LinkedIn e Twitter: attenzione all’integrazione

L’alleanza stretta tra LinkedIn (il social network professionale) e Twitter (la piattaforma di microblogging) sembra finalizzata a dare al mondo del social networking un volto diverso da quello proposto da Facebook, leader indiscusso del settore.

Però la cosa mi convince poco: Facebook ha oltre 300 milioni di utenti, mentre LinkedIn (che ha una vocazione più specialistica) è poco oltre i 50 milioni, e Twitter (che ne ha qualcuno in più di LinkedIn) è… un’altra cosa (è microblogging, ma sta virando verso il social search). E’ vero, potenzialmente l’integrazione può dare vantaggi (ad esemio si potrebbe anche cercare una figura rofessionale via Twitter), ma a mio avviso il problema è un altro: quanto può aver senso condividere nel mondo di LinkedIn – dove i contatti sono di carattere prettamente professionale – i tweets informali scambiati con gli amici?

Su LinkedIn molti utenti intrattengono contatti con colleghi, superiori, dipendenti, partner, clienti, fornitori, e spesso non è facile mantenere in equilibrio questi rapporti, che potrebbero essere facilmente precipitare a causa di un tweet incauto e informale.

Se dunque pensate di integrare le due piattaforme, aggiornando su Twitter gli status di LinkedIn o girando su quest’ultimo tutti i cinguettii che pensate di sparare in Rete, pensateci bene: come ho scritto oggi su The New Blog Times, il gioco di mettere a rischio la propria privacy, a volte, non vale la candela.

Google dovrà dare 500mila dollari a Barrichello

Per i numerosi profili-utente aperti su Orkut (social network che fa capo a Google, molto popolare in Brasile) che ne sfruttavano il nome indebitamente. Da WebNews:

Alcuni utenti hanno registrato il proprio account su Orkut usando il nome di Barrichello o addirittura spacciandosi per tale, ed è qui ha avuto origine la denuncia depositata già nel Giugno del 2006. La Corte di San Paolo ha dato ragione al pilota, riconoscendogli il diritto di non veder usata la sua immagine sul social network, e pertanto Google è stata condannata ad una penale la cui entità non è però chiara. La notizia, infatti, giunge su vari media indicando una sanzione base da 500 mila dollari a cui però si aggiunge una cifra di 590 dollari per ogni singolo giorno di violazione prima della rimozione dei 300 account additati dall’accusa (non è però data a sapersi la decorrenza individuata per il calcolo).

Se la condanna venisse confermata in appello, però, ci sarebbe un altro risvolto non trascurabile: passerebbe infatti il principio che Google, e più in generale ogni sito di social network, detiene la responsabilità delle azioni compiute dai propri iscritti.

Il business è mobile (e Google lo sa)

Internet è sempre più mobile, nel senso che c’è un numero sempre maggiore di utenti che naviga online dal proprio cellulare o smartphone. Per cui non c’è nulla di strano nel fatto che Google (papà di Android, il sistema operativo per smartphone) voglia mettere le mani sul promettente business dell’advertising mobile con l’acquisizione di AdMob per 750 milioni di dollari in azioni. Reuters riferisce:

AdMob produce tecnologia per grafici di servizio, inserzioni pubblicitarie sul cellulari e mantiene una rete che consente agli inserzionisti di piazzare pubblicità su siti web per il mobile e direttamente all’interno di certe applicazioni per gli smartphone.

L’attuale opportunità di ricavi è ancora modesta per gli standard di Google – l’analista di J.P. Morgan Imran Khan stima i ricavi annuali di AdMob tra i 45 e i 60 milioni di dollari – ma gli analisti dicono che l’accordo sottolinea la convinzione da parte di Google che il mercato è pronto a crescere.

Ai tecnoburloni piace

Dopo essere divenuto inconsapevolmente protagonista di un fenomeno Internet come il Rickrolling, il cantante inglese Rick Astley torna in questi giorni – sempre suo malgrado – sotto i riflettori della ribalta tecnologica: un suo ritratto fa infatti capolino sugli iPhone jailbroken (ossia crackati) colpiti dal worm iKee e la notizia fa il giro del mondo.

