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Archivio mensile:novembre 2005

[Telefonia] Sblocco videofonini, 94 indagati

La caccia allo sblocco ha portato ad un’autentica retata di “unlockers”. Questo il profilo dell’operazione, partita dalle forze dell’ordine pugliesi e condotta in 16 regioni italiane, in seguito alle indagini sullo sblocco illegale dei videofonini TRE, indagini che hanno portato alla denuncia di ben 94 persone.

L’operazione è nata da un controllo effettuato a carico di un cittadino residente in provincia di Bari, specializzato nel sim-unlocking. A seguito delle indagini, secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine, “è stata data esecuzione, su tutto il territorio nazionale, a ben 94 decreti di perquisizione domiciliare e locale a carico di altrettanti individui residenti in varie regioni italiane”.
In una nota diffusa dalla Questura di Brindisi, l’operazione Unlocking, che segna il nuovo record di persone indagate per lo stesso reato, dopo l’analogo intervento della Polizia Postale nel maggio scorso (che ha portato alla denuncia di “sole” 30 persone), è il risultato “di intensa attività di indagine condotta dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni di Bari coordinata dalla Dott.ssa Lydia Deiure della Procura della Repubblica di Bari”.

Le soluzioni di Sim-lock e Operator-lock, lo ricordiamo, vengono solitamente utilizzate dagli operatori (in Italia, al momento, solo da TRE) per incentivare la vendita dei telefoni, spesso piuttosto costosi: praticando una politica commerciale di prezzi scontati, i carrier commercializzano questi apparecchi con il Sim-lock, attuando una “fidelizzazione forzata” verso i propri utenti, che possono utilizzare il telefono solo con la sim abbinata. Gli utenti si impegnano così, “automaticamente”, a mantenere l’abbonamento per un anno, altrimenti devono pagare una penale di sblocco. La situazione è un po’ indigesta ai consumatori che, per questa limitazione di libertà, chiedono una regolamentazione. Una questione su cui sta ancora lavorando l’Authority delle Comunicazioni

Gli accertamenti e le perquisizioni hanno permesso alla Polizia di rilevare l’esistenza di un sito web estero utilizzato per diffondere, a pagamento, tutte le informazioni e il know-how necessario per lo sblocco dei videofonini, con le istruzioni per corrispondere il “compenso” in forma di ricariche postepay. Si ritiene che il sito, probabilmente uno dei tanti dedicati a questo scottante argomento, costituiva il tramite tra gli acquirenti dei videofonini e chi sbloccava materialmente gli apparecchi.
Il Compartimento Polizia Postale di Bari e le Sezioni dipendenti sono riusciti quindi a risalire all’identità di 94 indagati. I capi s’accusa sono accesso abusivo a sistemi informatici e telematici, e violazione delle norme in materia di tutela del diritto d’autore.

Fra il materiale rinvenuto nelle perquisizioni e sequestrato, sono stati trovati software e hardware impiegati dagli indagati per introdursi abusivamente nel sistema telematico dell’operatore TRE per rimuovere il sistema di protezione installato sugli apparecchi. Sequestrato anche un piccolo “lotto” di dieci telefoni UMTS in corso di “sbloccaggio”.
In casa di uno degli indagati, un 16enne di Brindisi, è stata trovata una pistola semiautomatica cal.7,65: si trovava all’interno di uno dei computer sequestrati, esaminati dalla polizia postale durante il controllo del numero seriale dell’hard disk. Curiosa custodia per un’arma…

[VoIP] Skypito, VoIP solo per minorenni

Con un vezzeggiativo di gusto “latino”, arriva Skypito, una versione per bambini dell’ormai diffusissimo Skype. Skypito viene infatti presentato come la prima soluzione di comunicazione, voce e testo pensata da Easybits Soaftware appositamente per gli utenti in tenera età. Del resto, l’invito è chiaro: “Talk, play, have fun” (“Parla, gioca, divertiti”).

