[TV] Il tubo catodico è vivo e vegeto
Sul Sole 24 Ore si parla di televisori. Questo è sicuramente il momento di quelli “flat”, al plasma o LCD, che stanno ormai invadendo il mercato.
Le vendite dei cari vecchi CRT (con tubo catodico) sono in calo, ma mantengono ancora una fetta di mercato considerevole: in Europa, riferisce l’articolo, ne sono stati venduti circa 33 milioni (circa 21 milioni in nove paesi dell’area Occidentale e oltre 7 milioni in Russia), mentre 5,3 milioni di unità è la fetta di mercato conquistata dagli LCD. Si sono buttati sul plasma 1,3 milioni di utenti.
Molti consumatori hanno le idee confuse sulla qualità dei prodotti. La domanda che molti si pongono, e che girano agli addetti dei vari punti vendita e media-store, è “si vede meglio l’LCD, il plasma o il CRT?”. In molte occasioni ho sentito risposte alquanto vaghe (“LCD è meglio perché è più nuovo”, “il plasma è il migliore perché ha l’immagine più nitida”) e molto spesso “di parte”, cioè tendenti a promuovere questo o quel prodotto per opportunità commerciale.
In realtà gli elementi da prendere in considerazione sono molti. Personalmente, trovo che siano riassunti piuttosto bene in questa tabella pubblicata nel sito Dell, che indica dati che mi sono stati confermati da alcuni tecnici specializzati e certificati per l’assistenza di prodotti diversi (Thomson, Loewe, Sony, Philips).
Un’ultima considerazione: sul fattore “qualità”, un fattore importantissimo è la fonte da cui si acquisisce l’immagine. Ad esempio, un buon lettore DVD, collegato ad un tv-color con cavetteria di buona qualità, è un’ottima fonte. Un’antenna che riceve un segnale analogico, magari orientat in modo non ottimale, è una pessima fonte.
Se l’immagine viene acquisita da una fonte “non buona”, non c’è LCD o plasma che tenga, l’effetto conseguente sarà orrendo.
[Media] Iniziativa di Repubblica (non) citata dal Mondo
Nella rubrica “Surfer” del settimanale Il Mondo in edicola oggi, Davide Corritore cita le lagnanze di alcuni utenti che sono esclusi dalla copertura della banda larga. Corritore scrive “sono frasi tratte da un’iniziativa lanciata da un media“. A qualcuno forse piacerebbe saperne di più, forse, e contribuire con la propria testimonianza. Ma di che media si tratta?
Coup de Théâtre, direbbe qualcuno, il media in questione è Repubblica.it, che il 21 gennaio ha dato il via alla pubblicazione delle testimonianze raccolte dai lettori, invitati a raccontare la loro situazione di “digital divided people”. Un’autentica inchiesta divisa in quattro puntate (nella seconda viene data voce anche ad un amico di Carenno, piccolo paese a me molto vicino) che traccia un quadro desolante della situazione.
Nulla di male, intendiamoci, nel riprendere l’iniziativa. Ma sarebbe stato più corretto, da parte del Mondo (o di Corritore), dichiararne la paternità per completezza di informazione. Sembrerebbe che il fatto che l’idea sia venuta ad altri, e che questi si identifichino in un giornale concorrente, sia stato un po’ seccante.
Ma il fair play è d’obbligo anche in questi casi, perché i nodi vengono al pettine…