Il cantante, che vanta un’ospitata da Carlo Conti in settembre, non ha ancora commentato l’insano gesto dell’autore del worm.

Banda larga, attendere prego

Il 18 ottobre, cioè 19 giorni fa, riportavo qui le dichiarazioni del ministro Brunetta in merito al futuro del broad band italiano, di cui avevo evidenziato la frase“Conto di avere due mega di banda larga per tutti a partire dal 2010″, un obiettivo ambizioso per i tempi (ristretti) e per il budget (sì, anch’esso ristretto) previsto a livello governativo in 800 milioni di euro, in merito al quale avevo scritto “cifra che auspico resti destinata allo scopo dichiarato”.

Ed ecco la batosta di questi giorni, che pesa come un macigno sul capo di chi nutriva speranze (derivate da fonti istituzionali) sulla dichiarata possibilità di riduzione ed eliminazione del digital divide: gli investimenti previsti rimarranno congelati fino alla fine della crisi perché “il governo ha cambiato l’ordine delle priorità” e quindi – ha spiegato il sottosegretario Gianni Letta – il Governo ha dovuto “riconsiderare le cose per dare la precedenza a questioni come gli ammortizzatori sociali perché l’occupazione è la nostra principale preoccupazione”.

La crisi, però, c’era anche venti giorni fa, prima delle promesse del ministro Brunetta. Non lo avevano informato di nulla?

Il concetto del congelamento dei fondi mi è chiaro, tiene fede alla dichiarata destinazione degli 800 milioni di euro, il cui investimento verrebbe rinviato a data da destinarsi, invece di essere impiegato fin da ora nello sviluppo e nella realizzazione di progetti di nuove infrastrutture di telecomunicazioni. Che avrebbero avuto, tra l’altro, riflessi immediati e tangibili anche sullo sviluppo occupazionale del settore…

Immagino dunque che il Governo, nel nuovo ordine di priorità, abbia pensato di favorire in modo duraturo l’occupazione di altri settori. La banda larga – con l’innovazione che può favorire – quanto dovrà aspettare, per essere seriamente presa in considerazione come volano dell’economia e della crescita del PIL? Speriamo poco.

eBay si apre agli annunci economici

Avete liberato la cantina, la soffitta, un ripostiglio o un armadio a muro? O comunque: vi siete ritrovati con uno o più oggetti che non sapevate più di avere e che state pensando di buttare via, ma sarebbe un peccato perché possono essere ancora utili? Provate a fare un annuncio su eBay, ma aspettate fino a martedì prossimo: dal 10 novembre, infatti, sarà possibile pubblicare sul noto portale di aste online anche annunci gratuiti nella sezione eBay Annunci.

Ovviamente in quel caso non si tratterà di un’asta al rialzo (accessibile dalla sezione eBay Classico), ma di una offerta da perfezionare in seguito, alla stessa stregua di quelle che si trovano in bacheche o pagine di giornali dedicate ai tradizionali annunci economici, per cui potranno riguardare anche (ad esempio) offerte e richieste di collaborazione.

eBay Annunci, per il momento, è accessibile da questo indirizzo.

Se un software può riparare i software

Un team di ricercatori (tra cui alcuni docenti di informatica del MIT e della Washington University) ha presentato ClearView, un’applicazione in grado di diagnosticare bug e anomalie che affliggono i software e di porvi rimedio, installando le patch necessarie senza la necessità di un intervento umano.

Nel parlarne su The New Blog Times, non ho sottolineato un aspetto: per assurdo, se questa applicazione dovesse dimostrarsi efficace per ogni tipo di software, si eliminerebbe la voce assistenza e manutenzione software dai contratti stipulati con i vendor (fatta eccezione per gli update richiesti dai cambiamenti delle normative). Per questo motivo, penso che ClearView potrebbe non avere vita facile sul mercato, qualora venisse commercializzato…

ClearView, il software che ripara i software – The New Blog Times

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E il navigar m’è dolce in questo web

Riuscirà il nuovissimo Google Maps Navigation a dare filo da torcere ai vari TomTom, Garmin, Navigon e affini? Io credo che la chiave del successo possa essere nella possibilità di utilizzarlo su più sistemi operativi: oggi c’è solo su Android 2.0, ma se domani fosse disponibile per iPhone, Windows Mobile, Symbian e BlackBerry, le possibilità sarebbero molte e interessanti.