Se la tecnologia impiegata è la stessa utilizzata dal fratello più grande, è l’interfaccia utente che ha subìto una radicale rivoluzione, essendo stata resa più adatta al “target” dell’applicazione: la grafica da “cartoon”, i colori e i contenuti sono decisamente adatti ad un’utenza infantile. Il software include inoltre Skypito Game Time, un sistema basato su una tecnologia open source con una collezione di giochi online, per sfide tra utenti in erba, che vanno dalla battaglia navale agli scacchi.
Easybits dichiara che si tratta del più sicuro sistema di comunicazione su internet per bambini e prevede una pre-approvazione sui contatti utilizzati: per i genitori, infatti, esiste la possibilità di compilare una white-list con l’elenco degli utenti con cui sarà permesso comunicare.
Il software da scaricare esibisce la certificazione Skype e ha una dimensione di oltre 13 MB. Richiede la preinstallazione di Skype (versione minima la 1.4) e il sistema operativo Windows 2000/XP.

Non mancheranno pareri critici su Skypito da parte di coloro che non vedono di buon occhio l’uso di un sistema di telefonia e chat da parte dei bambini, mentre sarà sicuramente apprezzato dagli utenti che, pur limitatamente, cominciano a smanettare fin da piccoli sul computer di papà.

  

[Internet] IPTV, un mercato in crescita

LONDRA (Reuters) – Circa 8,7 milioni di europei guarderanno la tv su Internet entro il 2009, o il 9,4% del mercato attualmente dominato dagli operatori via cavo e satellitari, secondo una previsione resa nota oggi. L’incremento della domanda per la “Internet protocol television”, o IPTV, dai circa 658.000 sottoscrittori attuali, sarà guidata prima di
tutto dalle società telefoniche, che cercano di mantenere la loro base di clienti, come spiega Daniel Schmitt, autore dello studio per la società di ricerca Screen Digest.

Le aziende telefoniche sperano che servizi come l’Iptv porteranno nuove entrate, mentre cresce la battaglia per il business delle reti telefoniche fisse e i prezzi stanno scendendo. “Emergerà più velocemente in Europa e in Asia che negli Stati Uniti”, aggiunge Schmitt, spiegando che simili iniziative negli Usa sono solo allo studio. In Francia, per esempio, i tre maggiori operatori — France Telecom, Free Telecom e Neuf Telecom — già hanno circa 280.000 clienti Iptv, rendendo la nazione gallica il leader del mercato in Europa. In Italia, Fastweb ha 190.000 abbonati, mentre Telecom Italia ha detto che oltre 4 milioni di italiani
avranno la copertura Iptv dopo il completamento delle sue prove, iniziate a luglio.

Screen Digest prevede che ad avvantaggiarsi maggiormente dell’Iptv saranno Francia, Italia e Spagna, dove conterà per il 20%, il 27% e il 16% dei rispettivi mercati pay-tv nei prossimi quattro anni.

