chiudeva la stessa mail con una frase che si allineava al mio pensiero: “Però non è mai detto“…
Il tutto mi riporta ad una domanda, che mi è stata posta da un lettore: “Allora a cosa servono gli exit poll”?
Be’, l’obiettivo più evidente è quello di sapere, prima della pubblicazione dei risultati ufficiali, l’esito delle consultazioni elettorali. Però, come si diceva sopra, non è mai detto. E quindi, a che (o a chi) giova anticipare di qualche ora, con dati poco attendibili, i risultati ufficiali? Comunque vadano le cose, sono questi ultimi che indicheranno cosa ci riserva il futuro.
Insomma, ancora una volta resto dell’idea che gli exit poll, con la relativa amplificazione mediatica, sono aria fritta.
Il cellulare fa male
E qualcuno lo dimostra più evidentemente di altri.
Non sto parlando dell'ultima notizia relativa all'insalubrità
del cellulare, ma di un fatto di cronaca che dimostra che al mondo ci sono
più cretini di quanti ce ne aspettiamo.
Donna infilzata da un cancello
Giovani si divertono a fotografare
ASTI — La raccapricciante morte di un’infermiera trentenne di Asti – N.Z.,
sposata – caduta dal balcone di casa e rimasta uccisa e trafitta dalle punte di una cancellata in ferro, ha scatenato la reazione morbosa di giovani studenti che si sono affrettati a fotografare la scena col proprio telefonino. È accaduto ieri ad Asti in un condomino centrale della città, in via Manzoni angolo corso Dante, nei pressi di un complesso di scuole superiori. La polizia, intervenuta con immediatezza, ha sequestrato a diversi giovani che avevano appena terminato le lezioni, i telefonini con cui avevano ripreso la scena e, prima di restituirli, ha cancellato le raccapriccianti immagini. «Ormai i ragazzi – ha commentato il capo della Squadra Mobile, Gianfranco Cattaneo – sembrano vivere tutto come fosse uno show. I miei agenti sono rimasti colpiti da questo atteggiamento. Molte volte, inoltre, simili immagini vengono messe su siti di internet».
A questo punto, non so se quei ragazzi volessero anche "rivendere" foto e
filmati di quel momento così tragico, o se semplicemente stessero riprendendo una scena da far rivedere in seguito a qualcun altro. In certi momenti, sembra che qualcuno si dimentichi che il telefonino può essere utilissimo per chiamare i soccorsi.
Fusione in vista per Telecom e Mediaset?
Varie agenzie di stampa danno conto, in questi giorni, delle reazioni suscitate dall’ipotesi di fusione tra Telecom Italia e Mediaset, di cui si vocifera già dallo scorso autunno, recentemente amplificate da un articolo pubblicato qualche giorno fa dal quotidiano Libero, intitolato: “Silvio pronto a fondere Mediaset con Telecom. Un piano da attuare in caso di sconfitta elettorale del cavaliere”. La notizia consisterebbe nell’indiscrezione sull’avvio, nel novembre scorso, del progetto di fusione tra Mediaset e Telecom Italia, che secondo l’articolo di Libero verrà realizzato se Silvio Berlusconi non sarà più presidente del Consiglio. Nel nuovo gruppo, Mediaset fornirebbe i contenuti e Telecom Italia la rete.
Telecom Italia e Mediaset smentiscono ufficialmente, con due comunicati stampa. In quello dell’operatore telefonico, si commenta la ntozia come prova di qualsiasi fondamento. In quello Mediaset si cita una lettera inviata a Vittorio Feltri, direttore del quotidiano : “Gentile direttore, in merito all’articolo pubblicato oggi in prima pagina su Libero (“Silvio pronto a fondere Mediaset con Telecom”), Mediaset smentisce categoricamente l’esistenza di progetti o piani aziendali che prevedono l’ipotesi di fusione tra Mediaset e Telecom Italia”.
Non si tratta della prima smentita su queste voci: già in novembre, periodo in cui sembra sia stato avviato il progetto di fusione, Marco Tronchetti Provera smentiva ufficialmente: “Non ha alcun senso dal punto di vista industriale. Come ho già detto la Telecom di oggi è simile a un’autostrada sulla quale possono transitare in molti. Con Mediaset stiamo solo collaborando per ottimizzare la distribuzione dei loro prodotti”.
Queste giornate elettorali passeranno in fretta. Chissà come andrà a finire…
Bloggers di tutto il mondo, inseritevi (online)
E' bellissima questa ANSA segnalata dal sempre attento Mantellini, che riposta una velina apparentemente scritta da gente estremamente incompetente:
"La polizia delle comunicazioni ha preso contatti con i responsabili del motore di ricerca 'Google' per eliminare dalle pagine web la biografia del presidente del Consiglio pubblicata sul sito del governo Italiano che compare cercando le parole 'miserabile', 'buffone' e 'fallimento' e cliccando sulla casella 'mi sento fortunato'. L' anomalia, a quanto si è appreso, va avanti da alcuni anni: ciclicamente i blogger si inseriscono on line riuscendo a creare il collegamento tra l' insulto come parola chiave e la biografia del premier. Di volta in volta, l' inconveniente viene eliminato. Oggi le autorita' di polizia sono intervenute dopo l' ennesima segnalazione".
A parte il fatto che, effettivamente, da anni circolano e-mail che invitano al curioso esperimento, è evidente che questa notizia è stata scritta da chi non sa assolutamente nulla del funzionamento di Google, e forse ignora anche molte altre cose.
Ma la cosa più ridicola è che due anni fa accadde la stessa cosa, come ricorderano i lettori di PI.