Sicuramente è da tenere d’occhio, perché questa nuova applicazione (funzionante solo se il dispositivo su cui opera è connesso a Internet) potrebbe precorrere feature che – prima o poi – potremmo ritrovare su altri navigatori GPS, come ad esempio il comando vocale e le esclusive modalità di navigazione che permettono dii visualizzare risultati con le foto satellitari di Google Earth o quelle panoramiche di Street View

Fundraising 2.0, l’AIRC punta su Facebook

Cosa significa ricerca? Tantissime cose: per l’AIRC significa perseguire un obiettivo importante come promuovere la raccolta e l’erogazione di fondi a favore del progresso della ricerca oncologica, nonché  diffondere una corretta informazione in materia. Negli anni, con questo obiettivo, l’associazione si è impegnata sia sul fronte della comunicazione che su quello economico, lanciando una serie di iniziative – che hanno ormai assunto carattere di tradizione (come la distribuzione delle arance o delle azalee) – che le hanno consentito di essere riconosciuta dal pubblico al pari di un’istituzione.

Fare ricerca significa evolversi anche in questa direzione e per questo motivo l’AIRC ha trovato in Internet un nuovo canale informativo e operativo, realizzato con il sito www.airc.it (con il primo esempio di donazione on line in Italia) e con iniziative ad hoc come UnbuonInvito.it. Ora l’associazione, capito il valore della presenza in un social network, ha aperto una propria fan page su Facebook in occasione della Giornata Nazionale sul Cancro 2009 in programma il 6 novembre. Più che una classica pagina per gli ammiratori, per l’AIRC si tratta della cornice per presentare e proporre una scpeiale applicazione UGC che consente agli utenti di Facebook di fare una donazione on line.

L’applicazione si chiama Siamo tutti ricercatori e permette all’utente di pubblicare una propria foto, scrivere un messaggio, ma soprattutto effettuare donazioni con carta di credito o conto Pay Pal. L’invito per chi ha un po’ di tempo da spendere su Facebook, ovviamente, è di investirne una parte sulla pagina dell’AIRC, utilizzare l’applicazione e dare un contributo alla ricerca.

Massima chiarezza

Visto e immortalato dal PC di un amico (cos’avrà voluto dire?):

NortonDiMeno

 

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Finestra aperta su XP

Il fatto che Windows 7 consenta di lavorare in XP Mode (grazie ad un componente disponibile per il download da questa pagina web) è molto significativo. Non è solo un tributo alla migliore versione di Windows mai patchata sviluppata da Microsoft: la sua sopravvivenza in una macchina virtuale utilizzabile su Seven sembra soprattutto mirata anche a far dimenticare al più presto Vista e i suoi effetti collaterali.

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IuTu on IuTub (U2 on YouTube)

Che gli U2 conoscano benissimo le potenzialità pubblicitarie di Internet è cosa nota: da qualche tempo fa notizia, e non a caso, il binomio (anche fonetico) che unisce il loro nome a quello di YouTube per via di numerose anticipazioni – più o meno incontrollate – che alcuni pirati avrebbero pubblicato in relazioni ad alcuni brani della band irlandese.

Ora il binomio acquista un sapore da joint-venture, o quantomeno da partnership, dal momento che il concerto che domenica prossima gli U2 terranno al Rose Bowl di Pasadena sarà interamente trasmesso in streaming proprio su YouTube. L’unico sacrificio chiesto ai fan italiani (dotati di connessione broad band) sarà la levataccia, dal momento che l’evento andrà in onda online alle 20.30 ora locale e legale (che in Italia, già in ora solare, dovrebbe corrispondere alle 4.30 del mattino, se non erro).

Sky si inchina al digitale terrestre

Se non puoi combatterli, unisciti a loro.