[Telefonia] Attivazione ADSL, i consigli di ADUC

Firenze – ADSL, come fare per ottenerla senza passare attraverso assurde odissee? E’ lecito lamentarsi con Telecom, ma anche gli altri gestori devono fare la loro parte, smettendo di promettere ciò che non possono dare. Lo riferisce ADUC, in un comunicato diffuso a firma del presidente Vincenzo Donvito.  Come riferito la scorsa settimana da Punto Informatico, la Corte d’Appello di Milano ha ingiunto a Telecom, applicando una misura cautelare di urgenza, l’attivazione di una serie di collegamenti Adsl richiesti da Tele2, negati perché, a detta dell’incumbent, sulle specifiche linee sarebbero già stati attivati identici servizi, di Telecom stessa o di altri gestori.  I consumatori esprimono cauta soddisfazione per il risultato, ma mettono in guardia gli utenti: ADUC è convinta che i fatti di questi giorni siano solo “una punta di iceberg nell’ambito della via italiana alla liberalizzazione della telefonia fissa in generale, e dei servizi Adsl in particolare”. L’associazione riferisce che quotidianamente documenta questa realtà con segnalazioni all’Authority TLC che, però, come già riferito a PI, si ritrova con risorse limitate e quindi insufficienti a garantire un’attività puntuale. ADUC aggiunge che la situazione riguarda Tele2, protagonista dell’ultimo caso giudiziario, ma anche tutti gli altri operatori, bloccando di fatto lo sviluppo di un sistema di comunicazione oggi fondamentale per moltissime attività pubbliche e private: “Praticamente succede che Telecom, con questa scusa, esaspera una qualunque richiesta di attivazione da parte di un altro gestore, “costringendo” l’utente che intende abbandonare Telecom, a non rinunciarvi per non restare senza collegamento (situazione di attesa che puo’ durare anche mesi)”.  Ma la colpa di questa situazione non sarebbe tutta da imputare all’incumbent, secondo ADUC: “Crediamo che alla base di questo comportamento di Telecom, ci sia un sistema che glielo consente, a partire dalla gestione dell’ultimo miglio che avviene in regime di monopolio e con esplicito abuso di posizione dominante (la vendita del medesimo prodotto ai propri clienti diretti e ai gestori concorrenti)”. La soluzione che ADUC suggerisce per tutelare il proprio interesse coinvolge infatti tutti i gestori. Per non aspettarne le lungaggini, sarebbe opportuno per gli utenti muoversi in due direzioni, entrambe basate sulla presunta inadempienza dei gestori, “intimando il dovuto con una raccomandata A/R di messa in mora: Telecom perche’ non libera la linea, gli altri gestori perche’, nonostante non abbiamo sempre linee disponibili, continuano nelle loro massicce campagne di abbonamento senza talvolta garantire cio’ per cui si sono impegnati e “scaricando” le colpe su Telecom”.  A fianco delle offerte per la connettività ADSL, infatti, sempre più operatori (vecchi e nuovi) propongono offerte correlate, come le soluzioni di telefonia VoIP, che ingolosiscono gli utenti con prospettive di risparmio sul traffico telefonico. Le aspettative salgono e quindi la domanda cresce, ma ad essa non corrisponde un’offerta adeguata, da parte di un mercato non ancora preparato. E a pagarne le conseguenze sono, ancora una volta, gli utenti.