E’ questo il sunto della strategia pensata da Sky per il mercato della tv digitale terrestre: da dicembre, il decoder satellitare del gruppo di Rupert Murdoch potrà integrare anche funzioni di zapper per il digitale terrestre, grazie ad una digital key (‘na chiavetta USB, insomma) da collegare al dispositivo. Ne parla questa notizia ASCA:

A partire da dicembre, per consentire ai propri abbonati di completare il passaggio alla tv digitale accedendo anche ai canali gratuiti disponibili sul digitale terrestre, Sky lancera’ sul mercato la ‘Digital Key’, una piccola penna Usb con funzione di sintonizzatore tv digitale terrestre che, collegata al decoder Sky Hd, o My Sky Hd, consentira’ di accedere a tutti i canali in chiaro disponibili sul digitale terrestre in modo semplice ed economico. La ‘Digital Key integrera’ nella Guida Tv Sky la programmazione dei canali digitali consentendo di fare zapping su tutta l’offerta digitale in chiaro senza cambiare telecomando.

Due piccioni con una fava: Sky, con questa offerta, accontenta i propri clienti (che in questo modo non si vedranno costretti ad aggiungere un altro decoder al proprio televisore) e concretizza, con l’artificio della chiavetta USB, l’obiettivo del decoder unico che consente al cliente Sky di fruire anche dei vari canali Rai diffusi sul digitale terrestre, con buona pace della TV di Stato che la scorsa estate ha abbandonato la piattaforma satellitare.

Ma a parte quella che da un lato sembra un’astuta sceltra di business e dall’altro una contraddizione apparentemente inspiegabile, il punto è un altro, come spiega Mauro Vergari:

Peccato che così facendo vengono lesi due diritti fondamentali degli utenti. Il primo è quello di garantire al consumatore la libera scelta della piattaforma trasmissiva da utilizzare, il secondo , di garantire ai 3.000.000 e passa di utenti che non ricevono il segnale terrestre di vedere tutti i canali televisivi attraverso la parabola. Ma a SKY, come agli altri broadcaster, non interessa nulla delle persone, a loro interessa solo farsi guerra.

Agcom se ci sei batti un colpo.

Due mega subito

Banda larga garantita per legge in Finlandia, dove l’accesso ad Internet a 1 Mb – dalla prossima estate – sarà un diritto istituzionalmente riconosciuto ai cittadini. Yle.fi riferisce infatti che dal prossimo luglio a ogni utente finlandese sarà assicurato il diritto ad avere un accesso broad band da 1 Mbps. Entro il 2015, inoltre, si prevede che tale diritto possa essere esteso, tanto da garantire a tutti i cittadini accesso da 100 Mb.

E in Italia? I problemi della rete nostrana sono ben noti agli addetti ai lavori e anche a chi legge questo blog. Tuttavia c’è chi annuncia una svolta clamorosa. Renato Brunetta, ministro per l’Innovazione e la Pubblica Amministrazione, dai microfoni della trasmissione radiofonica Il Brunetta della Domenica, in onda su RTL, oggi ha dichiarato: “Conto di avere due mega di banda larga per tutti a partire dal 2010″.

Considerando che al 2010 mancano poco più di due mesi, e che – come ogni anno solare – ne durerà 12, considero difficile conseguire entro la fine del prossimo anno questo obiettivo, di cui peraltro la stampa parla senza aggiungere contorni e dettagli, se non un piano di investimenti per 800 milioni di euro, cifra che auspico resti destinata allo scopo dichiarato. Intendiamoci, io sarei ben contento che questo risultato fosse raggiungibile in tempi così brevi: faccio il tifo per chiunque si batta per questa causa e sono pronto a fare un passo indietro dal mio scetticismo e ad applaudire con ammirazione chi avrà il merito di riuscirvi, ma considerando i vari fattori di digital divide che ancora oggi caratterizzano il mercato del nostro Paese, ritengo ardua l’impresa di portare “due mega di banda larga per tutti a partire dal 2010″.

Ammesso e non concesso che con “due mega” si intenda 2 Mbps, altrimenti tutto è possibile.

Per non dimenticare Writely*

Negli ultimi tempi avete riscontrato problemi con Google Docs? Niente paura: da Mountain View giungono ampie rassicurazioni.

* Writely è il word processor web-based sviluppato dall’omonima società, che Google acquistò nel 2006 per dar vita a Google Docs & Speadsheets.

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Bufale ricorsive

Alcuni anni fa ho scritto un articolo sulla storia di Internet, ancora oggi – con mio sommo stupore – letto via web da numerosi utenti. Essendo una ricostruzione sintetica non è esente da lacune, ma pare che una sia piuttosto importante: secondo quanto leggo da .mau. – che riporta un articoletto del Corriere della Sera – io (insieme ad altri che si sono cimentati in ricostruzioni anche molto più approfondite della mia) mi sarei dimenticato di citare colui che avrebbe fatto nascere Internet da una propria brillantissima intuizione, Al Gore.

Questa attribuzione di paternità giunge da Daniele Manca, vicedirettore del Corriere. Che non sa – o non ricorda – che si tratta della reminescenza di una bufala datata 1999.

Il telefono, la sua croce

La deprecabile prassi di riciclare documenti (magari scaduti) per attivare procedure di number portability ai danni di utenti ignari e inconsapevoli ha colpito una vittima illustre, Andrea D’Ambra. Considerando la sua nota tenacia nel perorare cause importanti, prevedo – anzi, auspico – conseguenze risonanti.

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Libertà di riprografia

Seppur impegnato (ancora per qualche giorno) in un progetto “tosto” i cui postumi quotidiani, nelle ore serali, mi fanno preferire molte altre attività all’utilizzo di un computer, non mi faccio mai mancare una lettura a ciò che accade nel mondo e in Rete. E noto che, se il tema della libertà di stampa sta scaldando gli animi di lettori, giornalisti ed editori, quello della qualità di stampa (che comunque vi si correla) dovrebbe nondimeno interessare i medesimi soggetti interessati. Qualcuno sembra però ignorarlo, come si deduce dall’emblematica segnalazione che Massimo Mantellini ha raccolto:

Giorgio mi segnala questo articolo de IlSole24ore composto prendendo di peso una voce di Wikipedia sul Lodo Mondadori ed aggiungendo un paio di aggettivi e di virgole. Alla fine del pezzo fra parentesi c’e’ scritto “Rielaborazione da Wikipedia”. Poco piu’ sotto c’e’ invece “Riproduzione riservata”. Direi che proprio non ci siamo.

Sottoscrivo, per tutte le testate che insistono con l’inserimento della dicitura © RIPRODUZIONE RISERVATA anche sotto i comunicati stampa copiaincollati.

Che giorno è oggi?

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Technomix

Non mi sono ancora fatto un’opinione sul nuovo Courier, il prototipo un po’ multitouch e un po’ Surface del nuovo tablet di Microsoft, anticipato al mondo da Gizmodo.

Va detto che la levata di veli da questa tecnoagendina è, da parte dell’azienda di Redmond, un’entrata a gamba tesa sull’iTablet che Apple potrebbe presentare a febbraio. E va detto che è interessante anche per questo, benché si tratti di un vestito tecnologicamente nuovo di un’idea che, nella testa di Microsoft, frulla da tempo: come ricorda bene il buon Dario (Salvelli), ha più di un predecessore e il più “vecchio” è datato addirittura 2000.

Detto questo, è innegabile che il Courier si presenta come un dispositivo molto sfizioso (o, se preferite, fico, cool e via considerando) che – una volta lanciato sul mercato – finirà sia nelle mani dei geek (che lo crackeranno e gli tireranno il collo), sia in quelle dei tecnoimbelli (per chi non lo sapesse, sono coloro che si comprano oggetti come questo solamente per moda, utilizzando solo lo 0,1% delle sue funzionalità).

Per ora, però, abbiamo solo un video, per cui al momento è ancora un po’ presto per capire se si tratta di un utile strumento di produttività individuale o di una tavanata galattica che cavalca il felice momento delle soluzioni touch sposate ad applicazioni social e di content sharing. Vediamo qualcosa di più concreto e poi ci aggiorniamo.

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