[Telefonia] Numero unico fisso-mobile, parte il testing

Tra qualche tempo sarà possibile eliminare, dai contatti telefonici, le diverse voci legate a una persona, relative ai numeri di telefono “fisso” e “cellulare”, sostituite dalla tanto attesa “numerazione unica”: questa “economia di memoria” potrebbe essere il primo risultato della sperimentazione del numero unico per telefono fisso e cellulare, avviata ufficialmente dal Ministero delle Comunicazioni con l’emissione del Bando pubblicato il 9 novembre 2005.   La crescente convergenza tra comunicazioni su reti fisse e mobili, ma anche quella tra telefonia tradizionale e VoIP, saranno l’habitat naturale del “supernumero”, legato all’applicazione del protocollo ENUM appena ricordato sulle pagine di Punto Informatico e per cui si auspica una certa attenzione, finalizzata ad evitare la formazione di un nuovo monopolio.  L’obiettivo della sperimentazione, la cui durata è stata fissata in un periodo di sei mesi, è arrivare ad una reperibilità univoca, con un servizio che consentirà, agli utenti che vi aderiranno, di essere raggiunti sulla rete mobile dai clienti di tutte le reti, semplicemente anteponendo il numero “3″ alla numerazione di rete fissa, senza operare trasferimenti di chiamata. Un messaggio vocale avviserà il chiamante del trasferimento in corso, cosa che attualmente non è garantita, attraverso il servizio di “trasferimento di chiamata” da fisso a mobile.  La comunicazione ufficiale del Ministero descrive l’obiettivo come un “servizio innovativo ed evolutivo con l’impiego della numerazione per servizi di comunicazione mobile e personale 30X”. Per tutta la durata della sperimentazione, infatti, gli operatori che ne faranno richiesta (in conformità al modello riportato nell’allegato n. 12 del codice delle comunicazioni elettroniche) potranno ottenere l’attribuzione temporanea delle risorse di numerazione (su base di singolo numero, o a blocchi di lunghezza variabile di numeri contigui) che iniziano con il numero “30″ e legate a numerazioni geografiche di rete fissa, per le quali gli utenti attestati avranno manifestato la volontà di aderire alla sperimentazione stessa. Una volontà espressa verso l’operatore, che avrà il compito di conservarne documentazione, e che dovrà restituire al Ministero la numerazione resa libera in caso di recesso, in quanto la base dati della numerazione 30X verrà gestita dal Ministero delle comunicazio ni.
La sperimentazione, per espresso vincolo stabilito nel bando, non potrà interessare più di 3mila utenti per operatore e, laddove sia associata ad un numero di centralino, il numero dei suoi “derivati” concorrerà alla formazione dei 3.000 utenti per operatore.
Durante la fase della sperimentazione, gli operatori dovranno fornire, su richiesta del Ministero, tutte le informazioni necessarie al monitoraggio della sperimentazione medesima (ad esempio: numero di chiamate effettuate sulle numerazioni richieste, risultati di indagini di customer satisfaction, ecc).

Il post di qualche giorno fa iniziava così: “L’integrazione tra fisso e mobile è nel mirino di Telecom Italia”. Come dicevo più sopra, il timore che si rischi la costituzione di un nuovo regime di monopolio è più che fondato e condiviso.

 

[Telefonia] Telecom scommette veramente sulla banda larga?

L’integrazione tra fisso e mobile è nel mirino di Telecom Italia. E’ quanto sostenuto dal presidente Marco Tronchetti Provera in un’intervista concessa a “la Repubblica”.   Già a fine ottobre se n’era parlato, nei giorni in cui è stata diffusa la notizia del “Supertelefono”, basato sulla tecnologia UMA, che permette di fondere le funzionalità di telefonia fissa e mobile. Ma la nuova tecnologia si fonda sulla capillarità e su un efficiente connettività internet, che nel nostro paese, secondo le associazioni di consumatori, è ancora sottodimensionata.  E dietro all’arretratezza, secondo Aiip, c’è il contegno anticoncorrenziale di Telecom, che secondo l’associazione punterebbe all’indebolimento del mercato wholesale, favorendo così i pochi operatori che forniscono connettività in unbundling. Sulla diffusione della propria banda larga, Tronchetti Provera mostra ottimismo: “Il mercato della banda larga, dove noi siamo ben posizionati, sta crescendo in maniera espolosiva e a fine 2008 il traffico sul mercato della convergenza sarà circa tre volte superiore alla somma del traffico voce su fisso mobile. Di fronte a mutamenti così significativi Telecom non poteva restare la stessa”.  L’evoluzione di Telecom sarebbe quindi la conseguenza di tali cambiamenti, che hanno portato in primo luogo alla fusione con TIM. Un’operazione ritenuta estremamente favorevole: “I risultati ci stanno dando ragione. Noi abbiamo scelto di investire in TIM per portare avanti quel passaggio tecnologico fondamentale che è l’integrazione tra fisso e mobile per un migliore utilizzo della banda larga che rappresenta il futuro del mondo delle telecomunicazioni”", commenta il presidente, che intende inoltre rassicurare sul debito di oltre 42 miliardi di euro del Gruppo, “Il nostro piano prevede entro fine 2007, un drastico calo sotto i 33 miliardi grazie a cash flow e dismissioni”. Cifra che comunque rimane di tutto rispetto, e che non può non calamitare l’attenzione di investitori e clienti dell’azienda.  Sempre a proposito di fusioni, Tronchetti Provera tiene inoltre a smentire alcune indiscrezioni circolate in questi ultimi giorni, supportate forse da quanto riportato dall’ultima fatica editoriale di Bruno Vespa. L’interesse che Finivest avrebbe per il mondo della telefonia (già manifestato con la partecipazione a Blu e Albacom) e una eventuale unione tra Mediaset e Telecom Italia (che già vede nel proprio capitale una partecipazione di Fininvest), fanno da sfondo ai rumors sull’ipotesi di cessione del canale La7 al gruppo televisivo del Biscione. Ma il numero uno di Telecom non vuole alimentare oltre le indiscrezioni: “Con Mediaset stiamo collaborando per ottimizzare la distribuzione dei loro prodotti”. Sarebbe quindi da vedere solamente in questa ottica l’attuale collaborazione tra le due aziende.  

da Punto Informatico – articolo del sottoscritto

[Sicurezza] Con il Phishing si ricicla il denaro sporco

C’è un bellissimo servizio di Alessandro Longo che merita davvero attenzione. Si intitola “Phishing, il denaro delle truffe “ripulito” da ignari navigatori” e fa capire molte cose.

Tutto nasce con un’e-mail che contiene un annuncio di lavoro e può finire con un paio di manette ai polsi. Accusa: riciclaggio di denaro sporco, dai quattro ai 12 anni di galera. Può capitare a qualsiasi utente italiano: per abboccare e finire nei guai basta un pizzico di ingenuità e, anche, una certa difficoltà a trovare i soldi per arrivare a fine mese. Si tratta di una nuova variante del Phishing (truffe online) e sta bersagliando l’Italia con forza crescente.
All’origine del fenomeno c’è l’esigenza di riciclare il denaro carpito agli utenti tramite altre truffe online. I truffatori inviano quindi e-mail di massa (spam), in inglese o in italiano, che contengono un annuncio di lavoro per il ruolo di cassiere di una fantomatica azienda internazionale, di cui c’è anche un sito web. L’utente dovrà fornire gli estremi del proprio conto corrente: non serve altro. Lì comincerà ad arrivare denaro, che poi l’utente dovrà girare, con bonifico, ad altri conti correnti, trattenendo per sé una percentuale (dal 5 al 20 per cento).

Il bello è che il sistema funziona, i truffatori sono in un certo senso onesti con l’utente contattato: non gli diranno che il denaro è sporco, ma lo verseranno davvero sul conto e gli permetteranno di trarne guadagno. Si diventa così, consapevoli o no, complici di un sistema di truffa internazionale.
“Diventa più difficile difendersi, perché le e-mail di questo tipo sono ora più sofisticate che in passato e i truffatori usano tecniche più raffinate, come abbiamo rilevato per la prima volta la settimana scorsa”, dice Giovanni Lillo, responsabile di Anti-Phishing Italia, l’associazione no-profit che ha lanciato l’allarme a livello nazionale.

“Stava per capitare a un nostro utente, una signora di Roma”, racconta Lillo. “Ha abboccato all’annuncio e si è vista telefonare dal direttore della sua banca: stavano arrivando bonifici sospetti sul conto, da un signore di Grosseto”. I primi arresti per questo tipo di truffe sono avvenuti ad agosto, a Milano: 28 persone coinvolte, di cui solo quattro non italiani (tre russi e un nigeriano).
La rete di bonifici, di cui si avvalgono i truffatori, “serve a depistare le forze dell’ordine”, spiega Lillo. Lo scopo è fare arrivare agli organizzatori il denaro ottenuto con le attività di Phishing internazionale. “Un singolo bonifico verso alcuni Paesi dell’Europa dell’Est – sede di molti degli organizzatori delle truffe – darebbe però subito nell’occhio. Ecco che quindi si è pensato di fare rimbalzare il denaro su una serie di conti correnti nazionali”.
Secondo Anti-Phishing Italia, oltre al nostro Paese è soprattutto la Germania a essere bersagliata da questi annunci di lavoro truffaldini. Alla fine della catena, ci sarà un bonifico internazionale, ma avrà alle spalle un giro molto complesso da analizzare per la polizia. “Oppure, per l’ultimo anello della catena i truffatori chiedono a uno dei correntisti coinvolti di recapitare il denaro sotto forma di contanti”.
Ma se l’utente si presta in buona fede a questo gioco, credendo di svolgere un’attività legale, rischia lo stesso la galera? “Se lo sono chiesti anche gli avvocati che partecipano alla nostra associazione”, dice Lillo. “La risposta sarà in mano ai giudici, che analizzeranno caso per caso”. Ancora, non ci sono esempi di sentenze in Italia per questo fenomeno di complicità a truffa online. C’è insomma una nuova giurisprudenza da costruire. È nato del resto da pochi mesi, su Anti-Phishing Italia, l’elenco delle false società che propongono questi annunci di lavoro e quasi tutte le rilevazioni sono di settembre e ottobre. Si tratta perlopiù di pseudo compagnie di assicurazione.

“In un caso, una finta agenzia matrimoniale dell’Europa dell’Est inviava e-mail in italiano. Sempre per il lavoro di cassiere”. Man mano che il fenomeno diventa noto, però, cresce l’astuzia dei truffatori: “Prima era facile smascherare questi annunci”, aggiunge Lillo, “poiché erano senza fronzoli, chiedevano subito gli estremi del conto corrente. Adesso danno invece un’aria di professionalità, chiedono prima il curriculum, fanno finta di privilegiare chi ha una laurea e esperienza nel campo. La richiesta degli estremi del conto arriva in seguito”.
Come difendersi, allora? “Per prima cosa, non fidarsi di e-mail che promettono lauti guadagni in cambio solo dell’uso del conto corrente”, dice Lillo. “Nel dubbio, è possibile scrivere a noi per chiarire casi di e-mail sospette”.
Un altro campanello di allarme viene dalla forma di queste e-mail: di solito, sono sgrammaticate. “Consigliamo inoltre di usare la toolbar di Netcraft: riesce a segnalare quando un sito nasconde una potenziale truffa, analizzandone per esempio il server che lo ospita”.

Un altro trucco per difendersi di andare su un motore di ricerca e digitare il nome dell’azienda citata nell’e-mail sospetta. “Di aziende fantasma non troveremo molto. Purtroppo però i truffatori hanno adesso imparato un sistema raffinato per confondere le idee degli utenti: clonano i siti di aziende vere”, spiega Lillo.
Il primo esempio rilevato è della settimana scorsa e riguarda la (vera) compagnia di assicurazioni Kemper Isurance Companies. L’e-mail di Phishing si spaccia come proveniente da quell’azienda, indicando però come sito di riferimento un clone di quello ufficiale: www.kemperins.net invece di www.kemperinc.com. È uguale, eccetto che per la pagina degli annunci di lavoro; nella pagina alterata ci sono l’annuncio e gli indirizzi scritti nell’e-mail truffaldina.
Un’altra strategia, scoperta da Anti-Phishing Italia nei giorni scorsi, è spacciarsi, nel messaggio, per una vera azienda (AQuantive Inc, nell’esempio rilevato) e poi in fondo indicare un’e-mail fasulla da usare per candidarsi a quell’offerta di lavoro. L’e-mail non fa parte di quelle aziendali di AQuantive, ma è controllata dai truffatori. Così, se l’utente ricercherà informazioni sulle aziende citate nell’e-mail, non troverà niente di sospetto. Il consiglio è quindi di raddoppiare i controlli, dubitando di offerte di lavoro che piovono dal cielo. Il che può non essere facile in tempi di magra: truffe di questo tipo trovano un terreno fertile nella crisi economica e nel boom di lavori precari.

Fonte: repubblica.it

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